[Incipit] Hamid Ziarati, Il meccanico delle rose

Il paese era illuminato da una luna storta di primavera, accasciata su una nuvola solitaria.
Gli zingari, appoggiati al carro, suonavano i loro strumenti facendo echeggiare un canto, ora triste per un amore lancinante e deluso, ora gioioso per uno felicemente germogliato e ricambiato.
Zoleikha piroettava attorno al falò, incurante della presenza dei fedeli, come una falena innamorata della sua mortale candela.
Gli uomini del paese, accomodati a gambe incrociate sui tappeti secondo l’anzianità e la ricchezza, avevano lo sguardo fisso su di lei. I più aspiravano nervosamente boccate dense dalle lunghissime pipe, e i fumatori non abituali si abbandonavano alle rigide canne del narghilè e alle sue gorgoglianti lamentele per quelle labbra inesperte.
Avvolte nella tradizione, le donne erano ammassate senza apparente armonia e il loro schiamazzare ribadiva l’assenso e il trasporto.
I piccoli vagavano come creature invisibili, seccanti mosche che appaiono dal nulla e scompaiono a un rapido gesto della mano, per riproporsi con più insistenza e fastidio.
Ad ogni movimento attorno al falò, il corpo di Zoleikha diffondeva il suo profumo. Era lei la luce che splendeva per gli occhi di suo padre. Era lei l’invidia covata in silenzio nel petto di ogni donna presente. Era lei il desiderio inconfessabile di tutti gli uomini di stagionale credo che l’ammiravano pasturando i sentieri più impuri.
Prima dell’aurora, rincorsa solo dal richiamo alla preghiera del muezzin e dal canto del gallo, il vecchio ramaio, padre di Zoleikha, si avviò con poche ore di sonno nel fagotto lungo l’itinerario della fioritura delle rose da essenza. A scandire il suo passaggio, solo il rumore degli zoccoli da mulo.
Akbar lo osservò attraverso il vetro opaco della finestra di casa mentre svaniva all’orizzonte. Nella penombra della stalla, sotto il barlume dardeggiante della luna, aveva visto con i propri occhi suo fratello Asghar e Zoleikha, e li aveva odiati.
Nel silenzio che segue la preghiera dell’alba, Akbar maledisse Satana, lodò Iddio onnipotente tre volte e prese sua moglie come mai prima d’allora. E lei si concesse impeccabile, con la dovuta sottomissione di sempre.

Hamid Ziarati, Il meccanico delle rose, Einaudi, Torino 2009.

L’autore su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Hamid_Ziarati

Un’intervista all’autore: http://www.einaudi.it/speciali/Hamid-Ziarati-Il-meccanico-delle-rose-Salam-maman

Il libro sul sito dell’editore: http://www.einaudi.it/libri/libro/hamid-ziarati/il-meccanico-delle-rose/978885840142

La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2015/02/11/hamid-ziarati-il-meccanico-delle-rose-iran/

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