[Incipit] José Saramago, Oggetto quasi

Sedia

La sedia cominciò a cadere, ad andare giù, a cascare, ma non a rigor di termine, a crollare o, come si dice in portoghese, a desabar. In senso stretto, desabar significa “abbassare le falde”. Ebbene, di una sedia non si dirà certo che abbia le falde, e se le avesse, per esempio dei sostegni laterali per le braccia, si direbbe che stanno cadendo i braccioli della sedia e non che si abbassano le falde. Ma è pur vero che desabar si usa per desabar bátegas, come a dire “piovere a rovesci”, dico io, anzi, mi viene in mente ora, perché non mi accade di cadere nelle mie stesse trappole: quindi, se “piove a catinelle”, che è solo un altro modo per dire la stessa cosa, non potrebbero alla fin fine anche le sedie abbassare le falde, pur non avendole? Almeno per libertà poetica? Almeno per singolare artificio di un modo di parlare che si proclama stile? Si accetti allora che le sedie crollino, anche se sarebbe preferibile che si limitassero a cadere, a cascare, ad andar giù. E crolli pure, allora, colui che si è seduto sulla sedia, o che non è più seduto, ma sta cadendo, come in questo caso, e lo stile si avvantaggerà della varietà delle parole, le quali in fin dei conti non dicono mai la stessa cosa, per quanto lo si voglia. Se dicessero la stessa cosa, se si riunissero a gruppi per omologia, allora la vita potrebbe essere molto più semplice, per via di una riduzione successiva, addirittura fino all’onomatopea, anch’essa non tanto semplice, e così via di seguito, probabilmente fino al silenzio che definiremmo il sinonimo generale oppure onnivalente. Ma non si tratta neppure di onomatopea, o non la si può formare partendo da questo suono inarticolato (perché la voce umana non possiede suoni puri e quindi inarticolati, tranne forse nel canto, e comunque bisognerebbe ascoltarlo da molto vicino), che si forma nella gola del cascante o del cadente, anche se non è una stella, parole di risonanza araldica che adesso stanno a designare colui che crolla, perché non si è ritenuto corretto aggiungere a questo verbo al desinenza parallela (ante) che concluderebbe la scelta e completerebbe il cerchio. Ecco dunque provato che il mondo non è perfetto.

José Saramago, Oggetto quasi (tit. originale Objecto quase), Feltrinelli, Milano 2014 (prima edizione portoghese 1978). Traduzione di Rita Desti.

L’autore su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago

Il libro sul sito dell’editore italiano: http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/oggetto-quasi/

La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2016/08/09/jose-saramago-oggetto-quasi-portogallo/

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