Barbara Nativi, Teatro

Barbara Nativi, Teatro, ubulibri, Milano 2006. 270 pagine.

Com’è normale in tutte le antologie, alcune pièce di questa raccolta sono migliori rispetto ad altre, ma in generale la qualità è molto elevata.

È difficile dire quali siano le mie preferite… Di sicuro mi è piaciuta molto G.G., una commedia su Girolamo Gigli, commediografo senese, che se ne ritorna a casa dalla moglie dopo essere stato a Roma a scrivere. Nasce così una bellissima commedia stile La bisbetica domata, solo che qui la moglie di Gigli è una bigotta che non fa che pregare. Poi c’è un prete che è una specie di maniaco sessuale, e altri personaggi, che portano Gigli quasi ad impazzire per quanto sono esasperanti. Una commedia molto divertente e che è stata un’ottima introduzione a questa autrice, benché le altre opere qui raccolte siano molto differenti.

Molto bella anche Non solo per me, dedicata a Frida Kahlo e Diego Rivera. È una pièce che parla di malattia, nello specifico di AIDS, ed è molto toccante, mettendoci di fronte ai problemi veri vissuti dalle persone sieropositive e dai loro partner.

Ritratti di fine secolo è una pièce molto interessante, che vuole narrare un intero secolo, dall’inizio dell’anno 1900 all’inizio dell’anno 2000. Per farlo racconta vari spezzoni nella vita di Sesto Fiorentino, il paese a cui Barbara Nativi è stata più legata.

Ma mi sono piaciute molto anche Dracula, che non porta mai sulla scena il conte, ma ne fa percepire la presenza attraverso la musica e tramite gli altri attori presenti sul palco. Un’opera molto sensuale, così come l’originale di Bram Stoker; Lettera del soldato, che parla di un soldato ferito in guerra che finisce per impazzire credendo di essere innamorato di una bambola ballerina. Discreta Lettera di bambola, che fa da contrappunto alla lettera del soldato.

Mi hanno lasciato un po’ più perplessa, sebbene ne abbia colto il valore artistico ed emotivo Io è un altro, dedicata ad Arthur Rimbaud, del quale vengono citati numerosi versi; Il prologo delle domande, sulla strage dei Georgofili del 1993. Non ho capito molto Stakanov allù, ma credo che sia solo un abbozzo.

Un discorso a parte, infine, merita Nervi e cuore, dedicata ad Antonin Artaud. La pièce mette in scena alcuni dèi caduti dal cielo, come il dio ermafrodito dell’omertà o la dea della guerra, ma non solo. All’inizio questi dèi sono devastati dall’idea di essere caduti sulla Terra e aver perso il loro posto nel cielo. Poi via via l’azione si farà sempre più sincopata e violenta, diventando in alcuni punti di una violenza inaudita e ricordando molto Sarah Kane, autrice molto amata da Barbara Nativi, ma che io francamente non apprezzo per niente, proprio a causa di tutta l’estrema violenza che metteva nelle sue opere. Tuttavia, nel caso della pièce di Barbara Nativi, la violenza non è per niente fine a se stessa, ma necessaria a rappresentare certi aspetti della vita, come ad esempio, appunto, la guerra, ma anche la violenza sessuale o la pena di morte. Di fatto è un’opera che a volte mi è risultata rivoltante, ma di cui ho capito il senso (o almeno credo), perciò alla fine l’ho apprezzata davvero tantissimo.

In conclusione, un’autrice che ho conosciuto così, per caso, e di cui purtroppo non ho mai visto nulla a teatro, ma che mi ha quasi folgorata.

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