Ian McEwan, On Chesil Beach

Ian McEwan, On Chesil Beach, Vintage, London 2008. 166 pagine.

Mi era piaciuto molto L’amore fatale, così ho deciso di provare anche Chesil Beach, che peraltro avevo in casa da tanto tempo. La scrittura di McEwan si conferma ottima, e la sua inventiva anche, sebbene io sia ancora titubante rispetto al giudizio da dare a questo romanzo, che in certo modo mi ha convinto meno del primo che ho citato.

Edward e Florence si sono appena sposati, e vanno nel Dorset, precisamente a Chesil Beach, per un brevissimo viaggio di nozze. Provengono entrambi da località vicino a Oxford; l’anno è il 1962; loro sono due ragazzi appena ventenni. Entrambi vergini, sono pieni di ansia e di aspettative per quanto riguarda la loro prima notte di nozze. Non è ancora venuto il tempo dell’amore libero, e questi due ragazzi sono molto riservati e inesperti nelle cose del sesso. Certo, non tutti i loro coetanei e conterranei vivono nella stessa inesperienza, ma per loro due è così, seppure per ragioni immensamente diverse.

Entrambi sono molto a disagio: lui per paura di “arrivare troppo presto” e fare così una figuraccia, lei per un vero e proprio ribrezzo nei confronti del sesso. Di fatto poi il loro primo approccio al sesso sarà un disastro, in maniera per entrambi devastante.

Al racconto di quello che accade nella camera d’albergo di Chesil Beach, McEwan alterna la narrazione della storia di entrambi i ragazzi, ovvero il rapporto con le rispettive famiglie, e la nascita del loro amore. Da questo veniamo a capire come i due siano arrivati a essere quelli che sono, e scopriamo il perché del loro disagio e delle loro paure. Devo dire che il motivo dell’orrore provato da Florence è abbastanza evidente fin dall’inizio, ma forse non era intento dell’autore farlo giungere come una sorpresa.

Di fatto, come capisce anche Florence verso la fine del libro, il loro problema, come coppia, è la mancanza quasi totale di comunicazione fra loro: stanno insieme da appena un anno, e praticamente non si conoscono. I loro rapporti, emotivamente parlando (ma certo anche fisicamente), sono rimasti superficiali dall’inizio alla fine, nessuno dei due dice all’altro quello che veramente pensa, sente e prova. Questo sarà la molla del disastro, ed è piuttosto ovvio che sia così. Del resto, l’assenza di comunicazione non può che distruggere una coppia, ammesso che permetta di farla nascere e sbocciare in qualcosa di più serio.

Si tratta di un romanzo molto breve che si legge in due o tre ore, ma credo che non avrebbe potuto essere più lungo perché analizza con minuziosità proprio una precisa difficoltà di coppia e non ha pretese di parlare d’altro. Se non, certo, dell’incomunicabilità e della rigida morale dell’inizio degli anni Sessanta in Inghilterra. A mio parere tutto questo viene svolto davvero bene dall’autore e credo che vorrò approfondire la conoscenza di questo scrittore che ad oggi conosco così poco.

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