Philip Marsden, The Crossing Place

Philip Marsden, The Crossing Place, Flamingo, London 1994 (edizione originale 1993). 248 pagine.

Non ricordo come sono venuta a conoscenza di questo libro, ma l’ho comprato alcuni mesi fa con molto interesse e grandi aspettative. Come dice il sottotitolo, si tratta di un “viaggio fra gli Armeni”: è infatti un libro di viaggio e non di storia. Ci sono molti romanzi sul genocidio armeno, molti libri di storia, ma non conoscevo ancora l’esistenza di letteratura di viaggio sull’Armenia. In realtà non neppure un libro sull’Armenia, ma proprio sugli Armeni. Sul popolo più che sulla sua storia o sulla sua nazione. Ed è questo che lo rende molto interessante.

Ovviamente il libro risente del fatto di essere molto vecchio. Marsden ha intrapreso questo viaggio poco dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, e questo si sente e rende il libro molto datato, pur senza intaccarne il fascino. Ad esempio, pensiamo alla diffidenza degli Armeni d’Armenia nei confronti dell’autore quando pensano che questi sia russo.

Come nasce questo libro? Nasce dal fatto che alcuni anni addietro l’autore si trovava nella Turchia orientale, dove a un certo punto trovò un osso. Curioso di quale animale potesse essere, chiede delucidazioni a un pastore che incontra sul suo cammino. Questi gli risponde solamente “Ermeni“, Armeni. Questa scena mi ha fatto gelare il sangue nelle vene. È dunque ancora possibile, o lo era all’epoca, girare tranquilli per le campagne turche e trovare ossa di Armeni deportati e massacrati in quei luoghi? Mi è sembrato agghiacciante, sebbene io certamente non fatichi a crederlo.

Come dice l’autore stesso, gli Armeni massacrati nel 1915 non hanno tombe, non hanno cadaveri, non hanno monumenti alla memoria come Auschwitz. Non hanno niente su cui piangere e ricordare, se non la loro stessa memoria (e ovviamente alcuni documenti storici di diplomatici e fotografi europei presenti sul luogo dei massacri nel 1915). È anche molto interessante, a livello storico-documentale, che l’autore lamenti il fatto di “dover provare” che il genocidio sia davvero avvenuto. Marsden ci fa capire chiaramente che, al momento della stesura del libro, questo non era per nulla un fatto assodato. La parola “genocidio” era ancora difficile da pronunciare. In certi casi lo è tuttora, basti pensare alla Turchia, ma ci sono moltissimi stati che, ad oggi, hanno riconosciuto i massacri del 1915 come genocidio ai danni degli Armeni.

Ad ogni modo, questo non è un libro sul genocidio. Questo è un libro sugli Armeni. A Marsden interessa capire come gli Armeni abbiano fatto a sopravvivere a millenni di persecuzioni. Gli interessa testimoniare come si trovino ovunque nel mondo appartenenti a questo tenacissimo popolo. Mai assimilati, ma sempre fieramente attaccati alle loro tradizioni, alla loro cultura.

Marsden parte da Venezia, dove c’è un’importante comunità armena, per poi proseguire per i Balcani, Cipro, Gerusalemme, il Libano, la Siria, la Bulgaria, la Romania e arrivare infine, nell’ultima e breve parte, in Armenia. Durante il suo viaggio, durato svariati mesi, l’autore incontra un numero impressionante di Armeni, ne incontra anche dove meno avrebbe pensato di trovarli. Comincia a parlare con una persona per poi scoprire che questa è armena. Questo gli accade numerose volte durante il suo viaggio.

Bisogna inoltre sottolineare il fatto che l’autore ha imparato molto bene la lingua armena prima di partire per il suo viaggio. Questo lo rende molto ben voluto da tutti all’interno della comunità. Gli Armeni sono infatti un popolo ospitale che fa sentire a casa l’ospite, tanto più se avverte in questi un genuino interesse nei confronti del suo popolo. E l’interesse di Marsden è certamente genuino. Non è un interesse antropologico, non è un interesse storico, ma è proprio un interesse che parte dal cuore, sebbene egli non sia in alcun modo legato al popolo armeno. Non ha infatti alcuna origine armena, ma il suo interesse per questo popolo è nato così, quasi per caso, a seguito di quell’episodio che raccontavo.

Certamente troviamo anche molti fatti storici in questo libro, ma non bisogna approcciarsi ad esso cercando un testo storico, perché non lo è. Questo libro è semplicemente il racconto di un popolo da un punto di vista affettivo e non in vario modo scientifico. Se cercate un libro di storia, siete nel posto sbagliato. Se invece cercate un libro scritto con il cuore, che vi faccia capire un po’ meglio il popolo armeno, siete nel posto giusto, e vi consiglio la lettura. Purtroppo il libro non è stato mai tradotto in italiano, quindi dovete conoscere l’inglese per poterlo leggere.

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