Libri ambientati nelle Marche

Gola del Furlo (Di Alicudi - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18620162)

Gola del Furlo (Di Alicudi – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18620162)

Oggi finalmente il nostro giro d’Italia ci porta nella mia regione d’origine, le Marche. Come immagine di presentazione di questo post avrei potuto mettere tante cose: Urbino, il capoluogo Ancona (che tuttavia non è granché a livello estetico), soprattutto le verdi colline marchigiane. Mi sono anche dilettata con l’idea di mettere un’immagine di Tolentino, il mio paese d’origine, o di Macerata, dove ho passato tanto tempo alla scuola superiore. Ma infine ho deciso per questa bellissima immagine della Gola del Furlo, perché anche le montagne marchigiane (i Sibillini) offrono spettacoli mozzafiato, come potete vedere chiaramente da questa foto. Certo, non saranno le Alpi, non saranno il Gran Sasso, ma in quanto a panorami non hanno niente da invidiare a nessuno. Tra l’altro, se siete curiosi di conoscere meglio questa regione che, secondo me, pur essendo noiosa come la morte, a livello estetico è bellissima, Wikipedia le dedica una pagina molto completa e fatta veramente bene.

Non ho trovato un gran numero di libri ambientati in questa regione, che a volte viene considerata, a torto, un po’ secondaria rispetto alle altre, ma comunque eccovi qui una piccola lista di quello che ho trovato, e come al solito non aspetto altro che i vostri suggerimenti.

*

Simona Baldelli, Evelina e le fate, Giunti: Evelina e le fate è la storia di una bambina di cinque anni che vede con gli occhi della sua età quello che accade intorno a lei. Il libro si apre su una scena memorabile, l’ arrivo degli sfollati. A Evelina pare che dalla neve stiano uscendo le anime dei morti. In un succedersi incalzante di vicende e colpi di scena, sulle colline attraversate dalla Linea Gotica alle spalle di Pesaro, in attesa dell’arrivo degli alleati, trascorre l’ultimo anno della seconda guerra mondiale e travolge tutta la famiglia di Evelina, padre e madre molto malata, i fratelli, e il segreto di una bambina ebrea nascosta sotto una botola dentro la stalla. A Evelina si accompagnano, premurose e materne, due fate: la Nera, dai tratti cupi, e la Scèpa, la fata allegra, colorata, con una veste a fiori, che ride sempre.
Nei dintorni del casolare si aggirano i partigiani, e il loro capo, il Toscano, ottiene del cibo dal padre di Evelina, che simpatizza con loro. Evelina e i suoi fratelli trovano il cadavere di un tedesco, e la Nera li fa scappare in tempo, spingendoli a nascondersi, pochi attimi prima dell’ arrivo dei soldati tedeschi. Realtà e magia si mescolano e si intrecciano in questo esordio denso e maturo, facendo rivivere il mondo contadino e insieme quello delle fiabe antiche con l’intrico complesso della guerra civile e di quella mondiale.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/04/12/simona-baldelli-evelina-e-le-fate/

Loredana Lipperini, Questo trenino a molla che si chiama il cuore, Laterza: “La Valle è abituata al doppio. Doppia è l’erba che spunta nei prati della Valle e che le donne sapienti usavano per dare concordia o sconcordia a seconda di quale parte veniva usata, e se cresceva verso l’alba o verso il tramonto. Doppie sono le antiche divinità dei luoghi, doppio è il confine, perché l’Umbria annoda le sue curve con le Marche senza che il paesaggio cambi: semmai è la superstrada che sta rompendo quelle curve, tagliando in due gole con i piloni e i viadotti.” Anche la scrittura è fatta di confini, e la vita stessa di chi narra e che in quei luoghi è tornata negli anni della maturità, per ragionare su cosa significhi essere due in una, e su cosa intendeva Pessoa quando sosteneva che non c’è nulla di più reale di un personaggio di finzione.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2015/11/23/loredana-lipperini-questo-trenino-a-molla-che-si-chiama-il-cuore/

Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, Un altro viaggio nelle Marche, Exòrma: Un libro di viaggio e una guida. Due marchigiani alla scoperta delle Marche. Da autentici viandanti immersi nella loro regione con la curiosità del forestiero e la coscienza dell’indigeno, liberi dal vincolo dell’automobile, viaggiano esclusivamente con i mezzi pubblici. È un viaggio diverso, un AltroViaggio sugli itinerari meno frequentati, arrivando nelle Marche segrete. Partiti con l’intenzione di tracciare una specie di alternativo portolano enogastronomico, hanno finito per guardare, ascoltare e scoprire l’umanità marchigiana. Ne è emerso un racconto a due voci, fatto di storie, di luoghi, di persone. Cercavano le Marche e hanno trovato i marchigiani. Un viaggio facilmente ripetibile; i percorsi, i singoli luoghi, i cibi descritti, possono essere l’ispirazione per tutti i viaggiatori curiosi, desiderosi di fare il proprio viaggio nelle Marche. Foto di Mario Dondero.

Dolores Prato, Giù la piazza non c’è nessuno, Quodlibet: “Alla Ginzburg sono sempre stata, lo sono e continuerò ad esserlo, gratissima. […] Lei ha sempre amato questo libro, con quelle manomissioni voleva renderlo più accessibile. Io salto i verbi come se qualcuno mi corresse dietro; i miei passaggi sono ponti levatoi mai abbassati; lei riduceva più intellegibile il mio modo di scrivere; ma io preferivo tenermi i miei difetti. Avevamo ragione tutte e due”. Sono alcune righe scritte da Dolores Prato nel 1980 al direttore dell'”Espresso”, in risposta a un articolo in cui veniva definita “rabbiosa” nei confronti di Natalia Ginzburg. Alle spalle di questa precisazione c’è una vicenda editoriale divenuta pubblica: le oltre millecinquecento cartelle di Giù la piazza non c’è nessuno consegnate nel 1979, di fretta, dall’ottantenne Dolores Prato a Natalia Ginzburg, vennero ridotte, per esigenze editoriali, a sole trecento pagine, pubblicate da Einaudi nel giugno 1980. L’autrice, scontenta dell’edizione parziale, continuò a rivedere il testo e preparò un nuovo dattiloscritto, il quale venne pubblicato nel 1997 da Giorgio Zampa, nella versione integrale che qui riproduciamo. Giù la piazza non c’è nessuno racconta di un’infanzia primonovecentesca trascorsa ai bordi d’Italia (tra case e volti di Treia, un borgo dell’entroterra marchigiano), insieme a una miriade di oggetti e parole disperse, a uno zio mezzo prete, mezzo pittore, mezzo alchimista e a una zia nubile dalle strane acconciature…

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3 pensieri su “Libri ambientati nelle Marche

  1. Pingback: Libri ambientati in Abruzzo | Sonnenbarke

  2. Davide

    E per fortuna che è la tua regione di origine…Direi che leggendo quanto scritto non si invoglia di certo a visitarla. Permettimi delle precisazioni: Ancona non è affatto una città mediocre, è ricca di storia e di bellissimi scorci marinari che da sempre scandiscono la vita associata a quella grande risorsa. La gola del furlo è bellissima ma non fa parte dei Sibillini dato che è situata in provincia di Pesaro. La regione non è noiosa, e dirlo così suona proprio male. Le Marche sono una regione in cui fortunatamente il ritmo frenetico della città non è arrivato e si vive ancora con calma, riscoprendo i veri sapori di una vita che abbiamo un po’ perso e che potrebbe benissimo regalarci la felicità. È la mia regione e ne vado molto fiero.

  3. Marina Autore articolo

    Ciao Davide, scusa il ritardo.

    Mi dispiace per l’imprecisione sulla Gola del Furlo, hai fatto bene a correggermi. Quello che volevo dire era semplicemente che i Sibillini sono molto belli, ma in effetti da come l’ho messa io si capisce che anche la Gola del Furlo ne faccia parte, cosa non vera.

    Ad Ancona ho vissuto due anni e purtroppo non mi piace per niente, opinione condivisa anche da persone originarie di questa città. Resta, appunto, un’opinione, quindi del tutto personale.

    Così come resta un’opinione personale che secondo me le Marche sono noiose, però capisco il tuo punto di vista e quello di tutte le persone che come te ritengono che quella che per me è noia sia la capacità di vivere con calma e senza frenesia. Un’opinione che rispetto, pur non essendo la mia.

    Del resto, non credo che quel poco che ho scritto non inviti a visitare la nostra regione, in fondo di negativo ho detto solo che secondo me Ancona non è molto bella e che la regione è noiosa. Noiosa non significa “non la visitate!”. Noiosa significa che *per me* era noioso viverci. Mi sembra di aver detto che la trovo molto bella, invece.

    Infine, forse ti sarai accorto che questo non è un blog di viaggi, perciò la mia intenzione non è convincere la gente a visitare o meno un posto 😉

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