Libri ambientati in Toscana

Cortona (Di Patrick Denker - Flickr, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1018016)

Cortona (Di Patrick Denker – Flickr, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1018016)

In Toscana ho vissuto per quattro anni, per la precisione a Firenze. Sono stati anni molto belli, soprattutto perché ho conosciuto degli ottimi amici, anche se ora che siamo lontani i legami si sono un po’ allentati, ma ad alcuni di loro voglio bene oggi come allora. Ma sono stati anche anni terribili per motivi che non vi sto a spiegare. L’ultima volta che sono tornata a Firenze è stata un sacco di tempo fa, quasi un anno se ricordo bene. Ogni volta che ci vado mi stupisco di quanto sia sporca e caotica, dell’immenso numero di turisti che la popolano. Che ci siano molti turisti è normale, dopotutto è una delle città più belle d’Italia, ma mi stupisce come io abbia fatto a viverci per tanti anni, sebbene in effetti casa mia non fosse in centro. Ora come ora non ci vivrei più neanche pagata, sinceramente. Ho bisogno di posti più raccolti e tranquilli, dopotutto me ne sono andata da ormai cinque anni e da allora ho sempre vissuto in città molto meno affollate e frenetiche.

Ma la Toscana non è solo Firenze, e rimpiango molto di non averla girata abbastanza, sebbene io vi abbia vissuto per molto tempo. Comunque ho visto parecchi posti, ma non abbastanza, certamente. Per esempio, non sono mai stata a Cortona, la città che vedete nella foto qua in alto. Sicuramente dovrei rimediare perché credo che sia bellissima.

Oggi dunque facciamo tappa in questa bellissima regione con il nostro giro d’Italia. Come sempre, è naturale che la mia selezione di libri sia giocoforza incompleta, data l’enorme quantità di libri qui ambientati. E come sempre, qualsiasi suggerimento da parte vostra è ben accetto.

*

Michael Ondaatje, Il paziente inglese, Garzanti: Sul finire del secondo conflitto mondiale, tre uomini e una donna si rifugiano in una villa semidevastata sulle colline di Firenze. In una stanza del piano superiore giace, gravemente ustionato in un incidente d’aereo, premurosamente accudito dall’infermiera Hana, il misterioso “paziente inglese”. Dai suoi racconti allucinati dalla morfina riemergono l’amore travolgente per Katharine e le avventurose peregrinazioni nel deserto. Intorno alla sua convalescenza s’intrecciano le vicende degli altri abitanti della villa: Hanam Caravaggio, un ladro che lavora per i servizi segreti, e Kip, un sikh, abile artificiere. La memoria, i miti e le leggende personali dei quattro protagonisti, lacerati e turbati dall’esperienza della guerra, ripercorrono la storia di un’intera epoca.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2015/10/24/michael-ondaatje-the-english-patient-sri-lanka/

Vasco Pratolini, Cronache di poveri amanti, BUR: Via del Corno è troppe cose per essere solo una strada: in quei cinquanta metri privi di marciapiedi e di interesse, esclusi dal traffico e dalla curiosità, ci si può imbattere nel meglio e nel peggio del mondo, in cuori e cervelli malati di ossessioni e desideri, ma soprattutto nell’autenticità di un gruppo di persone che usa dire “noi”. Via del Corno “è tutta udito”, e anche quando le finestre sono chiuse, le vicende, le rivalità, gli amori di uomini e donne si intersecano, si mischiano, trapassano da muro a muro. Finché, inevitabilmente, si confondono con il secolo e i suoi eventi: il Duce, il regime, la violenza politica, la repressione. Pratolini diceva che via del Corno – e lui la conosceva bene, per averci abitato da ragazzo – era la sua Aci Trezza, la sua epica popolare. Il romanzo che le dedicò nacque mentre l’autore lavorava con Rossellini alla sceneggiatura di Paisà: aveva il cinema neorealista “addosso” e lo trasferì su pagina, facendo della Firenze degli anni Venti l’icona indimenticabile di un mondo dolente ma vivo, dove la speranza era ancora accesa.

Vasco Pratolini, Metello, BUR: Firenze, 1875. Metello Salani nasce nel rione popolare di San Niccolò e, anche se si trasferisce quasi subito a vivere in campagna con gli zii, non dimentica la sua città d’origine. Lì è morto suo padre, annegato in Arno. Lì riconosce le sue radici. E lì fa ritorno non appena gli riesce, a soli quindici anni, in cerca di lavoro e fortuna. Sotto l’ala protettrice di Betto, il vecchio anarchico che gli farà da padre, Metello inizia a lavorare come muratore nei cantieri edili e si avvia a un apprendistato non solo nel mestiere, ma anche nella vita: muove i primi passi nel movimento sindacale, incontra Ersilia, si innamora, conosce il carcere e la lotta politica, sperimenta la tentazione e il tradimento.
Dall’infanzia alla maturità, l’esistenza di Metello – personaggio tra i più carismatici e poetici di Pratolini – si snoda attraverso le tappe principali della storia di un’Italia agli albori: una nazione ritratta all’indomani dell’Unità, travagliata da duri conflitti di classe, ancora – e sempre – in cerca di se stessa.

Vasco Pratolini, Le ragazze di San Frediano, BUR: Il mondo del quartiere, la rappresentazione corale della vita di un rione popolare di Firenze: il libro di Pratolini è una favola moderna ma dall’ossatura antica, che si richiama alla novella boccaccesca, dove il vero protagonista è proprio lui, il quartiere di Sanfrediano. Qui le ragazze spasimano e si dannano tutte per lo stesso dongiovanni, “Bob” (dalla sua somiglianza con Robert Taylor), ma quando una delle innamorate gabbate, la Tosca, scopre il doppio gioco del ragazzo, decide di organizzare una beffa destinata a dargli una lezione una volta per tutte.
Con un ritmo narrativo agile e brioso e un lessico ispirato al vernacolo fiorentino, Vasco Pratolini accompagna il lettore in una vicenda ricca di ironia, dove il contrappasso e la farsa scandiscono le storie dei protagonisti.

Vasco Pratolini, Lo scialo, BUR: Nella Firenze del primo dopoguerra, mentre il fascismo acquista sempre più potere, si intrecciano le vicende di due famiglie piccolo borghesi nevrotiche e problematiche. Dal ras fascista pieno di dubbi al dramma di Ninì, donna condannata a rifiutare la propria omosessualità, dalla buona Nella che si trasforma in una Bovary fiorentina al contadino socialista che diventa un eroe suo malgrado: Lo scialo è un grande affresco sull’Italia di allora, sull’evoluzione, e involuzione, della piccola e media borghesia, che perde lentamente la sua centralità nella Storia e nelle proprie certezze morali, in un disfacimento di sottomissione all’ideologia fascista. Tra cronaca e memorie autobiografiche, le peripezie impreviste e i colpi di scena indimenticabili di questa seconda opera della trilogia Una storia italiana, iniziata con Metello, ci accompagnano attraverso un romanzo-mondo affascinante, ricco di personaggi tratteggiati con un realismo e una profondità psicologica mirabile.

Aldo Palazzeschi, Sorelle Materassi, Mondadori: Sorelle Materassi racconta la vicenda di due anziane zitelle che si lasciano spogliare dei risparmi accumulati in lunghi anni di lavoro come ricamatrici da un nipote, il bellissimo Remo. La loro decadenza economica è però ripagata dalla gioia esuberante del ragazzo, che dona loro l’illusione di partecipare in modo vitale all’esistenza. Nel romanzo, qui presentato nella sua edizione del 1960, Palazzeschi realizza pienamente quella sorta di specularità espressiva, tematica, linguistica e psicologica che lo porterà per tutto l’arco della sua attività letteraria a giocare e a “divertirsi” con i contrasti, conducendo la narrazione sempre sospesa sul filo fra comicità e tragedia, fra il riso e la malinconia.

Marco Malvaldi, La briscola in cinque, Sellerio: Al BarLume, in un paese della costa intorno a Livorno, tra un caffè e una briscola in cinque, quattro vecchietti e il barista si ritrovano a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare sul delitto di una giovane ragazza. E sotto all’intrigo giallo, la vita di una provincia ricca che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico.

Carlo Cassola, La ragazza di Bube, Mondadori: Mara è una giovane di Monteguidi, piccolo paese della Val d’Elsa, che all’indomani della Liberazione conosce il partigiano Bube, eroe della Resistenza, e se ne innamora. Questi, tornato alla vita civile imbottito di precetti di violenza e vendetta, ha commesso un delitto e, dopo un periodo alla macchia, viene catturato e condannato a quattordici anni di carcere. Mara, maturata proprio grazie alla forza del sentimento per Bube e divenuta ormai donna, decide di aspettare l’amato con animo fedele e ostinato.
Con questo romanzo – pubblicato nel 1960 e seguito nel 1963 da una celebre versione cinematografica interpretata da Claudia Cardinale – Cassola si aggiudica il premio Strega e raggiunge il successo anche internazionale. La ragazza di Bube segna una profonda cesura nella narrativa italiana del dopoguerra: benché ispirato a una vicenda realmente accaduta, il romanzo si arricchisce di elementi psicologici e lirici superando le istanze neorealiste, tanto per il linguaggio quanto per il rifiuto dei dogmatismi ideologici. «Il romanzo» sostiene infatti Cassola «viene prima di ogni interpretazione della realtà, è la ricerca continua della verità degli uomini.»

Federigo Tozzi, Tre croci, varie edizioni: Nell’Italia del primo ventennio del Novecento, in una città di provincia: piccoli borghesi frustrati, mercanti senza affari, artigiani con ambizioni sbagliate, un’umanità sociologicamente minima sogna un sordido e facile benessere. Per ottenerlo non ha scrupoli. Dietro la rispettabilità di facciata, saltano codici morali, correttezza di comportamento, onestà individuale e di gruppo. I tre fratelli Gambi corrono avidi e disperati la loro avventura; la pagheranno cara: prima con la decadenza economica, mentale e fisica, poi con la morte. Capolavoro di un narratore esemplare, tutto da scoprire e riscoprire, Tre croci è un romanzo psicologico, un’epica saga del disastro di una famiglia, uno spaccato di vita italiana del passato che, a distanza di quasi un secolo, resta d’inquietante attualità.

Antonio Fusco, Ogni giorno ha il suo male, Giunti: La prima indagine del commissario Casabona.
La sonnacchiosa provincia toscana di Valdenza è improvvisamente scossa dall’omicidio di una donna che viene ritrovata in casa, in una posizione innaturale e con una fascetta stringicavo attorno al collo. Si pensa subito al movente passionale, ma all’occhio esperto di Casabona, il commissario incaricato del caso, qualcosa fin da subito non quadra: troppi elementi diversi sulla scena del crimine, troppi particolari contrastanti. Schivo, ma con una forte carica umana, reso cinico da troppi anni di mestiere alle spalle, Casabona capisce ben presto che l’omicidio è solo l’inizio di un vortice di morte: un gioco molto pericoloso in cui le regole sono quelle stringenti e folli di un serial killer. E Casabona non può che accettare la sfida. «Chiediti perché e troverai il movente e se troverai il movente sarai vicino all’assassino»: seguendo questa frase come un mantra e con l’aiuto dell’affascinante collega Cristina Belisario, Casabona cercherà di venirne a capo e per farlo sarà obbligato anche a una profonda riflessione sull’impotenza dell’essere umano rispetto alle conseguenze delle proprie azioni.
Un romanzo da non perdere. Un commissario che non si dimentica.

Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze, Laterza: Fa qualche passo verso il muretto, e Firenze, là sotto, gli appare impegnata in un lunghissimo ralenti, come se stesse faticosamente scorrendo via… «Che poi, artisti o no, ci si può davvero costruire un’esistenza indipendente, qui, senza doversi allacciare a un sistema di supporto vitale fatto di parentele, conoscenze, amicizie, relazioni per niente dinamiche? E nelle altre città d’Europa, sarà davvero diverso? O farei la stessa fine, con le stesse scarse opportunità, lo stesso pugno di magre certezze, lo stesso lavoro, l’unica differenza il pranzo al posto del lampredotto il sushi, o alle brutte un falafel»: storie, aneddoti, vicende di chi va e viene fra Ponte Vecchio e Santa Maria Novella, di chi prova a smuovere le acque dell’Arno e chi si accontenta di galleggiare, fra studenti, artisti veri o presunti, delinquenti e signori, stranieri e fiorentini doc, una guida-romanzo di una delle città più belle d’Italia.

Marco Vichi, Il commissario Bordelli, Guanda: Firenze, estate 1963.
La città deserta per le vacanze è assediata dal caldo e dalle zanzare. Il commissario Bordelli passa le sue notti a rigirarsi nelle lenzuola, incapace di prender sonno, dopo giornate di banale routine estiva sbrigata da quei pochi rimasti in Commissariato, come il poliziotto Mugnai e il nuovo arrivato Piras. Durante una di quelle lunghe notti insonni, Bordelli riceve una telefonata che gli annuncia una morte misteriosa: sul luogo del delitto, una villa del Settecento, giace il corpo senza vita di un’anziana signora; accanto al suo letto, un bicchiere con tracce di un medicinale per l’asma e sul comodino, riposto con cura e perfettamente chiuso, il flacone di quel medicinale. Difficile pensare a un attacco improvviso della malattia, come spiega il fidato anatomopatologo Diotivede, collaboratore e amico di vecchia data del commissario. Bordelli inizia le sue indagini, partendo proprio dai singolari personaggi che frequentavano abitualmente la villa: l’anziana governante; i nipoti Giulio e Anselmo; Dante, lo stravagante fratello della vittima. Ma ognuno di questi ha un alibi inattaccabile. O almeno così sembra, fino a quando il commissario Bordelli non decide di tornare sul luogo del delitto.

Fabio Genovesi, Morte dei Marmi, Laterza: Dove vivi? Io vivo a Morte dei Marmi. Anzi no, a Forte dei Marmi. Perché un paese non è morto se ancora ci vive qualcuno.«Noi quando sono arrivati i russi non ce ne siamo mica accorti. Nessuno ci aveva detto dei nuovi ricchi post Unione Sovietica, dei magnati di gas e petrolio. Per noi i russi erano un popolo fiero e modesto, e insieme meschino e invidioso, tutto preso a portare avanti una causa comune che era quella di regalare il paradiso socialista al mondo intero oppure di affogare il pianeta sotto le bombe nucleari. E intanto, nel tempo libero, giocavano a scacchi e leggevano romanzi difficili e si sfondavano di vodka per digerire le cene a base di bambini. Ecco perché i primi russi al Forte sono arrivati senza che ce ne accorgessimo. Perché nessuno li considerava russi». E allora buonanotte al Forte e alla vegetazione spontanea, alla casetta tipica, alle cartoline in bianco e nero, ai soggiorni di Montale e alla pioggia nel pineto. Perché uno tsunami è uno tsunami, e non c’è verso di fermarlo. Non importa se è fatto d’acqua, di lava o di zucchero filato, lui arriva e devasta tutto. E su Forte dei Marmi si è abbattuto uno tsunami di denaro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...