Libri ambientati in Veneto

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Piazza San Marco, Venezia (Di © Jorge Royan / http://www.royan.com.ar, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15530284)

Il giro d’Italia continua, per adesso ancora nelle regioni settentrionali del nostro Paese, portandoci oggi in Veneto. Conosco abbastanza bene questa regione per averci vissuto tre anni, a Verona: anni in cui ovviamente mi capitava di girare per la regione stessa, seppure certamente io non l’abbia visitata tutta. Devo essere sincera tuttavia, non ho lasciato alcun pezzo di cuore in questa città, sebbene io vi abbia vissuto molte esperienze positive e meno, e sebbene si tratti di una città molto bella, quanto il resto della regione. Non mi è tuttavia rimasta nel cuore come altri posti hanno fatto, purtroppo. Ma devo dire che ho conosciuto gente molto bella lì, questo va riconosciuto.

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Fruttero e Lucentini, L’amante senza fissa dimora, Mondadori: Il luogo è Venezia. Il mese novembre. La durata dell’avventura tre giorni. Lei è una principessa romana. Ma chi può essere Lui? L’enigma di un personaggio assolutamente sfuggente.

Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce, Feltrinelli: Non è vero che tutto è già stato scritto. Prendete Venezia: che cos’altro dire di originale su una città descritta da centinaia di poeti, romanzieri e viaggiatori di tutto il mondo? Eppure l’autore di questa guida molto sui generis, molto documentata, molto innamorata, sembra esserci davvero riuscito. Facendoci strada nella sua Venezia, Tiziano Scarpa trascura il solito elenco di itinerari e monumenti. Accompagnatore corporeo, cicerone spirituale, racconta le esperienze fisiche e emotive che si possono fare soltanto nella città lagunare, in nove capitoli che danno ascolto agli organi del corpo e dell’anima: i piedi, le gambe, il cuore, le mani, il volto, le orecchie, la bocca, il naso, gli occhi. Leggendole proverete le peripezie sensitive e sentimentali che si vivono solo qui: perché Venezia, prima ancora che un’anomalia urbanistica, è un modo inedito di stare al mondo, è l’esistenza reinventata da cima a fondo, è un laborioso e complicato capriccio dell’Essere. La Venezia di Scarpa ha anche una coda affascinante: un’appendice in cui si propone il meglio della letteratura sulla Serenissima e una piccola antologia di testi veneziani, fra cui un reportage tradotto per la prima volta in italiano di Guy de Maupassant, e un ritratti della città firmato dallo scrittore brasiliano Diogo Mainardi.

Henry James, Il carteggio Aspern, varie edizioni: Un giovane studioso americano, ossessionato dal grande poeta Aspern, tenta in tutti i modi di impadronirsi del carteggio che potrebbe far luce su un episodio misterioso della vita dell’autore, ma il suo piano andrà drammaticamente in fumo. Una trasparente allegoria sull’inafferrabilità dell’arte sullo sfondo di una Venezia crepuscolare.

Gabriele D’Annunzio, Il fuoco, varie edizioni: Quel che si racconta in questo libro è già accaduto e lontano, richiamato come un’epifania dalla ricorrenza di una data che appare nelle ultime pagine – 13 febbraio 1883 (morte di Wagner) e 13 febbraio 1900 (chiusura del manoscritto) – e che intreccia romanzo e vita. Così la storia d’amore e il progetto d’arte, entrambi mancati, appartengono alla sfera del rimpianto che inevitabilmente rende languidi i fallimenti e seducenti le illusioni.

Valerio Massimo Manfredi, L’isola dei morti, Mondadori: Il racconto prende ispirazione dal rinvenimento del relitto di una nave risalente al XIV secolo presso San Marco in Boccalama, un’isola della laguna veneta oggi sommersa, usata come luogo di sepoltura (o forse come semplice discarica) dei morti di peste del 1348. Tra quelle migliaia di scheletri consumati dal tempo ce n’è uno che nasconde un enigma di straordinaria importanza. Con la consueta abilità narrativa e la profonda conoscenza del passato che contraddistinguono i suoi libri, Manfredi usa i dati archeologici per dare vita a una storia di intrigo e mistero, dove si dà la caccia a un favoloso tesoro scomparso. Un tesoro prezioso, un patrimonio dell’anima lasciato in eredità all’umanità intera da una mente superiore. E così le calli di Venezia e i fondali limacciosi della laguna si trasformano nel teatro in cui si muovono improvvisati ma determinati investigatori che, abituati a indagare negli scavi archeologici i segreti del passato più remoto, si trovano a fare i conti con nemici pericolosi, potenti e tremendamente attuali.

Giulio Leoni, La ladra di Cagliostro, Mondadori: Nella foschia dell’alba il Conte di Cagliostro approda a Venezia, la città in cui le maschere del Carnevale e la cipria dei consiglieri non bastano più a celare intrighi e tradimenti. E dalle calli più oscure alle umide stanze nobiliari si diffonde la fama di uno stravagante guaritore venuto dall’Est. È un mago? O attinge alla sapienza di civiltà sepolte nella sabbia del Sahara? Per Serafina, il Conte è solo un simpatico truffatore. Lei lo fiuta lontano un miglio, e non solo perché è orfana e Principessa dei ladri. Lui la sceglie come assistente e le insegna che la vita è illusione, burla, magia. Polverosa come le acque del Canal Grande e liquida come gli ori di San Marco. C’è anche chi è disposto a pagare il Conte in pietre preziose in cambio dell’eterna giovinezza. O a uccidere. Ma Serafina ha negli occhi le fiamme della sfida. E chissà se la sfida più grande è vivere per sempre o morire infinite volte… Età di lettura: da 13 anni.

Thomas Mann, La morte a Venezia, varie edizioni: Quando esce La morte a Venezia, nell’autunno del 1912, Thomas Mann ha trentasette anni, è sposato con la bella e ricca Katia Pringsheim, è padre di quattro figli. Ha già scritto I Buddenbrook e Tristano e Tonio Kröger e è uno scrittore ormai affermato, per alcuni critici forse al culmine della propria potenza narrativa. Da qualche anno la letteratura è dominata dalle avanguardie storiche, mentre in tutta l’Europa si avvertono presagi di guerra. Ma nel lungo racconto sulla fine di Gustav von Aschenbach la crisi che scuote alle fondamenta quel mondo resta soltanto sullo sfondo. In primo piano c’è l’impietoso ritratto, talvolta perfino caricaturale, del grande autore trascinato dall’avventura artistica e dalla pulsione erotica verso la morte. C’è la passione del maturo protagonista, la disgregazione morale, la perdita del contegno e del dominio di sé. Sono pagine nelle quali Thomas Mann racconta in maniera spesso paradossale ed enfatica la patologia della vocazione estetica, la disciplina e il culto della perfezione formale, le strategie di difesa dal disordine e dal caos; rappresenta ancora una volta la cultura e la bellezza come diminuzione dello slancio vitale, come corruzione della vita e dei valori borghesi. Che Venezia sia qui l’ambiguo e stupendo fondale degli eventi descritti, è anche un omaggio alla grande letteratura di fine secolo e a tutta la cultura del decadentismo europeo.

William Shakespeare, Il mercante di Venezia, varie edizioni: Nasce con Il mercante di Venezia, tra le «tragicommedie» più note e rappresentate di Shakespeare, una delle prime grandi, plastiche figure del drammaturgo inglese, quella dell’ebreo Shylock, implacabile nell’esigere, come convenuto per contratto, la «libbra di carne» del mercante Antonio. Al di là di ogni sospetto di antisemitismo (estraneo alla tollerante multilateralità shakespeariana) Shylock diviene personaggio emblematico di una mutazione epocale che, mettendo in crisi i tradizionali valori “cavallereschi”, introduce la cultura dell’intraprendenza economica, dell’idolatria del denaro e dei guadagni, in una Venezia centro di traffici e di affari. A tutto ciò si contrappongono il mondo idillico di Belmonte e la fiabesca storia d’amore di Bassanio e Porzia che non riescono comunque a fugare il malinconico senso di una svolta ormai inderogabile.

William Shakespeare, I due gentiluomini di Verona, varie edizioni: Opera giovanile, I due gentiluomini di Verona risale probabilmente agli anni dell’apprendistato artistico di Shakespeare; un apprendistato relativo, vista la consapevolezza di mezzi espressivi già dimostrata dal grande drammaturgo inglese. Rispetto alle opere coeve – la Commedia degli errori, la Bisbetica domata o il Tito Andronico – Shakespeare tenta qui una strada diversa, che precorre quanto di più squisitamente personale sta per emergere nel suo teatro: le commedie “romantiche” della maturità, dove grazia, fantasia, inventiva si coniugano felicemente a una riflessione sempre più problematica sulle complessità e ambiguità dell’agire umano.

William Shakespeare, Romeo e Giulietta, varie edizioni: Romeo e Giulietta intreccia numerosi elementi nella vicenda dei due innamorati “nati sotto contraria stella”. Dalla “morte viva” al drammatico scontro tra due generazioni – la lotta tra le ragioni dell’odio e le ragioni dell’amore – il dramma si arricchisce di temi la cui complessità va oltre la vicenda d’amore. Tuttavia è questa a fare di Romeo e Giulietta l’opera forse più celebre e più amata di Shakespeare e nel contrasto tra la purezza, l’appassionata consapevolezza dell’amore e l’inesorabile concatenarsi delle circostanze funeste va cercata la grandezza del dramma, la chiave della sua autentica dimensione tragica annunciata nel Prologo grazie alla contrapposizione dei due termini amore e contraria stella.

Cornelia Funke, Il re dei ladri, Mondadori: Benvenuti a Venezia, dove oscuri canali e palazzi in rovina offrono un rifugio perfetto a chi vuole sparire. Prosper e Bo, orfani in fuga da due zii malvagi che li vogliono separare, si nascondono nella magica città lagunare, dove incontrano una banda di ragazzini che vive in un cinema abbandonato. Fanno capo a Scipio: audace e misterioso, è lui il Re dei Ladri che garantisce la sopravvivenza dei compagni grazie ai suoi furti mirabolanti. Senza un attimo di esitazione Prosper e Bo entrano a far parte di questa pittoresca “famiglia”, e si trovano coinvolti in un’avventura che cambierà per sempre la loro vita.

Luigi Meneghello, Libera nos a malo, BUR: Libera nos a malo è la presentazione della vita e della cultura di Malo, un paese della provincia vicentina, negli anni Venti e Trenta, ricreata, con un misto di nostalgia affettuosa, di distacco ironico, e di rigorosa intelligenza, dall’autore ormai adulto. Attraverso il microcosmo di Malo viene fissata e trasmessa compiutamente al futuro la vicenda di tutta la nostra società, nel breve periodo in cui passa da una statica e secolare civiltà contadina alle forme più avanzate della modernità, la vicenda addirittura di tutto il nostro mondo con le fratture che hanno segnato la sua precipitosa evoluzione.

Goffredo Parise, Il prete bello, Adelphi: Nel 1953 Goffredo Parise si trasferisce a Milano, dove ha trovato lavoro presso un grande editore. Ha pubblicato due romanzi che pochi conoscono – Il ragazzo morto e le comete e La grande vacanza – e ha il vago desiderio di scriverne un terzo che lo diverta e commuova «tanto da cacciare il freddo e la solitudine»: un romanzo «con molti personaggi allegri», ma soprattutto «estivo». Uscito nel maggio del 1954, Il prete bello riscuoterà un clamoroso successo. E rileggendolo oggi, quando ormai le etichette impugnate per celebrarlo o denigrarlo sono alle nostre spalle, ci accorgiamo che il suo segreto sta tutto in quella genesi: nella festosa eccentricità dei personaggi che popolano un labirintico e fiabesco caseggiato nella Vicenza del 1940, e di colui che saprà stregarli tutti: don Gastone, il «prete bello». Personaggi quali la ricca signorina Immacolata, con i suoi strani cappellini a piume e l’occhialino d’oro cesellato; le Walenska, madre e figlia, che si scaldano ingrandendo con una enorme lente l’unico raggio di sole che al tramonto penetra nella loro stanza; il cav. Esposito, che tiene sotto chiave le cinque figlie concupiscenti; Fedora, la cui rigogliosa natura si spande dagli occhi e da tutto il corpo, quasi che «dai pori uscisse un polline dolciastro»; e la cenciosa banda di ragazzi truffaldini e sentimentali che nei vicoli e sotto i portici cercano ogni giorno di sopravvivere trasformandosi in ladri, ruffiani e mendicanti – in particolare Sergio, il narratore, e il suo amico Cena. In tutti loro, nelle vene e nel sangue, l’atletico, elegante, vanesio don Gastone si infiltra come una passione oscura, violenta ma capace di dare improvvisamente vita – e come nel Ragazzo morto e le comete ci troviamo di fronte a «una sostanza poetica che ribolle e rifiuta di assestarsi entro schemi definiti» (Eugenio Montale).

Richard Russo, La donna nel quadro, Frassinelli: Lucy e Sarah Lynch si sono finalmente guadagnati il diritto a una vera vacanza, una di quelle che si aspettano per tutta la vita. “Lucy”, il marito (in realtà si chiama Lou C. Lynch, ma quell’iniziale di mezzo gli ha regalato un nomignolo femminile), ha deciso di passare i fiorenti affari al figlio e di lasciare Thomaston, per la prima volta da quando è nato, per volare a Venezia, la città dei sogni. E dei ricordi: perché a Venezia vive il suo amico d’infanzia Bobby Marconi, ora Robert Noonan e pittore di fama internazionale, partito tanto tempo fa, armato solo del suo acerbo talento. Quarant’anni fa. Quando loro tre, Lucy, Bobby e Sarah, erano ragazzi inseparabili, nonostante le loro famiglie sgangherate e la voglia di lasciare la sonnacchiosa, conservatrice provincia. Quando il confine tra amore e amicizia era così labile da trasformare il loro rapporto in un triangolo esplosivo. Tanto che alla fine Bobby, il passionale, amatissimo Bobby, se n’era andato. E tutto era tornato tranquillo. Solo adesso, sul punto di incontrarlo di nuovo, Lucy scopre la vera ragione della sua fuga, ricostruendo in un amarcord di sentimenti mai detti la storia di uno scandaloso ménage. In magico equilibrio tra amore e gelosia, tra passione bruciante e stabilità sentimentale, tra buon senso e artistica follia, tra ironia e commozione, Russo racconta il suo microcosmo di uomini e donne straordinariamente normali.

Matteo Righetto, Savana padana, TEA: Il Brenta da una parte, il Piovego dall’altra. Due corsi d’acqua stringono a tenaglia una terra piatta umida e tignosa dove l’afa d’estate è mortifera. Tra queste campagne c’è San Vito. Una chiesa, tre condomini e qualche villetta su una strada lunga e dritta che spacca in due l’intero paese. Con un bar da una parte e uno dall’altra. In mezzo, cinesi, zingari, una banda scalcinata di delinquenti locali, una statua di Sant’Antonio e un carabiniere che crede di sapere il fatto suo.
Savana padana è un irresistibile «western» teso, graffiante, crudo e ambientato in una landa perduta del Nordest di oggi; un romanzo che gioca con i dialetti, i colori, il sangue e le corrotte geometrie umane e sociali di una terra epica.

Matteo Strukul, La ballata di Mila, e/o: Due gang di criminali che si contendono il territorio veneto: quella dei Pugnali Parlanti, affiliata alle triadi cinesi, e una cosca locale che fa capo al sanguinario Rossano Pagnan. In mezzo a tutto questo una donna spietata e pronta a sparigliare le carte. Abbandonata dalla madre, violentata da una banda di criminali che le ha massacrato il padre, Mila Zago è una killer a sangue freddo, un’assassina definitiva. Cresciuta dal nonno sull’altopiano dei Sette Comuni secondo i codici di un’educazione marziale, è tornata dal passato per attuare una vendetta esemplare. Per far questo, nella più classica delle tradizioni, metterà cinesi contro veneti in un doppio gioco che ricorda un classico del cinema come Per un pugno di dollari. Forte di un ritmo sincopato e rapidissimo, di scene d’azione mozzafiato, di continui cambi di prospettiva e di un intreccio a orologeria, La ballata di Mila rinnova il pulp-noir italiano attraverso una storia sabot/age che riesce a indagare con attenzione il fenomeno della mafia cinese a Nordest e lancia nel mondo editoriale un nuovo personaggio femminile, formidabile e dirompente, che spezza le consuete geometrie narrative: Mila Zago aka Red Dread.

Sabino Acquaviva, La ragazza del ghetto, Marsilio: Il Veneto è sullo sfondo. Le strade e le piazze di Padova, che l’autore conosce bene, le calli e i campielli di Venezia, i paesaggi dei Colli Euganei: ogni piccolo particolare acquista spessore e rilievo e crea un’atmosfera capace di suscitare notevole emozione. Nel clima inquieto di fine Cinquecento, che descrive le tentazioni di un uomo normale in bilico tra la fede degli avi e le incertezze di chi è attratto dal dubbio, si inserisce la storia d’amore tra il nobile veneziano e una ragazza ebrea del ghetto di Padova. Un amore che nasce e cresce in una situazione difficile, che vive le difficoltà di un rapporto necessariamente tormentato, che si nutre di momenti idilliaci, che soffre non solo a causa delle difficoltà che si frappongono alla nascita di un legame stabile tra un’ebrea e un nobile, ma anche si complica quando una terribile epidemia di peste sconvolge le esistenze di tutti coloro che vivono nelle terre venete.

Massimo Carlotto, Alla fine di un giorno noioso, e/o: Dopo 11 anni di vita onesta Giorgio Pellegrini, l’indimenticabile protagonista di Arrivederci amore, ciao viene truffato dal suo avvocato che, dopo averlo derubato, lo costringe a diventare un galoppino della criminalità organizzata. Giorgio diventa vittima di un complesso incastro di interessi ed è costretto a subire. Proprio lui che per diventare un vincente non aveva esitato a rubare, rapinare, stuprare e uccidere. Vorrebbe ribellarsi, trovare una via d’uscita e riprendersi la sua vita tranquilla di imprenditore di successo del Nordest però il tempo è passato e ora si rende conta di non essere in grado di affrontare i suoi avversari in uno scontro diretto… ma le vie del crimine sono infinite e Giorgio Pellegrini è troppo intelligente e crudele per rassegnarsi al ruolo di vittima.

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2 pensieri su “Libri ambientati in Veneto

  1. Athenae Noctua

    Interessante rassegna, da cui traggo anche qualche suggerimento di lettura, particolarmente gradito in quanto calato nella mia regione: è sempre bello riconoscere i luoghi e le atmosfere dei romanzi.
    Mi permetto di aggiungere due romanzi d’epoca preromantica e romantica, Ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo, che ambienta nella zona dei Colli Euganei alcune delle pagine più belle (compresa la visita al borgo di Arquà e alla tomba del Petrarca) e Confessioni d’un Italiano di Ippolito Nievo.
    Grazie e complimenti per questo tuo progetto di tuour letterario! Cristina

  2. Marina Autore articolo

    Grazie a te, Cristina, mi fa molto piacere che il mio giro d’Italia ti piaccia 🙂 E grazie mille dei suggerimenti, sempre ben accetti!

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