Libri ambientati in Trentino-Alto Adige

Vista dal Passo Stalle (Di Steinsplitter – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28297570)

Oggi il nostro giro d’Italia ci porta in una regione bellissima, il Trentino-Alto Adige. Con questo non voglio certo dire che le altre regioni italiane non siano belle (tutt’altro, quelle in cui sono stata sono bellissime), ma il Trentino-Alto Adige con le sue montagne e i suoi panorami quasi austriaci ha un posto speciale nel mio cuore, probabilmente perché ci andavo a volte in vacanza da bambina con la mia famiglia. Ecco dunque un piccolo elenco di libri ambientati in questa regione. Come potete vedere ne ho trovati pochi, perciò stavolta più che mai i vostri suggerimenti sono molto ben accetti.

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Giacomo Sartori, Sacrificio, Pequod: Un gruppo di ragazzi in una piccola cittadina dell’Alto Adige. Diego, Katia, Andrea, Anna e Franco, detto Frank, sono il gruppo sparuto di giovani “rimasti”. Intorno solo montagne, fiumi, valli, un unico bar al centro dell’unica piazza del paese di tremila anime. Non hanno alcuna prospettiva per il futuro se non quella di fare il pastore, il contadino, la guardia forestale come i padri e ancor prima i nonni. I giorni, le notti, sono tutte uguali, e così l’unica via d’uscita è ubriacarsi fino a non rimanere in piedi, drogarsi fino a non capire più niente, mettere in gioco la propria vita come fosse nulla, qualcosa che non ha valore né importanza. Durante una delle corse sfrenate del sabato sera a bordo di vecchi e ammaccati pick-up, imbottiti di whisky e birra, Andrea, il più giovane della compagnia, perde la vita. Diego viene quasi ammazzato a furia di calci e pugni da Frank, il suo migliore amico, soltanto per essersi lasciato sfuggire una parola in più. La violenza diventa l’unico diversivo, ciò che accende ogni cosa, l’unico modo per sentire di esistere. Giacomo Sartori dipinge l’affresco della più buia provincia italiana, quella di cui non si parla mai o raramente sui giornali o in televisione, chiusa in valli inaccessibili.

Giancarlo Narciso, Solo fango, Edizioni Ambiente: Chi ha ucciso chi e perché. Questi gli interrogativi che dominano l’ennesima indagine di Butch Moroni, nello scenario apparentemente rassicurante di Arco e Riva del Garda. Incaricato di ritrovare una persona scomparsa, Butch deve ben presto fare i conti con una catena di omicidi in cui niente è come sembra. Attivisti ambientali impegnati a scongiurare disastri ecologici, presunti colpevoli e colpevoli dichiarati, vecchi amici e nuovi arrivi, politici corrotti e protagonisti dal colposo passato. E al centro, una discarica di rifiuti in procinto di spazzare via interi paesi. Un’indagine serrata che svela un Trentino differente, anch’esso risucchiato nella melma della criminalità ambientale e degli interessi politici, che sembra aver dimenticato duecentosessantotto persone morte venticinque anni fa. In uno scenario tragicamente reale, tra sospettati eccellenti e inquirenti poco interessati a scoprire la verità. Perché “la verità è la fuori, di fronte agli occhi di tutti. Basta volerla vedere”.

Francesca Melandri, Eva dorme, Mondadori: È l’alba. Anche stanotte Eva non riesce a dormire. Apre la finestra: l’aria pungente e dolce dell’aprile altoatesino sa di neve e di resina. All’improvviso il telefono squilla, la voce debole di un uomo che la chiama con il soprannome della sua infanzia: è Vito. È molto malato, e vorrebbe vederla per l’ultima volta. Carabiniere calabrese in pensione, ha prestato a lungo servizio in Alto Adige negli anni Sessanta, anni cupi, di tensione e di attentati. Anni che non impedirono l’amore tra quello smarrito giovane carabiniere e la bellissima Gerda Huber, cuoca in un grande albergo, sorella di un terrorista altoatesino e soprattutto ragazza madre in un mondo ostile. Quando Vito è entrato nella sua vita Eva, la figlia bambina, ha provato per la prima volta il sapore di cosa sia un papà: qualcuno che ti vuole così bene che, se necessario, perfino ti sgrida. Sul treno che porta Eva da Vito morente, lungo i 1397 chilometri che corrono dalle guglie dolomitiche del Rosengarten fino al mare scintillante della Calabria, compiremo anche un viaggio a ritroso nel tempo, dentro la storia tormentata dell’Alto Adige e della famiglia Huber. La fine della Prima guerra mondiale, quando il Sudtirolo austriaco venne assegnato all’Italia, e Hermann Huber, futuro padre di Gerda, perse i genitori e con loro la capacità di amare. Gli anni di sangue della Seconda guerra mondiale e dell’Opzione, l’accordo stretto tra Hitler e Mussolini per cui gli altoatesini di lingua tedesca sarebbero dovuti emigrare nella Germania nazista, salvo poi, tornati in Italia, diventare il bersaglio del disprezzo di chi, pur volendolo, non aveva fatto in tempo a partire. Fino agli anni Sessanta e Settanta, stagione di bombe e di stragi ma anche della voglia di ricominciare a vivere, di dondolarsi a ritmo di swing: un pugno d’anni in cui Gerda ed Eva hanno formato insieme a Vito una famiglia. Che cosa ne è stato di quel grande, forse impossibile amore? Perché Vito, che amava Eva come una figlia, non le ha più fatto sapere nulla di sé? Per Eva è arrivato il momento di sapere. Solo così il suo sonno potrà tornare a essere profondo come quando era bambina. Orchestrando con mano sicura fatti e personaggi, Francesca Melandri ha scritto un romanzo potente, risonante di echi e suggestioni, che si distende in adagi solenni e maestosi e sa accendersi in allegri briosi e sorridenti. La storia di una terra orfana di patria, di una bambina senza padre, e di un amore struggente. Sono pagine che con lucidità e passione danno voce al racconto vero dell’Alto Adige, per anni rimosso e seppellito, e che noi italiani – così vicini, così lontani – forse non abbiamo mai veramente conosciuto.

Paolo Maurensig, L’ultima traversa, varie edizioni: In un piccolo paese vicino a Bolzano si è insediato da poco un parroco giovane e volenteroso. Aloiz Bauer ha ventinove anni, molta fede e un vizio: gli scacchi. Sopita, nascosta e combattuta durante gli ultimi anni di studi, la passione per il gioco torna prepotentemente nella sua mente dopo aver sfidato Daniel Harrwitz, un anziano signore (l’unico di tutto il paese in grado di giocare), all’osteria, davanti a una folla di curiosi. Harrwitz è un tipo solitario, ambiguo, taciturno e incredibilmente abile davanti a una scacchiera. Forse troppo per essere un semplice dilettante. Settimana dopo settimana, le sfide tra i due diventano un avvenimento nel paese. Sempre più ossessionato dal gioco padre Bauer si butta a capofitto nei manuali di scacchi e ben presto la sua fede vacilla sotto i colpi degli impulsi umani, tra la competizione con Harrwitz e le velate avances di una fedele che, nel segreto del confessionale, si dichiara innamorata di lui. Il contrasto tra la fede, gli scacchi e l’amore si fa quasi insostenibile fino a quando Bauer non viene convocato al capezzale del vecchio scacchista che sta per morire. Dopo aver ascoltato il racconto-confessione dell’uomo, al parroco non resterà che gettare nel fuoco la scacchiera e la tonaca.

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