Libri ambientati in Lombardia

Bergamo (Di hozinja – Flickr: Sunrise at Bergamo old town, Lombardy, Italy, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16038619)

Vi chiedo scusa per la lunga assenza, determinata prima da una vacanza di una settimana e poi dal fatto che mi sono ammalata e non ho avuto tanta voglia di internet e/o di computer. Rieccomi però con il nostro giro d’Italia, che oggi ci porta in Lombardia. Questa regione non è soltanto Milano, ed è per questo che ho scelto una foto di Bergamo per introdurre questo post. Città che non ho mai visitato ma che mi dicono essere bellissima, come d’altronde questa foto conferma.

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Alessandro Manzoni, I promessi sposi, varie edizioni: La storia di Renzo e Lucia, don Abbondio e padre Cristoforo, don Rodrigo e l’Innominato ha appassionato generazioni di lettori e occupa ancora oggi un posto del tutto speciale nelle biblioteche degli italiani. “Storia milanese del XVII secolo scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni” era il sottotitolo con cui l’autore presentava I promessi sposi, uno dei capolavori della nostra letteratura, affresco storico e romanzo in cui si fondono mirabilmente immagini forti e poetiche, pietas per un’umanità ingenua e dolente, ironia.

Giorgio Scerbanenco, Venere privata, Garzanti: Le piccole dee della società dei consumi muoiono nei prati di periferia, ed è quasi sempre inutile indagare. L’omertà salva gli sfruttatori. Ma Duca Lamberti pensa che sia necessario insistere, comunque: «Più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, tenerezza mia, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso». Venere privata, pubblicato per la prima volta nel 1966, è il primo romanzo della serie dedicata a Duca Lamberti. «Il mondo di Scerbanenco è un mondo completamente nero e immobile. I romanzi di Scerbanenco non conoscono nessun movimento, nessuno svolgimento. L’unico svolgimento riguarda il lettore, cui Scerbanenco somministra la realtà dei fatti a piccole dosi, poco per volta. Ma la realtà, l’orribile nera realtà c’è da sempre, è sempre quella e continuerà ad essere quella dopo che il teatrino del bene avrà chiuso il sipario. A chi, cittadino di questo disperatissimo mondo, non abbia propensione al suicidio, non restano che due vie: o la completa distrazione o l’assuefazione. La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l’assumi fino in fondo». (dalla Prefazione di Luca Doninelli)

Giovanni Testori, Il ponte della Ghisolfa, Feltrinelli: Il ponte della Ghisolfa è una raccolta di diciannove racconti pubblicata da Testori nel 1958; essa fa parte di un disegno più ampio, una sorta di “commedia umana” dal titolo I segreti di Milano, “dove tutto – nomi e situazioni, personaggi e ambienti – si tiene, si intreccia e si conferma”. Nel Ponte della Ghisolfa è rappresentato “il mondo della periferia milanese, popolato di poveri diavoli che tirano la carretta in fabbrica o a bottega ma anche di sfaccendati pronti a tutto, di prostitute e ragazzi di vita, di ladri e macrò con licenza di ricattare se non proprio di uccidere, di aspiranti campioni sportivi e di torbidi nouveaux riches”. I personaggi del Ponte della Ghisolfa sono tutti giovanissimi, operai, baristi, che, in una Milano alle soglie del Boom economico, lottano per sopravvivere, abitano nella periferia dai grandi casoni grigi (Roserio, la Ghisolfa, Porta Ticinese), si incontrano nei bar, frequentano le palestre coltivando la speranza di diventare campioni di ciclismo o di pugilato, passano le domeniche nei “cine” o nelle sale da ballo, si innamorano. Lo straordinario racconto di una Milano ormai scomparsa, il libro da cui Luchino Visconti trasse diretta ispirazione per il film Rocco e i suoi fratelli.

Dino Buzzati, Un amore, Mondadori: Una Milano che, con i suoi inferni vecchi e nuovi, i suoi falansteri giganteschi, certi suoi grovigli di vicoli, è insieme ritratto della metropoli in un preciso momento storico e simbolo della babele d’ogni tempo. È questo lo sfondo su cui si muove il protagonista di Un amore: un professionista maturo, un uomo che ha atteso troppo, senza saperlo; è rimasto nell’intimo un giovane, crede che il sentimento sia ancora capace di compiere tutti i miracoli. E si innamora perdutamente di una donna giovanissima d’anni, ma già carica della cinica spregiudicatezza, della stanchezza morale di un’epoca. Primo e unico romanzo erotico dello scrittore bellunese, Un amore continua l’indagine buzzatiana nelle inquietudini dell’uomo contemporaneo, esplorandone una dimensione, quella del sentimento, di primaria importanza e descrivendo con ineguagliabile finezza la parabola di un amore vero, di una limpidezza esemplare, ma destinato a smarrirsi nella menzogna, come in un labirinto.

Gianni Biondillo, Per cosa si uccide, Guanda: «Tutto cominciò con quel cane sgozzato.» Si apre in una torrida estate un lungo anno di omicidi per la polizia di Quarto Oggiaro, quartiere simbolo della periferia milanese. Protagonista, suo malgrado, delle indagini, è l’ispettore Ferraro, uomo senza qualità particolari, se non, forse, il suo innocuo umorismo, che lo salva spesso da un’esistenza alquanto deprimente. Perché di certo la sua vita personale non è un granché: divorziato, vive solo, in una casa caotica, mangiando a cena pattume surgelato. Per non parlare poi del disordine affettivo… Attorno a lui, come in un coro tragicomico, ruotano poliziotti surreali, imprenditori rampanti, spacciatori, contrabbandieri, snob vogliose, domestici imperturbabili, carabinieri gentiluomini, fruttivendoli, filosofi, informatori, pensionati, picchiatori, pendolari, sciure, manifestanti: il popolo di una città.
Per cosa si uccide, attraverso le indagini dell’ispettore Ferraro, racconta questa varia umanità, scandaglia il ventre molle di Milano, la vera protagonista del libro, diventando così il romanzo, aspro e ironico, di una città. Seguendo le indagini di Ferraro si attraversa l’intero spaccato urbano, dai cortili babelici delle periferie alle dimore borghesi del centro storico. Una Milano troppo spesso odiata, a cui Gianni Biondillo regala un amaro, accorato atto d’amore.

Elio Vittorini, Uomini e no, Mondadori: Lampi d’umanità e d’amore nella torva, violenta Milano del 1944. La stagione più dura della Resistenza in uno dei migliori romanzi del dopoguerra, una delle pagine più alte della nostra letteratura civile.

Dario Crapanzano, Il giallo di via Tadino, Mondadori: Milano, 1950. È sera, una gelida serata di inizio marzo, piove a dirotto. In una vecchia casa di ringhiera, a Porta Venezia, il corpo di una bella donna sulla quarantina, sposata e madre di due figlie, si sfracella sui ciottoli del cortile, precipitando dal quarto piano. L’inchiesta tocca a Mario Arrigoni, capo del commissariato di Porta Venezia. Tutto farebbe pensare a un suicidio, ma qualcosa nella dinamica dei fatti non convince il commissario. Comincia così un’indagine che si svolge in una Milano sferzata dall’ultima coda del freddo invernale, una città da poco uscita dalla guerra, le cui macerie sono ancora visibili nelle strade. Mentre intorno sopravvivono usi e costumi destinati presto a sparire, il piccolo mondo dei coinquilini della presunta suicida sfila davanti ad Arrigoni, rivelando personaggi curiosi, a cominciare da una portinaia molto perspicace, nonché miserie, ambizioni sbagliate, velleità. Al termine degli interrogatori, il suo collaudato metodo investigativo e una felice intuizione finale portano il commissario Arrigoni alla soluzione del caso, tanto amara quanto imprevedibile. Dopo lo straordinario successo di pubblico in Lombardia, viene riproposto, in una versione riveduta e corretta, il romanzo di esordio di Dario Crapanzano. La prima formidabile avventura di una squadra ormai entrata nel cuore dei lettori: Mario Arrigoni e i suoi agenti del commissariato di Porta Venezia, dall’ottuso vicecommissario Mastrantonio, al brillante ispettore Giovine, passando per il giovane Ciro Di Pasquale, irresistibile sciupafemmine. Crapanzano sa ricostruire come nessun altro la magia di un luogo e di un tempo ormai perduti, che nelle sue pagine torna, più viva che mai.

Sandrone Dazieri, Attenti al gorilla, Mondadori: Nel bel mezzo di una festa lussuosa e affollata, la figlia del padrone di casa fugge in moto con un amico e poco dopo viene ritrovata uccisa. L’investigatore privato assunto per occuparsi del servizio di sicurezza, un personaggio bizzarro, segnato da una curiosa particolarità, inizia un’indagine destinata a scoprire una serie di intrighi e bugie che mascherano molti scomodi segreti. Ambientata nella Milano contemporanea, questa storia ha rivelato un nuovo talento narrativo.

Giorgio Fontana, Morte di un uomo felice, Sellerio: Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l’inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie.
Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.
L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione. Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.
Insieme al precedente romanzo di Giorgio Fontana, Per legge superiore, anche Morte di un uomo felice riflette sulla giustizia, le sue possibilità e i suoi limiti.

Piero Chiara, Il pretore di Cuvio, Mondadori: Un pretore cinquantenne attrae, con il prestigio delle sue funzioni e le virtù di una virilità inconsueta, le donne di ogni età e condizione di un piccolo paese della Valcuvia. Erotismo e peccati di provincia nella spassosa narrazione di un grande affabulatore.

Renato Cogliati, Interrogato il morto, Lupo Editore: Gennaio 1958. Il maresciallo Salvatore Inverso, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Brivio, vede piombare in caserma Antonio Veleno, il giovane collega destinato a prendere il suo posto quando andrà in pensione. L’invadenza di Veleno non risparmia nulla del consolidato e sonnolento ménage paesano, che subisce un vero e proprio scossone quando sulle circostanti colline brianzole viene scoperto il cadavere di un “morto ammazzato”. Così, tra un piatto di busecca e una cassöeula, si sviluppa un’indagine che a tratti sfiora il grottesco, mentre anche il clima familiare di Inverso riserva sorprese. Un godibilissimo giallo “d’epoca” popolato da personaggi da cartolina.

Beatrice Masini, Tentativi di botanica degli affetti, Bompiani: Primo Ottocento, primavera. Bianca Pietra, giovane donna di buona educazione e scarsi mezzi, lascia la casa natale sul lago di Garda per approdare nella campagna milanese, ospite di un poeta di chiara fama: don Titta ha l’estro dell’agricoltura sperimentale, che pratica nella sua tenuta, e in più coltiva fiori e piante esotiche nel parco della villa di Brusuglio. E Bianca, abile acquerellista, è chiamata a ritrarre il patrimonio botanico del padrone di casa. Graziosa, ardente, irrequieta, si accinge al compito con slancio, entrando a far parte di una famiglia grande quanto complicata. Disegna, dipinge, esplora i giardini e studia con interesse la miriade di personaggi che popolano la grande dimora: tra di loro c’è Pia, una servetta orfana di acuta intelligenza e garbo innato che gode di singolari privilegi. Curiosa fino all’impudenza, sincera all’eccesso, incline alle fantasticherie, Bianca si convince che le origini di Pia nascondano un segreto e che don Titta con tutta la famiglia si stia dando molta pena perché esso resti tale: quanto basta per darle il desiderio di scoprire la verità avviando un’indagine appassionata. Ciò che Bianca, così acuta nell’osservare e illustrare la natura, si ostina a non comprendere è che questa ricerca del vero vede in gioco i suoi stessi sentimenti: ed è un gioco pericoloso, perché la botanica degli affetti non è una scienza esatta, non conosce regole e può rivelarsi profondamente ingannevole.

Umberto Eco, Numero zero, Bompiani: Una redazione raccogliticcia che prepara un quotidiano destinato, più che all’informazione, al ricatto, alla macchina del fango, a bassi servizi per il suo editore. Un redattore paranoico che, aggirandosi per una Milano allucinata (o allucinato per una Milano normale), ricostruisce la storia di cinquant’anni sullo sfondo di un piano sulfureo costruito intorno al cadavere putrefatto di uno pseudo Mussolini. E nell’ombra Gladio, la P2, l’assassinio di papa Luciani, il colpo di stato di Junio Valerio Borghese, la Cia, i terroristi rossi manovrati dagli uffici affari riservati, vent’anni di stragi e di depistaggi, un insieme di fatti inspiegabili che paiono inventati sino a che una trasmissione della BBC non prova che sono veri, o almeno che sono ormai confessati dai loro autori. E poi un cadavere che entra in scena all’improvviso nella più stretta e malfamata via di Milano. Un’esile storia d’amore tra due protagonisti perdenti per natura, un ghost writer fallito e una ragazza inquietante che per aiutare la famiglia ha abbandonato l’università e si è specializzata nel gossip su affettuose amicizie, ma ancora piange sul secondo movimento della Settima di Beethoven.
Un perfetto manuale per il cattivo giornalismo che il lettore via via non sa se inventato o semplicemente ripreso dal vivo. Una storia che si svolge nel 1992 in cui si prefigurano tanti misteri e follie del ventennio successivo, proprio mentre i due protagonisti pensano che l’incubo sia finito. Una vicenda amara e grottesca che si svolge in Europa dalla fine della guerra ai giorni nostri.

Piero Colaprico, Trilogia della città di M., BUR: Milano nei primi anni del Duemila è una città che sta cambiando. Tra i sotterranei della Stazione Centrale, le strade di Ticinese, attorno alle banche nascoste all’ombra del Duomo, lungo le strade di periferia di Quarto Oggiaro, tra le tante e diverse “piazze affari”, qui si incontrano e scontrano magistrati e malavitosi, modelle e assassini, spacciatori e forze dell’ordine. Tre racconti, tre romanzi di nera: l’efferato omicidio di una ragazza, il ritorno di un vecchio capobanda in cerca di vendetta, gli echi di Tangentopoli in una vicenda di violenza e corruzione. Tre casi mozzafiato per l’ispettore Francesco Bagni, uomo ruvido e disincantato che però non ha perso ancora la speranza di poter amare. Colaprico dipinge una Milano noir decadente e affascinante, spezzata tra un passato borghese e benestante e una criminalità sempre più organizzata e letale, ormai penetrata nella pancia della città.

Renato Olivieri, Il caso Kodra, Mondadori: Milano, una fredda sera di gennaio. Una donna viene investita sotto casa da un’auto che fugge; di lì a poco muore al Policlinico, dopo aver pronunciato una sola parola incomprensibile, forse un nome. Paola, Pola, ma potrebbe essere anche Paolo, tanto la voce era flebile, sostiene l’infermiera che l’ha assistita. La nebbia è fitta, sulla città e sulle indagini: non ci sono testimoni attendibili e il caso sta per essere archiviato. Ma il nome di via Catalani, la strada in cui è avvenuto l’incidente, evoca nel vice commissario Giulio Ambrosio ricordi e nostalgie. Decide così di occuparsi direttamente del caso, in cui qualcosa non torna: forse non si è trattato solo di una sventura, forse la povera signora Kodra non è stata vittima di un pirata della strada ma di un assassino. Chi era Anna Kodra? Chi poteva volerla morta? E perché?

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