Libri ambientati in Liguria

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Manarola, Cinque Terre (Di Luca Casartelli – DSC_6954.jpg, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32998590)

Oggi andiamo in Liguria con il nostro giro d’Italia. Qui sopra una foto di Manarola, una delle Cinque Terre, che sono, nel loro complesso, Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Purtroppo non ho mai visitato la Liguria, ma spero di riuscire ad andare una volta o l’altra, sono sicura che mi piacerebbe molto.

Ecco dunque alcuni libri ambientati in Liguria, come sempre senza alcuna pretesa di esaustività. Scrivete nei commenti se avete in mente o nel cuore qualche altro libro imperdibile ambientato in questa regione.

Italo Calvino, Il barone rampante, Mondadori: Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà più. L’autore del libro non ha fatto che sviluppare questa immagine e portarla alle estreme conseguenze: il protagonista trascorre l’intera vita sugli alberi, una vita tutt’altro che monotona, anzi: piena d’avventure, e tutt’altro che da eremita, però sempre mantenendo tra sé e i suoi simili questa minima ma invalicabile distanza.

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, Mondadori: La storia di Pin, bambino sbandato, passato come per caso dai giochi violenti dell’infanzia alla dura realtà della guerra partigiana. Il primo romanzo di Italo Calvino.

Lorenzo Beccati, Pietra è il mio nome, Nord: Genova, 1601. La chiamano la Tunisina. La disprezzano. La temono. Ma è a lei che i genovesi si rivolgono se hanno bisogno d’aiuto. Perché quella donna sfuggente è una rabdomante: sa ritrovare gioielli rubati, persone scomparse; riesce a smascherare ladri, truffatori e assassini. Tutti credono sia la custode di un potere arcano; in realtà, il potere di Pietra sta nella sua mente acuta e nella dolorosa consapevolezza che il mondo degli uomini non ammetterebbe mai di essere inferiore a una semplice donna.
Questa volta, però, l’incarico che attende Pietra è diverso da qualsiasi altro. Mentre Genova è in preda alla frenesia del carnevale, viene ritrovato il cadavere di una giovane, massacrata a morte e, lì accanto, c’è una bacchetta da rabdomante che sembra indicare Pietra come autrice del delitto. Per dimostrare la propria innocenza, Pietra inizia quindi a indagare e, ben presto, si rende conto che quell’omicidio sta riportando in superficie antichi e terribili rancori.
Adesso per Pietra è giunto il tempo di affrontarli, di risalire alla sorgente nascosta del male. Prima che l’assassino torni a colpire. Prima che l’assassino torni per lei…
Con una prosa elegante ed evocativa, Lorenzo Beccati ci trasporta tra i carruggi di una Genova inedita e sorprendente, tratteggiata attraverso gli occhi di Pietra, una donna fragile come la speranza e salda come una roccia, contro cui s’infrangono superstizioni e pregiudizi, intrighi e vendette.

Bruno Morchio, Bacci Pagano. Una storia da carruggi, Fratelli Frilli: Bacci Pagano è un vecchio investigatore privato che ha perso per strada tutti i sogni e le speranze della sua gioventù. Dopo aver creduto nella rivoluzione si è fatto cinque anni di galera come terrorista rosso, per uno scherzo del destino e senza mai esserlo stato. La moglie lo ha lasciato e da dieci anni non vede più sua figlia. Anche la giovane fidanzata lo ha mollato. Gli resta ancora qualche amico, come il commissario Pertusiello, dirigente della Squadra Omicidi della Mobile di Genova. I carruggi sono il suo territorio, nei carruggi vive e lavora muovendosi su una vecchia Vespa color amaranto. E il centro storico di Genova, sospeso tra degrado e speculazione travestita da modernità, rappresenta lo scenario su cui si muovono i personaggi del romanzo.
Mentre sta indagando su un oscuro faccendiere per conto di un’antica famiglia genovese assediata dalla mafia, Bacci Pagano conosce la giovane fidanzata del suo cliente, donna impetuosa e nevrotica che lo cerca e lo respinge, e scopre che costei è al centro di una situazione ambigua e complicata fatta di finte ingenuità e di cinici calcoli che portano fino al delitto. Nel frattempo un suo vecchio compagno del sessantotto lo assolda per ritrovare una carabina rubata dalla sede di una radio. Con quella carabina qualcuno vuole attentare alla vita del Presidente del Consiglio, in visita a Genova.

Enzo Chiarini, Le mura della Malapaga, Fratelli Frilli: Il “noir” Le Mura della Malapaga ha una scrittura asciutta, per nulla indulgente a fronzoli stilistici né ad ammiccamenti imbarazzanti. Narrato in prima persona si distende lungo un arco temporale che parte dalla metà degli anni ’70 e giunge sino alla fine degli ’80.
La trama offre, oltre che un viaggio nella coscienza attraverso le efferatezze di un’organizzazione criminale nella Genova di quegli anni, un’opportunità diversa al percorso di pentimento così come inteso nell’accezione classica.

Maria Masella, Morte a domicilio, Fratelli Frilli: Due detective, il commissario Antonio Mariani e la moglie – ingegnere informatico – cercano di individuare un misterioso serial killer, uomo o donna? Giovane o vecchio? Che ad ogni delitto invia messaggi sibillini e preoccupanti, segni chiari della sua intenzione di colpire il loro nucleo famigliare. Dalla Foce ai Corsi, da Romanengo a Feltrinelli si snoda una caccia per fermare l’assassino e scoprire la verità.

Roberto Perrone, La ballata dell’amore salato, Mondadori: Genova, 1990. È una fredda domenica di fine novembre e Girolamo Moggia aspetta a pranzo il figlio che deve arrivare da Milano, dove ha fatto carriera diventando un importante manager. Girolamo Moggia è un picchettino, uno di quegli operai che scendono nelle caldaie a pulirle quando una nave si ferma nel porto, e delle scelte del figlio non è mai stato tanto convinto. Girolamo Moggia è un uomo pratico, di poche parole, anche ruvido, ma è uno senza maschera, che dice e fa quello che pensa. Per quel pranzo domenicale ha comprato i corzetti, una tipica pasta genovese, e non vede l’ora di cuocerli. Non tanto per la fame, quanto perché deve andare allo stadio. C’è il derby Genoa-Sampdoria, e non ha nessuna intenzione di perderselo. Ma il figlio tarda. Eppure devono discutere di questioni importanti. Girolamo Moggia è da poco diventato vedovo di una moglie molto amata, ma adesso tutto il suo amore, nato negli anni della guerra e cresciuto nel tempo, più forte delle differenze sociali, si è trasformato in rancore. Ogni volta che ripensa alla moglie, l’odio e la rabbia lo assalgono come una mareggiata cattiva in certi giorni d’inverno. Che cosa ha scoperto? No, non si tratta di un tradimento, anche se, in qualche modo, è come se lo fosse. E che cosa deve decidere adesso, così urgentemente, con il figlio? Qualcosa è intervenuto inaspettatamente a scompaginare le sue certezze, e adesso Girolamo Moggia, volente o nolente, si trova a farci i conti, in un andirivieni di ricordi, alcuni ormai aspri, salati, altri, malgrado tutto, ancora dolcissimi. Senza compiacimenti, con brio e acutezza pungente, Roberto Perrone mette in scena il conflitto tra l’amore e l’orgoglio, in un romanzo di amicizie e di contrasti, di slanci e di tormenti, di sentimenti e risentimenti lungo cinquant’anni. Un romanzo che ha il ritmo suadente di una ballata, che avvolge e trascina, sorprende ed emoziona, e resta in mente come uno di quei motivi che non passano e continuano a risuonare dentro di noi.

Fabio Pozzo e Roberto Centazzo, Signor giudice, basta un pareggio, Tea: C’è una partita di droga molto pericolosa in arrivo dal mare e destinata a finanziare speculazioni edilizie e campagne elettorali. C’è il Grigio, che dall’ombra muove il traffico di stupefacenti e di denaro sporco. C’è Pedro, un sudamericano ex galeotto, ex spacciatore, che sussurra qualcosa all’orecchio degli inquirenti e poi sparisce. C’è una catena di morti che non possono essere accidentali. Di chi è la mano dietro questi delitti?
E poi ci sono tre uomini che hanno scelto tre strade molto diverse, ma tutte al servizio della verità, della Legge: il procuratore capo Lorenzo Toccalossi, appena trasferito a Genova a dirigere la Direzione distrettuale antimafia; il suo braccio destro, il maresciallo dei carabinieri Luigi Centofanti; e un amico, Bartolomeo Bussi, giornalista di un noto quotidiano nazionale. E tutti e tre si ritrovano a indagare su una pista che puzza di marcio da fare schifo, tra appalti truccati, speculazioni edilizie, traffico di stupefacenti, corruzione, morte. Sullo sfondo la Liguria, terra bellissima sotto scacco.

Giacomo Gensini, Genova sembrava d’oro e d’argento, Mondadori: Dario ha trent’anni, è un celerino. È questo che sì sente, più che un poliziotto. Insieme ai suoi compagni Leone, Gundam e tutti gli altri, spende la domenica prestando servizio negli stadi italiani. Loro sono “il” reparto mobile, quelli guardati con distacco da tutto il resto della polizia. Per loro il “lavoro sporco” è un’opportunità per guadagnare qualche soldo in più grazie alle ore di straordinario. Ma è anche l’occasione per dare libero sfogo alla rabbia. Una rabbia accumulata in centinaia di domeniche sempre uguali, scandite dalla violenza folle e senza senso degli “ultras”. Dario è totalmente assorbito dalla sua quotidianità fatta di cariche e scontri, consapevole di essere solo e perennemente in fuga da qualcosa che è nascosto nel suo passato. È così e basta: nulla è davvero importante per lui, solo il tempo trascorso in strada o sotto una curva. Ma il G8 di Genova piomba sulla sua vita e su quella dei suoi compagni. La creazione di un nucleo speciale del reparto mobile di Roma, un reparto iper addestrato ed equipaggiato, è l’inizio di una storia che lo porterà fino alla tragica notte culminata nel cieco e furioso assalto a una scuola: la scuola Diaz. Allora sarà costretto a scegliere, in pochi attimi, qualcosa che deciderà il resto della sua vita.

Riccardo Gazzaniga, A viso coperto, Einaudi: Due schieramenti nemici si sfidano ogni settimana su un terreno di rabbia e violenza: sono gli ultrà e i celerini. A Genova un gruppo di tifosi sceglie di non accettare imposizioni e ingaggia uno scontro frontale con la polizia. L’odio per le divise riesce a unire reduci del G8 ed estremisti di destra, adolescenti eccitati dalla guerriglia e uomini perseguitati dai fantasmi di un passato insopportabile. Tra le forze dell’ordine c’è chi è acceso dall’adrenalina e chi non può liberarsi da un tremendo rimorso, chi vuole raccontare in un libro la sua storia e chi potrebbe segnare la propria con un errore fatale.

Claudio Paglieri, Domenica nera, Piemme: È domenica. Il Marassi di Genova echeggia del boato dei tifosi in fibrillazione per una delle partite più importanti della stagione. Pubblico e squadre sono in attesa che il gioco riprenda dopo l’intervallo, ma l’arbitro Ferretti non compare. A un tratto l’annuncio che la partita è sospesa. Oltre la porta chiusa a chiave dello spogliatoio, il corpo del direttore di gara pende da un gancio sul soffitto. È una bomba per il mondo del calcio italiano. Impazzano i dubbi, le voci, le malignità. Tutti sussurrano la parola che non si può dire: corruzione. Quando il commissario Luciani arriva sul posto, la prima sensazione è di trovarsi di fronte a un suicidio. E d’altra parte è la tesi che fa più comodo: Ferretti era depresso, la moglie lo stava lasciando e lui si è tolto la vita. Questa dev’essere la versione ufficiale. Ma ci sono dettagli che non tornano. E Luciani non ci sta a fare il gioco di chi vuole insabbiare la vicenda, perché l’odore di marcio gli arriva alle narici, anche se sono a più di un metro e novanta d’altezza. Per lui la verità non è fatta di compromessi; non li concede nemmeno a se stesso. È magrissimo, vive in un orrendo monolocale, non mangia quasi e beve solo Lemonsoda. E su questa faccenda andrà fino in fondo. A costo di farsi nemici molto potenti.

Nadia Morbelli, Hanno ammazzato la Marinin, Giunti: È la vigilia di Pasqua e Genova è sferzata da una pioggia battente. La redattrice e paleografa Nadia Morbelli, appena rincasata da un noiosissimo viaggio di lavoro, sta per prepararsi un meritato bagno caldo, quando improvvisamente nel palazzo salta la luce. Nadia non presta molta attenzione alla cosa, almeno fino a quando, tre giorni dopo, suona alla sua porta il commissario di polizia, il dottor Prini. Eh sì, perché proprio la sera in cui si stava rilassando nell’acqua bollente, sullo stesso pianerottolo, a pochi passi dal suo appartamento, è stata ammazzata nientemeno che la signora Assunta, la terribile e petulante vicina di casa, per tutti “la Marinin”. Curiosa e impertinente per natura, Nadia si incaponisce sull’omicidio e inizia a cercare indizi per conto proprio. E tra un salto alla bocciofila con le amiche, quattro chiacchiere al bar e lunghe conversazioni col commissario che assumono tutta l’aria di un flirt, comincia a individuare qualche pista davvero interessante…

Fabrizio De André e Alessandro Gennari, Un destino ridicolo, Einaudi: Un intellettuale marsigliese passato dalla Resistenza alla malavita, un pappone indolente e un pastore sardo scampato a una pesante condanna organizzano il furto di un carico di merce preziosa. Tre uomini provenienti da diverse latitudini ed esperienze che il destino riunisce a Genova per il “colpo” della vita. Due donne, una timida prostituta dell’angiporto e un’affascinante istriana, attraversano indenni lo spettacolo del disastro. Ma saranno Fabrizio e Alessandro, personaggi fino a quel punto marginali, a rintracciare e raccontare gli esiti delle avventure degli altri.

Laura Bosia, Angeli e basilica, Marsilio: Il fascino del racconto sta nel perdersi e ritrovarsi di due esistenze spaiate e nel sentimento dell’attesa. Maria, prostituta di mestiere, aspetta da anni Bale, il marinaio che ha conosciuto da giovane e di cui è innamorata. Dell’amore di Maria si favoleggia tra i carrugi: di lei sono gelosi Cristò, il vecchio siciliano del porto, Claudio, il ragazzo muto, Napoleona, l’indovina, e tutto un mondo di personaggi a cui la “regina” del quartiere si dona senza chiedere nulla; il suo unico sostegno è Beniamino, un angelo custode. Così in una Genova che è sangue, umore e odore, basilico, lezzo di gatti e profumo di donna, volteggia l’angelo di Maria, per prestarle il suo ruolo di consolatore, di ingenua e quasi umana presenza, di guardiano generoso.

Fabio Beccacini, Via del Campo, Fratelli Frilli: Un noir di carta a vetro, una Genova splendida e dannata. Un maresciallo malinconico perso nei ricordi, un cronista di nera che beve troppo, una puttana che fa troppe domande e una che avrebbe voluto cambiare vita. Un assassino introvabile, incomprensibile. La Genova dei vicoli, delle strade strette e labirintiche. Vite che si intrecciano sullo sfondo uterale e nero-grigio di una città decadente. Storie che si incontrano (scontrano) nel ventre duro di una piccola metropoli ormai indifferente.

Cristina Rava, Un mare di silenzio, Garzanti: Un freddo pomeriggio di Capodanno, in un paesino dell’entroterra ligure. Ardelia Spinola, genovese, è medico legale. Viene chiamata per un duplice omicidio: due algerini uccisi a fucilate in una casupola di campagna. Uno faceva il pediatra, l’altro era ancora un ragazzo. Poco lontano, mentre si avvicina al suo pick-up, Ardelia trova una chiavetta usb e prima di consegnarla al giudice decide di dare un’occhiata. Quando la apre, trova un testo in arabo. Inizia così un’indagine difficile e molto pericolosa, anche perché Ardelia ama fare di testa sua. Per fortuna a darle una mano, c’è Gabriel, un ottantenne che dalla vita ha imparato molte cose. E poi ci sono le amiche, quelle che arrivano da Genova e quelle che incontra nelle sue avventure. Cristina Rava ci fa scoprire una Liguria inedita, piena di ricchezze segrete, colta nella luce fredda dell’inverno: piccoli borghi, un tempo chiusi su sé stessi, ma anch’essi ormai aperti al mondo. È lo scenario ideale per Ardelia, un personaggio femminile di rara simpatia, con le sue manie e le sue passioni: i gatti che vivono con lei, le specialità della cucina locale e di quella etnica, le chiacchiere tra donne, e il suo pick-up Mitsubishi L200, indispensabile compagno delle sue escursioni notturne lungo le strette stradine dell’entroterra…

Roberto Perrone, La cucina degli amori impossibili, Mondadori: Forse due ristoranti “stellati” sono troppi per un piccolo borgo, anche se quel piccolo borgo è incastonato nello splendido ed esclusivo scenario della Riviera ligure: la rivalità diventa inevitabile e il conflitto aperto molto probabile. È quello che succede tra i Cavasso e i Maggiorasca, le famiglie titolari dei due ristoranti pluripremiati, da sempre vicinissime, da sempre irriducibilmente contrapposte. Cesare Cavasso, uomo eccentrico e autoritario, cuoco di genio, ma abituato a tiranneggiare parenti e sottoposti, sostiene che Vittorio Maggiorasca, ex sous chef nel suo ristorante prima di mettersi in proprio, gli abbia rubato le ricette; Vittorio, al contrario, ritiene che sarebbe stato Cesare a ispirarsi alle sue idee. La loro rivalità dura per due decenni, senza che Vittorio riesca a ottenere l’agognata terza stella (quella che fa veramente la differenza). Fino all’improvvisa morte del patriarca Cavasso. Per i Maggiorasca è finalmente il momento di sorpassare i rivali, rimasti senza guida; e per farsi sostenere in questa impresa fanno rientrare la figlia Rossella, che nel frattempo è diventata socia di un ristorante a Boston. Sullo stesso aereo che la riconduce in Italia c’è anche Augusto Cavasso, il figlio di Cesare, affascinante giocatore di basket, che è divenuto una star della NBA dopo essersi allontanato vent’anni prima dall’Italia per non dover seguire le orme del padre, e che adesso sta tornando a casa per i funerali e per raccoglierne, malvolentieri, l’eredità. Tra i due, che non si conoscono, scatta, immediata, un’attrazione fortissima, ma basta scendere dall’aereo perché tutto si complichi. Lo sgomento che, a vederli insieme, si dipinge sul volto di sua sorella, rende subito chiaro ad Augusto che quella passione repentina quanto bruciante ha davanti a sé una strada tutta in salita… E così la contesa tra i Cavasso e i Maggiorasca si arricchisce di nuove tonalità, quasi fossero dei moderni Montecchi e Capuleti. Che stavolta, però, si fronteggiano in cucina. Scandito con la grazia leggera di una favola e l’implacabile geometria di certe felicissime commedie, Roberto Perrone ci regala (ci serve, potremmo quasi dire) un racconto gustosissimo a base di amore e risentimento, alta cucina e umane bassezze, percorso da una vibrante sensualità, condito di humour tipicamente ligure. E nel tardivo apprendistato, culinario e amoroso, di Augusto, nella sua ascesa contrastata verso il cuore di Rossella, ogni lettore non potrà non riconoscere una parte di se stesso.

André Aciman, Chiamami col tuo nome, Guanda: Vent’anni fa, un’estate in Riviera, una di quelle estati che segnano la vita per sempre. Elio ha diciassette anni, e per lui sono appena iniziate le vacanze nella splendida villa di famiglia nel Ponente ligure. Figlio di un professore universitario, musicista sensibile, decisamente colto per la sua età, il ragazzo aspetta come ogni anno “l’ospite dell’estate, l’ennesima scocciatura”: uno studente in arrivo da New York per lavorare alla sua tesi di post dottorato. Ma Oliver, il giovane americano, conquista tutti con la sua bellezza e i modi disinvolti. Anche Elio ne è irretito. I due condividono, oltre alle origini ebraiche, molte passioni: discutono di film, libri, fanno passeggiate e corse in bici. E tra loro nasce un desiderio inesorabile quanto inatteso, vissuto fino in fondo, dalla sofferenza all’estasi. Chiamami col tuo nome è la storia di un paradiso scoperto e già perduto, una meditazione proustiana sul tempo e sul desiderio, una domanda che resta aperta finché Elio e Oliver si ritroveranno un giorno a confessare a se stessi che “questa cosa che quasi non fu mai ancora ci tenta”.

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3 pensieri su “Libri ambientati in Liguria

  1. Héctor Genta

    Un mucchio di giorni così e Adieu mon coeur dell’amico “zeneise” e genoano Angelo e Calvisi, sono i primi titoli che mi vengono in mente. E’ uno scrittore interessante che ti consiglio vivamente (da spezzino, gioco in casa…).

  2. Marina Autore articolo

    Scusa per il ritardo, Héctor, ero in vacanza. Grazie per i consigli, vado subito a vedere di che si tratta.

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