Libri ambientati in Piemonte

Palazzo Reale di Torino (Di Xadhoomx – Foto personale, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2565557)

Oggi il nostro giro d’Italia appena iniziato ci porta in Piemonte. Qui sopra potete ammirare una foto in notturna del Palazzo Reale di Torino. Ovviamente il Piemonte è molto, molto di più che la sola Torino, ma devo ammettere di aver visitato soltanto il capoluogo, peraltro moltissimo tempo fa.

Naturalmente i libri ambientati in questa grande regione sono veramente tanti, quindi questa piccola lista non ha alcuna pretesa di esaustività. Come al solito mi farà molto piacere se vorrete segnalarmi altri libri nei commenti, ma ricordate che probabilmente non li ho esclusi per chissà quale motivo, ma soltanto per non allungare troppo l’elenco.

*

Edmondo De Amicis, Cuore, varie edizioni: Diario immaginario di un bambino di terza elementare, il romanzo narra gli episodi lieti e tristi di un intero anno scolastico, inframmezzati da nove racconti esemplari in forma di dettato, tra cui i celeberrimi Piccola vedetta lombarda, Tamburino sardo, Dagli Appennini alle Ande. Una galleria di personaggi entrati saldamente nella memoria popolare e colta – come Franti, Derossi, Garrone – anima le pagine del romanzo, considerato da Alberto Asor Rosa una storia di iniziazione alla vita. In questo caso, alla vita dura e difficile dell’Ottocento, ma anche alla nuova vita di una nazione nascente, che deve sorgere dal lavoro, dalla fusione delle regioni, dall’accordo fra le classi.

Fruttero e Lucentini, A che punto è la notte, Mondadori: Torino, sera del 25 febbraio. Un’esplosione uccide don Pezza mentre è intento a una strana predica, molto più simile a una rappresentazione teatrale che a una funzione religiosa. È proprio la tragica morte del sacerdote a dare avvio ad uno dei casi più avvincenti e delicati nella carriera del commissario Santamaria, deciso a fare luce sul legame che unisce i misteriosi affari di un parroco visionario a oscure macchinazioni del mondo dell’alta finanza e della grande industria. E sarà un’indagine senza tregua, all’inseguimento di un assassino abilissimo nel fare perdere le proprie tracce in un dedalo di false piste e di presunti colpevoli. Un giallo serrato e rigoroso, un libro di grande fascino.

Fruttero e Lucentini, La donna della domenica, Mondadori: Uscito nel 1972, La donna della domenica è il primo e il più popolare dei libri di Fruttero & Lucentini, e resta tuttora l’insuperato capostipite del “giallo italiano”. Divertente e godibilissimo, il racconto si snoda tra i vizi, l’ipocrisia, le comiche velleità e gli esilaranti chiacchiericci che animano la vita della borghesia piemontese, tra architetti misteriosamente assassinati, dame dell’alta società tanto affascinanti quanto snob, poliziotti e industriali. Sullo sfondo – ma è in realtà la vera protagonista – vi è una Torino in apparenza ordinata e precisa fino alla noia, che nasconde un cuore folle e malefico. Un romanzo paradossale e raffinato, complesso ma leggero, che mantiene ancora intatte le sue doti di freschezza, eleganza e fulminante ironia.

Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, Einaudi: Lessico famigliare è il libro di Natalia Ginzburg che ha avuto maggiori e più duraturi riflessi nella critica e nei lettori. La chiave di questo straordinario romanzo è delineata già nel titolo. Famigliare, perché racconta la la storia di una famiglia ebraica e antifascista, i Levi, a Torino tra gli anni Trenta e i Cinquanta del Novecento. E Lessico perché le strade della memoria passano attraverso il ricordo di frasi, modi di dire, espressioni gergali.
Scrive la Ginzburg: «Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c’incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. Ci basta dire “Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna” o “De cosa spussa l’acido cloridrico”, per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole».

Giovanni Arpino, La suora giovane, Baldini&Castoldi: Torino, inverno livido, un ragioniere di quarant’anni e una novizia di appena venti. Un incontro, il loro, che sarà una timida quanto feroce rivoluzione privata. La suora giovane è il diario di una storia che si consuma prima in attesa del tram 21 e poi seduti su un pianerottolo, mentre lui, Antonio Mathis, quel niente travestito da uomo ammodo, cambia pelle e scopre d’essere altro e lei, Serena, con mani giunte e coraggio giovane, chiede amore e conoscenza. O forse d’essere salvata.

Giampaolo Pansa, Il bambino che guardava le donne, Sperling & Kupfer: Il nuovo racconto di Giampaolo Pansa torna, sotto forma di una lunga rievocazione, ai primi anni del secondo dopoguerra nella provincia piemontese, a Casale Monferrato. Il protagonista è un bambino di undici anni, intelligente, curioso e precocemente interessato a quel mondo affascinante e misterioso che per lui sono le donne. Un giorno compare nel suo caseggiato una nuova inquilina, una ragazza che tutti chiamano la Fascista perché è stata ausiliaria nella Repubblica di Salò. Ma a Giuseppe non interessano le opinioni dei grandi e tra i due nasce una tenera amicizia. Ma ben presto si stabilisce nel caseggiato un altro ospite, un giovane ragazzo ebreo sopravvissuto ad Auschwitz dopo un periodo trascorso in montagna tra i partigiani.

Cesare Pavese, La casa in collina, Einaudi: Il momento più alto della maturità dello scrittore Cesare Pavese: la storia di una solitudine individuale di fronte all’impegno civile e storico; la contraddizione da risolvere tra vita in campagna e vita in città, nel caos della guerra; il superamento dell’egoismo attraverso la scoperta che ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione. Il romanzo simbolo dell’impegno politico e del disagio esistenziale di un’intera generazione.

Cesare Pavese, La luna e i falò, Einaudi: Pubblicato nell’aprile del 1950 e considerato dalla critica il libro più bello di Pavese, La luna e i falò è il suo ultimo romanzo.
Il protagonista, Anguilla, all’indomani della Liberazione torna al suo paese delle Langhe dopo molti anni trascorsi in America e, in compagnia dell’amico Nuto, ripercorre i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza in un viaggio nel tempo alla ricerca di antiche e sofferte radici.
Storia semplice e lirica insieme, costruita come un continuo andirivieni tra il piano del passato e quello del presente, La luna e i falò recupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di liberazione, e li lega a problematiche private, l’amicizia, la sensualità,
la morte, in un intreccio drammatico che conferma la totale inappartenenza dell’individuo rispetto al mondo e il suo triste destino di solitudine.

Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, Einaudi: Il partigiano Johnny è riconosciuto come il più originale e antiretorico romanzo italiano sulla Resistenza. La storia è quella del giovane studente Johnny, cresciuto nel mito della letteratura e del mondo inglese, che dopo l’8 settembre decide di rompere con la propria vita e di andare in collina a combattere con i partigiani. Una storia simile a quella di molti altri giovani e di molti altri libri scritti sullo stesso argomento. Ma Fenoglio riesce a dare alle avventure e alle passioni di Johnny una dimensione esistenziale ben più profonda e generale.

Piero Chiara, La stanza del vescovo, Mondadori: Estate 1946. La guerra è appena terminata e sulle rive del Lago Maggiore si torna faticosamente a vivere. Il protagonista di questo maturo e sapido romanzo di Piero Chiara è un giovane sui trent’anni che solca le acque del lago per diporto; gettata l’ancora nel porticciolo di Oggebbio, viene invitato a Villa Cleofe dall’enigmatico dottor Orimbelli, che lì vive con la moglie, acida e molto più anziana di lui, e la bella cognata Matilde, vedova. Il giovane si sente nel contempo attratto e respinto dal mistero che si respira nelle stanze di quella villa, ma finisce con l’accettare l’ospitalità di Orimbelli. Giorno dopo giorno l’amicizia tra i due si consolida, anche perché entrambi non tardano a riconoscersi come accaniti dongiovanni. Un tragico avvenimento viene però a turbare il clima tranquillo della villa, e quello che fino a quel momento è stato un fine ritratto della vita di provincia assume all’improvviso i contorni del “giallo”. Cos’è avvenuto veramente nella darsena? Chi era l’uomo in bicicletta intravisto sulla strada del lungolago?

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2 pensieri su “Libri ambientati in Piemonte

  1. Claudia

    Ciao Marina!
    Sei nella mia Regione 🙂
    Tra i libri che citi ho letto: Cuore, La donna della domenica e La luna e i falò.

    Ti posso consigliare:
    Ti scriverò prima del confine di Diego Barbera
    Il posto giusto di Simona Garbarini
    L’invenzione della madre di Marco Peano
    Una questione privata di Beppe Fenoglio
    A un passo dalla libertà di Novaria & Paviolo

    A presto!
    Claudia

  2. Marina Autore articolo

    Wow, grazie della bella lista, Claudia! Tra i libri che citi conosco solo Una questione privata, che a dire il vero non ho mai letto, o almeno non ancora. Ora mi informo sugli altri 🙂

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