Cynthia McLeod, The Cost of Sugar (Suriname)

15716956Cynthia McLeod, The Cost of Sugar (tit. originale Hoe duur was de suiker?), HopeRoad Publishing, London 2011. Traduzione di Gerald R. Mettam.

Il romanzo, originariamente scritto in olandese nel 1987, è recentemente stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Leone, solo l’anno scorso, con il titolo Il prezzo della libertà.

Quando ho acquistato questo libro pensavo che si trattasse di un romanzo sulla schiavitù in Suriname nel Settecento. Invece il romanzo è molto di più o, a seconda dei punti di vista, molto di meno.

Il libro è ambientato in Suriname negli anni Sessanta e Settanta del Settecento e copre quasi venti anni di storia. I personaggi sono molti e, sebbene il narratore sia una terza persona onnisciente, gli avvenimenti vengono raccontati dal punto di vista dei vari personaggi. Le figure principali sono sicuramente Elza Fernandez e Sarith A’haron, due sorellastre che si conoscono dall’età di sette anni, quando il padre di Elza sposa la madre di Sarith. Sarith, come molti dei personaggi di questo libro, è ebrea, mentre Elza non lo è perché, com’è noto, soltanto i figli di madre ebrea sono considerati ebrei, e la madre di Elza era una cristiana sposata a un ebreo. Altri personaggi molto importanti sono gli schiavi.

Sarith è una ragazza molto bella che fa grande uso della sua bellezza e delle sue arti di seduzione per irretire ragazzi e uomini di qualunque età, con i quali non si fa problemi ad andare a letto nonostante la rigida morale sia dell’epoca che della sua religione. Questo è un fatto davvero straordinario se si pensa che il libro è ambientato nel Settecento, così come è straordinario il matrimonio misto fra il padre e la madre di Elza che, come detto, appartengono a due religioni diverse. Ignoro se questo possa essere corrispondente alla realtà storica; in Europa cose del genere in quel periodo sarebbero state impensabili, ma è possibile che la vita nelle colonie americane fosse più rilassata.

Elza invece è una brava ragazza, che si innamora dell’olandese Rutger, da poco giunto nella colonia. Presto i due convoleranno a nozze, mentre Sarith, nonostante il suo fascino, resta da sola per molto tempo, cosa che, da ragazzina viziata qual è, la fa infuriare.

Dicevo che altri personaggi importanti sono gli schiavi: penso a Mini-mini, la schiava personale di Sarith, ma anche a Maisa, la schiava di Elza, e ad Alex, lo schiavo di Rutger. Quest’ultimo, appena arrivato dall’Europa, inizialmente fatica ad abituarsi all’idea degli schiavi, ma vedremo che ben presto si adatterà alle varie usanze del Paese che lo ospita.

Importante, oltre alla storia delle due sorellastre e delle loro vicende sentimentali, è anche il tema della schiavitù, che viene delineato molto bene nel corso di tutto il romanzo parlando della vita quotidiana degli schiavi nelle piantagioni. Dunque veniamo a sapere come venissero trattati da padroni più e meno illuminati, quali fossero i loro pensieri, idee e fedeltà, quali trattamenti fossero loro riservati nelle piantagioni appartenenti a padroni meno progressisti. L’autrice ci racconta anche la storia delle rivolte degli schiavi che si sono verificate in quel periodo, narrandoci i vari atti sanguinosi che sono stati compiuti ma facendoci vedere sia il punto di vista dei bianchi che quello degli schiavi.

McLeod è molto brava nel delineare la vita degli schiavi, anche se va detto che a volte i due piani della narrazione (vita delle due ragazze e schiavitù) appaiono un po’ separati e messi insieme quasi a forza. A un certo punto c’è anche un episodio del tutto scollegato dal contesto, quando vediamo come un ragazzo olandese vada in Suriname per fare la guerra e portare a casa l’oro che lì si dovrebbe trovare. L’episodio non ha alcun collegamento con il contesto se non che il ragazzo partecipa alla guerra contro gli schiavi e ha un breve incontro con l’amante di Sarith. In realtà questo episodio ha il solo scopo di mostrarci come i neri fossero delle persone dotate di grande umanità e come non se la prendessero coi soldati perché li ritenevano soltanto dei poveri sfruttati. È dunque un episodio del tutto emotivo che riesce bene nel suo intento ma, molto semplicemente, non c’entra niente con il resto del romanzo.

Inoltre alcuni avvenimenti sembrano un po’ inverosimili, tipo certi innamoramenti di Sarith verso una determinata persona che prima aveva detto non piacerle.

Pertanto il romanzo non è privo di difetti, ma è una storia molto emozionante e che non lascia facilmente al lettore il desiderio di staccarsi dalle pagine. In buona sostanza, nonostante le evidenti pecche, a me è piaciuto molto e, visto che è stato finalmente tradotto in italiano, mi sento di consigliarlo.

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