Malala Yousafzai, I Am Malala (Pakistan)

Malala Yousafzai, I Am Malala, Weidenfeld & Nicholson, London 2015.

Tutti conosciamo la storia di Malala, che nel 2012, a soli 15 anni, è stata vittima di un attacco mirato da parte dei Talebani ed è sopravvissuta miracolosamente alla sparatoria dopo che un proiettile le aveva perforato la testa, passando vicinissimo al cervello. Malala nel 2014 ha vinto il premio Nobel per la pace, la più giovane persona mai premiata nella storia del Nobel. Malala è un’attivista per il diritto all’educazione dei bambini, che fin da piccola si è battuta perché i bambini del suo paese, il Pakistan, potessero ricevere la dovuta educazione, e in particolar modo le bambine, a cui un editto dei Talebani aveva vietato di accedere al sistema scolastico.

Tutti conosciamo la sua storia, e in molti abbiamo letto il libro in cui lei stessa la narra insieme alla giornalista Christina Lamb. Ma chi non l’ha ancora letto dovrebbe assolutamente farlo, perché questo è un libro importante e la storia di Malala è fonte d’ispirazione e di motivazione per tante altre persone, che siano esse oppresse o meno.

Il libro parla di Malala fin dalla nascita, passando per la più tenera infanzia, e arrivando al presente in cui è stato scritto, cioè al 2013. Ma parla anche della storia del Pakistan, uno stato tormentatissimo fin dai suoi inizi, scorporato dall’India nel 1947 e reso nazione a sé. La storia è in realtà soprattutto quella della valle dello Swat, da cui Malala proviene: una regione montuosa a maggioranza Pashtun, l’etnia prevalente in Afghanistan, con cui infatti la valle confina. La regione è stata devastata, negli anni 2000, dai Talebani, che in poco tempo presero il controllo della valle, imponendo la loro visione del mondo oppressiva e violenta. Sostanzialmente il governo del Pakistan rimase a guardare e la valle dello Swat divenne teatro di violenze, attentati e repressioni da parte dei Talebani.

I Talebani sono contrari alla benché minima emancipazione femminile, ragion per cui proibirono alle bambine l’accesso all’educazione, relegandole in casa nella purdah, ovvero nell’isolamento più totale. Malala fin da bambina, a poco più di 10 anni, si batte per sconfiggere questa violenta visione del mondo che impedisce alle bambine di essere educate, ed è per questo che i Talebani hanno tentato di ucciderla, nonostante fosse poco più di una bambina all’epoca del tentato omicidio.

Devo dire che capisco poco chi dice che non si aspettava di trovare tanta storia e politica in questo libro, o che il libro è noioso a causa di questi contenuti. È vero, nella prima metà il racconto di Malala stenta a decollare e può risultare pesante perché i fatti storici e politici narrati sono tanti, ma sono raccontati in modo semplice e con dovizia di particolari, senza però appesantire troppo il discorso. Credo che questa cornice storico-politica sia essenziale per capire il contesto in cui è avvenuto l’attentato a Malala, nonché ovviamente il contesto in cui è andato nascendo e sviluppandosi il suo attivismo.

In conclusione penso che sia un libro che tutti dovrebbero leggere, sia per capire meglio la storia di questa coraggiosissima ragazza, sia per comprendere la storia di un paese e soprattutto la storia dell’oppressione talebana, sia per capire quanto coraggio, passione e determinazione ci vogliano per dedicare la propria intera vita a una causa.

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