Margaret Atwood, Alias Grace

Margaret Atwood, Alias Grace, Virago, London 1997. 545 pagine.

Di certi libri, a volte, non si riesce a parlare senza svelare alcune/molte cose. O almeno io non ci riesco. Perciò non leggete questa recensione se volete leggere questo romanzo in maniera “innocente”, senza sapere molto di quello che accadrà.

Il mio interesse per questo romanzo nasce da due fattori: il primo è che ho letto altri tre libri di Margaret Atwood e mi sono tutti piaciuti molto, il secondo è che avevo letto da qualche parte che questo romanzo trattava di una donna che probabilmente soffriva di disturbo dissociativo dell’identità.

Partiamo però dall’inizio: questa è la storia romanzata di Grace Marks, una ragazza di appena sedici anni che nel 1843 ha ucciso (o forse no) un uomo e una donna con l’aiuto di James McDermott, un altro servo nella casa. O forse è successo il contrario? McDermott li ha uccisi con l’aiuto di Grace Marks? La storia rimane ad oggi avvolta nel mistero e, sebbene entrambi siano stati condannati alla pena di morte, soltanto McDermott fu impiccato, mentre a Grace fu concessa una riduzione di pena, commutando la pena di morte in ergastolo. In seguito, dopo quasi 30 anni di galera (di cui un anno e mezzo trascorso in manicomio), le verrà concessa la grazia.

Ma chi era Grace Marks? Una perfida assassina e femme fatale, un’ingenua vittima, o una donna gravemente malata di mente? Questo non è dato sapere, ma Atwood avanza delle ipotesi del tutto fittizie e narrative in proposito. Anche se l’autrice stessa lascia molto spazio all’interpretazione personale del lettore, che non sa mai se quella che gli viene raccontata è la realtà o qualcosa che la protagonista gli vuole far credere. Deve sospendere l’incredulità oppure no? Il narratore (anzi, la narratrice) è affidabile? Tutto questo rimane aperto all’interpretazione del lettore.

Per due terzi del libro ho messo fortemente in discussione la tesi, letta non ricordo più dove, che Grace soffrisse di disturbo dissociativo dell’identità, quello che una volta veniva chiamato disturbo di personalità multipla. A me sembrava più schizofrenica, con allucinazioni e, certamente, momenti di dissociazione. Poi ho cambiato idea, in un punto cruciale del romanzo, quello in cui la donna viene ipnotizzata da un sedicente medico, psichiatra e ipnotista. Sedicente perché in realtà si tratta di una vecchia conoscenza di Grace, il venditore ambulante Jeremiah. Eppure, con tutta la sua impostura, è proprio il sedicente medico ad arrivare più vicino alla realtà, quando dichiara che forse Grace ha in sé due personalità distinte, e non semplicemente due differenti stati di coscienza.

Cosa avviene durante la seduta d’ipnosi? Grace viene ipnotizzata e inizialmente è lei a parlare, ma in seguito comincia a parlare con una voce diversa e dichiara di essere Mary – che nella realtà è una vecchia amica di Grace morta giovanissima per le conseguenze di un aborto. Come dice uno dei presenti (non per niente un uomo di Chiesa…), qualche decennio addietro, o forse secolo, lo si sarebbe considerato un chiaro caso di possessione e si sarebbe chiamato l’esorcista.

In sostanza, Grace è afflitta per buona parte della sua vita da misteriosi svenimenti e mancamenti, da amnesie più o meno lunghe, e le persone che la circondano la accusano di comportarsi prima in un modo e poi nel suo opposto. Grace nega con veemenza questo suo doppiogiochismo, così come ha sempre negato con veemenza di aver partecipato al duplice omicidio, affermando di non ricordare niente di quella circostanza. E quando viene sottoposta a ipnosi parla con la voce di Mary e racconta una storia del tutto differente.

Sembrerebbe un caso da manuale di disturbo dissociativo dell’identità, considerando anche il fatto che a un certo punto sembra fare cenno a delle violenze subite da bambina ad opera di suo padre, essendo la violenza sessuale in età infantile la causa del 99% dei disturbi dissociativi dell’identità. Eppure non mi ha convinto fino in fondo, perché in seguito a questa ipnosi Grace non sembra più avere altri “sdoppiamenti della personalità”, ovvero il suo alter, Mary, sembra non venire più alla luce. Questo mi sembra strano, ma onestamente non sono affatto esperta di questo complicatissimo e controverso disturbo, perciò non so se questo sia possibile.

Da un punto di vista psicologico il romanzo è di estremo interesse, perché affronta una patologia gravissima e poco nota, che però rimane molto controversa nel mondo della psichiatria, tanto che alcuni specialisti ritengono che non esista affatto, ma che i supposti “malati” stiano semplicemente fingendo per le più svariate ragioni.

E, come qualcuno ricorda in questo romanzo, molti delinquenti fingono per evitare la pena capitale. Oppure, di nuovo, è semplicemente l’autrice che non vuole farci capire dove stia la verità? Di nuovo, tutto rimane aperto all’interpretazione, e ogni lettore può leggere il libro in maniera diversa.

Di fatto, la psicologia è solo un aspetto di questo romanzo, che è sicuramente quello che mi ha più interessato, ma che non è assolutamente l’unico né, forse, neppure il principale.

Molta importanza riveste anche il ruolo della donna nella società di metà Ottocento: sia la donna di servitù che quella di più alta classe sociale. Le serve sono viste come oggetti, che vengono pagate per i loro servizi, i quali molto spesso possono anche tranquillamente comprendere servizi sessuali ai quali la serva deve piegarsi. Molto spesso i “gentiluomini” dell’epoca promettevano alle ragazze di sposarle, ma è inutile dire che non lo facevano mai nemmeno per errore. Anche le donne di classe sociale più elevata sono comunque viste come oggetti, di cui un uomo può disporre come crede, perché all’uomo sono concesse molte licenze cui la donna non può di certo aspirare. Interessante a tal proposito è il rapporto fra Rachel e il dottor Jordan, dove non si capisce bene se la donna sia masochista e ami essere presa con la forza oppure se, più probabilmente, non venga di fatto violentata dal gentile dottore.

Come tutti i libri di Atwood, un romanzo molto sfaccettato. Tra l’altro trovo estremamente interessante che tutti i libri di questa autrice che ho letto siano molto diversi tra loro, rivelando un’autrice di grande inventiva e capacità.

Il romanzo è pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie con il titolo L’altra Grace.

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