William Kamkwamba e Bryan Mealer, The Boy Who Harnessed the Wind (Malawi)

William Kamkwamba e Bryan Mealer, The Boy Who Harnessed the Wind, Harper Collins, Pymble – Toronto – Auckland – London – New York 2009. 270 pagine.

Questo libro, pubblicato in italiano da Rizzoli con il titolo Il ragazzo che catturò il vento, è la storia vera e autobiografica di William Kamkwamba, un ragazzo malawiano che da giovanissimo ha creato una pala eolica per portare la corrente elettrica al suo piccolissimo villaggio, Wimbe.

L’autore non racconta soltanto la storia di come abbia creato questa pala eolica, ma ci narra tutta la storia della sua vita, partendo da come i suoi genitori si sono conosciuti fino ad arrivare al momento attuale in cui il libro è stato scritto, ormai sette anni fa.

Il racconto dell’infanzia di Kamkwamba è davvero bello: l’autore narra di un’infanzia normalissima come figlio di un contadino in una famiglia numerosa in cui lui è l’unico figlio maschio. William ha una bella famiglia, degli ottimi amici, va a scuola, gioca con i suoi amichetti, ha cibo e vestiti. La cosa più bella è quando racconta di come giocasse con i suoi amici e fa notare come tutti i bambini del mondo giochino pressappoco allo stesso modo: siamo dunque tutti uguali, checché ne dicano razzisti e xenofobi vari.

A un certo punto però, nel 2001-2002, quando William ha circa 13 anni, arriva una terribile carestia in Malawi, frutto delle politiche miopi dell’Occidente e del presidente del Malawi. L’occidente infatti esige il pagamento di una parte del debito pubblico, e il presidente pensa bene di vendere tutte le riserve di mais della nazione, senza minimamente considerare che il mais è la fonte primaria di alimentazione per la sua gente. All’inizio Kamkwamba parla semplicemente di fame, quando si riesce ancora a mettere insieme almeno un pasto al giorno, ma poi arriva la carestia vera e propria, con tutto il suo seguito di orrori: gente scheletrica, gente gonfia per la mancanza di proteine, gente che si riduce a mangiare la pelle delle capre, gente che si ammala di colera. Questi capitoli sono assolutamente strazianti e vorrei farli leggere ai salviniani e leghisti vari, per vedere se hanno anche loro un cuore o se invece gli è rimasta una pietra al suo posto, perché è impossibile non sentirsi male leggendo quello che Kamkwamba racconta.

Per fortuna però con il nuovo raccolto la carestia finisce, lasciando dietro di sé la sua scia di innumerevoli morti. Ma fortunatamente nella famiglia di William sono ancora tutti vivi, anche se molto provati. Per far passare il tempo William decide di andare alla biblioteca locale, di cui ha sentito parlare, e che finirà per diventare un suo punto di ritrovo fisso. Qui prende in prestito molti libri, soprattutto testi scolastici perché a causa della povertà è stato costretto ad abbandonare la scuola, ma anche altri libri. In particolare prende in prestito libri che in un modo o nell’altro parlano di scienza, perché è un argomento che l’ha sempre affascinato fin da piccolo, anche quando ancora non sapeva che si trattasse di scienza. Da piccolo infatti voleva sempre sapere come funzionassero le cose (dinamo delle bici, automobili ecc.) e insieme a suo cugino aveva messo su un “laboratorio” di riparazione radio.

Fra i vari libri che prende in prestito, ce n’è uno su come generare elettricità attraverso il vento. Il vento è una fonte inesauribile di energia in Malawi, Paese molto ventoso e quindi da questo punto di vista molto ricco. Così Kamkwamba decide di costruire la sua pala eolica. Prima ne fa un modello piccino, per vedere se funziona, poi, essendo l’esperimento andato bene, ne costruisce un’altra alta cinque metri, con l’aiuto dei suoi fidati amici Geoffrey e Gilbert. Bisogna ricordare che a questo punto William ha non più di 15 anni. Ebbene, la pala eolica funziona! Riesce così a portare l’elettricità nella sua casa, portando la luce in ogni stanza.

Vi chiederete, ma come ha fatto un adolescente povero a costruire una pala eolica? È semplice: con i rifiuti. Non potendo andare a scuola William inizia a frequentare la discarica antistante l’edificio scolastico, e qui trova innumerevoli pezzi gettati come rifiuti ma che per lui sono oro colato. Altri pezzi li trova in casa sua o di amici, e qualcosa viene acquistato dall’amico Gilbert, un po’ meno povero ma comunque a costo di sacrifici. Ed è così che William realizza la sua prima vera pala eolica. Gli altri abitanti del villaggio, a parte i suoi due amici e i familiari, lo ritengono un pazzo, magari uno squilibrato che fuma marijuana e quindi ha questi sogni assurdi. Invece William proverà a tutti che si sbagliavano.

In seguito ci sarà il rischio, per fortuna scongiurato, di un’altra carestia, e a questo punto gli abitanti del villaggio cominceranno a dare la colpa alla magia e agli stregoni, non potendo più incolpare il presidente perché quello nuovo è molto attento ai bisogni dei contadini. Incolpare la magia, anzi la stregoneria, è molto semplice in un Paese dalle forti credenze magiche, ma significa anche dare la colpa a William, visto come uno stregone a causa della sua “diabolica” pala eolica. Per fortuna il tutto rientrerà in poco tempo.

La cosa interessante è che la voce della pala eolica di William si sparge e presto arrivano i giornalisti dei quotidiani nazionali a intervistarlo. Vari personaggi importanti si interessano alla storia di William e si adoperano affinché sia possibile, nonostante la sua età (ormai ha 18-19 anni), farlo reiscrivere alla scuola superiore che ha abbandonato al primo anno, e possibilmente in una scuola di maggior prestigio. Questo si rivelerà molto difficile, ma alla fine si riuscirà a far iscrivere William a una scuola, anche se per nulla prestigiosa. Ma è a questo punto che la fama di William Kamkwamba oltrepassa i confini nazionali, alcuni blogger si interessano alla sua pala eolica e iniziano a scriverne, ed è così che il ragazzo viene invitato a una conferenza TED che si terrà in Tanzania. Per William è la prima volta in aereo e la prima volta in albergo, è emozionatissimo e quando arriva alla conferenza il poco inglese che conosce sembra scomparire. Ma qui conoscerà tanti personaggi, fra cui molti americani, che lo aiuteranno a sviluppare ulteriormente la sua idea e a proseguire gli studi in una scuola migliore, tanto che alla fine riuscirà a iscriversi a una selezionatissima scuola a Johannesburg, in Sudafrica.

E poi inizierà a girare il mondo, andando soprattutto in America a trovare i suoi amici. Tutto questo grazie a delle donazioni fatte dai suoi amici e da altre persone interessate alla sua storia. Ma non solo: Kamkwamba parlerà al Forum economico mondiale e sarà invitato al Museo della Scienza e dell’Industria di Chicago.

Insomma, un ragazzo povero con un’incredibile e innata passione per la scienza riesce a inventare qualcosa di straordinario e a farsi conoscere così in tutto il mondo. Il libro è bellissimo, commovente e a tratti non sprovvisto di una certa ironia di fondo. Sicuramente il libro più bello che abbia letto quest’anno, finora. Lo consiglio caldamente.

Qui c’è il sito di William Kamkwamba, per chi conosce l’inglese. Purtroppo il blog non è aggiornato dal 2014, ma è comunque interessante.

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