Pasquale Festa Campanile, Per amore solo per amore

Pasquale Festa Campanile, Per amore solo per amore, Bompiani, Milano 1997. 208 pagine.

Questa è la storia di Giuseppe, marito di Maria e padre di Gesù, narrata da Socrates, falegname nella bottega di Giuseppe.

La storia inizia quando Giuseppe ha 18 anni: è un giovane uomo bellissimo che fa girare la testa a tutte le donne e le ragazze, e che si diverte a far girare loro la testa. Regala sorrisi a destra e a manca, porta sul petto un cuore di tela regalatogli da una ragazza, ne bacia un’altra, fa l’amore con un’altra ancora. Tutte lo vogliono e lui vuole tutte.

Un giorno nella sua bottega di falegname di Betlemme capita una bambina di otto anni, Maria di Nazaret. In seguito Giuseppe si trasferirà proprio a Nazaret, dove rivedrà la bambina, a cui aveva costruito un carrettino giocattolo. La piccola inizierà così a frequentare la bottega dei falegnami (Giuseppe, Socrates e il muto Natan), diventandone una grande amica.

Col passare degli anni Maria cresce e smette di frequentare la bottega, perché non sta bene che una giovane frequenti tre uomini scapoli. Quando poi Giuseppe rivedrà Maria, lei sarà ormai diventata una donna bellissima e lui se ne innamorerà perdutamente…

C’è scritto in copertina che si tratta della “più grande storia d’amore mai raccontata”: questo non lo so, ma di sicuro è una grande storia d’amore quella fra Giuseppe e Maria. Un amore fortissimo che saprà andare al di là dei problemi più apparentemente insormontabili, per resistere sempre bello e pulito. Ma non per questo innaturale o inverosimile: Festa Campanile infatti ci fa vedere, e bene, anche il lato più sanguigno di Giuseppe, che rispetta sì la verginità della moglie, ma si ubriaca, urla e strepita proprio come farebbe una persona qualunque.

Il grande pregio di questo libro è proprio quello di narrare eventi straordinari parlando però di persone ordinarie, comuni, del tutto verosimili. A questi personaggi ci possiamo sempre sentire vicini, non sembrano davvero “santi” nel senso comune del termine, sono anzi molto umani.

Sicuramente mi sarebbe piaciuto conoscere il punto di vista di Maria sulla vicenda, ma ho apprezzato molto che si sia scritto di Giuseppe, che dei tre è il personaggio considerato di meno, normalmente.

Il libro ha vinto il Premio Campiello nel 1984 e nel 1993 ne è stato tratto un film diretto da Giovanni Veronesi.

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