Libri dal Venezuela

Salto Angel

Edgar Borges, La contemplazione, Lavieri: La contemplazione racconta il viaggio di un individuo (uomo? donna?) che cerca di riconquistare la persona amata. Questo tentativo sarà però messo in opera senza considerare che la crisi di coppia era a suo tempo dovuta a un problema rimasto irrisolto: quello con il proprio “corpo nemico”, con la propria esistenza estranea.
Il destino di questo individuo sarà la calle 11. Nel corso di questo visionario viaggio a bordo di un treno dal quale è molto difficile riuscire a scendere, ci si rende conto che il fantomatico compagno di cui si va alla ricerca potrebbe essersi trasformato nel frattempo in un Altro, in un “Signore Anonimo” che attenta contro il Sistema. Lei potrebbe essere Lui, e viceversa.
La contemplazione è stato insignito con il 1° Premio Internacional de Novela Albert Camus ed è il suo primo romanzo tradotto in italiano.

Moisés Naím, La fine del potere, Mondadori: Sappiamo che il potere si sta spostando: da Ovest a Est e da Nord a Sud, dai palazzi presidenziali alle piazze e al cyberspazio, dai formidabili colossi industriali alle agili start-up e, in modo lento ma inesorabile, dagli uomini alle donne. Chi oggi si trova in posizioni di potere è più vincolato, ha meno margini operativi e rischia di perdere il posto come mai prima d’ora. Il potere sta diventando più debole ed effimero: è divenuto più facile da conquistare, ma più difficile da esercitare e più semplice da perdere.
Ne La fine del potere, Moisés Naím, giornalista pluripremiato ed ex direttore di «Foreign Policy», illustra la lotta tra i grandi protagonisti un tempo dominanti e i nuovi micropoteri che li sfidano in ogni ambito dell’azione umana. Una contrapposizione, quella tra micropoteri ed establishment, che può sfociare nel rovesciamento dei tiranni o nell’eliminazione dei monopoli, ma anche condurre al caos e alla paralisi.
Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti, nell’ambito degli affari come in quello della religione, dell’istruzione o della famiglia, in pace come in guerra: nel 1977, ottantanove paesi erano governati da autocrati, mentre oggi oltre la metà della popolazione mondiale vive in regimi democratici; nella seconda metà del 2010, i primi dieci fondi speculativi del mondo hanno registrato profitti superiori a quelli complessivi delle sei banche più importanti; gli amministratori delegati sono sottoposti a maggiori vincoli e rimangono in carica per un periodo più breve rispetto ai loro predecessori; i moderni strumenti di guerra sono più economici e accessibili, tanto che gruppi come Hezbollah possono permettersi di acquistare droni.
Chi detiene il potere lo conserva erigendo imponenti barriere, ma oggi le forze rivali smantellano quelle barriere più rapidamente e facilmente che mai. Per poi scoprire, una volta conquistato il comando, la loro stessa vulnerabilità.
Appassionante e provocatorio, il libro di Naím offre una prospettiva rivoluzionaria sull’inevitabile fine del potere e sul modo in cui essa cambierà il nostro mondo.
Il primo capitolo: http://leggere.librimondadori.it/moises-naim-la-fine-del-potere/

Moisés Naím, Illecito, Mondadori: La globalizzazione dell’economia e dei mercati che ha avuto corso negli ultimi dieci anni non ha coinvolto solamente le attività finanziarie lecite, ma ha fatto da volano ad almeno cinque grandi realtà economiche illecite, sotterranee e parallele. Il traffico di droga, di armi e di uomini, il lavaggio di denaro sporco e la contraffazione di marchi, oggetti industriali e opere dell’ingegno hanno raggiunto dimensioni economiche vastissime, pari a un decimo del totale del mercato mondiale “in chiaro”. Naím fa luce su questo complicato intreccio di affari e malavita che sta invadendo il mondo e mettendo in serio pericolo le varie economie, e offre al lettore un campionario di storie incredibili e alcune ricette per tentare di uscirne.

Eugenio Montejo, La lenta luce del Tropico, Le Lettere: “I versi di Eugenio Montejo ci rivelano qualcosa di cui abbiamo bisogno, anche se dopo non sappiamo spiegare esattamente cosa. So che il mio amico Maqroll lo capisce meglio di me, e per questo quando si vedono parlano a lungo tra di loro, senza stancarsi mai. E io, lo confesso, provo un po’ di invidia per questa loro intesa.” (Álvaro Mutis)

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