Libri dall’Ungheria

Budapest, il Parlamento

Sándor Márai, Le braci, Adelphi: Come un Roth o uno Schnitzler allo stato incandescente: così ci appare oggi, fin dalle prime pagine, questo superbo romanzo. Ma anche, si potrebbe aggiungere, come una sequenza di scene viste attraverso l’obiettivo di Max Ophüls. Quanto all’autore, Sándor Márai fu uno di quei grandi a cui accadde, per un certo tratto della loro vita, di essere famosi e che i cataclismi politici finirono poi per relegare ai margini. Questo libro riaffiora dunque dall’oblio – con il gesto imperioso di qualcosa che non si potrà più dimenticare.
Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili (una di quelle amicizie maschili non meno intense del rapporto fra due gemelli monozigoti), tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava, per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: «una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione». Tutto converge verso un «duello senza spade» – e ben più crudele. Tra loro, nell’ombra, il fantasma di una donna. E il lettore sente la tensione salire, riga dopo riga, fino all’insostenibile, mentre scorre una prosa incalzante, nitida, senza scampo.
Le braci fu pubblicato per la prima volta nel 1942.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/08/03/le-braci/

Sándor Márai, L’eredità di Eszter, Adelphi: «Nella vita esiste una specie di regola invisibile per cui ciò che si è iniziato un giorno prima o poi lo si deve portare a termine». Per vent’anni Eszter ha vissuto un’esistenza piana e senza scosse, nella quasi inconsapevole attesa del ritorno di Lajos, il solo uomo che abbia mai amato e grazie al quale ha conosciuto, per un breve periodo, «quel senso di allarme continuo» che è stato «l’unico vero significato della sua vita». E un giorno Lajos torna: Lajos il bugiardo, l’imbonitore, il falsificatore di cambiali, il mascalzone, Lajos che esercita sugli altri un fascino il cui effetto è paragonabile solo a quello di un sortilegio o di un terribile veleno, Lajos che l’ha ingannata sempre, che mente «come urla il vento, con una specie di forza primordiale, con allegria indomabile» – che aveva detto di amare una sola donna, lei, e poi aveva sposato sua sorella. Ed Eszter sa che Lajos torna per prendersi l’unica cosa di valore che ancora non si è portato via, e che lei non farà niente per impedirglielo. Sa anche che la storia non è finita, perché «gli amori infelici non finiscono mai». Che Márai sia un maestro della tensione narrativa spinta quasi all’insostenibile è cosa ben nota ai lettori delle Braci. Solo Márai può gareggiare con se stesso – e qui, ancora una volta, ci racconta una storia che stringe la nostra mente in una morsa, fino allo scoccare dell’ultima parola.
L’eredità di Eszter fu pubblicato a Budapest nel 1939.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/10/20/sandor-marai-leredita-di-eszter/

Tutti i libri di Sándor Márai: http://www.adelphi.it/catalogo/autore/701/p1

Péter Esterházy, Harmonia coelestis, Feltrinelli: Gli Esterházy, una delle più importanti famiglie aristocratiche d’Europa, si sono radicati attraverso i secoli nella storia ungherese e asburgica. Si tratta, quindi, di una storia europea e, infatti, Harmonia Cælestis, questo monumentale ‟romanzo familiare”, è stato salutato alla sua apparizione come un’‟epopea nazionale”. La prima parte del romanzo è strutturata come un puzzle, una cornucopia di leggende, cronache, miti ed episodi, un mosaico di testi, risalenti al sedicesimo secolo, in cui campeggia sempre la figura di un unico ‟padre”. Una saga familiare diventa il perno di una storia dell’umanità o, più esattamente, di quella nobiltà, non solo mitteleuropea, che viaggiava, studiava, stabiliva innumerevoli relazioni e si sentiva ovunque a casa propria. Di volta in volta, il ‟padre” è don Giovanni e buono a nulla, magnate ed erudito, vescovo e costruttore edile, pazzo e tiranno, ambasciatore e primo ministro: un passepartout per il tutto, illimitato e inesauribile come il potere della famiglia nel corso della storia. La seconda parte racconta la vita di una famiglia aristocratica nel ventesimo secolo sotto la dittatura, dalla repubblica dei Soviet del 1919 fino ai tempi più recenti. È una storia di espropriazione, sradicamento, impoverimento: la storia di una famiglia di fronte al niente. Tra questi due poli, il tutto e il niente, si muove il destino degli Esterházy.

Péter Esterházy, Una donna, Feltrinelli: Una donna. O novantasette differenti creature? Il libro si direbbe un inno all’eterno femminino nella sua inarrestabile e travolgente ricchezza di caratterizzazioni, in un continuo ondeggiare fra il sublime, il divino, il comico, il grottesco, l’ovvio e il volgare del quotidiano. Ognuna di queste donne è un’anti-Barbie: ora dea arrogante e inavvicinabile, ora amante capricciosa e passionale, ora moglie e madre detestabile, sa di Chanel n. 5 o di cipolle, ma è sempre irresistibile in tutte le sue metamorfosi. Travolto dalla vitalità di lei, il maschio narratore e personaggio di queste storie si tormenta nel desiderio, languendo nella propria inabilità e soggezione di eterno bambino-adolescente.

Tutti i libri di Péter Esterházy: http://www.amazon.it/gp/search/ref=sr_nr_i_1?fst=as%3Aoff&rh=k%3Ap%C3%A9ter+esterhazy%2Ci%3Astripbooks&keywords=p%C3%A9ter+esterhazy&ie=UTF8&qid=1433583757

Imre Kertész, Essere senza destino, Feltrinelli: Dal Premio Nobel 2002, un libro sul mondo concentrazionario e sulla psicologia dei campi di concentramento secondo uno scampato, che vorrebbe paradossalmente farsi portavoce della “felicità” dei campi.

Imre Kertész, Dossier K., Feltrinelli: Dossier K. è un romanzo autobiografico sotto forma di dialogo il cui ritmo batte su domande capitali.
L’infanzia a Budapest; il divorzio dei genitori; il rapporto con i nonni e la matrigna; l’esperienza ad Auschwitz e Buchenwald; il ritorno in Ungheria; il periodo nel Partito comunista; l’era Kadar; la caduta del Muro di Berlino; i due matrimoni; il premio Nobel; Berlino; la depressione; il ritorno alla scrittura: Kertész mette in discussione se stesso, e insieme i più grandi eventi della storia del Novecento.

Tutti i libri di Imre Kertész: http://it.wikipedia.org/wiki/Imre_Kert%C3%A9sz#Opere

Ferenc Molnár, I ragazzi della via Pal, varie edizioni: Due bande di ragazzi di Budapest lottano tra loro per il possesso di uno spazio per giocare, il campo della via Pál. Il terreno è adiacente ad una vecchia segheria, pieno di cataste di legna, siepi, oscuri e labirintici viottoli e i ragazzi della via Pál, comandati da Boka, proteggono la loro proprietà dalla banda delle Camicie Rosse, che vorrebbe usurpargliela. L’autore dimostra una conoscenza della psicologia infantile e una sensibilità non comuni, presentando la realtà attraverso l’occhio acuto e ingenuo dei bambini. Gli adulti non sono mai protagonisti, compaiono soltanto raramente in sottofondo, dando ampio spazio ai veri protagonisti del romanzo: i ragazzi della via Pál.

Magda Szabó, La ballata di Iza, Einaudi: Alla morte del marito Vince, un vecchio magistrato, Etelka accetta la proposta della figlia di lasciare la cittadina di provincia dove ha trascorso gran parte della vita e di trasferirsi a Budapest. Iza, una dottoressa molto attiva e stimata da pazienti e colleghi, organizza la vita della madre in ogni dettaglio, eliminando qualsiasi traccia del passato. Poco alla volta l’anziana donna si ritrova come pietrificata in una sorta di non-esistenza, sino a quando non decide di tornare nella cittadina per assistere alla posa di una lapide sulla tomba del marito. Scritto nei primi anni Sessanta, La ballata di Iza ha alcuni punti di contatto con La porta, il romanzo piú noto di Magda Szabó, e conferma la straordinaria bravura della scrittrice, abile nel narrare il complesso rapporto fra due donne, la generale incapacità umana di comprendersi e di comunicare, attraverso una scrittura lieve ma allo stesso tempo precisa e implacabile alla quale è difficile sottrarsi.

Magda Szabó, La porta, Einaudi: È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell’alone di mistero che ne circonda l’esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell’anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti più drammatici del Novecento. Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica, La porta è il romanzo che ha rivelato la più grande scrittrice ungherese contemporanea.

Tutti i libri di Mgada Szabó: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=Magda+Szab%C3%B3

Ferenc Karinthy, Epèpè, Voland: Dov’è capitato il professor Budai? Impossibile dirlo. Perché mentre dorme, convinto di essere in volo verso Helsinki, l’aereo atterra misteriosamente in una megalopoli sconosciuta e non identificabile nonostante ogni suo sforzo. Qui gli abitanti parlano e scrivono in maniera inintelligibile.
Budai è un linguista di fama mondiale,padroneggia perfettamente una trentina di lingue, ma non riesce a capire una sola parola. Insegne, giornali, comportamenti e gesti diventano ostili perché indecifrabili.
Robinson Crusoe dei nostri giorni, Budai è solo in un luogo che vive di un ritmo contrario e dovrà lottare contro l’emarginazione, la povertà, l’assurdo. Il suo destino adesso è quello di un immigrato incolto e povero. E soltanto nella rivolta che scoppia inattesa troverà finalmente un suo posto tra la folla. Ma, come nell’Ungheria del ’56, ogni ribellione è impossibile.
Épépé
è la più feroce metafora del divenire estraneo di un mondo apparentemente familiare.

László Krasznahorkai, Melancolia della resistenza, Zandonai: L’arrivo in piena notte di un circo che esibisce il corpo di una gigantesca balena diffonde un’ondata di gelo e di timori tra gli abitanti di una cittadina ungherese scossa da una catena di funesti accadimenti. Una schiera di misteriose figure sta per mettere a ferro e fuoco la città terrorizzata che rischia di sottomettersi a un grottesco Movimento per la Pulizia e l’Ordine. Su questo scenario si staglia una galleria di personaggi indimenticabili: la crudele signora Eszter, che architetta la sua avida scalata al potere e Valuska, eroe sfortunato con la testa fra le nuvole, la sola anima pura che si aggiri tra queste pagine. A questa situazione di catastrofe incombente László Krasznahorkai contrappone una macchina narrativa di stupefacente bellezza e profondità, una rappresentazione dell’apocalisse fondata sulla sproporzione e sull’allegoria, una scrittura infallibile che trascina il lettore in un vortice ammaliante. Melancolia della resistenza – da cui Béla Tarr ha tratto il film cult Le armonie di Werckmeister, su sceneggiatura dello stesso Krasznahorkai – ha raccolto gli elogi di Imre Kertész, W.G. Sebald e Susan Sontag che ha definito il romanzo “un’anatomia della desolazione nella sua forma più spaventosa e un commovente manuale per resistere a quella desolazione”.

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2 pensieri su “Libri dall’Ungheria

  1. Zeruhur

    A me “La porta” non è piaciuto… comunque avrei voluto avere questa guida sottomano tre anni fa, quando preparandomi a un week-end a Budapest, cercavo spasmodicamente letteratura ungherese.
    Spunti che terrò presente comunque, grazie

  2. Marina Autore articolo

    Ciao Zeruhur! Non ho letto “La porta” quindi non posso dire, le bibliografie le compilo semplicemente copincollando le informazioni dal web, preferibilmente dal sito della casa editrice.

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