Alba de Céspedes, Quaderno proibito

Alba de Céspedes, Quaderno proibito, Net, Milano 2006. 237 pagine, 8 euro.

Ho letto questo libro quasi per caso. Ce l’avevo fra i miei libri da leggere da innumerevoli anni, l’avevo preso a Firenze in quella che allora si chiamava MelBookstore, a metà prezzo. Impossibile dire, dopo tutti questi anni, cosa mi avesse colpito di questo libro tanto da decidere di comprarlo – forse la trama in quarta di copertina, forse ne avevo sentito parlare da qualche parte, chissà.

Il fatto è che è un libro bellissimo, che ogni donna dovrebbe leggere e, francamente, anche ogni uomo, così da dare meno per scontate alcune cose. Non me l’aspettavo, sinceramente, solo dalla quarta di copertina, di trovare un romanzo di questa caratura.

Il libro è scritto sotto forma di diario: si tratta infatti del diario della protagonista, Valeria, una donna di 43 anni all’inizio degli anni Cinquanta, quando una donna a quell’età era già considerata vecchia. Ha infatti due figli grandi e un marito che la chiama “mammà” e che non si cura più di lei. Piano piano veniamo a scoprire com’è fatta la vita di Valeria, ed è esattamanete come potremmo aspettarcela, eppure non è un romanzo banale proprio per questo.

Valeria è una donna che si sente ancora giovane sebbene tutti la considerino vecchia. È una donna che viene da una famiglia di nobili decaduti (per parte di madre, suo padre invece era un borghese), e che è stata costretta a lavorare come impiegata in un ufficio per provvedere alle esigenze familiari, perché il solo stipendio del marito Michele non basta. Ma Valeria ama molto il suo lavoro, non lo fa solo per obbligo, ma anche per scelta, ed è orgogliosa della sua posizione nell’azienda, una posizione di responsabilità.

I figli e il marito la danno per scontata, il suo lavoro in casa e fuori è scontato, il suo affaccendarsi e annullarsi per la famiglia è scontato, tutto ciò che fa è irrimediabilmente scontato. Quello di Valeria, nello scrivere il diario prima e nell’innamorarsi del direttore dell’ufficio poi, è un timido tentativo di ribellione, che come vedremo non sarà poi tanto timido. Valeria va contro la morale comune pur essendo strettamente impegolata in quella stessa morale; Valeria è l’esempio della donna post-bellica pur cercando di essere diversa; Valeria è tutte le donne, di fatto, Valeria è tutte le donne che vengono date per scontate, che hanno una vita-non vita in una famiglia che le soffoca.

Per questo dico che tutti dovrebbero leggere questo libro, per capire gli enormi sacrifici a cui le donne volontariamente (?) si piegano, per capire che nessuna donna va data per scontata, mai.

Il finale non è quello che ci si potrebbe aspettare e proprio per questo rende ancora più bello il romanzo, ancora meno scontato. Questo libro è un piccolo gioiellino, che bisognerebbe assolutamente riscoprire.

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