Orhan Pamuk, La nuova vita (Turchia)

Orhan Pamuk, La nuova vita (tit. originale Yeni Hayat), Einaudi, Torino 2008. Traduzione di Marta Bertolini e Şemsa Gezgin. 257 pagine, 11,50 euro.

«Un giorno lessi un libro e tutta la mia vita cambiò.»

Come non restare affascinati da un incipit così? Sicuramente promette una storia molto bella, magari sulla passione per i libri e la lettura. E leggendo il libro si scopre che in un certo senso è così, anche se solo in parte. E che la storia è bella, anche se solo in parte.

Osman legge un libro e tutta la sua vita cambia. Si sente come risucchiato da questo libro, come se il libro emanasse luce, come se dovesse per forza mettersi a cercare il luogo descritto nel libro per iniziare finalmente la sua nuova vita. Ed è proprio quello che fa: inizia a trascurare le sue lezioni di ingegneria per mettersi alla ricerca di questo fantomatico luogo descritto nel libro. Proprio all’inizio della sua ricerca incontra all’università Canan, una ragazza bellissima di cui si innamora perdutamente. Il loro viaggio alla ricerca del luogo descritto nel libro finirà poi per incrociarsi e l’amore di Osman per Canan sarà sempre più forte. Seguiamo dunque i due protagonisti nei loro viaggi in pullman per tutta la Turchia, anche quella più remota.

La storia è interessante, ma non è precisamente quello che mi sarei aspettata dall’incipit. Resta tuttavia una bella storia. È però lo svolgimento che non mi è piaciuto da impazzire, essendo davvero troppo onirico e bizzarro. Non che io non apprezzi la scrittura onirica, ma forse in questo momento avevo bisogno di qualcosa di maggiormente concreto.

Il tema di fondo non è davvero il libro, ma l’incontro-scontro tra Oriente e Occidente, come sempre in Pamuk. La Turchia è infatti un Paese profondamente occidentalizzato, ma fondamentalmente orientale, ed è quindi forte in essa la presenza di questo incontro-scontro. Senz’altro Pamuk lo descrive molto bene e anche in modo originale, eppure questo libro non mi ha convinto fino in fondo. Forse anche perché dopo aver letto Il mio nome è Rosso niente può arrivare a quell’altezza.

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