Jarmila Očkayová, Appuntamento nel bosco (Slovacchia)

Jarmila Očkayová, Appuntamento nel bosco, Edizioni EL, Trieste 1998. 62 pagine.

Riprendo, con grande calma, il mio giro del mondo letterario con questa tappa in Slovacchia. Per questo paese ho deciso di leggere un’autrice forse non molto rappresentativa, in quanto vive da decenni in Italia e scrive in italiano, ed è dunque forse più italiana che slovacca. Tuttavia il libro che ho deciso di leggere è molto slovacco, e molto bello.

Questo brevissimo libro viene presentato dall’editore come un libro per ragazzini (non per bambini), ma secondo me non lo è affatto. Oddio, per come sono i ragazzini oggi, forse potrebbero anche leggerlo, ma le tematiche affrontate sono molto importanti e pesanti e secondo me sono forse più adatte a un pubblico adulto, o almeno di giovani adulti.

Il libro è ambientato nel 1992, nel pieno della guerra dei Balcani. Wanda è una ragazzina di 15 anni che vive in un piccolo villaggio slovacco. Ha tanti amici, e un giorno fa amicizia anche con Ramona, una ragazza croata della sua stessa età, fuggita dalla guerra insieme a quel che rimane della sua famiglia. L’amicizia dura appena una settimana, ma in quel periodo di tempo le due ragazzine sono inseparabili. A Wanda piace molto la storia, ma solo quella dei libri, non quella reale, perché quella le fa paura. È molto bello il momento in cui fa una ricerca in biblioteca e scopre che i croati vengono originariamente dai Carpazi, e quindi va dalla sua amica a dirle che in realtà non è davvero una rifugiata, ma è tornata a casa sua. Un giorno le due amiche decidono di fare un rito magico per riportare in vita i morti, e si danno appuntamento nel bosco di notte, ma Ramona non arriva…

Il libro affronta tematiche di grande rilevanza come la guerra, l’accettazione del diverso, l’immigrazione, i profughi, la violenza. E lo fa con grandissima delicatezza, per quanto sia possibile parlare di questi temi con delicatezza. Penso che sia un libro che oggi dovremmo riscoprire, anche se purtroppo è di difficile reperibilità, perché ci servirebbe in questo momento in cui guardiamo con diffidenza al diverso. Ci farebbe forse capire che siamo più uguali di quanto pensiamo, e che anche in noi alberga quel germe di violenza che pensavamo fosse solo negli altri, nei «primitivi». Se vi capita di trovarlo, leggetelo assolutamente, non ve ne pentirete.

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