Alexander McCall Smith, 44 Scotland Street

Alexander McCall Smith, 44 Scotland Street, Anchor Books, New York 2005. 325 pagine.

Qualche mese fa, nel pieno del brutto periodo di cui vi ho accennato, mi sono messa alla ricerca di libri leggeri e/o divertenti che mi permettessero di coltivare la mia passione per la lettura senza però farmi aumentare l’angoscia. Non è stata una cosa facile perché nella mia libreria non ho libri di questo tipo, così mi sono affidata alle raccomandazioni della rete e degli amici e mi sono comprata un po’ di libri di questo genere. Fra questi alcuni libri di Alexander McCall Smith, noto soprattutto per la sua serie The No.1 Ladies Detective Agency, ma che io ho apprezzato soprattutto per la trilogia di von Igelfeld. Ad ogni modo, fra i vari libri che mi sono presa c’era anche questo 44 Scotland Street.

Pubblicato a puntate sul giornale scozzese “The Scotsmen”, questo libro è un vero e proprio romanzo, ma strutturato in maniera un po’ particolare vista la sua origine. È infatti composto da brevissimi capitoli (generalmente un paio di pagine l’uno) che racchiudono uno sketch in sé. Vanno ovviamente letti tutti e in fila per gustarsi il libro e la storia, ma si potrebbe dire in un certo senso che ognuno di essi sia una micro storiella. Devo dire che questo rende la lettura molto accattivante, soprattutto se, come me in questo periodo, si hanno problemi di concentrazione e/o si ha poco tempo a disposizione. La struttura in brevi capitoli rende infatti possibile la lettura in un lungo arco di tempo (anche se io l’ho letto in pochi giorni) senza danneggiare la godibilità del romanzo.

La storia è, banalmente, quella del 44 di Scotland Street, un piccolo condominio in una piccola via di Edimburgo. I protagonisti sono Pat, una ragazza al suo secondo “anno sabbatico”, il suo coinquilino Bruce, che secondo il padre psichiatra di Pat soffre di disturbo narcisistico della personalità, Domenica, la vicina antropologa, il piccolo Bertie, che a cinque anni già suona il sassofono e parla e scrive correntemente l’italiano, e i suoi genitori, oltre a Matthew, il datore di lavoro di Pat, Angus Lordie, un simpatico pittore di mezz’età, e altri personaggi secondari.

Il libro è una sorta di inno d’amore per Edimburgo, città amatissima dall’autore, che però non si fa remore a farne vedere anche gli snobismi e i lati negativi. E in quanto a lati negativi, non risparmia davvero niente e nessuno: le ragazze frivole, i ragazzi narcisisti, il mondo dell’arte, la psicanalisi, le madri di bambini prodigio, e chi più ne ha più ne metta. Il tutto in un portentoso rigoglio di voci, situazioni, avvenimenti, che ben più di una volta fanno ridere il lettore, e sempre lo fanno sorridere – anche se qualche volta al lettore capita pure di arrabbiarsi o di intristirsi per alcune cose che succedono. Per esempio a me Bertie ha fatto molta pena e sua madre l’avrei presa a pugni, ma anche le loro vicende hanno sempre quel tocco di divertimento che non le fa mai sembrare troppo pesanti.

Consigliatissimo per chi voglia passare un po’ di tempo in tranquillità e serenità. Il libro è pubblicato anche in italiano, con lo stesso titolo, da Guanda.

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2 pensieri su “Alexander McCall Smith, 44 Scotland Street

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