Libri dal Sudan

Deffufa occidentale, Kerma

Deffufa occidentale, Kerma

Daoud Hari, Il traduttore del silenzio, Piemme: Daoud è nato in un piccolo villaggio nel Darfur. Capanne rotonde, spaziose, con il tetto di erba che quando piove profuma di buono. Sebbene sia stato lontano anni, prima per studiare, poi per lavorare in Libia, l’ha sempre portato nel cuore. Tanto che ora ha deciso di tornare, per ritrovare la sua gente, la sua famiglia. E per perdere tutto un attimo dopo. Perché un giorno il villaggio viene attaccato, le capanne bruciate e molti degli abitanti uccisi. Chi sopravvive fugge, come Daoud. È l’incontro con un’organizzazione umanitaria a indicargli il suo destino. Facendo tesoro dell’inglese imparato a scuola, Daoud si offre come interprete e guida. Attraverso le sue parole prendono voce le testimonianze di centinaia di profughi, scampati al massacro ma che ancora hanno negli occhi l’orrore che ha dilaniato le loro vite. Sono storie di un dolore quotidiano, tanto spaventose che a volte non riesce nemmeno a tradurle. Ma anche storie di coraggio e di umanità che illuminano di speranza la notte dell’odio. Quella è diventata la sua missione. Perché nessuno possa più dire che non sapeva.
Il primo capitolo: http://api2.edizpiemme.it/uploads/2014/02/566-1258.pdf

Tayeb Salih, Le nozze di al-Zain, Sellerio: Breve e sorprendente romanzo comico dell’autore sudanese di La stagione della migrazione a Nord, uno dei massimi romanzi moderni in lingua araba, Le nozze di al-Zain (pubblicato nel 1969) racconta le stravaganti imprese sentimentali di un personaggio unico nella letteratura di ogni paese. Alto e sgraziato, due soli denti in bocca, al-Zain si è conquistato sul campo una fama sfortunata, quella di un uomo che si invaghisce perdutamente di ragazze che finiscono sempre per sposare qualcun altro. Non gli manca il buon gusto, visto che «si innamorava solo delle ragazze più belle e attraenti del paese, quelle più educate, e quelle con la parlata più dolce», ma tanto efficace è questa sua paradossale qualità, questo suo disperato talento, che le madri affrante di figlie zitelle lo cercano e lo inseguono, confidando nel suo amore senza speranze per cambiare il destino nuziale di quelle giovani donne dall’incerto futuro.
Ma un giorno nel villaggio affacciato sul Nilo tutti rimangono sorpresi per una notizia che ha dell’incredibile: al-Zain la «Giraffa», al-Zain che appena nato non aveva pianto ma era esploso in una risata, che sin dai primi mesi faceva divertire fino alle lacrime donne e bambini, al-Zain che ha perso i denti a sei anni e che non ha mai avuto un pelo di barba, né ciglia, né sopracciglia – al-Zain, si sposa. Per lui è più di un miracolo, per il villaggio una sconvolgente rivelazione da cui nascono confronti e tensioni, discussioni e diatribe, tra i devoti e gli empi, tra poveri e benestanti, tra moderni e tradizionalisti. E forse solo la sfacciata fortuna di al-Zain potrà riconciliare e sancire l’integrità di un mondo e di una comunità.
Adattato per il teatro in Libia, il romanzo è stato anche trasposto in un film dal regista kuwaitiano Khalid al-Siddiq, vincendo un premio a Cannes nel 1976. Commistione esemplare di un sofisticato stile letterario e di un gusto narrativo che accoglie la tradizione del racconto orale, Le nozze di al-Zain è un piccolo classico ormai famoso in tutto il mondo. Lo scrittore britannico Kingsley Amis ha celebrato l’eleganza con cui il lettore è invitato a ridere e a sorridere degli abitanti del villaggio, e l’umorismo sempre premuroso della vicenda: «Anche quando toccano l’apice del ridicolo i protagonisti mantengono una fondamentale dignità».
Completano il volume due tra i migliori racconti brevi dell’autore, ulteriore esempio di uno sguardo dal carisma universale.

Tayeb Salih, La stagione della migrazione a Nord, Sellerio: Mediante uno schema narrativo di scatole cinesi (o più appropriato è dire: giocando sulla tradizione delle Mille e una notte della cornice, delle storie nella storia, dell’identificazione tra figura narrante e personaggio) questo libro racconta dell’avventura spirituale di una diaspora e un ritorno, e di un definitivo spaesamento. E la figura di un intellettuale arabo che vi è scolpita – bambino adottato al Cairo da una famiglia inglese, studi a Oxford e brillante carriera in Gran Bretagna, libertino che sulle donne vendica un suo senso di morte, fino all’ultimo incontro che lo forza a scegliere tra il suo essere occidentale e il suo essere arabo; il ritorno al villaggio sul Nilo, lo sforzo di dimenticare, e infine la catastrofe per lui, e indirettamente della sua comunità – è una figura indimenticabile, nel senso proprio che ha la letteratura di non dimenticare: cioè le molte traduzioni e ristampe in Europa e nel mondo arabo (alle quali questa italiana si accoda). Ma il tema del libro (il principale, accanto a storie e suggestioni convergenti sulla storia principale) non è solo quello del disagio dell’intellettuale arabo diviso tra speranza e tradizione, tra valori della cultura e miserie materiali. Sembra piuttosto quello più alto dell’unità inevitabile, in una contesa antichissima di amore-odio, tra il mondo arabo e quello cristiano, tra il Nord e il Sud del Mediterraneo. La stagione della migrazione a Nord è un longevo capolavoro, descritto da Edward Said come uno dei più bei romanzi della letteratura araba moderna e dichiarato, nel 2001 dall’Accademia letteraria arabica, il più importante romanzo arabo del XX secolo. Esso riecheggia nelle vicende di una emigrazione moderna, l’antico periodico andare degli uomini del deserto verso le oasi e le coste, inseguendo sogni d’amore, leggende, mercantilismi, a specchiarsi e contaminarsi con una cultura doppia e necessaria: ad arricchirla e uscirne più ricchi nello scontro. La storia del protagonista è quella dell’illuminante presa di coscienza che «io è un altro».

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