Marjane Satrapi, Persepolis

Marjane Satrapi, Persepolis (tit. originale Persepolis), Rizzoli Lizard, Milano 2014. Traduzione di Gianluigi Gasparini, Agnés Nobecourt e Cristina Sparagana. 354 pagine.

Tento di riprendere le trasmissioni parlando un po’ di questa bellissima graphic novel che ho finito di leggere ieri sera. Avevo già letto la prima parte anni fa, quando il libro era uscito in due volumi. Il libro in realtà è diviso in quattro parti, ma quando uscì in Italia per la prima volta era appunto diviso in due volumi che raccoglievano due parti ciascuno. Perciò il primo volume terminava con la fine dell’infanzia iraniana di Marjane e con la scena di lei all’aeroporto in attesa del volo per Vienna. Ora finalmente, grazie a un regalo azzeccatissimo, ho potuto leggere l’edizione integrale, e sono stata molto felice di averlo fatto perché l’ho apprezzata molto di più di quando lessi la prima parte, forse perché all’epoca ero troppo giovane (avrò avuto una ventina d’anni).

Penso che la storia di Persepolis la conoscano ormai tutti, ma la riassumo brevemente: è la storia autobiografica di Marjane Satrapi, nata in Iran nel 1969 da famiglia ricca. È importante la menzione del suo ceto sociale perché non credo proprio che persone provenienti da famiglie meno ricche avrebbero mai potuto fare le sue stesse esperienze. Marjane ha vissuto la storia tormentata del suo paese a Teheran fino ai 14 anni, età in cui i genitori, per salvarla, la mandarono a studiare a Vienna. Marjane non sapeva una parola di tedesco, ma a Vienna studiava al liceo francese, avendo già iniziato la propria educazione francese in Iran, prima che le scuole bilingui venissero chiuse. Le prime due parti della graphic novel sono dunque il racconto dell’infanzia iraniana di Marjane, mentre nelle ultime due parti la seguiamo nel suo percorso viennese, nel suo ritorno a Teheran e nella sua definitiva partenza per la Francia a 24 anni.

La graphic novel di Marjane Satrapi è ormai notissima, per cui si può dire veramente poco di nuovo, ma voglio dire che mi è piaciuto tantissimo il modo dell’autrice di raccontare la sua storia. Le graphic novel di un certo spessore mi piacciono molto (per esempio forse sapete che sono una grandissima estimatrice di Guy Delisle), perché trovo che abbiano un modo veramente originale di raccontare storie che a volte possono essere anche terribili, come è quella di Persepolis. È vero che Marjane Satrapi ha avuto una vita più facile rispetto a tanti altri ragazzi iraniani meno fortunati, ma la sua vita è stata comunque segnata dalla guerra, dalla morte e, in seguito, da un’adolescenza davvero difficile, in quanto immigrata “terzomondista” (come dice lei) in un’Europa ricca e non ancora del tutto pronta ad accogliere gli immigrati. I disegni sono molto belli e delicati e per contrasto ben si sposano con la crudezza della storia.

L’unico appunto che posso fare è che la presenza di tre traduttori, di cui una dal nome francese, avrebbe forse potuto evitare alcuni errori/orrori di traduzione, come quando si parla dell'”amichetta” di un uomo incarcerato (perfino io con il mio francese scarso so che la “petite amie”, cioè l’amichetta, è in realtà la “ragazza”, cioè la fidanzata). Ma a parte questo è un libro bellissimo che vi consiglio di rileggere se, come me, l’avevate letto a un’età ancora troppo giovane per poterlo apprezzare appieno.

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