Keine Schönheit (ohne Gefahr)

C’è chi si chiede perché non scrivo, o perché scrivo poco, perché ho rallentato anche le mie bibliografie dal mondo, perché non mi faccio viva, perché non parlo dei libri che leggo. Penso a questo punto di dovervi una spiegazione, perché non pensiate che il blog è morto, o incurabilmente malato. Non lo è, sta bene, è solo un po’ stanco, o un po’ stanca sono io: non di scrivere, ma di respirare.

Perché non c’è bellezza senza pericolo.

Ho già parlato in passato della mia depressione, ma oggi vi voglio dire, oggi che è la giornata mondiale del disturbo bipolare, che soffro di disturbo bipolare, e di un’altra cosa che mi è stata diagnosticata di recente ma di cui non ho per il momento voglia di parlare, perché seppure è vero che se non ne parlo sono io la prima ad alimentare lo stigma, è anche vero che a questo disturbo è associato ancora uno stigma troppo grosso e io non voglio che mi si indichi a dito, non sono ancora pronta ad affrontare tutto questo.

In ogni caso, soffrire di disturbo bipolare significa che gli sbalzi d’umore sono ricorrenti, nel mio caso nello specifico significa che le depressioni sono ricorrenti, e io in effetti ho smesso di contarle, ho smesso di contare i miei episodi, perché a 33 anni sono più di quanti vorrei ricordare.

Vorrei però dire a tutti voi che il disturbo bipolare è una cosa che si tiene sotto controllo, solo che a volte si ricade, e allora bisogna aggiustare la terapia, limare, aggiungere, parlare, stare attenti. Io sono una persona che funziona discretamente bene nonostante il mio problema, ma ci sono dei momenti in cui è più difficile, e in questi mesi sono in uno di quei momenti. Per questo il blog è un po’ fermo, ma con i suoi (miei) tempi ripartirà, siate fiduciosi.

Non ho scritto questo perché voglio compassione, l’ho scritto perché voglio farvi sapere che sono viva, che tutto è difficilissimo, ma che ce la faccio, che poi torno, che sono con voi, che non c’è bellezza senza pericolo.

Intanto, se volete, qui c’è il testo degli Einstürzende Neubauten a cui mi riferisco quando dico che non c’è bellezza senza pericolo, con relativa traduzione in italiano.

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7 pensieri su “Keine Schönheit (ohne Gefahr)

  1. Giuseppe Savarino

    Tutta la vita è resistenza, bellezza non saprei.
    Penso che parlarne aiuti, siamo tutti minuscoli esseri in preda al caos e stringendoci sembriamo forse meno indifesi.
    Come una tattica di guerra, quella guerra di cui siamo grandi esperti in questo mondo feroce.
    Ti auguro tutto il bene possibile.
    Giuseppe

  2. Marina Autore articolo

    Ciao Giuseppe, grazie per il tuo commento e per gli auguri.
    Sono d’accordo con te quando dici che tutta la vita è resistenza. Per contro, non penso che tutta la vita sia bellezza, ma credo davvero che non vi sia bellezza senza pericolo, perché bellezza è camminare su una corda sospesa fra due montagne, come un funambolo, con il rischio di cadere da una parte o dall’altra.

  3. remo

    Io non so se serva a mano parlare, ma questo lo dico rivolto a me e con tutto il rispetto per il commento di Giuseppe. Bah, giochiamo sempre a fare i perfetti soprattutto in rete. Mai nascosto di aver sofferto di epilessia, attacchi di panico e depressione. Bel trittico, no? Un abbraccio (e non comprare il mio libro che sta per uscire; ci sono due racconti che NON ti piacerebbero, uno forse un po’ e uno credo di sì… uno su quattro non giustifica l’acquisto del libro, piuttosto di quest’uono ti mando il file). Un abbraccio

  4. Marina Autore articolo

    Carissimo Remo, grazie per il tuo commento. È vero che giochiamo sempre a fare i perfetti, soprattutto in rete, ma io ho sempre preferito far quantomeno trapelare anche i miei “lati oscuri”, almeno per giustificare i miei silenzi agli occhi di chi mi legge.
    Infine, io i tuoi libri li compro per principio, anche se mi assicuri che due racconti non mi piacerebbero. Sempre detto, io, che sei uno dei migliori scrittori italiani attualmente in circolazione.
    Un abbraccio a te.

  5. francesca

    A (s)proposito di quanto a volte contribuiamo, almeno in parte – a torto o a ragione – a farci indicare a dito noi stessi, mi viene in mente il testo di un sociologo francese, Voyage de classes di Nicolas Jounin, che riporta l’esperienza di un gruppo di suoi studenti del primo anno mandati da Seine-Saint-Denis (posto complicato) nell’VIII arrondissement parigino (posto noioso), ed in particolare la testimonianza di uno di loro, convinto – a torto o a ragione – che nell’ottavo persino i piccioni sono diversi da quelli di Seine-Saint-Denis. Personalmente, spero che lo siano, diversi, i piccioni di Seine-Saint-Denis, per il loro ed il nostro bene.
    Ti auguro ti stare il meglio possibile, comunque, e scusa se l’esempio è quello che è: piccolo e scentrato, del tutto probabilmente, rispetto alla tua stanchezza.
    Abbraccio et bisous.

  6. Pingback: Alexander McCall Smith, 44 Scotland Street | Sonnenbarke

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