Paul Auster, The New York Trilogy

Paul Auster, The New York Trilogy, Faber and Faber, London 2008. 378 pagine.

Avevo comprato questo libro in ebook un paio di anni fa, e ora mi sono magicamente ricordata di averlo nel mio Kindle. L’ho sempre detto io, che i libri sanno trovare il momento giusto per essere letti. Tra l’altro, nonostante la fama del libro in questione, l’ho preso in mano non ricordandomi di cosa parlasse, se non che era una raccolta di tre romanzi brevi ambientati a New York. Buio totale. Ed è probabilmente questa la condizione migliore per leggere questo libro.

La mia reazione, finito il primo episodio, è stata “Wow”. Ammetto, non molto professionale, ma io non sono un critico letterario, sono solo una persona che ama condividere le proprie letture sul suo blog.

Questo libro mi ha lasciato senza respiro, come se l’aria mi fosse stata tolta dai polmoni, da tanto ero impegnata a trattenere il fiato per la pura bellezza di quello che stavo leggendo. Questo mi accade molto raramente. Diceva Kafka che un vero libro, un vero buon libro, deve essere come un pugno sul cranio, e The New York Trilogy in un certo senso lo è.

Metaletteratura se mai ce n’è stata, un romanzo postmodernissimo. Ho detto un romanzo? Ma non dicevo che si trattava di una raccolta di tre romanzi brevi? Tutte e due le definizioni sono vere: la trilogia è sia una raccolta di tre romanzi sia un unico romanzo. Come è possibile questo? Beh, ma è presto detto: il postmodernismo lo rende possibile. Ma capirete di più leggendo il libro.

L’unica cosa che posso dire è che i tre romanzi brevi rimandano l’uno all’altro, come se in essi fossero presenti tanti fili che si intrecciano. I temi si intrecciano, così come i nomi, le situazioni, le idee. Sono detective stories? Ma no. O sì. Sì, se pensiamo al giallo à la Dürrenmatt. No, in tutti gli altri casi. Perché come Dürrenmatt, Auster sovverte i canoni della detective story, mischiandoli e frantumandoli in un’allegria metaletteraria (allegria, se vi piace il genere, altrimenti delirio).

Il tema di fondo è senz’altro la disintegrazione dell’io. Importantissimo è anche il tema della scrittura e del linguaggio. Ma vari temi si intrecciano e vanno a costituire quello che secondo me è un vero e proprio capolavoro.

È il primo Auster che leggo, e senza ombra di dubbio ne voglio leggere altri.

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