Libri dalla Russia

Cattedrale di San Basilio, Mosca

Evgenij Zamjatin, Noi, Voland: «…osserverei come, in tempi di internet, l’invasività dei mezzi di controllo preconizzata dallo scrittore nel 1919-20 rimanga — o torni — prepotentemente attuale, specie se coniugata con la lobotomia — non dirò ‘televisiva’, ma più genericamente ‘da schermo’ — a cui tutti, chi più o chi meno, siamo sottoposti o ci sottoponiamo. (…) rimarcherei che Noi — battezzato e ribattezzato più volte: antiutopia, utopia negativa, distopia o, addirittura, anti-antiutopia — conserva intatto il suo fascino di ‘ritratto futuribile’ anche qualora lo si svincoli dal contesto che gli era più cronologicamente prossimo — quello della neonata società comunista — e lo si riallacci, per esempio, a istanze di carattere fantascientifico, a noi relativamente vicine…»
Alessandro Niero
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/01/04/evgenij-zamjatin-noi-russia/

Evgenij Zamjatin, Racconti inglesi, Voland: Due romanzi brevi ad ambientazione inglese del più ‘eretico’ degli scrittore russi: l’ipocrisia e le regole sono il fondamento di una società geometricamente descritta, e solo l’amore può funzionare da possibile detonatore.
Il vicario Dewly di Isolani e Mister Craggs del Pescatore di uomini sono due gretti embrioni del Grande Fratello orwelliano, di cui Zamjatin è precursore. Incombono su Londra e sul supino circondario di una fantomatica e provincialissima Jesmond, improvvisandosi fustigatori di costumi o compilando asfissianti orari e “Precetti di Salvezza Forzata” che mortificano ogni slancio vitale. Il tutto in uno stile condensato fino all’inverosimile.

Tutti i libri di Evgenij Zamjatin: http://it.wikipedia.org/wiki/Evgenij_Ivanovi%C4%8D_Zamjatin#Traduzioni_in_italiano

Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo, Garzanti: Delitto e castigo è stato celebrato come il primo grande romanzo polifonico, dove tutte le voci dei personaggi hanno spazio e, nell’interazione con le altre coscienze, rivelano i molteplici strati della propria. Nelle sue pagine ogni pensiero e ogni moto dell’animo suscita il proprio opposto: ansia di sublime e fascino dell’abiezione, orgoglio e umiltà, volontà di ferire e desiderio di ferirsi appaiono strettamente connessi. Riprendendolo dai romantici, Dostoevskij approfondisce ed esaspera il motivo della “doppiezza” psicologica, della spaccatura insanabile tra l’essere e l’apparire dell’io. La tensione di questi laceranti conflitti trova infine pace grazie non a un intervento della ragione, ma al suo ammutolire, al palesarsi improvviso di una rivelazione.

Fëdor Dostoevskij, L’idiota, Garzanti: L’idiota non è solo un libro straordinario, ma una sfida al mondo che conosce soltanto valori materiali. Tutto il romanzo ruota intorno alla figura del protagonista, il principe Myškin, uno spirito puro, incapace di adeguarsi al cinismo, alla meschinità che dominano intorno a lui: con la sua disarmante bontà, la sua innocenza assoluta, egli aspira all’armonia totale. Myškin s’innamora della bellissima Nastas’ja, contendendola al passionale Rogozin. Nessuno si salverà dal male presente ovunque. Resta la vibrante lezione morale che, attraverso il suo personaggio, Dostoevskij ci ha dato.

Tutti i libri di Fëdor Dostoevskij: http://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Dostoevskij#Opere

Lev Tolstoj, Guerra e pace, Garzanti: Sette anni occorsero a Tolstoj (dal 1863 al 1869) per comporre uno dei capolavori della letteratura ottocentesca. L’ossatura del romanzo, sullo sfondo delle guerre napoleoniche – dal 1805 alla travolgente insurrezione di tutto il popolo russo nel 1812 – è data dalle vicende di due grandi famiglie dell’alta nobiltà, i Rostov e i Bolkonskij, depositari dei valori autentici e genuini, intrecciate a quelle dei corrotti e dissoluti Kuragin. Spiccano, nella moltitudine di personaggi, le figure di Nataša, fanciulla e poi donna di straordinaria purezza e d’indole forte e impetuosa; del principe Andrei, che porta il suo orgoglio nella guerra, nella prigionia e nell’infelice amore per Nataša; dell’enigmatico e complesso Pierre Bezuchov, capace di autentica adesione al «dolore del mondo».
Grandiosa epopea, toccante esplorazione dei lati oscuri e luminosi dell’animo umano, Guerra e pace si ripropone, di generazione in generazione, con immutata immediatezza e rara capacità di avvincere nel profondo.

Lev Tolstoj, Anna Karenina, Garzanti: Anna Karenina è un romanzo sulla progressiva e irrimediabile perdita di nessi tra i frammenti d’una sfera non più organica e unitaria: la sfera sociale dell’aristocrazia russa della seconda metà dell’Ottocento, macrocosmo ormai scisso, in frantumi, di cui la famiglia è il microcosmo omologo. La scrittura di Tolstoj scopre le più intime e arcane connessioni del reale; con grande sensibilità essa assume, inghiotte e rispecchia la contraddittoria molteplicità del reale in una visione mai univoca, attenta agli infiniti e impercettibili sfasamenti tra apparire e essere, pensiero e comportamento, volontà e azione.

Tutti i libri di Lev Tolstoj: http://it.wikipedia.org/wiki/Lev_Tolstoj#Opere

Michail Bulgakov, Romanzi e racconti, Newton Compton: «…Una volta, nel 1919, viaggiavo di notte su un treno sgangherato e alla luce di una candela infilata nel collo di una bottiglia scrissi il mio primo racconto». Così Bulgakov disse di aver compiuto il suo esordio in letteratura. Aveva 28 anni ed era medico. Molti episodi della sua vita di allora forniranno lo spunto per I racconti di un giovane medico, qui presentati insieme a romanzi e racconti tra i più celebri dell’autore de Il maestro e Margherita. In alcuni, come in Diavoleide, Le uova fatali, Cuore di cane o Romanzo teatrale, ritroviamo la scrittura graffiante e l’ironica fantasia del Bulgakov più noto; in altri, come appunto ne I racconti di un giovane medico, il grande scrittore rivela, attraverso spunti autobiografici, la profonda umanità e la carica empatica dei suoi incontri con la gente del popolo nella campagna e nelle città russe del primo Novecento.

Michail Bulgakov, Il maestro e Margherita, Newton Compton: Satana in persona, giunto a Mosca sotto le spoglie di un mago insieme con un bizzarro corteo di diavoli aiutanti, sconvolge la pigra routine della capitale sovietica. Alle tragicomiche sventure di piccoli funzionari e mediocri burocrati della vita e dell’arte, fa da contrappunto la magica storia d’amore tra uno scrittore, il maestro appunto, e Margherita, la sua inquieta e tenera amante. Pubblicato per la prima volta sulla rivista «Moskva» nel 1967, questo romanzo eccezionale, ironico, poetico, originalissimo ebbe subito un grande successo, conquistandosi a pieno diritto un posto tra i classici della letteratura del Novecento.

Anton Cechov, Teatro, Einaudi: Cechov tratteggia il suo teatro come un diagramma di incontri, di separazioni, di addii. L’arrivo della Ranevskaja riempie di gaio frastuono il giardino assonnato; l’apparizione di Versinin riaccende nelle tre sorelle il miraggio di Mosca. E, al contrario, quanta mestizia avviluppa le partenze finali. In Tre sorelle l’autunnale sconforto delle scene in cui si accomiatano gli ufficiali della brigata sembra riassumersi nelle parole di Rode “Addio, eco!”. Come se i personaggi si fossero assottigliati a larve vocali, a diaframmi impalpabili. Nel Giardino dei ciliegi, dopo aver orchestrato la progressione confusa dell’abbandono, l’affaccendarsi e il tramestio dei congedi, Cechov spegne di colpo ogni rumore, portando sul palcoscenico vuoto il vecchio Firs, il maggiordomo, dimenticato come un oggetto inutile, come l’armadio di cui Gaev ha tessuto le lodi: Firs, annoso guardiano d’una casa deserta, simile al decrepito custode della cripta nel dialogo di Kafka. La vanità degli effimeri sconvolgimenti conferma che il ritmo dell’esistenza è immutabile. Dopo un po’ di fragore, ogni cosa riprende il suo ordine pigro, la vita torna sempre ad un punto come un disco sgraffiato (…)Il dileguare della bellezza, l’automatismo dei gesti, il torpore ritmato dal battere dei guardiani, gli abbandoni lirici, il fitto intersecarsi di cadenze discordi, le pause: tutto questo concorre ad esprimere l’inesorabile, immenso fluire del tempo. Poiché ciascuna figura si inserisce nel dialogo con un suo motivo autonomo e dissonante, con un suo soliloquio, ogni commedia (e in specie Tre sorelle) è un alveare di temi, un formicolio di motivi, che si susseguono e scalzano senza nesso apparente. Un tema, appena accennato, dissolve in un altro, che sfuma subito anch’esso, lasciando un amaro residuo, un alone di malinconia.

Anton Cechov, Racconti, BUR: “Voi mi rimproverate l’obiettività, chiamandola indifferenza verso il bene e il male, mancanza di ideali. Vorreste che quando dipingo i ladri di cavalli dicessi: è male rubare i cavalli! Ma questo è affare dei giudici, il mio lavoro consiste nello spiegare che cosa essi sono… ” Maestro del racconto breve, amato e imitato da moltissima letteratura del Novecento, Cechov ha affascinato generazioni di lettori e scrittori per la concretezza della narrazione, ma anche per il senso tragico di cui sono intrise le sue storie più minute e per quella sorta di ovattata drammaticità in cui affondano le vite dei personaggi. Un solo gesto banale o un episodio senza importanza sono talvolta sufficienti a svelare un uomo nella sua nudità, a costringerlo a uno sguardo diverso sulle cose del mondo e su se stesso. Nei suoi racconti è presente un’amplissima gamma di sfumature e tonalità narrative: dalla grottesca comicità delle prime raccolte giovanili alla feroce e malinconica descrizione di una borghesia russa sull’orlo del baratro. Il curatore, tra i massimi slavisti italiani, ci restituisce la scrittura del grande maestro russo in tutta la sua complessità.

Nikolaj Gogol’, Tutti i racconti, Newton Compton: Dalle immagini romantiche del folclore popolare ucraino de Le veglie ad una fattoria presso Dikan’ka agli eventi spesso minuti e insignificanti di Mirgorod, spunto per orchestrazioni narrative in cui si esplorano attentamente tutte le dinamiche della rappresentazione; dai magici Arabeschi, in cui l’arte gogoliana raggiunge vertici altissimi, spostandosi disinvoltamente dalla creazione fantastica agli spaccati di vita pietroburghese, al grottesco che caratterizza storie come Il cappotto e Il naso, i racconti di Gogol’ rappresentano i molteplici aspetti e livelli della sua straordinaria ispirazione. E ci offrono tutte le infinite possibilità della sua immaginazione comica, gli esiti imprevedibili di una smisurata fantasia figurativa, il senso profondo della sua visione surrealista del mondo, i suoi complessi e articolati percorsi psicologici, un universo vario e multiforme di personaggi gretti e meschini protagonisti di vicende al limite del nonsenso, narrate con uno stile straordinariamente originale.

Ivan Turgenev, Padri e figli, Garzanti: Erroneamente interpretato come romanzo di taglio soprattutto sociale, e fatto oggetto di violente polemiche e dure critiche, Padri e figli è l’analisi sottile del conflitto generazionale che dominò gli anni Sessanta in Russia: ai padri, aristocratici idealisti, immobili nella loro privilegiata sclerosi, si oppongono i figli, antidealisti, democratici, materialisti, nichilisti. In una scrittura tra le più limpide e perfette Turgenev registra la complessità dello scenario ideologico-sociale del suo tempo, dando vita a personaggi vivi, esempi ancor oggi suggestivi di tormentata ambiguità, di sotterranea crescita spirituale.

Ivan Turgenev, Memorie di un cacciatore, Garzanti: Pubblicati quando la servitù della gleba era in Russia ancora una realtà, i racconti che compongono Memorie di un cacciatore suscitarono grande impressione nel pubblico per la loro insita carica di denuncia e di condanna sociale, messa in risalto da uno stile esente da sfumature propagandistiche o idealizzatrici, fondato su un realismo non retorico e su un linguaggio scevro da coinvolgimenti emotivi. Da questa “asciuttezza” narrativa prende vita l’anima di una terra in cui il popolo vive la tragedia della propria servitù, fatta di rassegnazione e di miseria ma non di disperazione, che è respinta da una fede autentica e radicata nell’uomo e nella giustizia.

Tutti i libri di Ivan Turgenev: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_ss_i_5_6?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=ivan+turgenev&rh=n%3A411663031%2Ck%3Aivan+turgenev

Aleksandr Puškin, La figlia del capitano, Einaudi: Un padre severo, un figlio ribelle spedito a prestare il servizio militare all’avamposto di Belogorsk, un bandito, una giovane donna contesa. Sullo sfondo di una Russia attraversata dalla rivolta cosacca di Pugacëv, tra duelli, scontri e prigionie, Aleksandr Puškin narra il contrastato amore tra due giovani, il nobile Grinëv e la dolce Masa, che per coronare il loro sogno dovranno superare innumerevoli traversie.
Ultima prova letteraria di Puškin, La figlia del capitano fonde magistralmente le vicende dei protagonisti con la Storia, in un romanzo che si legge come un’«antica fiaba russa».

Aleksandr Puškin, Evgenij Onegin, Marsilio: In una nuova edizione, la traduzione in versi liberi di una giovane e brillante scrittrice con testo a fronte della più bella opera letteraria russa.
Una grande storia d’amore mancata da leggere e un testo di riferimento per l’università.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...