Kurban Said, Ali und Nino (Azerbaigian)

Kurban Said, Ali und Nino. Eine kaukasische Liebesgeschichte, Goldmann, München 1992. 259 pagine.

** Attenzione, questa recensione contiene degli spoiler, non potevo farne a meno. **

Kurban Said è lo pseudonimo, probabilmente, di Lev Nussimbaum, nato a Baku nel 1905 da famiglia ebrea e successivamente convertitosi all’Islam. Questo romanzo è stato scritto nel 1937 in tedesco, perché l’autore ha vissuto a lungo in Germania e in Austria.

Il libro è stato pubblicato in italiano da Net con il titolo italianizzato di Ali e Nina (Nino è un tipico nome femminile georgiano, ma forse l’editore ha avuto paura che non si capisse).

Il sottotitolo dell’opera originale è “Una storia d’amore caucasica”, ed è proprio questo che il romanzo è. Si è detto che Ali e Nino sono i Romeo e Giulietta caucasici, tuttavia le differenze sono notevoli, in quanto le famiglie non contrastano il loro amore.

Ali, un giovano azero musulmano sciita, e Nino, una giovane georgiana cristiana, vivono a Baku, in Azerbaigian. I due sono innamorati da quando erano ragazzini e si vogliono sposare, tuttavia questo non è così semplice e scontato. Prima di tutto perché Nino deve ancora finire la scuola, e poi perché inizialmente la famiglia di lei è contraria, anche se lo sarà solo per poco, convinta poi dall’amico armeno Nachararjan. Ma il vero problema si presenta quando l’armeno (etnia disprezzata da tutti a Baku) rapirà Nino, nel tentativo di convincerla che solo due cristiani possono stare bene insieme e che con un musulmano non sarebbe mai stata felice. In seguito scoppia la prima guerra mondiale e questo porterà Ali e Nino a peregrinare prima in Daghestan, poi in Persia, e infine a tornare a Baku quando verrà proclamata la repubblica (che avrà vita molto breve).

Il tratto più caratteristico e più interessante di questo romanzo è l’ambientazione azera, in uno Stato che era a quell’epoca, e forse è ancora, la porta fra Oriente e Occidente. Ali vuole essere asiatico, ed è proprio in una scena di questo tenore che lo troviamo all’apertura del romanzo, quando dice al suo professore che lui è fiero di essere asiatico e vuole che l’Azerbaigian rimanga in Asia. Nino invece è fieramente europea e sogna di andare in Europa un giorno. Come potranno incontrarsi queste due culture e queste aspirazioni così differenti? Si potrebbe pensare che si scontrino, ma non è così, perché è il loro amore a tenerli uniti. Certo, ci sono momenti estremamente difficili per entrambi, come quando i due trovano rifugio in Persia e Nino è costretta a stare alle usanze dell’harem e, ad esempio, viene considerata “nuda” perché non porta il velo. O come quando, alla fine del romanzo, i due ricevono dignitari inglesi ed europei nella loro casa di Baku e Ali deve sopportare in silenzio che la moglie venga elogiata per la propria bellezza e che le venga fatto il baciamano. Ma in generale le due culture, le due appartenenze, che sembrano così diametralmente opposte, finiscono per fondersi bene assieme, mostrandosi piuttosto come complementari.

Ciò che non mi è piaciuto di questo romanzo è stata la poca verosimiglianza di alcuni avvenimenti. Per esempio quando Nino viene rapita da Nachararjan, a un certo punto confessa che il rapimento non è avvenuto contro la sua volontà, perché credeva davvero che l’armeno avesse ragione. Ma questo non è verosimile, perché in tutto il resto del romanzo Nino si dimostra perdutamente innamorata di Ali, e appare evidente che nessun eloquio forbito avrebbe potuto convincerla che fosse meglio sposare un cristiano. Altra incroguenza si riscontra quando i due vivono in Daghestan, dove Nino dice che il suo unico desiderio è servire il suo uomo, mentre per tutto il resto del libro si è sempre mostrata estrememamente occidentale e poco propensa a seguire i dettami islamici a cui vorrebbe, a volte, sottoporla il marito.

Inoltre non mi è piaciuta la versione Islam-centrica e misogina dell’autore, che sembra sempre parteggiare per coloro che vogliono sminuire la donna e il suo ruolo, e in generale per le usanze musulmane contro quelle cristiane. È pur vero che Ali, che è anche il narratore, cerca sempre di “farsi piacere” l’Europa in nome dell’amore per Nino, ma appare evidente una maggiore propensione per l’Asia e per l’Islam.

La scrittura infine è molto bella e poetica, estremamente limpida e dotata di veri afflati poetici. Tuttavia ciò non basta a far dimenticare gli evidenti difetti del libro, che in ogni caso resta un romanzo bello, anche se sviluppato male, e interessante per l’ambientazione e per il tema principale.

* Diversi articoli dedicati al romanzo (in inglese).
* Il presunto autore su Wikipedia.
* La storia dell’Azerbaigian su Wikipedia.

[Questa recensione è pubblicata anche sul blog delle letterature altre.]

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