Libri dal Ruanda

Esther Mujawayo e Souâd Belhaddad, Il fiore di Stéphanie, e/o: Dodici anni dopo il genocidio in Ruanda, Esther Mujawayo, la cui famiglia è stata in gran parte sterminata durante i massacri del 1994, scrive una testimonianza eccezionale sulla sua vita e sulla grande politica di “riconciliazione nazionale” che il governo ruandese cerca di mettere in atto.
Racconta i momenti spietati e quasi irreali del confronto tra le vittime e gli assassini durante i gacaca, tribunali tradizionali rimessi in funzione per affrontare lo spinoso problema della giustizia del dopo genocidio. In cambio di riduzioni di pena, viene chiesto agli assassini di rivelare la verità sugli ultimi momenti di vita delle loro vittime così come sui luoghi dove i corpi sono stati abbandonati. Nella seconda parte del libro Esther Mujawayo e Souâd Belhaddad danno la parola ai sopravvissuti che lavorano ogni giorno con gli autori del genocidio per cercare di sensibilizzarli alla pace e alla ricostruzione di una nazione ruandese.

Gilbert Gatore, Il passato davanti a sé, Fazi: «Il Ruanda e l’Africa non sono mai citati. Di fronte all’orrore incommensurabile, la testimonianza brutale mi dà fastidio. Il mio libro non è né un saggio politico, né l’ennesima testimonianza del povero, piccolo ruandese».
Due personaggi, che dialogano senza saperlo. Il primo, Niko, si è volontariamente sequestrato in una grotta dove, per perdere ogni nozione di sé, si lascia ridurre in schiavitù da una colonia di scimmie: un teatro d’ombre all’interno del quale diventa ostaggio dei suoi sogni, dei suoi segreti. L’altro è la giovane Isaro, una ragazza che non ha conservato delle proprie origini africane che il nome. Nata in Ruanda, adottata da una coppia di francesi, Isaro è cresciuta ignorando ogni cosa del proprio passato; fino a quando una frase, ascoltata per caso, non la fulmina costringendola a tornare indietro, a quella storia che è riuscita finora a cancellare.
Con asciutta determinazione Gilbert Gatore pone l’una di fronte all’altro, in uno spazio e un tempo indeterminati, vittima e carnefice senza mai chiuderli nel perimetro di un atto di accusa, di un giudizio. Perché, simili come sono nella loro impotenza, le domande da porsi sono per entrambi le stesse: come perdonare, come dimenticare.

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