Libri dalla Romania

Gole di Turda

Emil Cioran, Squartamento, Adelphi: Metafisico solitario, Cioran ha il dono, oggi improbabile più che mai prima, di mimetizzare il suo pensiero in un tono di superiore conversazione. Rumeno, da decenni a Parigi, scrive il francese più bello che si possa leggere. Da anni nelle sue pagine rintoccano le cose terribili, non medicabili: ma la lettura dei suoi libri è, per paradosso, corroborante; dalle sue parole si sprigiona una specie singolare di serenità. Dopo che la coazione storicistica ci ha disgustato della storia, Cioran riesce ad avvicinarci al passato per una via opposta: quella dell’insaziata curiosità, dell’occhio che cerca ovunque strane piante umane, obbedienti a leggi occulte di crescita e di decadenza. Infine Cioran è l’ombra che ci accompagna nella realtà di ogni giorno e la folgora nella sua smorfia perenne.
Questo «filosofo squartatore» riesce ad essere al tempo stesso uno «squartatore misericordioso», come scrive Ceronetti nel presentare – da affine ad affine – questo libro. Cioran conosce la precaria eleganza dell’Occidente, la sua leggerezza autodistruttiva e gli dèi che ha dimenticato. Contempla l’interminabile fine della storia, l’angoscia cieca del mondo per l’esaurirsi delle sue «riserve sostanziali d’assoluto», le uniche – nelle loro molteplici metamorfosi – che permettano di continuare a vivere. Impaziente di ogni cornice sistematica, di ogni pretesa di rassettare il caos, Cioran ama presentarsi in due forme che in questo libro appaiono felicemente giustapposte: quella del breve saggio, itinerario da un ignoto a un ignoto, solcato da continui barbagli, che possono investire Saint-Simon o l’epistemologia buddhista o il moderno «delirio dell’atto», e ogni volta di una luce definitiva; e quella dell’aforisma, dove la sua prosa opera una delicata, magistrale torsione di una incombente tradizione francese. Dati questi caratteri, e in particolare il salutare disprezzo verso tutte le buone intenzioni che aprono la via all’oppressione e all’ottundimento, non può non essere incompatibile con Cioran lo «stuolo infinito degli intelligenti non illuminati», che riempiono il mondo. Ma ormai molti altri sono giunti a riconoscere in Cioran uno dei rari scrittori essenziali del nostro tempo. Nelle parole di Ceronetti: «Un metafisico. Ma non distante, non eterico, non enigmatico: un amico. Un antidoto contro le stregonerie, contro le intossicazioni del secolo. Leggerlo è avvertire la presenza di una mano tesa, afferrare una corda gettata senza timidezza, avere alla propria portata una medicina non sospetta».

Emil Cioran, Un apolide metafisico, Adelphi: «Tutto ciò che non è diretto è nullo» era una frase ricorrente di Cioran. Così, accanto all’acuminato pensatore e al magistrale prosatore, c’è sempre stato un Cioran orale, tagliente, trascinante, esilarante, di cui queste Conversazioni sono la preziosa testimonianza. Qui, senza reticenze e nel modo più immediato, fra ricordi personali e irresistibili aneddoti, non solo Cioran si rivela un formidabile conversatore, ma finisce per elargire ai suoi interlocutori e a noi lettori – in un gioco di specchi, echi e rimandi da un dialogo all’altro – una piccola, preziosa summa del suo pensiero asistematico.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2007/01/20/un-apolide-metafisico/

Tutti i libri di Emil Cioran: http://www.adelphi.it/catalogo/cerca/reply/smart/YTo0OntzOjQ6InR5cGUiO3M6NToic21hcnQiO3M6NzoiT3JkZXJCeSI7czo1OiJzY29yZSI7czoxOiJxIjtzOjExOiJlbWlsIGNpb3JhbiI7czo0OiJTb3J0IjtzOjc6ImRlZmF1bHQiO30=/p1

Varujan Vosganian, Il libro dei sussurri, Keller: Tutto ha inizio nella piccola città di Focşani, in una strada armena, tra i vapori del caffè, gli aromi della cantina di nonna Arshaluys, i libri antichi e le fotografie appartenute a nonno Garabet. Il piccolo Varujan guarda un mondo colorato dallo sguardo dell’infanzia e ascolta le conversazioni e le storie favolose di alcuni vecchi armeni che, per parlare liberamente, si nascondono in una cripta.
Prende vita così, in un’atmosfera già densa di presagi, uno straordinario romanzo, una vera e propria epopea nella quale partecipando ai destini dei personaggi, alle guerre, ai viaggi, alle fughe, alle avventure, agli amori, alle vite che si compiono nella fine, si segue passo dopo passo, con continui salti di tempo e di spazio, l’intera storia del Novecento, il destino umano e in particolare quello del popolo armeno, del suo genocidio e della sua diaspora.
Un romanzo fuori dal comune, dall’ampiezza di respiro inusuale, popolato da personaggi indimenticabili e che è allo stesso tempo narrazione personale, libro identitario per il popolo armeno e tributo a tutti coloro che hanno subìto la Storia.
Pubblicato nel 2009, Il libro dei sussurri ha ottenuto sin da subito uno straordinario successo di critica, tanto da essere considerato uno dei capolavori della letteratura romena post-comunista e da essere insignito del premio “Libro dell’anno”. Non da meno è stato poi l’apprezzamento dei lettori che l’hanno trasformato nel maggior successo editoriale degli ultimi dieci anni. Attualmente il romanzo è in fase di traduzione in numerose lingue.

Attila Bartis, Tranquillità, Atmosphere Libri: Budapest, prima metà degli anni Novanta: uno scrittore sui trent’anni sta organizzando il funerale di sua madre, ex attrice, un tempo bellissima star. Quindici anni prima le autorità le avevano proibito di salire sul palcoscenico perché la figlia musicista aveva scelto l’Occidente, e da allora la donna non era più uscita di casa. Nel frattempo la situazione politica era cambiata, ma la donna non voleva più contatti con il mondo e viveva in un microcosmo chiuso, con il figlio che provvedeva a tutto. Il rapporto fra madre e figlio è caratterizzato di reciproco amore e odio, perché la nascita dei due figli è stata di ostacolo nella carriera di lei che, pur occupandosi dei figli, non ha perso occasione per farglielo pesare. L’unica relazione umana funzionante è quella tra fratello e sorella, interrotta però, dall’espatrio della ragazza, che si conclude tragicamente con il suicidio di lei all’estero ad appena 25 anni. Qualche anno prima della morte della madre, nell’esistenza del giovane scrittore entra però una ragazza: si innamorano di una passione selvaggia, ma entrambi sono ormai definitivamente segnati dal proprio passato e la relazione termina con il ritorno di lei nel villaggio natio. L’amore è l’unico tentativo di liberazione del giovane dal giogo, dal cordone ombelicale della madre e con la morte di lei non ha altre prospettive che la solitudine.

Nina Cassian, C’è modo e modo di sparire, Adelphi: Ultima figura emblematica di una ormai classica tradizione modernista, erede e testimone di quel fecondo ambiente romeno di cui facevano parte Brâncusi e Tzara, Ionesco, Eliade e Cioran, e come loro inevitabilmente esule, Nina Cassian ha percorso un tragitto artistico e umano singolare come la sua persona. Nel 1985, già titolare di una lunga carriera di successo (con qualche strappo al morso del regime), durante un soggiorno negli Stati Uniti finisce nel mirino della polizia, che ha scoperto certi suoi testi a dir poco caustici contro la politica e i politicanti del Paese: decide allora di non tornare in patria e chiede asilo politico. Qui, sostenuta e tradotta da vari poeti americani, rinasce a nuova vita. E la scelta, la riproposta, la traduzione, a volte la vera e propria ricreazione delle poesie romene precedenti l’esilio, nonché la stesura di nuovi componimenti – in romeno prima, e dopo qualche anno anche in inglese –, alimenteranno un corpus che non ha riscontri, né rivali, nell’odierno panorama poetico internazionale. Si avvertono, nella voce della Cassian, echi ravvicinati di tutta la più nobile stagione del Novecento: da Mandel’štam a Cvetaeva, da Apollinaire a Brecht a Celan, e si potrebbe risalire fino a Emily Dickinson, «sublime sorella», o anche più indietro, all’amoroso furor saf­fico. Il timbro è unico: diretto, spudorato, strenuamente lirico, a tratti disarmante, a tratti sornione, arguto e brutale al tempo stesso – e nudo, sempre, e sempre seducente. Si passa dalle punte epigrammatiche avvelenate ai voli pindarici sulle ali d’organo di un Bach – non per niente la Cassian compone musica: e dipinge, disegna, illustra libri anche per l’infanzia, spesso scritti da lei –, e ogni volta queste poesie, come ha scritto Vittorio Sermonti, ci riguardano da vicino, «sconvenientemente».

Adrian Chivu, Album da disegno, Aisara: Colori, matite e un album da disegno. È “quasi un uomo”, ormai, ma solo così riesce a dire quello che prova, quello che vede: i genitori che si separano, il padre che se ne va di casa e la nonna che accusa lui, il figlio ritardato, di essere la causa di tutto. Ma il vero problema è il legame torbido e morboso che unisce madre e figlio, nonna e nipote, madre e figlia.

Ioan Petru Culianu, Il rotolo diafano e gli ultimi racconti, Elliot: Che cos’è realmente il rotolo diafano, il cui mistero è a lungo inseguito dal protagonista senza nome del libro? Ci sono verità nascoste, o semplicemente dimenticate, che attraversano il tempo rimanendo celate alla coscienza dei più, ma vengono comunque tramandate per vie occulte. Una di queste riguarda l’origine del linguaggio umano e il linguaggio della stessa Creazione. Pubblicato originariamente da Jaca Book con il titolo La collezione di smeraldi e qui presentato in una nuova traduzione e con testi narrativi pressoché sconosciuti come il profetico e bellissimo “Sul linguaggio della creazione”, Il rotolo diafano è un libro che combina la forza coinvolgente propria della forma narrativa con le suggestioni dotte e arcane di un sapere iniziatico e magico che continua a vivere attraverso i secoli e arriva a noi suscitando interrogativi spiazzanti e mostrando vie di conoscenza segrete e inaspettate.

Tutti i libri di Ioan Petru Culianu: http://it.wikipedia.org/wiki/Ioan_Petru_Culianu#Pubblicazioni_in_italiano

Urmuz, Pagine bizarre, Salerno: È la prima raccolta integrale, in italiano, delle postume Pagine bizzarre vergate dal geniale narratore rumeno Urmuz (pseudonimo di Demetru Demetrescu Ionescu-Bazău, 1883-1923), considerato il “padre” virtuale delle avanguardie europee, dal Dadaismo al “teatro dell’assurdo”, ai poeti postmoderni e “testualisti”. Di lui Eugène Ionesco ha scritto: «Urmuz inventò (…) un vero e proprio linguaggio surrealista (…); è veramente uno dei precursori della rivolta letteraria universale».

Mircea Eliade, Un’altra giovinezza, Rizzoli: “Credo che non abbia la minima possibilità di farcela. Non ha un solo centimetro di pelle intatto.”
E invece Dominic Matei, colpito da un fulmine e ridotto a un tizzone ardente la notte di Pasqua del 1938, non solo riesce a sopravvivere, diventa un fenomeno. Il professore rumeno, arrivato a Bucarest per suicidarsi, si ritrova d’un tratto ringiovanito di trent’anni, e affetto da una sensazionale forma di ipermnesia: ricorda tutto, troppo, anzi sa addirittura ciò che ancora deve accadere. La polizia segreta comincia ben presto a diffidare di lui e la Gestapo vuole studiarne le straordinarie facoltà mentali. È solo l’inizio di una serie di paradossali, strabilianti avventure. In pagine visionarie e feroci, venate di grottesca ironia, Mircea Eliade, grande storico delle religioni, studioso di yoga e sciamanesimo, orchestra una formidabile metafora della vita moderna. Mette in scena se stesso: Dominic è un “mutante”, ma è prima di tutto un diverso, condannato alla solitudine e all’incomprensione dal peso della sua stessa sapienza. Una storia che ha stregato Francis Ford Coppola, tornato sul set per la prima volta dopo dieci anni per dirigerne la versione cinematografica.

Mircea Eliade, Il sacro e il profano, Rizzoli: Il sacro e il profano, concepito come introduzione generale allo studio fenomenologico e storico delle religioni, cerca di mettere a fuoco quei valori dell’esperienza religiosa che possono riscontrarsi sia nell’ambito di una sacralità arcaica, sia all’interno di una concezione profana del mondo, quale si presenta oggi. Gli stretti rapporti che Eliade individua tra simbolismo e coscienza e tra gli stessi caratteri specifici del profano e del sacro non solo mostrano in che termini l’uomo laico moderno, all’interno di una società che ha fatto della morte di Dio una vera e propria teologia, rimanga l’erede della religiosità dei progenitori, ma sembrano avallare la tesi che la secolarizzazione di un valore religioso costituisca essa stessa un fenomeno religioso.

Tutti i libri di Mircea Eliade: http://it.wikipedia.org/wiki/Mircea_Eliade#Bibliografia_in_italiano

Mihai Eminescu, La mia ombra e altri racconti, BUR: La narrativa di Eminescu è attraversata da temi ricorrenti, per lo più di matrice romantica: l’occultismo, la poetica del doppio e il procedimento, anche questo tipicamente romantico, del rispecchiamento infinito di testi, che cancella talvolta le tracce e i contorni degli intrecci. L’elemento unificatore che attraversa tali testi è dato dalla prospettiva del narratore che racconta in prima persona storie in cui è simultaneamente testimone e protagonista, alla continua ricerca della propria identità.

Filip Florian, Dita mignole, Fazi: Romania anni Novanta. Il Muro di Berlino è caduto da poco e il regime di Ceausescu si è completamente dissolto. In una tranquilla cittadina di montagna, all’interno di un sito archeologico viene scoperta una fossa comune. A chi appartengono le ossa che affiorano dal terreno? Alle vittime di una pestilenza risalente a secoli prima o piuttosto di un’esecuzione di massa perpetrata durante gli anni bui del totalitarismo? E perché le falangi delle loro dita mignole sono sparite? Poliziotti, giornalisti, ex detenuti politici, comuni cittadini si riuniscono intorno al grande sacrario sfidandosi a colpi di ipotesi bizzarre, finché dall’Argentina una squadra di antropologi criminali, specialisti in “los desaparecidos”, è chiamata a esprimere il verdetto finale.
Sullo sfondo di queste indagini, dove una vicenda tragica finisce per assumere i toni della farsa, una ridda di personaggi strampalati è protagonista di storie che oscillano tra il fiabesco e il surreale. C’è Petrus, un giovane archeologo afflitto dall’ulcera; Eugenia Embury, l’eccentrica vedova di un petroliere inglese, che vive circondata dai gatti e legge il futuro nelle carte; sua nipote Josephina con la quale Petrus intreccia di nascosto una storia d’amore; Onufrie, un monaco eremita e umile servo della Madonna, che nasconde sotto il cappello un imbarazzante segreto; il fotografo Sasa e il suo stravagante dromedario Aladin; e poi l’ex detenuto politico Titu Maeriu, il procuratore militare Spiru… e tanti, tanti altri ancora.
Dita mignole, romanzo d’esordio di Filip Florian, è un racconto che assume le sfumature del giallo, una narrazione dai toni lievi e brillanti dove realtà e finzione s’intrecciano dando vita a un puzzle fantastico, pieno di humor, mistero, tragedia e poesia.

Panait Istrati, Kyra Kyralina, Feltrinelli: Salutato come il Gorkij dei Balcani, Panait Istrati è il poeta del mondo degli irregolari, descritti con toni favolistici e struggenti. Protagonista del romanzo è Stavro, il primo gay proletario della storia letteraria, alla ricerca itinerante della sorella Kyra Kyralina, ragazza di fulgida bellezza. Adrian, alter ego dell’autore, abbandona giovanissimo la madre e la città natale per seguire Stavro, venditore ambulante di limonate. Le turbinose avventure di Stavro danno vita a un racconto nel racconto, che moltiplica quasi all’infinito le strade dell’assiduo vagabondare – per scelta o per forza – lungo le vie del romanzo e del mondo. Pagina dopo pagina emerge la figura magica, sensuale, imperiosa della bellissima Kyra, sorella perduta e splendente miraggio di giovinezza e di piacere, che Stavro ricerca senza sosta, dalla Romania a Istanbul, dalla Turchia alla Siria e al Libano, in un susseguirsi di colpi di scena mirabolanti, alternati a struggenti squarci di poesia. Classico contemporaneo di stralunata e feroce bellezza, Kyra Kyralina è scavato come una pozza d’acqua trascolorante e limpida nella vita inquieta di Panait Istrati, insieme romeno e autentico cosmopolita. Una gemma nascosta, un vero capolavoro dimenticato.

Panait Istrati, Il bruto, e/o: L’incontro ambiguo tra la brutalità del mondo e l’innocenza dell’infanzia, l’amicizia pericolosa tra un bambino e un criminale, un rapporto di violenza che si trasforma in tenera complicità: sono i temi al centro di questo romanzo pubblicato nel 1926 dall’autore rumeno.

Tutti i libri di Panait Istrati: http://it.wikipedia.org/wiki/Panait_Istrati#Opere

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