Libri dal Portogallo

Torre di Belém, Lisbona

José Saramago, Cecità, Feltrinelli: In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione perde la vista per un’inspiegabile epidemia. Chi viene colpito dal male è come avvolto in una nube lattiginosa. Le reazioni psicologiche sono devastanti, l’esplosione di terrore e di gratuita violenza inarrestabile, gli effetti della patologia sulla convivenza sociale drammatici. La cecità cancella ogni pietà e fa precipitare nella barbarie, scatenando un brutale istinto di sopravvivenza. Nella forma di un racconto fantastico, Saramago disegna con maestria, essenzialità e nettezza la grande metafora di un’umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose razionalmente, artefice di abbrutimento, crudeltà, degradazione. Ne risulta un avvincente romanzo di valenza universale sull’indifferenza e l’egoismo, il potere e la sopraffazione, la guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con uno spiraglio di luce e salvezza che non ne annulla il pessimismo di fondo.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2006/03/05/cecita-2/

José Saramago, Saggio sulla lucidità, Feltrinelli: Cosa succede a un paese se alle elezioni i cittadini decidono in massa di votare scheda bianca? Quali ingranaggi vengono sollecitati fino alla rottura, quali contromisure andranno messe in atto? Se lo chiede José Saramago con questo straordinario romanzo, avvincente come un giallo e penetrante come un’analisi (fanta)politica. L’ipotesi più accreditata è che ci sia un legame fra questa “rivolta bianca” e l’epidemia di cecità che, solo quattro anni prima, si era diffusa come la peste. Gli indimenticabili protagonisti di Cecità fanno quindi ritorno, per condurci in un viaggio alla scoperta delle radici oscure del potere. Un viaggio che ci fa gettare uno sguardo nuovo e spietato sui meccanismi del mondo nel quale esercitiamo (o crediamo di esercitare) ogni giorno la nostra libertà.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2006/10/30/saggio-sulla-lucidita/

Tutti i libri di José Saramago: http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago#Opere

Fernando Pessoa, Poesie di Fernando Pessoa, Adelphi: Come ormai sappiamo, i testi poetici fir­mati da Fernando Pessoa col proprio nome sono così numerosi e di tale qualità che non è azzardato additare nel «commediografo» diventato celebre soprattutto per le poesie dei suoi «attori» – cioè gli eteronimi come Alberto Caeiro, Álvaro de Campos, Ricardo Reis – il principale poeta di tutta la compagnia: «Come Shakespeare seppe essere Amleto e King Lear essendo prima di tutto Shakespeare, come Balzac seppe essere il Père Goriot e Eugénie Grandet, essendo prima di tutto Balzac,» scrive Tabucchi «così Fernando Pessoa è in primo luogo quel Fernando Pessoa che firma le sue poesie con il proprio nome, ammesso che tale “io” coincida con il reale Fernando Pessoa anagraficamente inteso». Di «Fernando Pessoa-lui stesso», o del­l’Ortonimo, questo volume intende offrire un compiuto, ampio ritratto, cogliendo alcune delle sue molteplici sfaccettature: dal poeta avanguardista al mistico ed esoterico, dal poeta elegiaco ma sempre concettuale al satirico che irride il tiranno Salazar, fino al poeta civile e ‘indignato’ che guarda alla patria prostituita con rabbia e dolore. E di nuovo, come di fronte alla galassia eteronimica – la letteratura, per Pessoa, è la dimostrazione che una vita non basta –, non potremo che rimanere stupiti per la sua vertiginosa, spiazzante novità: «Ah, canta, canta senza motivo! / Ciò che in me sente sta pensando» si legge nella Mietitrice, del 1924, dove l’interazione tra l’emozione e la ratio sembra echeggiare Empedocle («Il sangue che bagna il cuore è pensiero») e Spinoza. Del resto, come scrive ancora Tabucchi, «Nel “cuore di tenebra” che è l’umano sentire, misterioso, profondo, che appartiene ai precordi, Pessoa, come tutti i grandi poeti, fonda la sua poesia».

Fernando Pessoa, Poesie di Álvaro de Campos, Adelphi: Fra tutti i poeti che Pessoa ha disegnato – come persone e come autori – Álvaro de Campos spicca e si impone, forse anche perché la sua figura sfuggì totalmente al suo creatore, guadagnandosi così un’esistenza superiore a quella degli altri eteronimi. Nato come blague, diventò un compagno ossessivo, allucinatorio. Elegante, i capelli lisci e neri spartiti da una riga, tediato, ozioso, meditativo, Álvaro de Campos parte da un’estrema esperienza decadente per diventare poi a un tratto un esacerbato, geniale sperimentatore, maestro di ogni avanguardia. Ma la sua poesia, che segue passo passo le vicende biografiche, conosce, dopo le fiammate avanguardiste, un curioso percorso: un’autoriflessività che lo lega alle esperienze contemporanee, un rovello fenomenologico che precede di molti anni la filosofia europea degli anni ’40-’50, una depressività che lo accomuna a un Beckett, un nichilismo doloroso e cinico che sembra fare tabula rasa di ogni esperienza precedente. Campos, a questo punto, non è solo un poeta, ma un percorso poetico, ciò che la letteratura europea ha conosciuto fino agli anni ’30 e una previsione di ciò che avrebbe conosciuto fino ai nostri giorni.
Per capire la vastità e la risonanza della vicenda di Álvaro de Campos occorre vederla dunque nel suo insieme, nel suo sviluppo, come un’opera a sé. È questo che felicemente ci offrono per la prima volta Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre: il volume raduna infatti testi di tutti i periodi di Álvaro de Campos, accompagnandolo fino alla morte, che coincide, nel 1935, con quella di Fernando Pessoa.

Tutti i libri di Fernando Pessoa: http://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Pessoa#Traduzioni_in_italiano

Camilo Castelo Branco, Amore di perdizione, Sellerio: «La triste storia del mio zio paterno Simão Antonio Botelho» il quale «Amò, si perdette e morì amando. Questa è la storia»: così Castelo Branco descrive il suo romanzo e, in una prefazione del 1879 (a vent’anni dalla prima edizione), parla decisamente male del suo libro più noto: disturbato, così sembra, dal grande successo di pubblico e dalla interpretazione corrente di romanzo passionale. Nel 1911 Miguel de Unamuno avalla questa interpretazione parlando di Amore di perdizione come della «novella passionale più intensa e profonda che sia stata scritta nella penisola iberica» (confermando fra l’altro una profezia dell’autore che prevedeva, se fosse rinato nel ventesimo secolo, di assistere a uno dei tanti ricorsi della sua opera). Ma a parte la storia – di amore ribellione e morte, di perdizione appunto, tra un giovane romanticamente e velleitariamente anarcoide e una fanciulla dell’ambiente più retrivo di un Portogallo ottocentesco sospeso tra feudalesimo e modernità – la passione che più emerge da Amore di perdizione è il risentimento, il sarcasmo, l’acidità, contro la grettezza e l’angustia di un’epoca e un ambiente. Castelo Branco (il «Balzac portoghese», vissuto male e morto suicida) scrisse Amore di perdizione in quindici giorni, mentr’era incarcerato per un reato di adulterio, mentr’era in carcere per amore, ricostruendo e romanzando una storia famigliare: ricordando con rabbia, si sarebbe detto nei nostri anni Sessanta.

Camilo Castelo Branco, Cosa fanno le donne, Voland: Un’esilarante e paradossale commedia degli equivoci ambientata nel Portogallo dell’800. “Ci sono anime di pietra, cuori di zinco, occhi di vetro, petti d’asfalto? Che si facciano avanti. Qui c’è cipolla per gli occhi di tutti; piaghe per ogni anima; gocce di metallo fuso per tutti i petti. Non gli si resiste. Tutti piangeranno…” avverte l’autore nella prefazione. E mantiene la sua promessa: il lettore piangerà, sì, ma dal gran ridere.
Intrighi amorosi, colpi di scena e gran finale a sorpresa.

Camilo Castelo Branco, Ballata lusitana, Marlin: Scritto due anni dopo Amore di perdizione, nelle intenzioni dell’autore questo Ballata lusitana (titolo originale: Amor de Salvaςao) doveva fargli da contrappunto. Lì un uomo che si perde per amore, qui un altro uomo che per amore si salva. Ma se è vero che il protagonista di questo secondo romanzo, Afonso de Teive, diviso tra l’amore di una donna-diavolo, Teodora, e quello di una donna-angelo, Mafalda, trova alfine la salvezza accanto a quest’ultima, è anche vero che a dominare in lungo e il largo la scena è la “femme fatale”, che lo conduce quasi alla rovina e lo tradisce col suo migliore amico. Ispirato a vicende in parte autobiografiche e ambientato nella seconda metà dell’Ottocento, Ballata lusitana offre un vivido spaccato della vita sociale nelle piccole città del Portogallo settentrionale. Con tagliente ma garbata ironia Castelo Branco fa narrare dal protagonista, che dice suo amico e immagina di incontrare in una notte di Natale, la storia turbolenta della sua vita, segnata dal dramma amoroso. Con questo romanzo, Castelo Branco fornisce una superba prova della sua capacità di raccontare la passione mediante un linguaggio agile e brillante che influenzerà non pochi scrittori del suo tempo.

António Lobo Antunes, Lettere dalla guerra, Feltrinelli: La guerra d’Angola con il suo sanguinoso epilogo coloniale è un tema ricorrente nell’opera narrativa di António Lobo Antunes. Ne forma la colonna vertebrale e torna ossessivamente nei monologhi interiori di alcuni dei suoi memorabili personaggi. L’origine di tale ossessione – è risaputo – è da rintracciare nella biografia di Lobo Antunes, che fra il 1971 e il 1973 prestò servizio militare in Angola. L’esperienza fu doppiamente traumatica: il futuro scrittore lasciava in Portogallo la giovane moglie Maria José incinta. Lettere dalla guerra è l’epistolario che registra tale esperienza e che le figlie dell’autore hanno avuto l’autorizzazione a pubblicare alla morte della madre. È il resoconto spontaneo e quotidiano in centinaia di aerogrammi di un inedito Lobo Antunes alla donna adorata. Sullo sfondo degli eventi bellici, del disagio e talvolta della noia dell’isolamento, in una terra perlopiù inospitale sebbene non priva di commoventi sorprese dal punto di vista umano, si legge il dramma di un giovane innamorato la cui vita è scandita dall’arrivo delle lettere, ma anche l’inquietudine dello scrittore che muove i primi passi in direzione di quella che sarebbe divenuta la sua occupazione principale. La letteratura sembra ossessionarlo al pari del distacco dagli affetti e degli orrori della guerra e diviene giorno dopo giorno un alimento insostituibile. Avido dell’arrivo di libri e di riviste letterarie che i familiari gli mandano dal Portogallo, nelle lettere alla moglie Lobo Antunes racconta le proprie letture e copia brani di un romanzo che sta scrivendo, oscillando fra l’entusiasmo e l’insicurezza sulle proprie doti di narratore.
‟Le lettere di questo libro sono state scritte da un uomo di ventotto anni nel privato della sua relazione con sua moglie, isolato da tutto e da tutti durante due anni di guerra coloniale in Angola, senza sapere se un giorno sarebbero mai state lette da qualcun altro. Non descriveremo qui ciò che queste lettere rappresentano: ognuno le leggerà in modo diverso, sicuramente differente dal nostro. Ma qualsiasi sia il tipo di approccio, letterario, biografico, documento di guerra o storia d’amore, sappiamo che si tratterà di qualcosa di straordinario sotto tutti i punti di vista.”

António Lobo Antunes, Arcipelago dell’insonnia, Feltrinelli: Arcipelago dell’insonnia narra la storia di tre generazioni di una facoltosa famiglia del Portogallo rurale: dall’ascesa, grazie alla caparbietà e al dispotismo del capostipite, fino all’ineluttabile crollo. Si avvicendano e si mescolano in modo frammentario le voci dei protagonisti, come anche i piani narrativi del presente e del ricordo, senza rispettare la sequenzialità temporale o semantica, né instaurare soluzioni di continuità fra realtà e irrealtà.
Al centro della narrazione c’è quel che rimane della casa colonica, intrisa di memorie; le intemperanze del patriarca che abusa delle serve e maltratta i contadini con l’appoggio del fattore, amico e fedele braccio destro; ci sono le vicende di due fratelli – di cui uno solo legittimo – trattati in modo impari dal padre, e c’è la voce dolente di un nipote affetto da autismo che paradossalmente, sebbene in modo onirico e visionario, dall’ospizio in cui è recluso, è l’unico a conservare piena memoria del passato familiare e a svelare i nessi segreti di tante storie. Ma la prosa sensazionale di António Lobo Antunes e il suo straordinario immaginario sono, come in tutti i suoi romanzi, i protagonisti assoluti.

Tutti i libri di António Lobo Antunes: http://it.wikipedia.org/wiki/Ant%C3%B3nio_Lobo_Antunes#Opere_tradotte_in_italiano

José Luís Peixoto, Nessuno sguardo, La Nuova Frontiera: Giuseppe fissa il sole e pensa. Pensa a sua moglie e a quello che su di lei gli ha detto il diavolo. Pensa al giorno in cui le cicale rimarranno in silenzio e i rami più sottili degli alberi diventeranno di pietra. Trenta anni dopo, Giuseppe – suo figlio – fissa il sole e pensa. Pensa alla moglie di suo cugino e a quello che il diavolo dice a suo cugino sul loro conto. Pensa all’istante in cui non ci sarà più nulla, neanche il silenzio che fanno tutte le cose mentre ci guardano. Nessuno sguardo rappresenta l’apparizione di una voce radicalmente nuova e importante nel panorama letterario europeo. Una voce che si afferma fin dalle prime pagine di questo romanzo, trascinando il lettore verso luoghi, emozioni e incontri di una rara bellezza.

José Luís Peixoto, Una casa nel buio, La Nuova Frontiera: In una casa immersa nel buio, popolata di gatti misteriosi, sette personaggi fragili e indifesi convivono condividendo il dolore arrecato dall’assurda invasione di una popolazione barbara, cruenta e sanguinaria, che ha cancellato la vita, la civiltà e gli affetti. Per sopravvivere devono trovare il modo di declinare la parola amore: la madre, il figlio, la schiava Miriam, il principe di Calicatri, il visconte di Dedodida, il Violinista e il povero Nessuno, nel buio più assoluto, si interrogano ogni giorno sul più abusato dei sentimenti, sulla più impronunciabile tra le parole. Solo questa continua ricerca li potrà salvare dalla notte, dalla solitudine, dalla peste, dalla morte.
Una magistrale allegoria sulla fine di una civiltà. Una denuncia dello svilimento dei sentimenti a cui quotidianamente assistiamo. In equilibrio tra disperazione e tenerezza José Luís Peixoto accompagna il lettore in un territorio sconosciuto e inesplorato in cui “ogni parola esprime il significato che solo quell’unica parola può dire”.

Tutti i libri di José Luís Peixoto: http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Lu%C3%ADs_Peixoto#Editi_in_Italia

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