Libri dalla Polonia

Cracovia

Hubert Klimko-Dobrzaniecki, La casa di Rosa, Keller: In un’Islanda d’inizio secolo due giovani si incontrano, si innamorano e decidono di costruire la propria casa nei pressi della piccola chiesa di Krýsuvík. Poco dopo, all’abitazione si aggiungono delle serre per coltivare i fiori e, nel prato antistante, due bambine giocano sull’erba in prossimità di alcune pozze d’acqua bollente. Due generazioni dopo, a Reykjavík, un infermiere polacco viene assunto in un modernissimo ospizio dove incontra un’anziana degente di nome Rosa…
La casa di Rosa è uno straordinario romanzo che parte da un tempo lontano e giunge sino ai giorni nostri, un affascinante gioco a incastro nel quale si può decidere quale percorso intraprendere: se dal passato al presente o viceversa. Attraverso una toccante storia d’amore, la vita quotidiana all’interno di una casa per anziani e le esperienze di un emigrante, La casa di Rosa affronta con originalità i diversi aspetti dell’essere uomini – nascere, amare, invecchiare e morire – ma si spinge anche oltre, lanciando uno sguardo lucido e talvolta spietato sull’essere vecchi nella nostra società.
La casa di Rosa è stato selezionato per il prestigioso Premio Nike 2007 come miglior romanzo polacco dell’anno.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/09/27/hubert-klimko-dobrzaniecki-la-casa-di-rosa-polonia/

Ryszard Kapuściński, Ebano, Feltrinelli: Questo libro non parla dell’Africa, ma di alcune persone che vi abitano e che vi ho incontrato, del tempo che abbiamo trascorso insieme. L’Africa è un continente troppo grande per poterlo descrivere. È un oceano, un pianeta a sé stante, un cosmo vario e ricchissimo. È solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamano Africa. A parte la sua denominazione geografica, in realtà l’Africa non esiste. La narrazione, etica e ammaliante, di un grande reporter che ha il coraggio di vivere il suo mestiere come nomadismo e redenzione.

Ryszard Kapuściński, Imperium, Feltrinelli: Imperium è la narrazione di un viaggio per lo più sconosciuto, un’affascinante e personale chiave per capire l’ex Unione Sovietica. Un reportage polifonico, intessuto di ricordi, dove personaggi, luoghi e motivi si rincorrono e si sovrappongono dal 1939 al 1992, dal Baltico al Pacifico.
Nel momento in cui il grande impero si dissolve, con fragore e sangue, in mille rivoli e staterelli, la cronaca di Kapuściński scopre e registra realtà sommerse dalla violenza, dove trionfa una Babele di lingue e di culture.

Tutti i libri di Ryszard Kapuściński: http://it.wikipedia.org/wiki/Ryszard_Kapu%C5%9Bci%C5%84ski

Jan Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza, Adelphi: «Discendente di un’illustre famiglia polacca, contemporaneo di grandi avvenimenti, cui talvolta prese anche parte direttamente, il conte Jan Potocki (1761-1815) acquista durante la sua vita una strana reputazione di eccentrico e di erudito. Sale in pallone con l’aeronauta Blanchard, impresa di minore importanza ma di maggior eco che non quella di annotare, per primo, il linguaggio segreto dei principi circassi… Frequenta i salotti parigini d’avanguardia e in seguito si lega coi Giacobini… Prima di darsi una morte orribile, porta a termine un lungo romanzo pieno di estro che lascia quasi completamente inedito… Nel 1958 la prima parte dell’opera, intitolata Manoscritto trovato a Saragozza, viene ritrovata e pubblicata… Se ne trova improvvisamente arricchita la letteratura fantastica del mondo intero, di cui questo testo, indipendentemente dai suoi altri meriti, costituisce un esempio tra i più alti» (Roger Caillois).

Jan Potocki, Il viaggio di Hafez, Argo: Potocki fu, com’è noto, un infaticabile viaggiatore, ma questo racconto orientale non riferisce su uno dei tanti viaggi del nobile polacco; è semmai un percorso alla ricerca della saggezza e della verità, assecondando i tempi e i costumi di una carovana orientale. Accompagnando Hafez in questo perplesso ragionare, anche il lettore si convincerà della provvisorietà del suo sapere: quasi mai la realtà corrisponde alle sue apparenze. “Saggio religioso sono rimasto profondamente colpito dalla verità del vostro apologo; come il sapientissimo Abu Hanifah, mi sono occupato molto di studi astratti e oggi viaggio sia per distrarmi sia per aggiungere la conoscenza degli uomini alle conoscenze che ho attinto dai libri”. “Signore”, gli rispose Bektash, “voi vedrete dovunque più male che bene, ma non vedrete da nessuna parte il male che non sia mescolato a un po’ di bene, e questo deve bastare al saggio per consolarlo della vita”.

Jan Potocki, Diario dell’Asia, Medusa: I due testi raccolti in questo volume presentano due situazioni molto diverse per momento, obiettivi e qualità di scrittura. Il Viaggio nelle steppe di Astrakan e del Caucaso del 1797-98, con quel suo avvio fresco, primaverile e luminoso che è una delle righe più celebri della letteratura di viaggio di tutti i tempi è un puntuale diario di viaggio, con note prese scrupolosamente giorno per giorno e grande attenzione ai paesaggi, ai costumi, agli abiti, ai cibi: un autentico, perfetto vademecum etnografico arricchito da un’erudizione che spazia dall’antica letteratura greca alla storia medievale e moderna e osservazioni etnolinguistiche alcune delle quali appaiono di sorprendente acutezza. La Memoria sulla spedizione in Cina, dà conto di una missione ufficiale compiuta tra 1805 e 1806 nella quale il Potocki faceva parte del seguito dell’ambasciatore conte Golovkin. Alcune delle sue osservazioni a proposito del concetto di relatività delle culture, e della necessità di comprendere ciascuna di esse dal suo interno, sembrano anticipare le riflessioni di Claude Lévi-Strauss. Si ha la sensazione di trovarsi appunto dinanzi a un classico problema di “contrasto di culture”: e il Potocki comprende molto bene che tradurre un linguaggio di gesti e di riti è esattamente come tradurre un idioma. Il traduttore è un tramite, e tradurre, inevitabilmente, significa un po’ anche tradire.

Bruno Schulz, Le botteghe color canella, Einaudi: Con il suo amico Gombrowicz, Bruno Schulz è il grande maestro della letteratura polacca del Novecento. Secondo Kantor, che ha costruito La classe morta da un suo racconto, «tutta la nostra generazione è cresciuta di fatto all’ombra di Schulz».
Le botteghe color cannella, la sua prima e più famosa raccolta di racconti, è un’autobiografia trasformata in una fantasiosa mitologia dell’infanzia.
Uno dei massimi esempi di come la letteratura possa riscattare la banalità della vita quotidiana con le armi del grottesco e dell’invenzione linguistica.
Questo volume, oltre a tutti i racconti di Bruno Schulz, con le illustrazioni originali dell’autore, ripresenta i frammenti, i testi critici e quelli politici dello scrittore, nonché Il libro idolatrico, una storia per immagini che dimostra il grande talento di Schulz anche come disegnatore.
Il punto di partenza della fantasia visionaria di Bruno Schulz è l’affollata e disordinata bottega di stoffe del padre: un vecchietto-demiurgo che sconvolge in modo imprevedibile tutte le regole della fisica e della ragione. Jacob si arrampica come un ragnetto per gli scaffali, inseguendo i ragni; elabora arzigogolate cosmogonie interpretando a modo suo i segni del cielo; si circonda di specie bizzarre e variopinte di volatili, diventando anche lui una sorta di feroce condor; si trasforma in pompiere con tanto di divisa rosso fiammante e alamari d’oro…
Metamorfosi, travestimenti, viaggi nello spazio e nel tempo (basta come pretesto, ad esempio, un vecchio album di francobolli) si accavallano con l’ausilio di una lingua poetica scoppiettante di metafore. Scettico sulle possibilità di conoscenza umana, Schulz aveva dato libero sfogo alla fantasia e alla «mitizzazione» della realtà. Nell’infinita varietà dei suoi aspetti, l’opera di Schulz ha una sua unitarietà. I racconti, assieme ai disegni, costituiscono un Libro: una sorta di Bibbia dell’infanzia perduta.

Bruno Schulz, L’epoca geniale, Einaudi: Accompagnato da un ampio e toccante saggio di David Grossman, questo volume raccoglie dieci racconti di Schulz, frutto di una scelta di Grossman stesso, racconti che provengono dalle due raccolte Le botteghe color cannella e Il Sanatorio all’insegna della Clessidra. Schulz, insieme a Gombrowicz e Witkiewicz, completa la grande triade della letteratura polacca del Novecento. I suoi racconti costituiscono un unico ciclo di ricordi d’infanzia, un album di abbaglianti quadretti a colori dove la fanciullezza riappare rimescolata e incongrua come nei sogni. I racconti che compongono il volume sono La visitazione, Gli uccelli, La notte della Grande Stagione, Le botteghe color cannella e La Via dei Coccodrilli, Il Libro, L’epoca geniale, Mio padre entra nel corpo dei pompieri, La stagione morta e L’ultima fuga di mio padre.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880620088PCA.pdf

Witold Gombrowicz, Ferdydurke, Feltrinelli: Allegoria dell’infantilismo moderno: un trentenne, come in un incubo, si trova sbalzato indietro nel mondo dell’infanzia, in una ridicola classe scolastica. Cerca di ribellarsi, ma scopre che essere di nuovo immaturo e non gli dispiace affatto.

Witold Gombrowicz, Pornografia, Feltrinelli: ‟L’azione di Pornografia è la seguente: due signori di una certa età incontrano una coppia di adolescenti che sembrano violentemente attratti da un sex-appeal reciproco. I giovani però non hanno l’aria di accorgersene, il che esaspera i due signori, che vorrebbero veder realizzata tutta quella bellezza, veder esplodere quella giovane poesia. Essi cercano quindi di svegliare il ragazzo e la ragazza, di indurli ad amarsi, di buttarli l’una nelle braccia dell’altro. A poco a poco i due signori, affascinati dalla bellezza giovane, si innamorano della coppia. Vogliono a tutti i costi penetrare dentro quel fascino, legarsi ai giovani… e scoprono che un delitto, un peccato commesso insieme a loro, può farli intrufolare in quella intimità altrimenti impenetrabile. Organizzano un assassinio in comune…”
Witold Gombrowicz

Tutti i libri di Witold Gombrowicz: http://it.wikipedia.org/wiki/Witold_Gombrowicz#Opere

 

 

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