Libri dal Perù

Machu Picchu

Braulio Muñoz, Quaderni peruviani, Gorée: Il romanzo Quaderni peruviani narra la storia di Antonio Alday Gutiérrez che, dopo aver attraversato il Rio Grande, il fiume-frontiera con gli Stati Uniti, tenta di costruirsi una nuova vita come Anthony Allday. Al suo arrivo negli Stati Uniti, nel tentativo di eliminare ogni traccia delle proprie origini, inventa due vite parallele: la lotta tra le due identità fittizie si rivela in tutta la sua drammaticità nei frammenti del diario.

Braulio Muñoz, Alejandro e i pescatori di Tancay, Gorée: È don Morales a rivolgersi al protagonista, soltanto evocato, a partire dalla sua fuga per entrare nella lotta politica clandestina: così inizia il lento e amoroso recupero di una realtà perduta, attraverso il rapporto armonioso che si deve stabilire con il mare e la sua fauna. Uno dei principi fondamentali che regola questa simbiosi è il senso del limite, disposizione legata a una sapienza collettiva, maturata nel corso dei secoli, che avverte che le risorse non sono infinite. Una sapienza ambientale che va trasmessa a chi si avvicina per la prima volta al mondo della. Nelle pagine del romanzo emerge tutta la profondità del substrato indigeno, che affonda le sue radici nelle grandi culture del Nord del Perù. Su questo mondo, dopo la conquista incaica e la valanga dell’invasione spagnola, si abbattono negli ultimi decenni i processi di modernizzazione selvaggia. Le fabbriche sorte senza nessun controllo, all’insegna del profitto sfrenato e del delirio di onnipotenza, sconvolgono un equilibrio ecologico millenario. Con l’acqua del mare, contaminano anche i rapporti fra gli uomini. Estrema manifestazione di un potere abusivo, che getta le premesse per una reazione disperata.

Mario Vargas Llosa, La zia Julia e lo scribacchino, Einaudi: Pedro Camacho, detto il «Balzac creolo», è uno strano e fecondissimo inventore di trame melodrammatiche e truculente per un programma feuilleton di Radio Lima. Tutti in città attendono con impazienza le «puntate» della sua fantasia, fatte di arresti misteriosi, morti segrete, incesti, sangue e passioni. In parallelo scorre la storia di Mario – pallidamente autobiografica, come il nome del protagonista lascia intendere – giovane aspirante scrittore attratto da questa curiosa macchina dell’immaginario. Ma anche lui ha la sua storia complicata da raccontarci: s’innamora, quasi con platonica indifferenza, d’una zia vedova e più matura, che finirà per sposare, prima di trasferirsi in Europa e affermarsi come scrittore.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978886621325PCA.pdf

Mario Vargas Llosa, Pantaleón e le visitatrici, Einaudi: Dalle guarnigioni sparse nella giungla amazzonica, affogata nella sua umida e sensuale calura, giunge un grido d’allarme: la truppa si abbandona allo stupro. Gli alti comandi decidono di rimediare istituendo un servizio di «soddisfazione della carne»: le visitatrici, discrete presenze finanziate dall’esercito. Il capitano Pantaleón, scrupoloso esecutore di ordini, è incaricato della missione. E il Servizio delle visitatrici diventa il congegno più efficiente di tutto l’esercito peruviano… Uscito nel 1973, divenuto un film nel 1975, pubblicato in Italia nel 1987, Pantaleón e le visitatrici ha la vis di una macchina comica e la logica perfetta di un poema epico. Un romanzo che immerge il lettore in un paesaggio esotico ma familiare e che riesce a mostrare, fra le pieghe dello scherzo, il ghigno della violenza, dell’arbitrio, l’intrinseca insensatezza di un mondo «totalitariamente amministrato».

Tutti i libri di Mario Vargas Llosa: http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Vargas_Llosa#Opere

Eduardo González Viaña, La ballata di Dante, Gorée: La ballata di Dante segna un momento culminante nella traiettoria narrativa di Eduardo González Viaña. Il nucleo intorno al quale si svolge la narrazione è una tipica manifestazione della tradizione ispanoamericana, la festa della quinceañera, la ragazza che compie quindici anni, segnando così il suo “ingresso in società”. La festa, con tanto di limousine, musiche per tutti i gusti e fuochi artificiali, viene però turbata dal rapimento di Emmita, la figlia del protagonista, da parte di una banda giovanile di motociclisti che fa un’irruzione improvvisa. A partire da questo episodio si sviluppa una ricerca per tutto il territorio degli Stati Uniti, in cui Dante, vedovo di Beatriz, è accompagnato nelle sue peregrinazioni da un asino di nome Virgilio, autoinvitatosi misteriosamente alla celebrazione dei quindici anni.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2008/12/24/la-ballata-di-dante/

José María Arguedas, Il Sexto, Einaudi: «Quasi tutti i libri di José María Arguedas – ha scritto Mario Vargas Llosa – sono dedicati alle Ande. Solo il romanzo Il Sexto, scritto nel 1961, si svolge a Lima e perfino in quest’atroce testimonianza sulla prigione di Lima dove Arguedas fu arbitrariamente incarcerato nel 1937 dalla dittatura di Sanchez Cerro, si affacciano gli altipiani in pagine che forse costituiscono la parte piú riuscita del libro: la maestosa processione dei condor catturati in un paesino andino, l’episodio del bambino violentato dai vagabondi».
Protagonista – come sempre in Arguedas – è la collettività, da cui vengono a galla alcune figure emblematiche. Cámac, il minatore che muore aggrappato al sogno di potersi costruire una chitarra; «Puñalada», il negro feroce che prostituisce a tutti il giovane «Clavel»; il giapponese, mendicante dal «sorriso inestinguibile», ed infine Gabriel, il giovane sognatore attraverso cui ci viene raccontato il mondo del Sexto. Pervade il romanzo una concezione quasi animistica del Male, che si esprime talvolta in atti di violenza, oppure nell’articolato linguaggio della canzone, valvola di sfogo della nostalgia, o gesto calcolato di ribellione. E «canzone» può essere anche considerato lo stile inconfondibile di Arguedas, che riesce ogni volta a innalzare il realismo estremo della descrizione più cruda ad una purezza che è insieme umana e lirica.

José María Arguedas, I fiumi profondi, Einaudi: Figlio di un avvocato di provincia finito in carcere, Ernesto, il bambino protagonista dei Fiumi profondi, è stato allevato dalle vecchie «mamme» di una comunità india. Il contatto con la natura immacolata e l’essere cresciuto in un mondo primitivo hanno marcato indelebilmente il suo carattere.
Quando finisce in un collegio di Abancay, vive nel ricordo dei suoi amici indios e dei grandi e austeri paesaggi che era abituato a «respirare».
Poi ad Abancay esplodono contemporaneamente il tumulto delle prostitute, la peste e la rivolta degli indios. Ernesto sembra ritrovare se stesso: sente in questi sconvolgimenti il segno di un destino superiore e vi partecipa come trascinato da forze magiche. La fuga dal collegio sarà per lui un ritorno alle sorgenti stesse della vita.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880620555PCA.pdf

Carlos Castaneda, Gli insegnamenti di Don Juan, BUR: La prima tappa di uno straordinario percorso spirituale, l’inizio di un viaggio fino alle radici inesplorate della propria interiorità: in un libro di culto e capace di mettere radicalmente in discussione la visione occidentale della realtà, l’antropologo Carlos Castaneda racconta i primi passi del suo apprendistato filosofico sotto la guida di un indio yaqui di nome Juan Matus, sciamano dalla personalità magnetica che lo condurrà alla scoperta del lato più profondo della propria anima. Attraverso la descrizione delle pratiche rituali in uso presso la stirpe di don Juan, Castaneda ci insegna ad abbandonare i canoni di pensiero tradizionali e a intraprendere un cammino di conoscenza e di ricerca interiori, per arrivare a riconoscere l’esistenza di una vita che trascende i confini della mera percezione sensibile. Ed è percorrendo questo itinerario – una vera e propria rinascita a cui i lettori partecipano passo dopo passo – che si potrà giungere finalmente alla piena consapevolezza di sé e a toccare il nucleo luminoso della propria libertà spirituale.

Carlos Castaneda, La ruota del tempo, BUR: Un maestro spirituale dei nostri tempi, Carlos Castaneda poco prima della morte volle riunire in un’antologia i passi centrali delle sue opere precedenti, corredandoli di un suo commento. Ne risulta una preziosa antologia che è la summa dei suoi insegnamenti, un libro in cui riecheggia la voce dello sciamano yaqui don Juan Matus, la tradizione spirituale degli sciamani messicani e la loro eredità.

Tutti i libri di Carlos Castaneda: http://www.rcslibri.it/ricerca/?cerca=Carlos+Castaneda&tipo=Tutti

Garcilaso de la Vega, Commentari reali degli Inca, BUR: Pubblicati a Lisbona nel 1609, i Commentari reali degli Inca appaiono da subito come un libro destinato a lasciare una traccia profonda nella storiografia moderna: essi infatti sono opera di Garcilaso de la Vega, detto “l’Inca”, un meticcio figlio di un capitano spagnolo e di una peruviana di sangue regale, e rappresentano dunque il primo tentativo di uno sguardo “dall’interno” nella realtà della civiltà precolombiana. La monumentale opera di Garcilaso, in cui si uniscono le memorie della tradizione incaica alla narrazione della conquista spagnola, è però qualcosa di più di un semplice resoconto storico. La scrittura fluida e maestosa di Garcilaso – ritenuto uno dei maggiori prosatori di lingua spagnola – tesse un racconto in cui si sposano l’antico e il moderno, il mito e la cronaca, la nostalgia di un passato irrecuperabile e la coscienza dell’incedere degli eventi: un racconto, pertanto, “meticcio” come il suo autore, e apolide nel panorama dei generi letterari. E ancora oggi le sue pagine si presentano a noi come l’orizzonte in cui il Nuovo Mondo perde definitivamente la propria estraneità agli occhi dell’Occidente.

Tutti i libri di Garcilaso de la Vega: http://www.amazon.it/s/ref=sr_nr_n_5?rh=n%3A411663031%2Ck%3AGarcilaso+de+la+Vega&keywords=Garcilaso+de+la+Vega&ie=UTF8&qid=1415703035&rnid=1640607031

Santiago Roncagliolo, I delitti della settimana santa, Garzanti: Perù, la città di Ayacucho ha appena festeggiato l’ultimo giorno del Carnevale quando si levano le grida di terrore del contadino Mayta: nella stalla della sua fattoria c’è il cadavere di un uomo. Il corpo è deformato dal fuoco, ma sulla fronte si riconosce distintamente il segno di una croce. A indagare viene chiamato Félix Chacaltana Saldívar, pubblico ministero di Lima. Chacaltana è uomo ligio ai regolamenti e fiducioso nelle istituzioni ma, non appena inizia a investigare, si trova proiettato in una situazione oscura, che gli sfugge di mano. A comandare sono i capi militari determinati a chiudere il caso come un incidente, per non suscitare preoccupazioni in vista delle elezioni imminenti. Ma Chacaltana non può tirarsi indietro: a imporglielo è non solo la sua coscienza, ma un’ondata di morte che sembra non aver fine. Prima un detenuto di Sendero Luminoso, poi lo stesso Mayta, poi un sacerdote. Tutti uccisi orribilmente, seguendo un percorso ideale che lascia sui loro corpi simboli che riconducono alla Quaresima e alla settimana santa. Barcamenandosi tra potere militare e giudiziario, popolazione inerte e ostile, Chacaltana scaverà nel passato torbido della regione, svelando torture e atti di violenza. Fino alla inimmaginabile verità.
Vincitore del prestigioso Premio Alfaguara de Novela e in testa alle classifiche spagnole per mesi con oltre 200.000 copie, I delitti della settimana santa è il nuovo fenomeno letterario della stagione spagnola. Un romanzo impossibile da posare, un thriller che non lascia scampo, dove ritmo e suspense si fondono mirabilmente a creare una macchina narrativa dal meccanismo perfetto.

Santiago Roncagliolo, Pudore, Garzanti: Quando qualcosa cambia nell’aria, il gatto di casa è il primo ad accorgersene. Intorno al tavolo della cena la tensione si taglia con il coltello. Lucy, la madre, cucina e finge di avere tutto sotto controllo, come al solito, ma è turbata dai biglietti erotici che riceve da un ammiratore misterioso. Alfredo, il marito, è in silenzio: gli sono stati pronosticati sei mesi di vita e lui, che non trova il coraggio di parlarne, si è rifugiato in una squallida relazione clandestina con la segretaria. Papapa, il nonno, è immerso nei suoi pensieri: vorrebbe di nuovo vivere una storia d’amore, dopo la morte di sua moglie. Anche i ragazzi sono in un momento difficile della loro esistenza: Mariana è in piena pubertà e fa i conti con la propria identità sessuale, mentre Sergio, il più piccolo, vede i fantasmi. Vivono insieme, ogni sera siedono uno di fronte all’altro. Si guardano negli occhi, ma nessuno di loro dice la verità. Segreti inconfessabili aleggiano nell’aria. Sembrano uniti, eppure in fondo sono profondamente soli. Nel vuoto generazionale, queste relazioni sono come linee rette che non si incontrano mai.
Dall’autore rivelazione della scorsa stagione latinoamericana, vincitore del prestigioso Premio Alfaguara in testa alle classifiche spagnole per mesi, un romanzo agile, dal montaggio cinematografico, una visione inquietante del lato oscuro che si nasconde in ogni famiglia.

Santiago Roncagliolo, Crescere è un mestiere triste, Keller: Un viaggio nel mondo ingenuo, tenero ma anche crudele, di un’intera generazione, attraverso le vicende di ragazzi, dai sette ai vent’anni, che scoprono l’amore, la morte, la miseria, le tragedie e crescono in un paese che ancora vive in mezzo a una guerra.
La scrittura di Roncagliolo – autentico talento della letteratura sudamericana, il più giovane scrittore ad essersi aggiudicato il prestigioso premio Alfaguara de Novela – ci conduce alla scoperta di quel microcosmo di eventi inattesi e sospesi, di scoperte, momenti di luce e pericolose ombre che sono l’infanzia e l’adolescenza.
Il tutto grazie a una manciata di protagonisti che lasciano il segno. La nonna che scambia il tacchino di Natale per un sacco delle immondizie e l’appendiabiti per il nonno; il piccolo Luca rapito da un tassista che si finge Babbo Natale; Beatriz uccisa dall’amico; le tragicomiche avventure di un giovane peruviano a Santiago, nel Cile di Pinochet; la morte di un padre testardo e irascibile…
Sullo scenario di un continente nel quale si avvertono ancora echi di dittatura, violenze, ingiustizie sociali e povertà, non resta che arrendersi a quel misto di realismo, tragedia, ritmo e ironia che è la narrazione di Roncagliolo, e lasciarsi condurre alla scoperta di come sia ancora possibile crescere sebbene, talvolta, tutto questo si trasformi davvero in un mestiere triste.
Perché in ogni passaggio d’età perdiamo irrimediabilmente qualcosa.

Manuel Scorza, La danza immobile, Feltrinelli: La trama di questo sorprendente romanzo, molto diverso dai romanzi del ciclo andino che diedero a Scorza una fama internazionale, è riassunta dal narratore che nelle prime pagine, ambientate in un ristorante parigino, la illustra ad altri personaggi: “Il romanzo è un contrappunto fra un guerrigliero e un ex guerrigliero. Sotto un altro punto di vista, un conflitto fra due uomini che devono scegliere fra l’Amore e la Rivoluzione. Al termine della loro vita entrambi credono che l’altro abbia scelto il meglio”. L’impegno politico e la passione per una donna non si trovano l’uno di fronte all’altra, bensì si inseguono intrecciandosi, condizionandosi da una storia all’altra, dal mondo parigino a quello amazzonico, dal mondo immaginario a quello reale, e facendo sì che il lettore sia coinvolto dal dubbio che infine attanaglia i due personaggi: una rivoluzione può tradire, o essere tradita, come una donna. Rimasta l’ultima opera di Scorza dopo la sua improvvisa scomparsa nel 1993, La danza immobile è anche il testamento, letterario e politico, di uno degli scrittori latinoamericani più letti in tutto il mondo.

Manuel Scorza, Rulli di tamburo per Rancas, Feltrinelli: Rulli di tamburo per Rancas non è solo uno dei più avvincenti e forti romanzi che ci siano giunti dall’America latina, è anche una ricostruzione di fatti reali popolata da personaggi di cui tuttora si occupano le cronache. Héctor Chacón, detto il Nittalope, trasformato in leggendario bandito dall’ingiustizia, uscì dal carcere solo nel 1972, e il soffocante Recinto, incombente e mobile come un personaggio, col quale sono state sottratte le terre ai contadini, fa parte ormai del paesaggio peruviano… Al centro delle vicende si situa lo scontro, avvenuto a Rancas negli anni cinquanta, fra i Comuneros (cioè gli appartenenti a una comunità contadina) e i latifondisti alleati del potente monopolio della Cerro de Pasco Corporation. Abbattendo la parete divisoria fra letteratura e sociologia, Manuel Scorza qui inventa un affascinante ritmo narrativo, un linguaggio in cui poesia e ironia, immaginazione e sdegno si fondono mirabilmente. In Perù brani di questo testo sono imparati a memoria dagli indios che, giustamente, lo considerano la “loro” opera epica.

Tutti i libri di Manuel Scorza: http://www.feltrinellieditore.it/autori/autore/scorza-manuel/

César Vallejo, Favola selvaggia, Arcoiris: Balta Espinar vive con la moglie Adelaida in una fattoria sulle creste dell’aspro paesaggio andino del Perù, dove la natura fa il suo corso secondo tempi che non sono quelli dell’uomo: tempi smisurati e quasi immobili come le montagne di roccia dura, al cui confronto l’esistere umano, necessariamente caduco e momentaneo, è soltanto un impercettibile baleno. Un baleno che tuttavia, grazie al suo lucore cupo e bizzarro, proietta sul mondo le ombre terribili dell’angoscia; ombre lunghe e sterminate che si fanno annunciare dal lamento delle galline, dalla rottura fortuita di uno specchio, dalla compagnia indiscreta degli insetti o dal rombo di temporali minacciosi. Favola selvaggia, prosa lirica, vorticosa, acre e accorata, narra proprio di queste angosce umane, minime e volatili di cui il grande paesaggio sovrastante non è altro che un disinteressato spettatore.

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