Benson Deng, Alephonsion Deng e Benjamin Ajak, They Poured Fire on Us from the Sky (Sudan del Sud)

Benson Deng, Alephonsion Deng e Benjamin Ajak, They Poured Fire on Us from the Sky. The True Story of Three Lost Boys from Sudan, PublicAffairs, New York 2005. 311 pagine.

Ci ho messo quasi un mese a finire questo libro, e non certo perché fosse brutto. È al contrario un libro bellissimo, uno dei più belli letti quest’anno, ma è terribile nel raccontare la violenza inimmaginabile subita da questi bambini. E il fatto che siano storie vere certo non aiuta, perché pensare che questi ragazzi hanno vissuto tutto quel dolore e quella sofferenza atroci fa stare veramente male. Come dice la curatrice nell’epilogo, siamo abituati a vedere le guerre in televisione come se si trattasse di film d’azione, ma la gente queste guerre le vive davvero e venirne a conoscenza è qualcosa che strazia.

I tre autori sono fuggiti dalle loro case, nel Sudan del Sud (Dinkaland) quando avevano da 5 a 7 anni, quindi erano davvero piccolissimi. Sono scappati per tutto il Sudan del Sud, per fuggire dalla violenza dei militari del governo sudanese contro il loro popolo, i Dinka. Sono arrivati prima in Etiopia, poi in Kenya, fino ad approdare infine negli Stati Uniti, dove hanno potuto ricominciare la loro vita, dopo ben quattordici anni passati in fuga o nei campi per rifugiati. Quando scrivono questo libro sono ormai dei giovani sui 20 anni, ma è come se avessero tanti più anni per tutte le atrocità che sono stati costretti a vedere e a subire. Eppure non perdono mai la loro gioia e vitalità di bambini prima e ragazzini poi, sebbene confessino di non essere più abituati a sorridere.

Hanno rischiato di morire di fame decine di volte, così come hanno rischiato di morire per infezioni o malattie come la febbre gialla. Hanno visto durante la loro fuga gli scheletri della gente fuggita prima di loro e poi morta di stenti lungo la strada. Hanno vissuto atroci punizioni in alcuni campi non regolamentari. Hanno bevuto la propria urina per non morire di sete sotto il sole cocente dell’Equatore. Hanno sofferto e visto gli altri soffrire e morire, così tanto da stringere il cuore. Sono stati dichiarati i bambini vittime di guerra più traumatizzati della storia. Sono stati costretti a subire tutto questo a un’età talmente precoce da condizionarne tutta la vita futura. Eppure non si sono persi d’animo, e una volta in America, con l’aiuto della curatrice Judy A. Bernstein e di editor esperti hanno voluto scrivere la loro storia, quella storia che tante persone più adulte di loro hanno preferito tacere e conservare per sempre in sé, perché sarebbe stato troppo doloroso tirarla fuori. Dicono di averlo fatto per dare un ricordo di sé ai propri figli e nipoti. Ma danno anche a noi una testimonianza di importanza fondamentale su quello che è accaduto in Sudan.

Un vero peccato che questo libro non sia tradotto in italiano. È vero che è stato scritto ormai quasi dieci anni fa, ma non mi sembra affatto datato, e spero che qualche editore, se mi sta leggendo, voglia colmare questa lacuna. Consiglio caldamente questo libro a chiunque sia in grado di leggere in inglese.

* Il sito dedicato al libro.
* Un estratto.

[Questa recensione è pubblicata anche sul blog delle letterature altre.]

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