Libri dal Pakistan

Moschea Badshahi, Lahore

Tehmina Durrani, Empietà, Neri Pozza: Pakistan: Herr, adolescente di soave bellezza, riceve tramite la madre una proposta di matrimonio. Pir Sain, il Santo, uno dei capi religiosi più eminenti della comunità, un uomo di trent’anni più anziano di lei ma «ritto e alto come un albero, con in testa il turbante nero inamidato che si apre a ventaglio», l’ha chiesta in sposa. Herr deve dimenticare in fretta Ranjha, il ragazzo col pullover rosso, per il quale il suo cuore canta ancora «canzoni mai udite prima». Troppo grande è, infatti, l’onore di quella proposta perché sua madre non si senta di colpo, e con immensa gioia, libera dallo sguardo sprezzante e indifferente dei parenti che «se la passano meglio»… Accolto al suo apparire come un libro coraggioso «che non è contro l’Islam, ma contro il suo uso blasfemo» (The India Club), Empietà è uno straordinario romanzo che ci conduce nel cuore di tenebra di un «santuario» del potere, dove alle donne, umiliate e oppresse, non resta che il sogno di «vivere libere e felici» (Booklist).

Tariq Ali, Sindrome Obama, Baldini & Castoldi: Cos’è cambiato realmente da quando Bush ha lasciato la Casa Bianca? Molto poco, secondo lo scrittore e politologo marxista Tariq Ali. Le speranze suscitate in tutto il mondo dall’elezione di Obama sono rapidamente svanite. In patria, l’amministrazione Obama ha concesso a Wall Street la massima libertà senza ricevere in cambio niente; la riforma sanitaria è stata svuotata di contenuto; la scuola pubblica è sempre più soggetta alle leggi del mercato e le grandi banche fanno il bello e il cattivo tempo grazie a una legislazione compiacente. Bin Laden è stato ucciso, ma intanto gli abusi sui prigionieri afghani continuano, l’Iraq è un Paese allo sbando, Israele è libera di agire indisturbata, e lungo il confine fra Afghanistan e Pakistan gli attacchi aerei e di terra sono più numerosi dell’epoca Bush. Per giunta, gli insuccessi di Obama stanno spianando il terreno al ritorno dei repubblicani alla Casa Bianca, e fra i suoi supporter circola sempre più il malcontento. In questo saggio, Tariq Ali analizza in modo dettagliato e puntuale le contraddizioni dei primi mille giorni della presidenza Obama, offrendo un prezioso rapporto preliminare per comprendere gli aspetti salienti della politica americana. E lo fa muovendo una serrata critica da sinistra, nella convinzione che un’importante opportunità è andata sprecata ma anche con il sincero dispiacere di chi ha condiviso le speranze di rinnovamento coltivate da milioni di persone.

Tariq Ali, La donna di pietra, Baldini & Castoldi: Ogni anno la famiglia di Iskander Pascià, ex ambasciatore del Sultano in Europa, trascorre l’estate nel suo palazzo affacciato sul Mar di Marmara. È il 1899 e l’Impero ottomano è dilaniato da lotte intestine, fermenti popolari e dalle politiche di conquista delle grandi potenze europee. Nilofer, figlia di Iskander, dopo aver disonorato la famiglia, nove anni prima, sposando un umile insegnante greco, ritorna a casa. È lei a condurci dalla «Donna di Pietra», un antico masso dalle sembianze solo vagamente umane – a cui si arriva attraverso i frutteti, tra l’odore del timo e dell’albero del pepe che per secoli ha raccolto le confessioni di intere generazioni. Disillusa e infelice, Nilofer sarà la prima a visitare la Donna di Pietra, ma tutti i personaggi, a turno, le affideranno il proprio dolore nascosto. Sara, moglie di Iskander, che cela un inconfessabile segreto; i figli Halil, generale dell’esercito impegnato a ordire una rivolta contro il Sultano, e Kemal, armatore di una compagnia di navigazione, tradito dalla moglie e dalla vita.

Tutti i libri di Tariq Ali: http://www.amazon.it/s/ref=nb_sb_noss_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&url=search-alias%3Dstripbooks&field-keywords=++++Tariq+Ali&rh=n%3A411663031%2Ck%3A++++Tariq+Ali

Mohsin Hamid, Il fondamentalista riluttante, Einaudi: Ogni impero ha i suoi giannizzeri e Changez è un giannizzero dell’Impero americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa così un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo. Impegnato a volare tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l’alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d’assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo.
Finché arriva l’Undici settembre a scuotere le sue certezze e a trasformarlo. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell’uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni «arabo» un potenziale terrorista.
E mentre gli Stati Uniti invadono l’Afghanistan, il Pakistan e l’India sembrano sull’orlo di una guerra atomica e New York si lascia andare a un’agghiacciante volontà di potenza tinta di nostalgia, anche la personalità dell’amata Erica rivela lati sempre più patologici. Giunge così per Changez il momento di compiere un passo irreversibile.

Mohsin Hamid, Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente, Einaudi: Dopo Il fondamentalista riluttante, in cui si racconta l’andata-e-ritorno nel mondo occidentale di un giovane pakistano di buona famiglia, Changez, laureato a Princeton, analista finanziario rampante e «giannizzero» dei tempi moderni, in Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente Mohsin Hamid presenta la storia di un’altra ascesa. Questa volta, però, Hamid cambia classe sociale, ambientazione e voce, proiettando il lettore quasi direttamente nei panni del «tu» protagonista, cui è rivolto il suo peculiare libro di autoaiuto. Dal poverissimo villaggio di una non meglio precisata nazione dell’«Asia emergente», il «tu» protagonista muove il primo passo: l’urbanizzazione. Da qui, sempre guidato all’apparenza dalle istruzioni a volte singolari del manuale, il protagonista si appresta a conquistare la ricchezza a tappe forzate, facendosi un’istruzione, evitando (senza troppo successo) d’innamorarsi, scansando gli idealisti e i gruppi religiosi, ricorrendo a mezzi poco ortodossi. E dell’Asia, nel corso di questa ascesa, emergono anche i lati oscuri o sommersi: la violenza, la corruzione che rende indispensabile «farsi amico un burocrate», la presenza pervasiva anche nella vita economica dei militari, «artisti della guerra». Finché anche il «tu» protagonista di Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente finirà, in maniera ironicamente speculare al Changez del romanzo precedente, per doversi «concentrare sui fondamentali»: stavolta, però, non per poter decidere freddamente della vita o morte finanziaria di un’impresa, ma per salvare la sua di fronte allo spettro del fallimento.
Narrata con uno stile essenziale e pervasa da un’ironia che solo in apparenza sfiora il cinismo, la parabola paradigmatica e al contempo umanissima dell’ambizione personale si rivela alla fine, come per i poeti del sufismo, una storia d’amore delicatamente struggente.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880621577PCA.pdf

Bapsi Sidhwa, Il talento dei Parsi, Neri Pozza: Verso la fine del diciannovesimo secolo, Faredoon Junglewalla, detto Freddy, si mette in viaggio. A ventitré anni, forte e pronto all’avventura, non vede un avvenire nel villaggio paterno, sepolto nelle foreste dell’India Centrale, e decide quindi di andare a cercare fortuna nei sacri pascoli del Punjab.
Caricati su un carro trainato da buoi tutti i suoi beni – una suocera vedova, che ha undici anni più di lui, una moglie incinta che ne ha sei di meno, e la piccola Hutoxi appena nata – Freddy raggiunge Lahore, allora capitale delle Province Orientali.
In una città abitata dalle più svariate etnie e caste, governata da britannici perennemente infastiditi dal caldo e dalla ressa, animata dai commerci più strani, e perciò anche da singolari trafficanti e avventurieri, che cosa può fare Freddy Junglewalla se non appellarsi all’antica virtù del popolo a cui appartiene, al talento dei Parsi?
Freddy sa che, senza questo talento, i Parsi non sarebbero che “briciole di una presa di tabacco eruttata dalle narici multirazziali dell’India”. Ne custodisce perciò i principi sommi (“non aprire mai le porte all’orgoglio e all’arroganza”, “ondeggiare con la brezza, piegarsi col vento”, capire che “la cosa più dolce del mondo è il bisogno”) e li traduce in una massima adatta alle circostanze sue e della Storia: diventare “dopo i viceré, i ragià e i signorotti… i più grandiosi leccapiedi dell’Impero Britannico!”
Lo vediamo dunque, ancora giovincello imberbe, lisciare e incensare il Colonnello William e, in capo a un anno, avere nelle sue mani tutto il traffico delle merci tra Peshawar e l’Afganistan. Lo sentiamo parlare una lingua disseminata di colte citazioni inglesi pronunciate con un buffo accento ricercato e, nel giro di pochi anni ancora, pontificare come un agiato signore, in grado di risolvere con spirito bonario ogni contrasto pubblico…
Romanzo di una comicità irresistibile, Il talento dei Parsi ci restituisce, attraverso la forza incomparabile dell’humour, l’epopea di un popolo che ha tratto dai “dolci imperativi del bisogno” la capacità di esistere, vivere e prosperare in pace in una regione del mondo segnata dall’odio e dal conflitto.

Bapsi Sidhwa, La sposa pakistana, Neri Pozza: Nel villaggio del Kohistan, dove Quasim ha condotto Zaitoon, la sua piccola figlia adottiva cresciuta con lui a Lahore, le montagne si ergono scure e minacciose all’infinito, e nevi eterne si affacciano su terre brulle e mute. Tra urli selvaggi, la cui eco si diffonde in tutta la conca, e festose scariche di armi da fuoco che rimbombano contro i fianchi delle montagne, in una delle case di fango e pietra del villaggio, Zaitoon si appresta a consumare la sua prima notte di nozze.
Sakhi, il suo sposo, la osserva con eccitazione a stento trattenuta. Profilo affilato, aquilino, pantaloni sbuffanti, capelli seminascosti dall’ampio turbante bianco, occhi a mandorla, Sakhi contempla con orgoglio di padrone la sua piccola sposa dalle ciglia fitte, i grandi occhi neri e la pelle ambrata dei popoli di pianura.
Sul vassoio di terracotta ai piedi del letto vi sono ancora riso e avanzi di agnello del pranzo nuziale, il vestito della ragazza è abbandonato sul pavimento e Zaitoon, timida e tremante, ha uno sguardo smarrito e implorante. Nel centro ribollente della sua eccitazione, Sakhi sa però che il suo desiderio sarà presto appagato.
Romanzo pieno di forza e sensualità, La sposa pakistana ci conduce nel cuore della civiltà islamica, là dove grazia e brutalità, amore e tirannide, passione e gelosia, onore e desiderio sono indissolubilmente legati.
Dopo l’ardente notte di nozze, il giovane sposo comincerà infatti a imporre la sua autorità alla ragazza venuta dalla città con una violenza pari alla passione e alla gelosia che lo tormentano, finché un abisso non si spalancherà tra i due.

Bapsi Sidhwa, La spartizione del cuore, Neri Pozza: «L’India sta per essere spaccata in due. Si può spaccare un paese? E che succede se la spaccatura passa proprio per casa mia?»
È il 1947 a Lahore e Lenny, la piccola voce narrante di questo libro, ha appena compiuto otto anni. Nella bella casa dei suoi genitori, Lenny si interroga sulle nubi che offuscano la sua infanzia. Perché Gelataio, Sher Singh, Massaggiatore e Macellaio, i corteggiatori di Ayah, la sua giovane e prosperosa tata, non scherzano più docilmente e si accapigliano con cattiveria e foga su Gandhi, Nehru, Tara Singh e altri misteriosi nomi? Perché tutti sembrano diventati altri? E Hari e il servo Moti appaiono ancora più intoccabili? E Imam Din e Yousaf sono improvvisamente diventati devoti praticanti della loro religione? Perché «oggi ognuno è se stesso e il giorno dopo indù, musulmano, sikh o cristiano»?
Secondo la magia propria della grande narrativa, in queste pagine la terribile spartizione dell’India del 1947, che generò il più grande e spaventoso esodo di popolazioni che la storia ricordi, appare sotto sembianze tragicomiche: una commedia domestica annuncia l’orrore, e la catastrofe si cela dietro uno spettacolare e divertente assortimento di piccoli orgogli e pregiudizi.
Nella grandiosa parata di personaggi che anima il romanzo, una figura spicca su tutte le altre: Ayah, la bella bambinaia corteggiata e poi abbandonata. Il giorno in cui non sente più il suo profumo per casa, Lenny capisce che l’India è finita e che la sua divisione non ha spartito soltanto la terra, ma i cuori.

Bapsi Sidhwa, Acqua, Neri Pozza: Chuyia aveva sei anni il mattino in cui sua madre Bhagya ricevette in cucina la visita inaspettata di Somnath, suo marito. Seduta a gambe incrociate sul pavimento, Bhagya stava pestando il riso nel mortaio, quando Somnath era entrato e, dandosi una sistematina alla dhoti, al telo da notte tutto stropicciato, aveva sussurrato che la madre di Hira Lal, l’amico di famiglia rimasto vedovo a quarantaquattro anni, desiderava che Chuyia sposasse suo figlio. Bhagya aveva sollevato l’orlo della sari e abbassato la testa per celare l’improvviso tumulto che si era impadronito del suo cuore, poi non aveva avuto nemmeno il tempo di protestare. Somnath aveva elencato tutti i vantaggi di quelle nozze: gli oroscopi di Chuyia e Hira Lal in perfetta sintonia, il fatto che la madre di Hira Lal non voleva la dote e avrebbe pagato lei tutte le spese della cerimonia, la possibilità di tener fede alla più pura tradizione braminica, per la quale una donna è riconosciuta come tale soltanto quando è unita al proprio marito e diventa una sumangali, una donna di lieto auspicio. È trascorso qualche anno da quel mattino, e la piccola Chuyia si è sposata con Hira Lal. Poi un giorno Hira Lal è stato condotto sulle rive del Gange e lì ha liberato la sua anima. Da quel giorno Chuyia non può più indossare vestiti colorati e cuciti, ma soltanto una sari bianca, ha il cranio rasato ed è costretta a vivere lontano dai suoi, poiché è una vedova, una donna, cioè, che nella cultura braminica non è più tale, visto che non può fare figli né servire il marito. Eccola allora nell’ashram delle vedove, in compagnia di donne dalle teste rasate e i volti duri e allungati, della flaccida Madhumati, della bella Kalayani, dal viso ovale e luminoso incorniciato da splendidi capelli neri, di Gulabi, l’eunuco dai fianchi ondeggianti e dalle braccia sinuose, di Shakuntala, la sua liberatrice che ha abbracciato le idee di bapu Ghandhi, l’uomo che il governo inglese definisce un piantagrane. Nato dalla stretta collaborazione con Deepa Mehta, che nel 1998 diresse il film Earth (basato su uno dei romanzi più noti di Bapsi Sidhwa, La spartizione del cuore), tratto dalla sceneggiatura del film Water, Acqua ci offre un ritratto incomparabile dell’India coloniale e di un ashram delle vedove in cui forza e debolezza, corruzione e onestà, vittime e carnefici si danno la mano. Ritraendo magistralmente eunuchi elegantemente vestiti che maltrattano con ironia le idee del Mahatma Gandhi («Se gli intoccabili sono “figli di Dio”, allora gli eunuchi sono i Suoi figliastri!» dice a un certo punto Gulabi), e donne che si spogliano con pudicizia e malizia lungo i ghat, le gradinate lungo i fiumi sacri, Bapsi Sidhwa ci dona una prova impeccabile del suo stile, fatto di «humour e compassione» (Houston Chronicle).

Fakhra Younas, Il volto cancellato, Mondadori: Quella di Fakhra Younas è una storia estrema e tragicamente diffusa. Quando è arrivata in Italia dal Pakistan per farsi curare, aveva la faccia deturpata e il collo talmente rattrappito dalle cicatrizzazioni da non consentirle più di alzare la testa. Suo marito aveva deciso di sfogare la propria gelosia e la propria rabbia sfigurandola con acido. Una sorte comune a migliaia di donne, cancellate nel volto e nell’identità. Questo libro è la storia della vita, del dramma e della rinascita di Fakhra. L’infanzia difficile, il lavoro ammirato e biasimato di ballerina, gli innamoramenti, le delusioni, il matrimonio con il figlio di un importante uomo politico. Fino alla violenza dell’acido, le lunghe degenze, la lenta ricostruzione esteriore e interiore, il ritorno a una vita normale.
Pagine che rappresentano un importante documento di denuncia, un coinvolgente viaggio nei costumi e nelle tradizioni di un paese lontano, ma anche e soprattutto una vicenda simbolo.
Nella storia di Fakhra c’è infatti quella di tutte le donne umiliate, offese, sopraffatte dall’ignoranza e dalla prepotenza degli uomini.
Ma tenaci e capaci di trovare la forza per risorgere e tornare a camminare a testa alta.

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