Libri dalla Norvegia

Trollfjord, Isole Lofoten

Knut Faldbakken, Confine di ghiaccio, Giunti: Un giallo psicologico in pieno stile scandinavo e una nuova avventura per Jonfinn Valmann, commissario ironico, malinconico e incredibilmente caparbio.
È notte e Arne Vatne sta tornando a casa, quando sul ciglio della strada si materializza dal nulla una ragazza in minigonna e lunghi stivali di pelle. Arne sbanda e la investe, ma preso dal panico non si ferma. Il giorno dopo scopre dai giornali che la sconosciuta è morta. Solo allora si rende conto che somiglia moltissimo alla giovanissima prostituta slava che incontrava regolarmente in una roulotte alla frontiera con la Svezia. Mentre Arne si tormenta sull’identità della ragazza morta, lo assale il sospetto che anche sua figlia sia invischiata in faccende molto losche. A occuparsi del caso viene chiamato il commissario Valmann, il quale ha dovuto abbandonare la ridente Hamar e rinunciare a un romantico weekend con Anita, sua ex assistente, ora amante a pieno titolo. Controvoglia, raggiunge il confine e comincia a indagare. L’omicidio tuttavia non è che la punta di un iceberg molto profondo, e solo addentrandosi nella terra di mezzo della frontiera, crocevia di traffici illeciti di merci e di corpi, Valmann riuscirà a capirne le reali proporzioni.
Dopo La casa nell’ombra, questo è il secondo caso del commissario Valmann, la cui serie ha conquistato l’Europa.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/11/16/knut-faldbakken-confine-di-ghiaccio-norvegia/

Knut Faldbakken, La casa nell’ombra, Giunti: Un capolavoro di suspense da un maestro del thriller nordico.
Il settantenne Jacob Lind viene trovato morto dopo una festa nella tranquilla cittadina norvegese di Hamar. L’ombroso commissario Valmann e la sua giovane assistente Anita si imbattono subito in una serie di dettagli molto singolari: Lind all’anagrafe non esiste e ben due donne dichiarano di esserne le fidanzate. Tutto sembra ruotare attorno all’antica villa dove vive Elise, una delle donne di Jacob, inquieta e ossessionata dal sesso. Ma nessuno ad Hamar sembra voler ricordare un passato ormai avvolto nelle ombre.
Una storia carica di tensione dalla prima all’ultima pagina.

Knut Faldbakken, Nel gelo della notte, Giunti: Nella lussuosa magione di Villa Skogly una coppia, marito e moglie, viene trovata morta. Apparentemente non si tratta di omicidio ma di una tragica fatalità, un incidente, che ha coinvolto una delle famiglie più in vista della cittadina norvegese di Hamar. A fare chiarezza sul caso è chiamata la brillante detective Anita Hegg, fidanzata del commissario Valmann. Con sempre maggiore inquietudine Anita scopre che il compagno le nasconde qualcosa sul suo passato e sul legame, un tempo molto stretto ma poi interrotto bruscamente, con la famiglia delle vittime. Ma gli sviluppi delle indagini svelano scenari insospettabili: la rispettabile e virtuosa famiglia ha nascosto per anni il suo vero volto.
Nel frattempo il commissario sta investigando sul macabro ritrovamento di un cadavere nei pressi di Hamar: il corpo è rimasto nel bosco per tutto l’inverno e la Scientifica adesso ha grosse difficoltà a identificarlo. Valmann è convinto che ci sia un nesso con quello che è successo a Villa Skogly e per scoprirlo dovrà affrontare una volta per tutte i fantasmi del suo passato…

Jon Fosse, Teatro, Editoria & Spettacolo: Il drammaturgo, romanziere e poeta norvegese Jon Fosse (1959) è lo scrittore più emblematico della scena teatrale contemporanea, autore di opere di struttura frugale che danno voce, con lucida analisi, al disagio che scaturisce dalle barriere comunicative poste tra gli uomini e le donne della nostra epoca, tra figure d’età diverse, tra persone disunite da vincoli famigliari, tra soggetti vivi e ombre. Nei suoi testi, nati per la scena dal 1994 in poi, storie spietate, rapporti poco lusinghieri e tragedie imperscrutabili restituiscono il silenzio appena parlato e i dialoghi sempre laconici di individui che, riducendo al minimo il linguaggio sociale, domestico e affettuoso, finiscono col toccare il nervo più scoperto, la piaga più diffusa dei nostri giorni: l’indifferenza. I suoi temi più ricorrenti sono la deriva della coppia, le distanze tra le generazioni, la labilità o la volgarità maschili, la compulsività femminile, il presentimento della morte e la reviviscenza di creature scomparse. Il suo linguaggio è volutamente anemico, afasico, parsimonioso. La sua punteggiatura è nulla. Le sue fonti ispiratrici sono il mare, la musica rock, la pittura, l’ascolto delle voci altre e ogni senso d’incertezza. È artefice di opere teatrali senza confronto, che hanno fatto nascere in breve, in Europa e nel mondo, il “caso Jon Fosse”. Questo volume raccoglie sei drammi: Il nome (1995), Qualcuno arriverà (1996), E la notte canta (1998), Sogno d’autunno (1999), Inverno (2000), La ragazza sul divano (2002).
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/05/11/jon-fosse-teatro/

Jon Fosse, Melancholia, Fandango: Il protagonista del dittico Melancholia è Lars Hertervig (1830-1902), uno dei più grandi nomi della pittura norvegese e nordica. Dopo aver svolto gli studi a Düsseldorf, egli comincia a soffrire di disturbi nervosi e viente internato in un ospedale psichiatrico. Distrutto, vive di elemosina fino alla morte. Jon Fosse, nel tentativo di cogliere la luce che illumina le tele dell’artista, con stile conciso e acre – una sorta di minimalismo furioso – fa rivivere il crudele martirio di Hertervig in due monologhi interiori densi di una scrittura avvolgente, ricca di corrispondenze, ritmata, e sviluppa fino all’angoscia l’ossessione amorosa, intrecciandola all’irrefrenabile volontà creativa del pittore. Melancholia ha avuto ottimo riscontro in numerosi paesi e in particolare in Francia, dove è stato pubblicato dieci anni fa in due volumi e dove è diventato opera di culto. Al centro della tessitura che usa la figura stilistica della variazione, con una concezione spesso musicale del periodare, sta la vita di Lars Hertervig, presentato nell’ultima giornata della sua esistenza, prima del suicidio avvenuto in una città tedesca inospitale e tetra alla metà dell’Ottocento forse per cause d’amore, o forse per una più generale e totale incapacità di vivere. Pensieri sconnessi, frasi ossessive, incisi, costruiscono il ritratto perfetto di una mente che rifiuta il disegno razionale a favore del delirio, sentendosi sempre più prigioniero della rete delle relazioni sociali, che divengono una vera e propria trappola destinata a chiudersi su di lui. Fosse è un maestro nello scavare le banalità e i non detti del quotidiano e la sua Melancholia si presenta come un lungo monologo ‘abitato’ dalle presenze degli interlocutori, in una diffrazione prismatica della visione, che fa sì che spesso l’identità risulti problematica. Un’opera notevolissima, in molte parti straordinaria, con tutte le sue peculiarità estreme.

Jon Fosse, Insonni, Fandango: Se Asle e Alida sono costretti da giorni a camminare per le strade di Bjørgvin e a bussare alle porte di case, pensioni e capanne alla ricerca di una misera sistemazione, visto che è autunno inoltrato e che in questa stagione il buio è più feroce e la pioggia potrebbe cadere da un momento all’altro, la colpa non è della loro giovane età, non è dell’amore che li unisce, non è della miseria che ha deciso di non risparmiarli. Alida, così piccola, aspetta un bambino e la sua pancia è tesa, tirata, un fagotto,  potrebbe partorire presto se solo qualcuno li accogliesse e non li trattasse con disprezzo. Asle regge delle buste con le mani e porta in spalla la custodia del violino, unico ricordo di suo padre. Alida, invece, tiene a fatica due esili reti di vivande per il viaggio ma il cammino è senza sosta e lei ha paura di quello che legge negli occhi della gente, perché se le negano ospitalità è per il suo bambino, perché gli altri non sanno che quel figlio nascerà soltanto per amore.
In una prosa candida e lieve che evoca atmosfere rarefatte e sospese, Jon Fosse mette in scena una favola moderna dai toni dolci ma disperati, in cui i piccoli protagonisti, due creature simili all’Hänsel e Gretel della fiaba, assistono impotenti alla crudeltà del giudizio con il cuore ancora pieno di speranza per il miracolo della vita.

Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia, Longanesi: Sofia Amundsen è una ragazzina dalla vita per niente straordinaria. Tutto cambia quando cominciano a spuntare strane domande dalla sua cassetta delle lettere, poi le curiose risposte dell’eccentrico filosofo Alberto Knox per cui Sofia approderà a una bislacca festa di compleanno, nel giardino degli Amundsen…
Ma la storia di Sofia non è soltanto un giallo raffinato o un incredibile romanzo d’avventura. Si tratta anche della più divertente storia dell’uomo e del suo pensiero che sia mai stata scritta.

Jostein Gaarder, L’enigma del solitario, Longanesi: Se tutti noi siamo una carta in quel grande solitario chiamato vita, una carta che esce a un certo punto del gioco, quale saremmo? Un asso di fiori, una donna di cuori un fante di picche? Ma che cosa ci accadrebbe se, nel ‘grande solitario’, spuntasse un jolly?
Forse, quello che accade al dodicenne Hans che, nel suo viaggio verso la Grecia alla ricerca della mamma, scopre un’isola molto particolare dove vivono cinquantadue nani, un naufrago fantasioso e un folletto dall’umorismo graffiante.
Hans finirà per capire che l’unico modo per non essere schiacciati dal destino è trasformarsi in un jolly curioso e impertinente, sempre pronto a porre e a porsi domande su chiunque e su qualsiasi cosa lo circondi.

Tutti i libri di Jostein Gaarder: http://it.wikipedia.org/wiki/Jostein_Gaarder#Opere_in_italiano

Knut Hamsun, Fame, Adelphi: I solitari deliri e le tortuose riflessioni di un giovane scrittore errante nella vita urbana, accompagnato dalla sua inesorabile antagonista, la fame. Un romanzo che sta sulla soglia della grande letteratura del Novecento.

Knut Hamsun, Pan, Adelphi: Pubblicato per la prima volta nel 1894, Pan divenne ben presto uno dei libri più amati di Hamsun. Perché è uno dei rari romanzi moderni in cui la natura parla, nella lingua sommessa e sognante della breve estate nordica, del suo chiarore diffuso e fosforico. Ed è, insieme, l’epos di un amore impossibile che si carica sempre più di esaltazione e struggimento. Il tenente Glahn, che nelle carte trovate dopo la sua morte racconta la sfortunata passione per la giovanissima Edvarda, diventa la voce stessa di quella passione, con le sue maree incontrastabili che invadono la natura tutta e creano un amalgama dove alla fine è arduo distinguere ciò che è paesaggio e ciò che è psiche.

Tutti i libri di Knut Hamsun: http://it.wikipedia.org/wiki/Knut_Hamsun#Bibliografia

Johan Harstad, Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, Iperborea: Che ne è stato di Buzz Aldrin? Chi si ricorda del secondo uomo che ha messo piede sulla luna dopo Neil Armstrong? Per Mattias, nato in quella mitica notte del 20 luglio 1969, il capitano Edwin “Buzz” Aldrin è un idolo, simbolo di tutti coloro che svolgono il loro compito e spariscono nella folla, contenti di fare la loro parte, essere una ruota dell’ingranaggio. Non tutti vogliono essere il numero uno, e Mattias si è ostinatamente votato all’invisibilità: How to disappear completely, dice una canzone dei Radiohead amata dall’autore. Così ha sempre tenuto nascosto il suo talento per il canto, tranne un’unica volta: quando l’ha fatto esplodere al ballo del liceo per conquistare l’amore di Helle. E anche se l’amico Jørn l’ha sempre pregato di cantare nella sua band, Mattias resta lontano dai riflettori: lavora in un vivaio e coltiva il suo giardino, una vita felicemente normale. Ma anche un ingranaggio ben funzionante rischia di incepparsi e da un momento all’altro si può essere sbalzati fuori dalla sicurezza della propria orbita, in assenza di gravità. Mentre tutto gli crolla attorno, Mattias segue la band di Jørn per un concerto alle isole Faroe e sbarca nella magnifica desolazione del loro paesaggio lunare: forse è in questo luogo dimenticato che vanno a finire le cose perdute, forse è qui che Mattias può ritrovare se stesso, affrontare i propri fantasmi e scoprire che non si può fluttuare nello spazio della propria solitudine, che l’amicizia e l’amore ci impediscono di sparire completamente. Una scrittura pulsante come una colonna sonora che macina rock e cultura pop in un crescendo di immagini sorprendenti, nitide e intrise di una poesia lieve e malinconica. Un inno al non apparire che è una salutare provocazione in una società ossessionata dal protagonismo.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000164/20120528152541_164_Buzz.pdf
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/11/14/johan-harstad-che-ne-e-stato-di-te-buzz-aldrin/

Anne Holt, Quello che ti meriti, Einaudi: Una dolente, umanissima coppia di detective: l’investigatore Stubø e la criminologa Vik. Lui, che ha appena perso moglie e figlia in un incidente assurdo, sa che l’unico modo per venire a capo del caso dei bambini scomparsi è convincere Vik a partecipare alle indagini. Lei non ne ha proprio voglia, ma non può restare indifferente di fronte al crescente orrore, e alla fine accetta. Tempo da perdere proprio non ce n’è, almeno finché c’è una speranza.
Il primo di una serie di thriller investigativi che ha attanagliato i lettori di mezzo mondo per il nitore dei personaggi, la sottigliezza psicologica degna delle «grandi» del giallo inglese, il gusto per la precisione e il respiro romanzesco, che alterna i colpi di scena a una comprensione profonda e pietosa della natura umana. In una atmosfera rarefatta dove, senza accorgersene, dalla prima all’ultima scena si trattiene il respiro.
Il successo mondiale degli appassionanti romanzi di Anne Holt ha le sue radici anche nella storia personale della scrittrice. Psicologa criminale, ha lavorato presso il Dipartimento di Polizia ed è stata poi ministro della Giustizia nel governo Jagland per due anni. La conoscenza profonda delle procedure investigative, una spiccata sensibilità femminile e un talento fuori dell’ordinario nella costruzione delle storie l’hanno resa una delle scrittrici più lette al mondo, nonché una innovatrice nella tradizione che, solo per citare alcuni nomi, comprende P.D. James e Patricia Cornwell.

Anne Holt, Non deve accadere, Einaudi: «Ormai aveva perso il conto delle persone che aveva ucciso. E non aveva alcuna importanza. Nella maggior parte dei mestieri, la qualità era più importante della quantità. Così nel suo, anche se con gli anni quella svolta innovativa aveva perso un po’ del suo smalto».
Johanne Vik, che sa ricavare da casi separati il profilo di un assassino, e Yngvar Stubø, il detective impulsivo e geniale, si sono sposati e vivono con una bimba neonata e l’altra figlia di Vik. Ma Vik sente che la tranquillità è apparente. E ha sempre più paura. Perché sa che nei delitti senza movente che stanno sconvolgendo la Norvegia c’è l’impronta di qualcosa che lei stessa ha fatto di tutto per dimenticare. E che il misterioso assassino seriale ha un obiettivo molto preciso in mente. Qualcosa che non deve assolutamente accadere.

Tutti i libri di Anne Holt: http://www.einaudi.it/libri/autore/anne-holt/0007974

Henrik Ibsen, I drammi, Einaudi: Ibsen non ci offre mai soluzioni caritatevoli; faceva opera di rivoluzionario, bandiva la guerra alle menzogne, alle ipocrisie, ed è chiaro che non vedesse altro modo di vincerla se non instaurando nel cuore degli uomini il regno, crudele e assurdo finche si vuole, della verità. Ibsen non ci dice mai: ecco, si vince così. Anzi, così si cade. Ma c’è la grandezza del personaggio a persuaderci che, dietro l’ammirazione pensosa e talora sconsolata del poeta, dobbiamo scoprire noi la risposta.

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