Libri dalla Nigeria

Lagos

Buchi Emecheta, Cittadina di seconda classe, Giunti: Spinta dal desiderio di una vita migliore, Adah, una giovane nera nigeriana, combatte contro il razzismo e la miseria. Anche nella metropoli di Londra, dove credeva di realizzare il suo sogno di libertà, la vita le si presenta durissima accanto ad un marito fannullone e ai figli sempre più numerosi; ma lei non si stanca di lottare contro l’emarginazione e il degrado. Il romanzo autobiografico di una donna che con coraggio e ironia ha realizzato i suoi sogni di fama e di benessere.

Chimamanda Ngozi Adichie, Metà di un sole giallo, Einaudi: Metà di un sole giallo è la storia di molte Afriche. Tutti questi mondi, con il loro bagaglio di felicità e dolore, di generosità e crudeltà, di amore e gelosia, vengono travolti dalla piena della storia quando nel 1967 la proclamazione d’indipendenza dalla Nigeria della Repubblica del Biafra sfocia in una tragica guerra civile.

Chimamanda Ngozi Adichie, L’ibisco viola, Einaudi: Kambili ha quindici anni. Vive a Enugu, in Nigeria, con i genitori e il fratello Jaja. Suo padre Eugene, proprietario dell’unico giornale indipendente in un Paese sull’orlo della guerra civile, è agli occhi della comunità un modello di generosità e coraggio politico: conduce una battaglia incessante per la legalità, i diritti civili, la democrazia. Ma nel chiuso delle mura domestiche, il suo fanatismo cattolico lo trasforma in un padre padrone che non disdegna la violenza. Così Kambili e Jaja crescono in un clima di dolorose contraddizioni fino a che, dopo un colpo di Stato, non vanno a vivere dalla zia Ifeoma. E nella nuova casa, tra musica e allegria, i due ragazzi scoprono una vita fatta di indipendenza, amore e libertà: una rivelazione che cambierà il loro futuro.
L’ibisco viola, opera d’esordio di Chimamanda Ngozi Adichie, racconta le trasformazioni civili e politiche del postcolonialismo, ma è anche un romanzo sulla linea sottile che divide l’adolescenza dall’età adulta, l’amore dall’odio.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880621057PCA.pdf
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/08/18/libisco-viola/

Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah, Einaudi: La distanza tra la Nigeria e gli Stati Uniti è enorme, e non solo in termini di chilometri. Partire alla volta di un mondo nuovo abbandonando la propria vita è difficile, anche se quel mondo ha i tratti di un paradiso, ma per Ifemelu è necessario. Il suo paese è asfittico, l’università in sciopero. E poi, in fondo, sa che ad accoglierla troverà zia Uju e che Obinze, il suo ragazzo dai tempi del liceo, presto la raggiungerà. Arrivata in America, Ifemelu deve imparare un’altra volta a parlare e comportarsi. Diverso è l’accento, ma anche il significato delle parole. Ciò che era normale viene guardato con sospetto. Ciò che era un lusso viene dato per scontato. La nuova realtà, inclemente e fatta di conti da pagare, impone scelte estreme. La frattura con il passato, compresi gli affetti piú cari, è inevitabile. A complicare tutto c’è la questione della pelle. Ifemelu non aveva mai saputo di essere nera: lo scopre negli Stati Uniti, dove la società sembra stratificata in base al colore. L’ostilità verso l’Altro ha tanti modi di esprimersi e passa anche attraverso cose apparentemente futili, come l’imperare di canoni specifici per l’acconciatura. Se le treccine sono bollate come poco professionali, l’afro va domato a litri di lisciante. Esasperata, Ifemelu decide di dare voce al proprio scontento dalle pagine di un blog. I suoi post, acuti e scevri di vittimismo, si conquistano velocemente un folto pubblico di lettori, che cresce e cresce fino ad aprire a Ifemelu imprevisti e fortunati sbocchi sul piano professionale e privato. Ma tra le pieghe del successo e di una relazione con tutte le carte in regola si fa strada un’insoddisfazione strisciante. Ifemelu si sente estranea alla sua stessa vita e, lì dov’è, non riesce ad affondare le radici, pur sapendo che in Nigeria le esperienze accumulate e il nuovo modo di guardare il mondo le guadagnerebbero l’epiteto spregiativo di «Americanah». Eppure il suo paese le manca, e le manca Obinze, ormai sposato e con una figlia. Ancora una volta, con coraggio, riempie la valigia e si prepara a un salto nel buio.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880620101PCA.pdf

Chinua Achebe, Il crollo, e/o: Il crollo è indubbiamente la più grande opera letteraria sull’Africa coloniale ed è stato il primo romanzo in cui la storia africana sia stata affrontata da un punto di vista africano. Scritto nel 1958, tradotto in Italia nel 1977 da Jaca Book in un volume che includeva l’intero ciclo narrativo “Dove batte la pioggia”, Il crollo è oggi riconosciuto come il grande classico della letteratura dalla parte degli africani, un Cuore di tenebra africano. L’azione si svolge nella terra degli Ibo, nell’est dell’attuale Nigeria, nel periodo in cui arrivarono i primi uomini bianchi, soldati e missionari. Il protagonista è un influente guerriero, incarnazione dei valori tradizionali, roccioso e inflessibile, che sarà trascinato da un’incalzante ondata di fatalità a una fine ignominiosa. Achebe racconta con forza ineguagliabile l’annientamento parallelo dell’uomo e della società in cui vive, sotto i colpi della forza militare occidentale e dell’assalto culturale teso a distruggere le antiche credenze e usanze. Lo scrittore non ritrae la società idilliaca del buon selvaggio, ma una comunità viva percorsa da contraddizioni, una comunità però animata da una vita morale e spirituale di grande dignità.

Chinua Achebe, La freccia di Dio, e/o: La freccia di Dio è il secondo romanzo del ciclo narrativo del grandissimo scrittore africano Chinua Achebe. È il seguito di Il crollo, il libro dove lo scrittore nigeriano raccontava l’inizio della scrontro tra civilità africana ed europei, pubblicato dalle Edizioni E/O nel 2003. I romanzi di Achebe sono considerati classici fondamentali della letteratura africana e vengono letti e studiati in tutto il mondo. Nel 2002 l’autore è stato insignito a Francoforte del prestigioso Premio per la Pace. Ne Il crollo i protagonisti, la gente di un villagio Ibo all’inizio del Novecento, ancora poteva pensare di opporsi all’arrivo dei Bianchi, anche se lo sgretolamento della comunità africana e dei suoi valori era già a buon punto. Ne La freccia di Dio ormai si è fatta strada la consapevolezza di non poter mai più prescindere dalla presenza del modo di vivere e di pensare rappresentato dagli europei. Il protagonista è Ezeulu, sacerdote di un dio che rappresenta l’unità dei villaggi. È un uomo capace di giudizio e diplomazia e si pone il problema della convivenza con la cultura e la religione degli stranieri. Ma dovrà rinunciare a questo sogno, perché gli europei approfitteranno delle indecisioni di una compagine sociale cui sta sfuggendo la concordia. L’avventura personale di Ezeleu, gli antagonisti con cui si confronta (missionari, militari, ecc.) la prigionia cui dovrà sottostare, non impediranno al villaggio di continuare a vivere, ma gli avranno via via strappato i ritmi, le certezze, l’anima.

Wole Soyinka, Sul far del giorno, Frassinelli: Il premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka racconta le tumultuose vicissitudini esistenziali come acceso difensore dei diritti umani e come esiliato, come studioso e come prigioniero, come drammaturgo impegnato e come indomabile spirito in una terra – la Nigeria – martoriata dalle ferite di dittature e guerre. Un libro in cui l’elegia per un amico, l’accorata riflessione politica, il racconto di numerosi viaggi all’estero – non escluso quello a Stoccolma per l’assegnazione del Nobel – e di tournées teatrali si fondono in un quadro ricco e stimolante, nel ritratto di un uomo dal talento poliedrico e dall’energia esuberante.

Wole Soyinka, Aké. Gli anni dell’infanzia, Jaca Book: Aké è la storia di un’infanzia, la storia di un’educazione e di molteplici realtà che si incrociano nella formazione di un giovane uomo: romanzo autobiografico, o storia di un’iniziazione alla vita, fonde il sostrato mitico della realtà africana con la coscienza letteraria di un autore profondamente immerso nella cultura europea novecentesca. Come scrive Mario Baudino nella prefazione, Soyinka è uno scrittore assai ‘occidentale’ almeno per quanto riguarda le soluzioni stilistiche. In un romanzo come Aké pare di risentire non solo l’eco di tutte le fanciullezze, ma le note struggenti di una fanciullezza occidentale e novecentesca, quella che è rimasta la fanciullezza… Gli undici anni di fanciullezza raccontati in questo romanzo autobiografico sono anche la storia del diventare uomo, ma non solo.
Sono la storia di un passaggio, d’una soglia che viene varcata dal paese incantato, dall’infanzia al mondo degli adulti, dal paese innocente alla civiltà urbana, dalla totalità indivisa alla differenza dei mondi: il terzo mondo, l’Occidente, ma tutto questo senza che il ‘dopo’ cancelli il ‘prima’. Con la fine dell’infanzia, la fine della foresta, la fine, in un certo senso di Aké, finisce anche il libro. L’ultima pagina è la soglia, ma il piccolo Wole l’ha già vista di lontano’.
Forse il capolavoro del Nobel nigeriano, libro perfetto in cui mito africano e cultura letteraria europea si fondono in un’unità ammirevole e probabilmente irripetibile.

Tutti i libri di Wole Soyinka: http://it.wikipedia.org/wiki/Wole_Soyinka#Opere_tradotte_in_italiano

Chika Unigwe, Le nigeriane, Neri Pozza: Quattro giovani nigeriane hanno lasciato il proprio paese. Hanno studiato, avevano un fidanzato e una famiglia, affetto e legami. Ognuna con la propria storia, con un’infanzia felice, ognuna cerca e desidera il meglio per sé e per i propri cari. Ma nel loro paese c’è solo il vuoto, non esiste un impiego, uno stipendio, la possibilità di farsi davvero una vita.
Le nigeriane sognano un mondo nuovo, che le accolga e sappia dar loro una speranza e un futuro. Anche se non si conoscono il loro destino è legato, e passa per lo stesso uomo che promette miracoli e regala miraggi. Lui può introdurle clandestinamente in Belgio, ad Anversa, con un patto: pagare ora per avere uno scopo, un domani, un lavoro. E forse, un giorno, la felicità.
Ad Anversa le quattro ragazze, ognuna con il proprio passato, con i propri dolori segreti, sono diventate amiche. Vivono assieme in un appartamento, condividono una dura realtà che mai avrebbero potuto immaginare. Belle e desiderabili, truccate e vestite con sfarzo, finalmente hanno ottenuto un lavoro. Sono diventate prostitute, e ogni notte si mettono in mostra e in vendita in un quartiere a luci rosse.
Improvvisamente una di loro trova una fine tragica, e questo evento spinge le altre a una riflessione e a una presa di coscienza. Le nigeriane si scoprono imprigionate in una città straniera, in una routine infame, si sentono gli ultimi residui di una società implacabile che vuole solo corpi e bellezza, cancellando ogni individualità. E l’Europa di queste ragazze, e di tanti come loro, è solamente un’illusione geografica, un effetto ottico, una promessa di modernità, sicurezza, benessere che risponde con distacco e leggi impenetrabili alle speranze delle nuove cittadine, dei nuovi lavoratori, che arrivano da ogni parte del mondo. Per essere respinti con disprezzo e paura, ignorati nelle loro esperienze e culture, nel cuore nero della Storia e della Civiltà.
Una storia che accade ogni giorno, in ogni nazione d’Europa. La realtà di donne emigranti, giovani, preparate, professionali, che vengono da paesi lontani. Per finire dietro la vetrina di una strada del sesso, in una grande città, ad aspettare il prossimo cliente.
Documentato e realistico, Le nigeriane è lo sconcertante resoconto di vite difficili che si consumano accanto alle nostre, mentre teniamo gli occhi chiusi.
Il romanzo che racconta il sogno di chi lascia un paese povero e senza speranze e scopre la zona d’ombra delle ricche nazioni d’Europa.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/08/11/le-nigeriane/

Chris Abani, L’ambigua follia di Mr. Black, Fanucci: La zona est di L.A., quella più povera, nei cui angoli oscuri vivono immigrati e malviventi, è lo scenario in cui si muove Mr. Black, un artista di murales cresciuto in California da padre nigeriano e madre salvadoregna, che ama indossare un vestito da sposa. Tormentato da oscuri ricordi e da un continuo impulso suicida, è ossessionato dalla Dolce Fanciulla, un transessuale spogliarellista che vuole amare a tutti i costi, e dall’angelo Gabriele, la sua coscienza, che assume spesso la forma di un piccione. Ma saranno i suoi migliori amici, Iggy, che gestisce un locale e ama fare tatuaggi, e Bomboy, un macellaio del Ruanda che ha trovato un suo modo di  vivere, a sospingerlo nella profondità del suo animo dove l’unica cosa certa è la sua fragile umanità. Una storia di un amore e di un’amicizia ambientata a Los Angeles, un potente ritratto del lato più violento, superstizioso e povero della metropoli americana, un mondo sconosciuto e affascinante che pulsa nella sfarzosa Città degli Angeli. L’ambigua follia di Mr. Black è un romanzo struggente e meraviglioso, poetico e audace al tempo stesso, e ci parla di illusioni, inganni e sessualità.

Chris Abani, Abigail. Una storia vera, Fanucci: Abigail, una ragazza nigeriana trapiantata a Londra, ripercorre in pagine dall’intenso lirismo la propria breve esistenza. Sua madre è morta dandola alla luce e questo drammatico evento l’ha segnata con un senso di colpa che l’accompagnerà per tutta la vita. A soli quindici anni, la sua esistenza è afflitta da questo dolore insostenibile che la costringe a occuparsi del padre, affetto da una depressione cronica, per il quale tenta disperatamente di incarnare l’immagine idealizzata che ha della madre scomparsa. Portata a Londra da un cugino acquisito per quella che sembra un’opportunità per cambiare finalmente vita, ben presto si renderà conto che il suo incubo è solo all’inizio. Una scrittura intensa in cui passato e presente si alternano in modo vivido e immediato, e una sorpresa finale rivelerà bruscamente i sensi segreti degli indizi sparsi nelle dolorose riflessioni di questa giovanissima quanto indifesa ragazza.

Chris Abani, Canzone per la notte, Fanucci: My Luck, quindicenne soldato igbo, è stato addestrato come sminatore nell’Africa orientale. Al risveglio dopo un’esplosione si ritrova solo, separato dalla sua unità e nel mezzo della foresta, territorio inospitale che però, dopo anni di giungla e guerra, conosce bene. E la mente di My Luck ritorna ai ricordi e alle visioni della violenza di cui è stato attore o testimone. L’addestramento lo ha reso capace di individuare una mina e disinnescarla con un coltello stando in equilibrio su un solo piede, ma ha anche reso necessario recidere le sue corde vocali:
urlare in guerra rappresenta un rischio per i compagni. Ma nelle teste dei sopravvissuti le grida di coloro che muoiono sono ancora più laceranti, proprio perché non emettono alcun suono. Nel silenzio sconcertante della solitudine, si fa strada in My Luck la consapevolezza che esista una mappa nella sua coscienza che lo aiuterà a risalire dall’oscuro precipizio della follia della guerra.

Chris Abani, GraceLand, Terre di Mezzo: Elvis Oke ama i libri, i film americani, e adora Elvis Presley più di ogni altra cosa al mondo. Un giorno anche lui diventerà un ballerino bravo come il Re del rock’n’roll: per questo si esercita davanti allo specchio, si copre la faccia di talco e brillantini, si esibisce per i turisti nelle strade caotiche e violente di Lagos, Nigeria.
Ma andare avanti non è per niente facile se hai soltanto sedici anni e il tuo indirizzo è il ghetto di Maroko, dove le baracche si affollano su un mare di melma e rifiuti. Così, anche per via del suo amico Redemption e dei loschi traffici in cui lo trascina, l’unica cosa che Elvis riesce a fare davvero bene è cacciarsi nei guai.
Attraverso un caleidoscopio di personaggi indimenticabili, Chris Abani racconta la Nigeria postcoloniale degli anni 80 sospesa tra modernità e tradizione, desiderio di democrazia e fascinazione per “uomini forti” cialtroni e autoritari. Contraddizioni di cui Sunday, il padre di Elvis, è memorabile testimone. Lui che ha combattuto per dare alla famiglia “un nome che la gente pronunciasse con rispetto” riscattando l’onore igbo, si trova perduto di fronte a un Paese che cambia troppo in fretta e a un figlio maschio di cui non riesce a essere padre.

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