Libri dal Nepal

Annapurna

Manjushree Thapa, Forget Kathmandu, Neri Pozza: È il 2001, ed è appena iniziato il mese di giugno, quando le maggiori agenzie giornalistiche internazionali diffondono questa sconvolgente notizia proveniente da Kathmandu: venerdì, come ogni terzo venerdì del mese, alle 7.30 di sera, il principe ereditario Dipendra, un trentenne obeso, famoso per i suoi copricapo vistosi e le sue giacche rosse, è giunto al palazzo reale per la solita cena familiare. Dopo qualche cocktail e una «bevanda nerastra» bevuta dal principe, nella Billiard Hall della reggia e nel giardino si è consumata una terribile tragedia. Il principe «ubriaco», vestito in tuta mimetica e stivali da soldato, ha imbracciato due mitragliatori e ha ucciso nove membri della famiglia reale, tra gli altri suo padre re Birendra e sua madre la regina Aishwarya, oltre al fratello Niranjan e alla sorella Shruti. Il principe si è poi sparato un colpo di pistola alla testa…
Un orribile massacro, una tragedia «greca» in Nepal? nella capitale del misticismo, nella Shangri-La himalayana ideale per il trekking e l’alpinismo?
In Occidente la notizia lascia sgomenti. A Kathmandu lascia, invece, scettici i circoli intellettuali e l’opinione pubblica cresciuta all’ombra della giovane democrazia nepalese. Uno scetticismo più che giustificato col senno di poi. Nel giro di qualche mese, infatti, Gyanendra Bir Bikram Shah, l’impopolare fratello del re, prende il potere e, in capo a qualche anno, precisamente il primo febbraio del 2005, con un colpo di stato militare, si autonomina «presidente» di un nuovo gabinetto di destra e sospende tutte le libertà civili.
Questo libro ci conduce nel paese reale teatro di questi cruenti avvenimenti. Un paese che non è affatto un regno indù abitato da candidi campagnoli, ma una terra complessa, dove in 150 mila chilometri quadrati – meno del 20% dei quali è arabile – vivono 26 milioni di abitanti che si dividono in novanta caste e gruppi etnici diversi, parlano settantuno lingue e dialetti, e osservano riti indù, buddhisti, animisti, musulmani, sikh e cristiani. Una terra dove imperversano monarchi capricciosi e tiranni, ma anche guerriglieri maoisti e fondamentalisti indù fanatici e crudeli.
Armata di sacco a pelo e scorte di riso, Manjushree Thapa si avventura nel cuore di questo paese, nei territori controllati dai maoisti, zone fragili e poverissime la cui situazione già disperata è resa ancor più invivibile dalle atrocità delle forze di sicurezza nepalesi, e ci offre un reportage e un racconto che è raro trovare nell’odierna letteratura di viaggio.

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