Libri dal Messico

Teotihuacan

Octavio Paz, Il labirinto della solitudine, SE: “A tutti noi, in un dato momento, la nostra esistenza si è rivelata come qualcosa di particolare, inalienabile e stupendo. Quasi sempre questa rivelazione avviene durante l’adolescenza. La scoperta di noi stessi si manifesta come un saperci soli; tra il mondo e noi s’innalza un’impalpabile, trasparente muraglia; quella della nostra coscienza. Fin dalla nascita ci sentiamo soli; ma bambini e adulti possono superare la loro solitudine e dimenticare se stessi mediante il gioco o il lavoro, mentre l’adolescente, oscillando tra l’infanzia e la giovinezza, rimane sospeso per un istante di fronte all’infinita ricchezza del mondo. L’adolescente si stupisce di esistere. E allo stupore segue la riflessione: chino sul fiume della sua coscienza si domanda se quel volto che affiora lentamente dal fondo, deformato dall’acqua, è il suo. La particolarità di esistere – mera sensazione del bambino – diventa problema e domanda, coscienza che interroga. Ai popoli in fase di crescita succede qualcosa di simile. Il loro essere si manifesta come interrogativo: che cosa siamo e come realizzeremo quello che siamo?”

Octavio Paz, Anch’io sono scrittura, Sur: Il modo migliore per celebrare uno scrittore è leggere le sue opere. E per festeggiare il centenario di uno dei più autorevoli intellettuali di tutti i tempi, il Premio Nobel messicano Octavio Paz, arriva ora questo prezioso libro autobiografico. Costruito dal curatore Julio Hubard sulla base di una serie di articoli, frammenti, saggi e versi di Paz, il libro ripercorre la vita e l’opera dell’autore in ordine cronologico, dall’infanzia fino agli ultimi giorni, passando per la formazione letteraria, la passione politica, l’amore per la poesia, i viaggi, i riconoscimenti, la malattia, i ricordi personali. Un approfondito riesame di alcuni dei momenti fondanti della storia sociale, politica e artistica del Messico e del suo poeta più appassionato.
Un estratto: http://www.minimumfax.com/upload/files/sur/assaggio_paz_ultimo.pdf

Tutti i libri di Octavio Paz: http://it.wikipedia.org/wiki/Octavio_Paz#Le_opere

Ángeles Mastretta, Strappami la vita, Giunti: La bella e vivace Catalina sposa giovanissima il generale Andrés Ascensio, uomo potente e più vecchio di lei che ha militato nella Rivoluzione messicana e diventa poi governatore dello Stato di Puebla. Via via che il prestigio e le ricchezze del marito crescono, così come i suoi intrallazzi politici e il numero delle sue amanti e dei relativi figli, Catalina si ritrova sempre più sola e insofferente nella parte di moglie impeccabile di un politico senza scrupoli. E quando incontrerà il musicista Carlos Vives, la sua vita sarà travolta da una passione irresistibile come le note di un bolero dal titolo profetico, Strappami la vita.

Ángeles Mastretta, Male d’amore, Giunti: La bella Emilia Sauri vuole esser viva e libera: dai genitori ha ereditato la passione per la medicina e per la letteratura, dalla zia Milagros l’anticonformismo e la fedeltà ai propri ideali. Emilia vive la rivoluzione messicana, cura le vittime della guerra, ma soprattutto vive con intensità la sua duplice storia d’amore. Incantata dal rivoluzionario Daniel fin dall’adolescenza, intreccia con lui una vicenda di legami e abbandoni, in cui la magia sensuale che li afferra a ogni incontro non scema con gli anni. Ma nel cuore di Emilia c’è spazio anche per il dottor Zavalza, con cui vive anni di pace amorosa, che sa come curare il ”male d’amore” che Daniel le infligge, e al quale attribuisce senza esitazioni la paternità dei suoi tre figli.

Tutti i libri di Ángeles Mastretta: http://www.giunti.it/autori/angeles-mastretta/

Laura Esquivel, Dolce come il cioccolato, Garzanti: Fin dal loro primo incontro, poco più che adolescenti, Pedro e Tita vengono travolti da un sentimento più grande di loro. Purtroppo, a causa di un’assurda tradizione familiare, per Tita il matrimonio è impossibile: ma per umana volontà e con la complicità del destino, lei e Pedro si ritroveranno a vivere sotto lo stesso tetto come cognati, costretti alla castità e tuttavia legati da una sensualità incandescente.
Frutto di una godibile sapienza narrativa e di una raffinata arte culinaria, Dolce come il cioccolato racconta con grazia e allegria femminili un’indimenticabile storia d’amore, in cui il cibo diventa metafora e strumento espressivo, rito e invenzione, promessa e godimento, veicolo di un’inedita comunione erotica.

Laura Esquivel, La voce dell’acqua, Garzanti: Malinalli – conosciuta anche come Malinche – è il simbolo dell’incontro tra due mondi inconciliabili, quello azteco e quello spagnolo. «Presto non avrai più un focolare, non tesserai e non preparerai più il cibo. Le tue parole nomineranno ciò che nessuno ha mai visto, la tua lingua renderà visibile la pietra e la trasformerà in Dio»: così le dice la profezia. Venduta a soli cinque anni come schiava, Malinalli non ha mai conosciuto l’amore della madre. Gli unici ricordi felici dell’infanzia sono legati ai momenti passati con la nonna, che l’ha allevata e le ha insegnato il linguaggio dell’acqua, del fuoco e delle stelle. Quando viene data in schiava a Hernán Cortés, Malinalli capisce subito che la profezia si sta per avverare. Per lei quell’uomo è il liberatore, è l’incarnazione del Dio Quetzalcóatl, colui che finalmente porrà fine al dominio degli aztechi e restituirà la libertà alla sua gente. La sua bellezza e l’inusuale abilità con le lingue non sfuggono a Cortés che decide di farne la sua interprete personale. L’ attrazione iniziale diventa ben presto una passione forte e carnale: Malinalli e Cortés diventano amanti. Ma il loro legame è destinato a essere messo a dura prova dalla sete di conquista e dall’avidità di Cortés, pronto a distruggere qualunque cosa, anche il loro amore.
Ricreando i rituali e i costumi di una cultura complessa e affascinante, La voce dell’acqua racconta la storia di Malinalli, una delle figure più controverse della Conquista. Combinando una fertile immaginazione con una meticolosa ricerca storica, Laura Esquivel ha scritto un romanzo di passioni e di desideri, che restituisce il fascino perduto del mondo azteco e affonda le sue radici nel cuore di un’eroina memorabile.

Laura Esquivel, Veloce come il desiderio, Garzanti: Júbilo, venuto al mondo tra le risate di tutta la sua famiglia, è ormai cieco e malato; comunica con gli amici solo attraverso un vecchio telegrafo collegato a un computer che decifra i suoi messaggi. Intrecciando presente e passato, la figlia Lluvia ripercorre le tappe più importanti della sua meravigliosa esistenza: la lingua maya che gli aveva insegnato la nonna, la dote comunicativa che lo ha portato a diventare telegrafista, la capacità di intuire il pensiero degli altri e di interpretare ogni minima vibrazione dell’universo… E soprattutto la grande passione per Lucha, la donna a cui restò legato per tutta la vita da un amore intenso ma travagliato. È proprio questo che vuol scoprire Lluvia: il motivo della separazione tra Júbilo e Lucha.
Veloce come il desiderio è l’emozionante tributo di Laura Esquivel a suo padre, nato con il dono dell’allegria e la capacità di far emergere gli aspetti migliori delle persone e tuttavia costretto ad affrontare difficoltà e feroci ingiustizie. Ancora una volta l’autrice di Dolce come il cioccolato conquista i suoi lettori con una storia magica, coinvolgente e densa di passioni. Attraverso la vita piena e tormentata di don Júbilo ci ricorda che nessuno è più infelice di chi si chiude in sé stesso, e che solo la comunicazione può tener vivi l’amore e il desiderio.

Carlos Fuentes, Tutte le famiglie felici, Il Saggiatore: Sono percorsi amorosi insolenti quelli che ci racconta Carlos Fuentes. Un ménage à trois per spingere il desiderio oltre il limite e non farlo appassire perché, come dichiara Leo Casares, «bisogna avere molta mancanza d’immaginazione, per rompere una relazione amorosa». Una donna incatenata a un letto sopporta passivamente il sadismo del marito, convinta che anche nella tortura più ignobile si celi l’amore. La stabilità sentimentale di una coppia omosessuale viene minacciata dalla tentazione erotica di un giovane corpo. Sono percorsi familiari violati. Obbligate dal testamento del padre a ritrovarsi ogni anno davanti alla sua tomba, tre sorelle si riconoscono vittime della natura malata dell’amore paterno. Una madre scrive all’assassino della figlia raccontandogli i sogni e gli amori della sua Alessandra, chiedendogli le ragioni della violenza. Un padre posto dinanzi al doloroso dilemma di decidere quale tra i suoi due figli dovrà essere fucilato.
Sono racconti che si aprono con una citazione di Tolstoj e si chiudono con un omaggio a Conrad, passando per Bataille: «La società dei consumi fu inventata dagli atzechi. Consumavano cuori».
In un continuo flusso di coscienza i personaggi parlano di sé e si svelano impudicamente al lettore, divenendo protagonisti e vittime della loro commedia. Sono storie di famiglie come tante, felici e infelici, singolari e universali, intercalate dal coro di voci di un’umanità che si muove ai margini di queste vite, sotto il sole cocente e sulle strade polverose del Messico: mendicanti, orfani, ragazze stuprate, bande assassine, trafficanti di droga. Tutte le famiglie felici è la polifonia narrativa di uomini e donne e bambini che danzano tutti, consapevoli e inconsapevoli, nel grande circo della vita.

Carlos Fuentes, La morte di Artemio Cruz, Il Saggiatore: Malato e costretto a letto, sentendo avvicinarsi la fine, Artemio Cruz traccia un bilancio della propria vita, e del tragitto che lo ha portato, da giovane rivoluzionario, a essere uno degli uomini più potenti e temuti del Messico.
Un uomo che non si è fermato dinanzi a nulla: alla vigliaccheria, al tradimento, ai compromessi; tutto pur di sopravvivere e diventare qualcuno.
Nel conto dei guadagni e delle perdite, molto però non torna: la morte dell’unico figlio Lorenzo, che Artemio voleva plasmare a sua immagine e somiglianza, il silenzioso disprezzo della moglie e della figlia che lo assistono.
Il capolavoro di Carlos Fuentes, un romanzo avvincente e spietato sul Messico, la sua storia e la fine degli ideali della rivoluzione.

Tutti i libri di Carlos Fuentes: http://it.wikipedia.org/wiki/Carlos_Fuentes#Opere

Alberto Ruy Sánchez, I giardini segreti di Mogador, Poiesis: Quello che le donne chiedono. Essere dentro il loro giardino segreto. Germogliare insieme nel corpo. Parlare con la sua stessa voce. I Giardini segreti di Mogador di Alberto Ruy Sánchez, raffinato scrittore messicano, raccontano quanto impossibile sia prestare le parole per dissetare Hassiba, novella Sherazade, cui il suo uomo ogni notte deve descrivere un nuovo giardino per avere accesso al suo amore. Sorta di piramide rovesciata delle Mille e una notte, dove al centro della scena non sono i desideri dell’insoddisfatto signore, ma i fantasmi labirintici, senza entrata né uscita, in cui il giardiniere si deve aggirare per immedesimarsi in ogni possibile cosa: Ci misi del tempo a capire che dovevo trasformare completamente i movimenti, il modo di ascoltarla, lo sguardo; doveva essere un’altra la musica del sangue, la pazienza del tatto. Poiché, Hassiba, sacerdotessa inafferrabile, dea del mistico giardino, chiede di toccare dentro di lei ciò che non è, e che pure le è necessario come l’aria che respira. Per averla il suo giardiniere deve accarezzarla con le parole fino a sfinire la sua pelle. Sicché l’eros stesso deve trovare un suo linguaggio per descriversi senza mediazione. Il corpo deve farsi racconto. I Giardini segreti di Mogador segnano, così, una spirale dopo l’altra, l’avvicinamento incantato alla stanza dorata dei desideri; la geografia segreta in cui ai luoghi del corpo corrispondono i diversi angoli del giardino, la mappa dei fiori, delle piante, degli odori, dei venti, dei colori, dei frutti da assaggiare. Il farsi grandi orecchie di occhi di quel primo giorno in cui lei si è svegliata e ha visto. Sicché ogni cosa diventa la cosa che incontra in amore. E l’altro diventa voce del suo sguardo. Aria in cui muovere le proprie ali. Fuoco in cui nutrire le proprie radici. Polvere che sfiora il suo corpo. Come per il suo maestro Roland Barthes, di cui Alberto Ruy Sánchez è stato per lungo tempo allievo, ne viene fuori un arazzo nel quale la scrittura stessa si fa corpo e ordine onirico del discorso amoroso.

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