Libri da Mauritius

Natacha Appanah, Blue Bay Palace, e/o: Maya ha sedici anni e vive su un’isola tropicale, nel villaggio di Blue Bay. Maya abita nella parte misera, quella da cui non si vede il mare, fatta di vicoli squallidi e casupole. Sull’altro lato della strada, le grandi ville dei ricchi. Come tanti sull’isola, Maya sogna di partire, di realizzarsi altrove. Vorrebbe trovare un impiego in città, vorrebbe andare in Inghilterra, in Svizzera, vivere nel mondo dei turisti, depositari secondo lei di ricchezza e felicità. Lei, invece, è receptionist al Blue Bay Palace, hotel di lusso frequentato da occidentali. Un’astiosa solitudine interiore la sua, con un’unica passione e consolazione: il mare. I sogni sembrano realizzarsi quando incontra Dave Rajsing, il direttore dei ristoranti dell’hotel. È un colpo di fulmine che è per Maya l’inizio di una magica storia. I due si amano per due anni in segreto, e alla passione fisica in Maya si unisce la speranza di accedere allo scintillante mondo da cui si sente esclusa. Tutto crolla quando la ragazza scopre da un trafiletto su un giornale che Dave sposerà una ragazza del suo ambiente. E quello che all’inizio sembra un romanzo rosa diventa la storia di una discesa nell’abisso. Le frustrazioni si trasformano in un dolore sempre più profondo. Anche dopo aver appreso la verità, di fronte alle impacciate giustificazioni di Dave – un matrimonio combinato, un padre che morirebbe di dolore – Maya accetta di continuare la relazione, non più nelle suite eleganti ma in un sordido alberghetto di un quartiere popolare, tra rabbia e perdita di rispetto per se stessa. La mente della ragazza scivola nel caos, il suo odio si focalizza sull’altra, la moglie di Dave, che tutto le ha sottratto. La storia, attraverso un’escalation di confusione mentale, di incubi, di gesti incontrollati, non potrà che finire con un atto di tragica violenza. Dopo, sulla spiaggia, sperando di diventare un tutt’uno con il mare, Maya si sentirà finalmente libera. Una storia individuale e crudele che è insieme metafora di tutto quello che gli Occidentali non conoscono delle isole-paradiso.

Natacha Appanah, Le rocce di Poudre d’Or, e/o: 1892. Nell’India coloniale britannica centinaia di indiani sono reclutati dagli inglesi con l’inganno e spinti a raggiungere l’isola Mauritius, al di là dell’oceano, nella speranza di trovare un lavoro e condizioni di vita migliori.
Storie di fuga molto diverse tra loro si intrecciano: quella dell’ingenuo giocatore di carte Badri, illuso di trovare scintillanti monete d’oro sotto le rocce; quella del giovane Vythee, alla ricerca del fratello partito anni prima; quella del contadino Chotty, sfruttato dal proprietario terriero del suo villaggio, di cui è debitore; quella della vedova di sangue reale Ganga che fugge il rogo.
Dopo settimane in mare, ammassati nella stiva di una nave, costretti a fronteggiare la fame, le malattie e la morte, approderanno nella tanto agognata isola Mauritius.
Ma al loro arrivo non troveranno né la terra verde e fertile né i facili guadagni che erano stati loro promessi, bensì un duro lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero, agli ordini degli avidi proprietari terrieri francesi e dei loro spietati aguzzini. Questo è il drammatico esito della traversata sul “kala pani”, “l’acqua nera” dell’oceano: divenire la nuova razza di schiavi, quella che dopo l’abolizione ufficiale della schiavitù ha sostituito i neri.
Nel villaggio di Poudre d’Or, sotto le cui rocce dure e sterili certo non giace l’oro, le vite degli indiani restano intrappolate fra il blu del cielo e il verde della canna da zucchero.
Il romanzo porta alla luce un passato tragico e poco noto della storia coloniale e, rifiutando facili manicheismi, dà voce sia agli sfruttati che agli sfruttatori. Le rocce di Poudre d’Or è la sentita testimonianza di eventi storici che hanno segnato anche le origini familiari della scrittrice.

Natacha Appanah, Le nozze di Anna, e/o: Nella semplice unità di tempo di un giorno, il confronto fra due personalità femminili antitetiche. Il giorno è quello del matrimonio di Anna. Nell’arco di questa giornata sua madre Sonia, voce narrante del romanzo, fa il bilancio della propria vita, ripensa alla profonda diversità tra lei e sua figlia, maturando la consapevolezza, dapprima velata di inquietudine e infine serena, che un nuovo futuro sta iniziando per entrambe.
Sonia è una scrittrice, originaria dell’isola Mauritius da cui è partita adolescente; ha cresciuto da sola la figlia Anna, tra Parigi e Lione dove adesso vivono. Se Sonia ha una personalità libera e anticonformista, odia le costrizioni sociali e spesso preferisce rifugiarsi nel suo mondo letterario, piuttosto che calarsi a pieno nella vita reale, Anna pare l’esatto contrario: ha studiato economia, non ama la letteratura, della madre ha letto solo un romanzo; è estremamente ordinata e puntuale, sempre pronta a criticare con “aria esasperata da borghese” ciò che non rientra nei suoi schemi. E oggi sposa Alain, un ufficiale giudiziario, un “uomo tristemente perfetto”, dipinto da Sonia con molta ironia. Sonia vorrebbe distogliere sua figlia, consigliarle di inseguire un futuro avventuroso, gettarsi nella vita con entusiasmo o almeno sposarsi con l’abito rosso, i capelli al vento e i piedi nudi… tuttavia oggi è il giorno di Anna e sarà come sua figlia vuole che sia. Sonia si atterrà alla lunga “lista di raccomandazioni” di questa figlia tanto saggia da sembrare lei la madre: “mi insegna e mi trasmette una certa idea della famiglia, dei valori tradizionali e immutabili”.
Senza cadere mai in facili sentimentalismi e anzi tingendo la narrazione di ironia e toccante lucidità, la donna si racconta, dando libero sfogo ai suoi pensieri e ricordi, paragonando la sua vita a quella di Anna, facendo emergere le enormi divergenze che esistono tra loro.

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