Libri dal Marocco

Tahar Ben Jelloun, Creatura di sabbia, Einaudi: In un paese senza età, che è anche il Marocco di oggi, nasce dopo sette sorelle Mohamed Ahmed. Nasce femmina, ma per volere del padre, che non vuole disperdere il patrimonio accumulato, crescerà maschio a dispetto del suo corpo, e dovrà reggere la casa e la servitù, essendo riconosciuta da tutti come nuovo capofamiglia. Il romanzo è la storia di un’identità inventata, di una metamorfosi coatta, dei turbamenti, delle ossessioni, delle violenze e dei paradossi che ne derivano. Ed è anche una finestra aperta sul mondo arabo, sulle sue tradizioni e sui suoi tabù, che ancora oggi stentiamo a capire; un mondo che Ben Jelloun riesce a portare sulla pagina in un gioco di rifrazione, di immagini e di sogni che accresce il fascino e l’originalità del romanzo.

Tahar Ben Jelloun, Le pareti della solitudine, Einaudi: “Nessun testo di sociologia – scrive Ben Jelloun – potrà rivelarvi gli arcani di quell’intimità e di quella sofferenza. Soltanto la poesia, solo la finzione letteraria può essere in grado di dire e di far vedere e capire un uomo che soffre nel cuore, nel corpo, nella vita”. Per raccontare questo mondo segreto, dopo aver lavorato per anni con immigrati nordafricani, l’autore ha inventato un personaggio, Momo, il protagonista di questa storia, identificandosi con lui, immaginando di viverne la stessa vita di lavoratore e di malato. Un libro che è una denuncia senza mezzi termini della nostra società razzista, e al tempo stesso una creazione letteraria di grande effetto poetico.

Tutti i libri di Tahar Ben Jelloun: http://it.wikipedia.org/wiki/Tahar_Ben_Jelloun#Opere

Driss Chraïbi, L’ispettore Alì e il Corano, Marcos Y Marcos: Chi è l’ispettore Alì? Il punto di contatto nemmeno troppo segreto tra la CIA e il mondo arabo, fra la nostra civiltà e quella islamica. Un personaggio spiritoso, erotico, irriverente. Un grande detective amante delle parole crociate e degli intrighi internazionali, del whisky scozzese e del Corano.
Io non sono per niente logico. Sono illogico. I criminali appaiono illogici, e per apprendere l’apparente illogicità delle loro azioni, bisogna saltare di palo in frasca, dal mio ragionamento al loro…
Tre casi magistrali che hanno per protagonista il detective più coriaceo, erotomane e poetico della storia del noir internazionale: l’Ispettore Alì della Polizia Reale del Marocco. Il primo caso è ambientato in Marocco, il secondo al Trinity College di Cambridge, nel terzo è coinvolta nientemeno che la CIA…
Un libro di grande attualità.

Laila Lalami, La speranza e altri sogni pericolosi, Fusi orari: Due donne e due uomini su un gommone tentano di raggiungere l’Europa. Hanno lasciato il Marocco in cerca di un futuro migliore. Cosa li aspetta alla fine della traversata? Un romanzo in cui la suspense si unisce a un realismo disincantato e ricco di poesia. “Un libro attuale come un titolo di giornale”. -The Boston Globe

Fouad Laroui, L’esteta radicale, Del Vecchio: A Casablanca, al Cafè de l’Univers, un gruppo di giovani conversa, discute, rumoreggia fra un caffè e l’altro; espone opinioni, fatti, idee. Ogni pretesto è buono – un turista che si è perso, un passante eccentrico – per far scattare una scintilla, una parola che scaturisce in una storia. Uno racconta di un matrimonio che qualche anno prima, in un piccolo villaggio, si doveva celebrare fra Malika e un giovane professore islamista. Un altro si ricorda di quella partita di calcio che aveva significato la libertà dei calciatori, o di quell’anno in cui l’amministrazione scolastica non riusciva a assegnare un colore al bounni, che pure era il nome di un colore. Le storie non raccontano solo di un passato recente, i giovani marocchini al bar sono loro stessi una storia, simile a quella dei loro coetanei che hanno lasciato il paese per vivere nelle metropoli d’Europa. Sono ragazzi integrati che studiano e lavorano, eppure Jaafar e Ahmed (e altre migliaia di ragazzi) stanno colmando una distanza che è ancora un terreno minato, coltivato dall’imprudenza o dall’uso scellerato del linguaggio. Perché se è vero, come dicono questi ragazzi seduti al bar che “la linguistica non ha mai ucciso nessuno” è pur vero che la convivenza e la pietà passano attraverso la traduzione e la comprensione. Fouad Laroui, – una biografia che sembra quella di uno dei suoi giovani protagonisti – racconta una varietà sorprendente di storie che pescano dalla cronaca, la morte di Saddam Hussein, il terrore di Al Qaeda, al costume di un Marocco in cui la tradizione e la religione sono molto radicate. Questo fiorire di storie singolari, costruisce un disegno unico, proprio come i petali compongono la corona del fiore. Il Café de l’Univers (il nome che è un indizio neppure troppo velato) è il punto fermo attorno al quale i racconti partono per violare con semplicità le cornici che li contengono, e tracciare un filo rosso in cui le narrazioni affluiscono per dare corpo e voce al Marocco contemporaneo, ai suoi giovani, alle sue estati afose e certamente alle sue primavere. Altro che sociologi. In otto racconti brevi, scritti con una penna intrisa di amara ironia e che lascia sulla pagina un velo sottile di tristezza, il marocchino Fouad Laroui fotografa meglio di tanti esperti i problemi dell’immigrazione, dell’integrazione e del melting pot nella società multietnica del terzo millennio: in Francia come in Africa, in Medio Oriente come in Olanda. Lo fa con le sole armi della narrativa, bandendo ogni tentazione esplicativa e senza indulgere a moralismi, ma proponendo piuttosto storie semplici quanto emblematiche, ambientate a Casablanca, Amsterdam, Marsiglia o El Jadida.

Fatema Mernissi, La terrazza proibita, Giunti: La cosa più importante per chi non ha potere è avere almeno un sogno. L’harem di Fez dove la piccola Fatema cresce è un luogo in cui le donne sono sottomesse a precise regole, prima fra tutte quella di non varcare i ”sacri confini” delle mura domestiche. La terrazza più alta della casa diventa così il luogo proibito e segreto dove fantasticare evasioni, praticare rituali segreti, complottare trasgressioni contro le regole del costume familiare e sociale.

Fatema Mernissi, Le 51 parole dell’amore, Giunti: ”Adoro parlare d’amore, adoro ascoltare gli altri parlarne, spiegare i loro batticuori presenti e passati. Quando, ad una conferenza dell’Unesco, riesco a far parlare della loro vita amorosa colleghi svedesi o filippini, mi sento molto più vicina a loro e alla loro cultura che ascoltando un lungo intervento scientifico sul bilinguismo e la comunicazione.” L’Islam deve esportare amore, non solo petrolio, non certo terrore: in questa brillante indagine, l’autrice de La terrazza proibita ci racconta come si vive l’amore nel mondo islamico, quali sono i rituali della seduzione, i linguaggi della passione tramandati fino al presente.

Fatema Mernissi, Islam e democrazia, Giunti: L’Islam è compatibile con la democrazia? Il dispotismo è destinato a prevalere nel mondo islamico, o sarà invece possibile l’affermazione di società pluraliste e democratiche? E quali sono le responsabilità dell’Occidente nell’instaurazione di regimi islamici autoritari, particolarmente ostili alle donne e ai loro desideri e diritti? Come reagire alla paura e al senso d’impotenza scatenati dalla Guerra del Golfo, dalla catena di avvenimenti luttuosi legati agli attentati dell’11 settembre 2001 e al conflitto in Medio Oriente? Fatema Mernissi cerca antidoti efficaci contro le regressioni autoritarie e la violenza. La forza che plasma il mondo islamico di oggi non è tanto la religione – questa è la sua tesi provocatoria – ma piuttosto la tecnologia informatica: le tv satellitari indipendenti come al-Jazira che contrastano la propaganda dei nuovi despoti islamici e la disinformazione delle potenze occidentali, le reti Internet a cui si rivolgono soprattutto i giovani e le donne, in tutti i paesi musulmani. Strumenti cruciali tanto in Oriente come in Occidente, che incoraggiano l’arte del confronto verbale e della mediazione, perché il terrorismo può essere fermato soltanto da un dialogo nutrito di reciproca conoscenza, di giustizia sociale e pacifici commerci.

Fatema Mernissi, Karawan, Giunti: Che cos’è oggi un paese arabo per noi, italiani e cittadini di un’Europa che s’interroga sul suo destino nel Ventunesimo secolo scosso da guerre e terrorismi? Che cos’è per noi, nuovi turisti globali, un paese come il Marocco, e chi sono i suoi abitanti? Come sottrarci agli stereotipi, come fugare la paura e conoscerlo più in profondità? Fatema Mernissi ci propone un’antica e infallibile ricetta per favorire l’arte del confronto: partire per un viaggio. E ci invita alla scoperta di un Marocco che non si trova sulle guide del turismo di massa, né si incontra tra le pagine e le immagini che focalizzano soltanto l’incubo del terrorismo islamico. Ci racconta di una Carovana che è al tempo stesso reale e virtuale, fatta di gente in carne e ossa come anche di figure mitiche: Sindbad il marinaio, Ulisse, Calipso e Penelope, Venere nelle sue plurime rappresentazioni mediterranee.

Fatema Mernissi, L’harem e l’Occidente, Giunti: Descrivimi il tuo harem, e ti dirò chi sei… Ovunque vivano, sostiene Fatema Mernissi, gli uomini fantasticano sull’harem: ciascuno possiede nella fantasia un harem personale, grazie al quale può dar corpo ai desideri più segreti. Molti artisti occidentali – da Ingres e Delacroix a Picasso e Matisse – hanno dipinto harem, e altrettanto hanno fatto gli orientali. Ma se vi soffermate a contemplarli, vi troverete di fronte a un enigma: mentre gli occidentali hanno raffigurato le bellezze da harem come creature ingenue e passive, gli orientali le hanno mostrate come donne battagliere, mobili e perturbanti… Che cosa si cela dietro queste effimere creature del sogno maschile? Cosa ci raccontano sui misteriosi nessi che legano il sesso e la paura, Fatema Mernissi ci propone di seguirla per risolvere l’enigma. Titolo originale: Scheherazade goes West, or: The European Harem (2000).

Rachid O., Cioccolata calda, Playground: Il narratore e protagonista di questo prezioso romanzo è un adolescente marocchino che non conosce il dolore perché protetto da un padre attento e affettuoso, verso il quale prova un amore assoluto e senza sfumature. Una condizione ideale, quasi perfetta, che tuttavia non può sottrarlo a nuovi incontri, alla vita.
Dal rapporto con il vecchio cieco e con Youssr, il giovane raggiungerà una maggiore consapevolezza di sé e dei propri desideri, facendo anche i conti con un’ossessiva fascinazione per la Francia. Quella di Rachid O. è una voce in cui si mescolano stupore e sincerità, energia e saggezza, memoria e slancio. Una grande opportunità, infine, di avvicinarsi a una parte della realtà araba che ci è spesso sconosciuta nei suoi riferimenti ideali, come nella sua quotidianità.

Rachid O., Quel che resta, Playground: “Ci sono individui che da soli giustificano l’esistenza dell’umanità intera.”
In questa ottimistica considerazione di Rachid O. si trova forse lo spirito e la fonte dei tanti incontri che compongono Quel che resta. Una galleria di personaggi, anime, volti, che permette di affinare e aggiornare il ritratto degli amatissimi padre e zio – già protagonisti dei precedenti libri di Rachid O. -, ma anche di emozionarsi per esistenze nuove, come quella del giovane Nouâmane, in viaggio di nozze in Francia con una ricca ragazza marocchina, ma pronto a fuggire in una notte gelida alla ricerca di un amore francese mai dimenticato.
Rachid O. racconta Roma
Protagonisti sono gli individui, ma anche i luoghi: il Marocco dove “giocare ‘a guardie e ladri’ e mai a nascondino perché i boschi fitti da noi non ci sono”; oppure l’agognata Francia dove scoprire per la prima volta la neve.
E infine Roma, dove Rachid trascorre un anno, come borsista dell’Accademia di Francia. Proprio a Roma, nella frequentata Piazza della Repubblica, avverrà l’incontro più sorprendente dello scrittore marocchino, quello con un prostituto dell’est europeo. Uno scambio toccante, ironico, spaesante che conferma l’abilità di Rachid O. nel capovolgere i luoghi comuni, senza ricorrere alla retorica della denuncia politica, ma con la forza di un’attenzione e di un rispetto “naturalmente poetici”.

Rachid O., Tante vite, Playground: Dopo il successo di Cioccolata Calda (2005) e de Il bambino incantato (2006), Playground pubblica Tante vite i racconti autobiografici che hanno consacrato l’autore marocchino Rachid O. come una delle voci più interessanti del panorama letterario francese.
Uno zio dal fascino malinconico, una gita a Tangeri, il primo incontro con l’Europa, la Francia dei sogni. Continua l’autobiografia familiare e “d’ambiente” di Rachid O., i racconti delle molte esistenze che si snodano davanti al suo sguardo come sempre originale, a tratti stupito, a tratti maturo. Il Rachid di Tante vite è ormai un adulto, che passa dal quotidiano di sempre, in Marocco, alle strade europee, osservate con curiosità, con timore, con gioia. In ogni viaggio, in ogni passeggiata, Rachid incontra l’altro: una ragazza madre e suo figlio Ali, un tossicodipendente di Zurigo, l’amico francese malato di Aids e un barbone inglese.
Tante vite è uno dei capitoli più affascinanti nella magica autobiografia di Rachid O. L’autore ci regala il ritratto di una delle figure più intense ed enigmatiche della famiglia dell’autore, si tratta dello zio acquisito, il migliore amico del padre. Un uomo solare, pieno di attenzioni, ma anche tragicamente e interiormente lacerato. Tante vite è al tempo stesso il luogo in cui Rachid O. incontra concretamente e per la prima volta l’Europa tanto sognata. Con la consueta grazia, Rachid O. racconta l’eccitazione e il disagio di due mondi, il proprio e quello europeo, che progressivamente si conoscono e si confrontano.

Rachid O., Il bambino incantato, Playground: Il bambino incantato è la narrazione con voce sonora e libera dell’adolescenza di Rachid O. Un universo magico e delicato, inspiegabilmente violento, e che sempre ci sfida e ci persuade a non giudicare. Un racconto di fughe, giochi, visite all’hammam che ha il suo cuore nell’amore di Rachid per il giovane professore di arabo e poi per il quarantenne Antoine, un manager francese della cooperazione. Una “prosa orale” che coniuga magistralmente poesia e sincerità, innocenza e scandalo. Con Il bambino incantato, edito nel 1995 da Gallimard, Rachid O. si è imposto nel panorama letterario francese come un autore originalissimo, estraneo sia alla tradizione narrativa occidentale sia a quella marocchina, impegnato a restituirci con precisione e libertà uno scorcio del Marocco certamente parziale, ma indiscutibilmente autentico.

Abdellah Taïa, Ho sognato il re, Isbn: È il 1987. Sulla strada che collega Rabat e Salé, due adolescenti aspettano il passaggio del re Hassan II. Uno proviene da una famiglia ricca, l’altro è povero e vive con il padre, da quando la madre li ha abbandonati per inseguire il sogno di una vita libera. In occasione della visita ufficiale del Re, è l’amico ricco a essere scelto per dargli il benvenuto e baciare la sua nobile mano. Nonostante l’intensa amicizia – l’amore – che lega i due ragazzi, gelosia e invidia finiranno per trasformare il loro legame in una guerra spietata, destinata a concludersi nel sangue. Una vera e propria tragedia shakespeariana, ambientata in un Marocco profondamente diviso, da un autore coraggioso che affronta una nuova sfida politica con la forza della sua lingua intima e dolce.

Abdellah Taïa, Uscirò da questo mondo e dal tuo amore, Isbn: Siamo a metà degli anni ottanta, nei vicoli di Salé, vicino a Rabat: Abdellah è poco più che un bambino ma ha già conosciuto il desiderio omosessuale. Un gruppo di ragazzi lo aggredisce, lo insulta, tenta di violentarlo. È il primo contatto con la morte. Il primo tentativo di etichettarlo da parte di una società conservatrice e omofobica. La prima di quattro dolorose cadute, da ognuna delle quali Abdellah si rialza in piedi, più forte e più consapevole della propria identità. Inseguendo il sogno di fare cinema, approda a Marrakech, Il Cairo e poi Parigi, tappe di un’educazione sentimentale e teatri di passioni, perdite, piccole morti interiori. Taïa rivisita questi luoghi della memoria con una scrittura essenziale e intima, priva di ogni retorica. Uscirò da questo mondo e dal tuo amore è il viaggio di un giovane uomo alla scoperta di se stesso, il diario del tormentato rapporto con una cultura che ama, ma che non è pronta ad accogliere la sua diversità.

Abdellah Taïa, L’esercito della salvezza, Isbn: In Marocco, nella casa in cui è nato, ci sono tre stanze: una per il padre, una per il fratello maggiore e una in cui dorme con la madre, il fratello più piccolo e le sei sorelle. I figli sanno tutto della vita amorosa dei genitori, ma per pudore non ne parlano. Appena adolescente, durante un viaggio a Tangeri con il fratello maggiore, scopre il desiderio omosessuale e allo stesso tempo, il tormento per un amore impossibile, perché il fratello è innamorato di una donna. A vent’anni decide di trasferirsi a Ginevra per studiare; lì, ospite dell’esercito della salvezza, conosce i bassifondi della città, la fame, il degrado e inizia il doloroso cammino di esiliato che lo segnerà nel corpo e nella mente. Con una scrittura nuda e delicata Adbellah Taïa racconta la sua educazione sentimentale, alla ricerca di un possibile equilibrio tra cultura occidentale e tradizione marocchina.

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