Libri dal Libano

Valle di Qadisha

Sélim Nassib, Ti ho amata per la tua voce, e/o: Vita e amori della più grande cantante araba di tutti i tempi: l’egiziana Umm Kalthum, definita la Stella d’Oriente, morta alla fine degli anni ’70, la cui voce e talento straordinari costituiscono tuttora un mito per il mondo arabo.
La storia è raccontata attraverso gli occhi del poeta Ahmad Rami, che amò Umm con passione per oltre cinquant’anni e che scrisse 137 delle 283 canzoni da lei interpretate. Personalità affascinante e contraddittoria, Umm Kalthum ebbe una vita sentimentale travolgente, ricca di amori leggendari, in particolare quelli femminili, e di relazioni politiche importanti (fu amica del re Fuad e poi di Nasser).

Sélim Nassib, Una sera qualsiasi a Beirut, e/o: Una volta l’Oriente aveva un’accezione diversa da quella odierna. Era uno spazio dai confini vaghi e sfumati, che racchiudeva mondi lontanissimi tra di loro. Parlando di “Oriente” si alludeva soprattutto a un universo esotico, sensuale, misterioso, dove una raffinata arte del vivere conviveva con una saggezza millenaria ma anche con l’intrigo e la violenza. Tutti luoghi comuni di cui oggi l’atroce attualità politica ha fatto giustizia? Oppure qualcosa di vero c’è stato e sopravvive di questa antica immagine dell’Oriente che avevamo noi occidentali?
Questo libro di Sélim Nassib vive dentro queste domande. I suoi racconti sono completamente immersi nell’attualità e nella storia politica mediorientale ma al tempo stesso evocano delle atmosfere fuori dal tempo, raccontano una sensibilità che è diversa dalla nostra occidentale ma che ci attrae irresistibilmente come la metà spezzata di un’unità mediterranea che abbiamo perso.
Con stile efficace e ritmo serrato, lo scrittore libanese apre uno squarcio su realtà quotidiane in Cisgiordania, a Gerusalemme, a Beirut, dando voce a una carrellata di persone comuni alle prese con un momento di rottura nella loro esistenza. La bambina a cui viene imposto per la prima volta il velo, il vecchio alla vigilia della guerra del Golfo, l’emigrante di ritorno dopo anni di vita in occidente, la vecchia che scopre che nella casa espropriatale nel 1948 sono andati a vivere altri palestinesi come lei… La scrittura incalzante, densa, tesa riproduce con spigliata oralità i dubbi, lo sgomento, i timori di quanti vivono situazioni personalissime, e che tuttavia il lettore percepisce come emblematiche.

Sélim Nassib, L’amante palestinese, e/o: Una storia di desiderio e passione carnale nella Palestina a cavallo tra la fine degli anni Venti e il 1948, anno della proclamazione dello stato di Israele. Tanto dura la turbolenta relazione tra Golda Meir, la pasionaria del sionismo, e Albert Pharaon, banchiere palestinese appartenente a una delle famiglie più in vista del paese. Fra loro irrompe violenta la febbre dei corpi, la frenesia dei gesti, la voglia di ritrovarsi. Incontri fugaci, appuntamenti rubati, attimi di piacere clandestino che si vorrebbero sempre più liberi e spensierati. E invece, su tutto, il peso delle circostanze, dell’ambiente, della Storia. Vent’anni cruciali nella vita dei due protagonisti e nelle vicende del paese, che Golda e Albert affronteranno in maniera sempre diversa e alla fine inconciliabile. Sullo sfondo la Palestina sotto mandato britannico, terra di grandi strategie economiche, astuzie politiche, inevitabili cambiamenti e immobilismi forzati, teatro di arrivi in massa di immigrati e sgomberi altrettanto copiosi di popolazioni locali, fanatismi, violenze, rappresaglie da ambo le parti, confusione e inettitudine politica. Una storia d’amore “quasi impossibile”, come la definisce l’autore stesso, dolente e tragica quanto le vicissitudini in Palestina, di cui Nassib offre una panoramica dettagliata che, parallelamente allo scandaglio di una passione, è anche strumento di conoscenza del passato e possibilità di comprensione del nostro presente.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/11/25/selim-nassib-lamante-palestinese-libano/

Hoda Barakat, Malati d’amore, Jouvence: In questo romanzo, apprezzato dalla critica perché profondamente intimistico, l’autrice racconta, con voce maschile, una inquietante passione amorosa ai limiti della follia.

Hoda Barakat, L’uomo che arava le acque, Ponte alle Grazie: Come suo padre e suo nonno prima di lui, Nicolas è un commerciante agiato, titolare di un rinomato negozio di stoffe nel centro di Beirut. La guerra civile sta devastando la città e Nicolas ha perduto Shamsa, la sua amante, una giovane curda che si occupava della casa. Anche il negozio di famiglia è andato distrutto, ma il deposito delle stoffe nel seminterrato è miracolosamente intatto. Nicolas vi cerca riparo un giorno e decide di trasferirsi lì, sotto le rovine già invase dalla vegetazione, fra le sete sontuose di cui conosce storia e misteri come nessun altro. Indifferente all’eco dei vicini combattimenti rivede le uniche donne che ha amato: la madre, volubile e infedele, delle cui ossessioni è stato a lungo succube, e Shamsa, degna discendente di un popolo mai sottomesso. Shamsa vitale e curiosa, con una risata che faceva tremolare le sue carni rosee e abbondanti.
Nella città in agonia realtà e vaneggiamento si confondono, trascinando nel vuoto anche il protagonista. Nicolas è diventato come l’uomo che arava le acque di cui parlavano i fenici: dietro sé non lascia tracce, e costruisce soltanto rovine.

Hoda Barakat, Lettere da una straniera, Ponte alle Grazie: Nel 1989 la guerra civile che ha insanguinato il Libano per tre lustri entra nel suo ultimo anno. Tra gli emigranti che lasciano il paese martoriato in cerca di un futuro c’è anche la giovane Hoda Barakat. A distanza di anni, ricostruitasi con la famiglia una nuova vita a Parigi, la scrittrice affida a una serie di articoli pubblicati sul giornale arabo al-Hayat tra il 2001 e il 2002 dei piccoli squarci sulla propria vita in esilio.
Emergono così i difficili rapporti con gli altri espatriati, segnati dall’imbarazzo e dalla vergogna per un paese che non ha saputo scegliere la pace; e insieme l’attaccamento tenace al filo dei ricordi, affollati dai volti e dalle voci di un passato in cui era ancora possibile vivere all’ombra dei cedri. Ma dietro a questa visione dolorosamente gravata dall’incapacità di riconciliarsi con la Storia, Hoda Barakat lascia filtrare il legame intimo e originario che la unisce alla madre e alla figlia, in una continua riscoperta del proprio saldo radicamento nel popolo e nella cultura libanese. Una serie di struggenti «reportage spirituali» che cantano i ricordi, i rimpianti e le speranze di un’esule, lontana da una patria amata e detestata, ormai perduta per sempre tra le macerie della guerra.

Najwa Barakat, Ya salam!, epoché: Luqman, il protagonista principale del romanzo, è un giovane ex miliziano, ragazzo crudele e simpatico, pieno di pulsioni sessuali e di rimpianti per un passato che l’aveva visto vincente. Senza le floride entrate che la guerra gli garantiva – era esperto di esplosivi – si trova costretto ad arrabattarsi per trovare di che vivere, approfittando di una vecchia amica e mettendo in piedi un’impresa di derattizzazione. Alla sua storia personale si affiancano quella della «zitella» Salam e di altri due suoi coetanei, Najib e l’Albino, rispettivamente ex cecchino ed ex torturatore. L’intreccio narrativo mescola il kitsch più esilarante alle riflessioni sull’assurda impossibilità di sopportare la pace dopo tanta guerra.

Najwa Barakat, L’inquilina, epoché: Chiusa nel suo monolocale parigino, la protagonista del romanzo (ampiamente autobiografico) cerca di trovare una propria collocazione in un ambiente che tende a incasellarla in categorie non sue. Sottrarsi al mondo, tuttavia, non protegge dalle disavventure: ratti che scorrazzano per l’appartamento, telefonate inopportune e testimoni di Geova punteggiano le riflessioni agrodolci di Najwa Barakat sull’esilio e la nostalgia. Il suo consueto stile ironico e incisivo non risparmia staffilate a chi le parla soltanto di cuscus, chador e altri stereotipi sul mondo arabo, fornendo così una chiave originale per interpretare il multiculturalismo di oggi.

Amin Maalouf, Un mondo senza regole, Bompiani: “Crisi dell’Occidente”: spesso, solo una frase fatta, una formula buona per tutti gli usi. Ma quale realtà effettiva vi si nasconde? Una possibile risposta ci viene offerta da questo nuovo libro di Amin Maalouf, l’autore di L’identità, che torna alla saggistica per segnalarci uno stato di cose, quasi un dato di fatto: l’esaurimento della coscienza morale del mondo di oggi e la perdita di ogni regola-guida. Da questo impoverimento dipende l’incapacità di comprendere a fondo, in tutte le sue implicazioni, fenomeni storici come il crollo del comunismo e la formazione dell’unità europea, ma anche il conseguente strabismo ideologico che ha spinto le grandi potenze planetarie a cercare di risolvere con gli strumenti della guerra il problema di un ordine in via di estinzione. Non sarà la violenza a colmare il vuoto dei valori, ma una rinascita globale della cultura e del senso di responsabilità. Questo è il suggerimento dello scrittore libanese Maalouf, mai così pacato e lucido come in queste tesissime pagine di intervento e denuncia, nelle quali si profila forse un diverso destino e un diverso modo di concepire il ruolo strategico dell’impegno culturale, a ogni livello.

Amin Maalouf, I disorientati, Bompiani: Una chiamata inattesa spinge Adam, professore arabo di Storia, a tornare nella sua terra d’origine dopo venticinque anni di esilio. Tutto è rimasto identico, il tempo non è trascorso per i luoghi che frequentava. Quel “paradiso perduto” si accompagna ai nomi dei suoi amici di gioventù, il Circolo dei Bizantini, che volevano cambiare il mondo e hanno invece finito per essere cambiati da una guerra che li ha separati e spinti ognuno verso una strada diversa. Ma chi è, in fondo, lui per giudicare da lontano, dal suo esilio “dorato”, mentre loro sono stati travolti da un destino ineluttabile? Con l’aiuto di Semiramis, rimasta sempre bella e ribelle, Adam cerca di riunire i suoi vecchi compagni. Almeno i sopravvissuti. Ma questo confronto con il passato cambierà per sempre il presente di Adam e metterà in discussione l’esilio dorato che si era costruito. I disorientati è il nuovo, atteso romanzo di Amin Maalouf, forse il suo più personale, emotivo, avvincente. Un romanzo sulla memoria, sull’amicizia, sull’amore.

Tutti i libri di Amin Maalouf: http://www.rcslibri.it/ricerca/?cerca=Amin+Maalouf&tipo=Tutti

Wajdi Mouawad, Incendi, Titivillus: Incendi è la seconda parte di una “tetralogia della memoria”, avviata con la scrittura e la messa in scena a cura dell’autore di Littoral (1997), seguito da Forêts (2003) e da Ciel(s), ancora incompleto: una ricerca delle origini che mescola la storia di un popolo, di una famiglia e la formazione dell’individualità.
I destini contemporanei immaginati da Mouawad riattivano e interrogano i grandi miti, in questo caso sotto le vesti di un Edipo al femminile.

Mikhail Nu’aymah, Kana ma Kana, Lineadaria: In questa raccolta di novelle, Nu’aymah utilizza l’allegoria ed il simbolismo per descrivere non solo i piccoli villaggi libanesi ma anche le metropoli americane, utilizzando un linguaggio narrativo molto introspettivo.

Maya Zankoul, Amalgam, Il Sirente: Dal Libano con humor e sarcasmo un fumetto divertente e autobiografico che racconta la vita dalle parti di Beirut di una ventitreenne audace che parla liberamente di corruzione, maschilismo e disparità sociali. Il libro è nato da un blog tra i più seguiti nel mondo arabo, che Maya Zankoul ha creato come sfogo ai problemi che i libanesi devono affrontare ogni giorno, con l’impressione di essere costantemente vittime del sistema. Un diario quotidiano a fumetti che dà uno spaccato stravagante e molto realistico del Libano di oggi.

Maya Zankoul, Amalgam 2, Il Sirente: Con una miscela di stile illustrativo e umorismo, Maya Zankoul continua la cronaca delle sue avventure giornaliere in tutto il Libano nel secondo volume di Amalgam. Ciò che è iniziato come blog di una giovane ragazza si è trasformato in un vero e proprio libro popolato da personaggi irresistibili che raccontano elezioni, religione, inquinamento, globalizzazione, tecnologia, imprenditoria, scontri generazionali, chirurgia plastica, social networks, immigrazione, ovvero un mondo che, in fin dei conti, non è poi così diverso dal nostro.

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