Libri dal Kirghizistan

Chingiz Aitmatov, Melodia della terra, Marcos Y Marcos: Un piccolo villaggio della Kirgisia.
Una ragazza splendida, Giamilja, capace di illuminare una giornata con il suo canto e il suo entusiasmo; ma anche ruvida, tenace, ribelle, capace di tenere a distanza gli uomini che la divorano con gli occhi.
Suo marito Sadyk, che presta servizio militare al fronte, non l’ama come forse lei desidererebbe, nelle sue lettere le riserva pochissime attenzioni, sembra quasi averla dimenticata.
Danijar invece, un uomo timido e un po’ ombroso che dal fronte ha appena fatto ritorno a causa di una ferita, si innamora perdutamente di lei.
Seit, il giovanissimo cognato di Giamilja, sente la forza irresistibile di quell’attrazione, ne viene calamitato.
Anche in lui, man mano che il loro amore affiora e prende il volo, sboccia una passione incontenibile: il desiderio di trasporre sulla tela, di rendere tangibile e immortale la bellezza di quello slancio attraverso la pittura.
In questa parabola piena di echi rurali, di sapori medio-orientali, permeata dalla potenza e dalla purezza del canto, amore, bellezza e vocazione artistica trovano una rappresentazione semplice ed esemplare, che strega chi legge.

Chingiz Aitmatov, Il battello bianco, Marcos Y Marcos: Nelle foreste della Kirghisia, tra magnifiche montagne, c’è un posto di guardia, un pugno di case affacciate sul torrente.
Ci abitano tre famiglie e un unico bambino, con la testa rotonda sul collo magro e le orecchie a sventola. Un bambino rimasto senza genitori, affidato alle cure di nonno Momun.
Il bambino aspetta con ansia il passaggio dei pastori, per giocare con i loro figli intorno ai falò; si tuffa nel torrente sognando di trasformarsi in pesce e nuotare fino al lago, incontro al battello bianco che contempla ogni sera, con il binocolo, dalla cima del Monte Sentinella. Ammira i lavoratori del sovchoz e impara a schivare Orozkul, la guardia forestale, che quando beve diventa violento. Si addormenta ascoltando dalla voce del nonno le leggende della Valle di San Taš: echi di antiche battaglie lungo il fiume Enesaj, una grande cerva bianca che raccoglie due bambini smarriti e li porta lontano, a fondare una nuova stirpe.
Un pomeriggio d’autunno le cornacchie gracchiano forte. Orozkul e nonno Momun marciano nella foresta, ciascuno immerso nei propri pensieri. Orozkul ha propositi loschi, il vecchio è costretto a seguirlo. Al rombo del torrente, cresce la tensione tra i due, gli scatti dispotici di Orozkul esasperano il nonno. Il nipote lo aspetta da ore davanti alla scuola.
In un crescendo orchestrato alla perfezione, paure nascoste, speranze selvagge brillano per un attimo in tutta la loro forza, e ripiombano nelle crepe della realtà.
Il bambino sogna cerbiatti, gli adulti si arrendono, complottano. E il delitto si consuma in una notte: la notte del battello bianco.
Con l’impeto e la visione di un grande narratore, Aitmatov mette in scena una tragedia universale, lo scontro tra slancio vitale limpido, gioioso e meschinità greve, cieca, disperante.
Il battello bianco è una testimonianza fondamentale sulla necessità di non scendere a compromessi, per salvare tutto il bene che può esserci.
Un romanzo appassionante sulle delizie del mondo, la vischiosità del male, la forza e la fragilità della purezza.

Chingiz Aitmatov, Occhio di cammello, Besa: I quattro delicati racconti dello scrittore kirghiso Cingiz Ajtmatov presentati in questo volume sono quattro episodi della vita di altrettanti protagonisti. Più che i fatti in sé, con un inizio e una fine, l’occhio dell’autore esamina i sentimenti che agitano gli uomini, le loro passioni, gioie e dolori, con uno stile che sembra riecheggiare quello dei grandi scrittori russi dell’Ottocento.
Ambientate in un mondo in cui sono molto forti i legami tra le generazioni e il senso del dovere, queste storie aiutano a riflettere su valori che sembrano ormai dimenticati dalla civiltà occidentale contemporanea.

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