Libri dall’Italia

Piazza del Campidoglio, Roma

Dopo una breve pausa, le bibliografie del giro del mondo coi libri tornano con una piccolissima rappresentanza di libri dal nostro bel paese.

Giorgio Scerbanenco, Il Centodelitti, Garzanti: Per capire il talento di Giorgio Scerbanenco e la sua qualità di scrittore, non c’è nulla di meglio del Centodelitti, che torna finalmente nelle librerie italiane a quarant’anni dalla sua prima pubblicazione. Tra le qualità di Scerbanenco c’è, per cominciare, un’inesauribile fantasia narrativa: il «padre del noir all’italiana» era prima di tutto una straordinaria macchina per inventare storie – decine di storie, ogni giorno, ogni settimana, ogni anno… Storie che potevano prendere la forma di un romanzo, oppure restare condensate in poche pagine, o addirittura in poche righe. Una manciata di quelle trame avrebbe potuto fare la fortuna di qualunque scrittore, ma lui ne aveva in serbo talmente tante che non si curava di metterle da parte. Le pubblicava tutte, senza paura di disperdere o bruciare il proprio talento, su giornali e riviste, con straordinario successo.
Poi c’è la qualità di quelle storie, che ci portano in un mondo complesso e brutale, violento e terribile, ma al tempo stesso pieno di sentimento e di sentimenti: il nostro mondo, dove il delitto non è un’eccezione. Ancora, c’è la capacità di catturare l’attenzione del lettore già dalla prima riga, e di portarlo fino al colpo di scena conclusivo, incatenato dalle svolte della trama e anche dalla verità dei dettagli: un’immagine, un oggetto, un gesto che danno realtà al racconto e lo rendono vivo.
Infine, c’è l’accumulo di queste trame, in un interccio che si sovrappone al tessuto della realtà, e al tempo stesso offre la chiave per comprenderne il mistero crudele. Perché questo incredibile Centodelitti, con la sua raffica di microromanzi fulminanti, diventa quasi un’autentica «Enciclopedia del male», dove la sopraffazione e la violenza – con la loro fondamentale stupidità – sono la regola.
Alla fine a prendere il sopravvento è il piacere della lettura: Scerbanenco gioca da vero maestro con la nostra curiosità e le nostre attese, e ci insegna a guardare il mondo e noi stessi con occhi diversi.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2013/11/02/giorgio-scerbanenco-il-centodelitti-italia/

Giorgio Scerbanenco, I milanesi ammazzano al sabato, Garzanti: Donatella è scomparsa. È bellissima, sembra una svedese, con quei lunghi capelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per la strada guarda gli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di sì. Perciò suo padre, il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, la tiene nascosta in casa, tra bambole e dischi di canzonette. Ma una mattina l’ex camionista non la trova più… Il caso viene affidato a Duca Lamberti, il medico-investigatore protagonista dei più noti e apprezzati gialli di Scerbanenco.
Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondi di Milano, tra feroci magnaccia e case d’appuntamento.

Tutti i libri di Giorgio Scerbanenco: http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Scerbanenco#Opere

Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, Mondadori: Guardandosi come ogni mattina allo specchio, Vitangelo Moscarda, detto Gengè, nota un particolare del proprio volto di cui non si è mai accorto: il naso in pendenza verso destra. Inizia qui l’avventura dell’uomo, che si sente sdoppiato in un altro se stesso, conosciuto solo dallo sguardo altrui. Le cose si complicano velocemente: Moscarda non è più alle prese con un solo estraneo, bensì con centomila estranei che convivono in lui, secondo la realtà che gli altri gli danno, «ciascuno a suo modo». Nello sfuggire alle proprie centomila realtà, Gengè si troverà a rinnegare perfino se stesso. Con Uno, nessuno e centomila, il suo ultimo romanzo (pubblicato nel 1925), lo scrittore siciliano porta all’estremo compimento il processo di scomposizione del personaggio, raggiungendo nel contempo il vertice della sua carriera narrativa.

Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, Mondadori: Scritto nel 1904, pietra miliare della narrativa del XX secolo, Il fu Mattia Pascal narra la vicenda di Mattia, sfaccendato bibliotecario di un ipotetico paesino della Liguria, odiato da moglie e suocera e connotato da un occhio strabico, simbolo inequivocabile di uno sguardo deformante sul reale. La vicenda si svolge tutta sotto il segno del fortuito e dell’imprevisto. Imprevisto è il suo stesso matrimonio, cui finisce obbligato dalla sua eccessiva disponibilità alle occorrenze del caso. Ma sarà ancora il caso (o il diavolo?) a sottrarre Mattia alle infelici conseguenze dei suoi atti fortuiti: un’eccezionale vincita al gioco e un provvido sbaglio di persona (o meglio, di cadavere) lo renderanno improvvisamente ricco e libero. A completare questo bagno nell’irrazionale e nel fantastico, la rinascita di Mattia si snoda lungo una dimensione esoterica che lo porterà a vivere un universo misterico popolato da ombre e forze occulte. Introduzione di Marziano Guglielminetti.

Tutti i libri di Luigi Pirandello: http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Pirandello#Opere

Elena Ferrante, I giorni dell’abbandono, e/o: Una donna ancora giovane, serena e appagata ma certamente tutt’altro che ripiegata nel cerchio sicuro della famiglia (il marito, due figli, un cane) viene gettata in un gorgo scuro e antico dall’improvviso abbandono del marito. Un archetipo del passato la risucchia nel cerchio chiuso di una tragedia in cui i fantasmi dell’infanzia e il ricordo genetico del destino femminile si impossessano del presente, la scuotono e la rinchiudono in una alienata e intermittente percezione di sé, fino a obbligarla a percorrere tutte le tappe di una discesa infernale in se stessa. È un precipizio che sembra non volerla più restituire all’ordine, alla vita, alla serenità di un tempo in apparenza lontanissimo e irrecuperabile. A partire da un bel mattino d’aprile, tra le pareti della casa nella quale ogni gesto è programmato e intonato all’ideale di ordine e compostezza che riflette lo spirito più riconoscibile della città di Torino, dopo il breve colloquio con il marito, appena una scarna comunicazione, Olga comincia il suo lavoro di abbandonata. Nel romanzo di Elena Ferrante, le stazioni della discesa nei vortici più bui di sé si chiamano insonnia, distrazione, furia contro se stessa invelenimento contro tutto e tutti. Una erinni inquieta e abitata che manda lampi bui fino alla superficie del linguaggio che si fa turpiloquio, oscenità. Nella casa si insediano attraverso Olga l’incuria, e più giù ancora la dissociazione, il caos, l’ostilità anche verso i figli e l’impazienza verso il cane di casa, lascito del marito. I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, rimanda alle temperature e ai fumi della tragedia greca anche sotto le spoglie apparenti di una realtà attuale: un fatto sconvolgente ma comune, un quadro cittadino improntato alla compostezza e al decoro. Nella scrittura e si direbbe nella natura stessa di questa autrice emerge ancora una volta il temperamento mediterraneo, una forza che sale direttamente dalle viscere e che fonda la sua capacità espressiva e vitale nella memoria genetica del genere femminile, nella voce imperativa e insopprimibile del sangue. Così la sua scrittura si incide sulla pagina e con tratti che conservano una lucida ferocia scava ugualmente nella percezione del lettore che ne subisce, il potente richiamo. Lo stile e la forza espressiva di Elena Ferrante, ne I giorni dell’abbandono, si riconfermano e si potenziano in una scrittura sapientemente imbrigliata che affascina e cattura il lettore e ancora più saldamente la lettrice. La vicenda narrata, di per sé non avrebbe il segno dell’eccezione, ma grazie al talento dell’autrice si accende di una luce abbagliante che pone cose e persone, ma anche le atmosfere cittadine o il vago confine tra sogno e memoria, sotto la sferza di forti e memorabili contrasti.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2008/06/08/i-giorni-dellabbandono/

Elena Ferrante, L’amore molesto, e/o: Sullo sfondo di una Napoli dalle atmosfere grevi e soffocanti il viaggio di Delia all’interno di se stessa e del suo passato, nel tentativo di capire i motivi che hanno portato la madre a una morte misteriosa. I ricordi si aprono in un confronto con la figura della madre mai capita fino in fondo, amata e odiata a un tempo. Passato e presente si intrecciano e si confondono mentre Delia si sorprende a scoprire nuovi aspetti della sua personalità e di quella di sua madre. E finalmente i vuoti si riempiono, lasciando un senso di pacificazione. Un libro che scava nel rapporto madre-figlia senza nessuna indulgenza, con un linguaggio lucido e scarno che proprio per questo è ancora più incisivo e intenso. Un thriller “domestico” amaro e pieno di umanità.

Tutti i libri di Elena Ferrante: http://www.edizionieo.it/catalogo_risultati.php?Keywords=elena+ferrante&Type=per+autore&Vai1=Vai

Dino Campana, Canti orfici e altre poesie, Garzanti: «Poesia in fuga» è stata definita l’opera di Dino Campana, per l’urgenza di contenuti, la tensione alla costruzione sempre delusa, l’impasto verbale furioso e straziante, la componente visionaria e trasfiguratrice.
I versi e le prose poetiche raccolti in questo volume sono uno dei risultati più singolari della poesia italiana del Novecento: apertamente sperimentali nella forma, sono una rapida, folgorante visione dei grandi temi del decadentismo, riassunti con un impeto lirico eccezionale.

Italo Svevo, La coscienza di Zeno, Mondadori: Profondamente segnato dal confronto con la nascente psicoanalisi (la prima edizione è del 1923), La coscienza di Zeno è concepito come fosse il diario terapeutico che un “nevrotico”, Zeno Cosini, scrive su richiesta del suo medico e che questi decide di pubblicare per “vendicarsi” del paziente che ha bruscamente interrotto la terapia. Il racconto di Zeno percorre così le tappe di una vita malata, attraverso la lotta contro il fumo, la morte del padre, la storia di un matrimonio senza amore, di un adulterio appassionante e infelice, di un’iniziativa commerciale disastrosa. Risalendo, con le note di un’impareggiabile ironia, tutti i tortuosi rivoli dell’esistenza interiore del protagonista, Italo Svevo affonda qui nelle più oscure e dolorose regioni dell’incertezza umana, per poi risalire alla quieta consapevolezza del “male di vivere”.

Italo Svevo, Senilità, Mondadori: L’esistenza grigia di Emilio Brentani, il protagonista di Senilità, viene a un tratto animata dalla passione per la popolana Angiolina, bella, vivace, volgare. Ma Emilio è incapace di giovanile trasporto, e Angiolina poco propensa ad assecondare i propositi moralizzatori dell’innamorato; la loro avventura resta un episodio sterile, e tuttavia l’unica nota di colore nella «gioventù senile» del protagonista. Questo, che è il secondo romanzo di Italo Svevo, pubblicato nel 1898, tocca tutti i temi principali della narrativa dello scrittore triestino: l’inettitudine alla vita, il senso di fallimento di un’esistenza proiettata verso un’interiorità psicologica tormentata e maniacale, il tutto attraverso un’autoanalisi lucidissima del protagonista, la sapienza dello stile, la puntuale costruzione dei personaggi.

Tutti i libri di Italo Svevo: http://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Svevo#Opere

Italo Calvino, Le città invisibili, Mondadori: “Che cos’è grave oggi la città per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città.” (Da una conferenza di Calvino tenuta a New York nel 1983) Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città diaboliche e surreali che diventano archetipi moderni di un testo narrativo altamente poetico.

Italo Calvino, Marcovaldo, Mondadori: «In mezzo alla città di cemento e asfalto, Marcovaldo va in cerca della Natura.
Ma esiste ancora, la Natura? Quella che egli trova è una Natura dispettosa, contraffatta, compromessa con la vita artificiale.
Personaggio buffo e melanconico, Marcovaldo è il protagonista d’una serie di favole moderne, dove Italo Calvino va segnando, come in un suo blocknotes segreto, avvenimenti impercettibili nella vita di una grande città industriale, quali possono essere il passaggio d’una nuvola carica di pioggia o l’arrivo mattutino d’uno sbuffo di vento. Quando le avventure di Marcovaldo hanno raggiunto un bel numero, seguendo come un colorato calendario l’alternarsi delle stagioni, Calvino le ha disposte in un libro. Partite come divagazioni comico-poetiche sul tema – “neorealistico” per eccellenza – della più elementare lotta per la vita, le venti favole di Marcovaldo arrivano alla rappresentazione della più complicata realtà d’oggi, alla satira del “miracolo economico” e della “civiltà del consumo”; ma sempre restano fedeli a una classica struttura narrativa: quella delle storielle a vignette dei giornalini per l’infanzia.
Marcovaldo non è altro che un Fortunello contemporaneo, un Bonaventura all’incontrario, un Pampurio dei caseggiati popolari.»

Tutti i libri di Italo Calvino: http://autori.librimondadori.it/italo-calvino

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...