A.B. Yehoshua, The Lover

A.B. Yehoshua, The Lover (tit. originale Ha-Meahev), Halban, London 2004. Traduzione di Philip Simpson. 352 pagine.

«And in the last war we lost a lover. We used to have a lover, and since the war he is gone.»

Comincia così questo romanzo di Yehoshua, il terzo suo che leggo, e che come al solito non mi delude affatto. E nell’ultima guerra abbiamo perso un amante. Avevamo un amante, ma dalla guerra se n’è andato. Come se l’amante fosse una parte della famiglia, e non un elemento ad essa estraneo, e così infatti è. Tanto che è lo stesso marito tradito, Adam, ad andare alla sua ricerca per mesi e mesi.

Un romanzo corale in cui tutti i personaggi principali possono dire la loro sugli eventi. Un romanzo in cui veniamo a scoprire le cose come stanno poco per volta, dalla voce dei vari protagonisti. Sovrapponendo punti di vista, facendo vedere lo stesso avvenimento da più punti di vista diversi. Yehoshua è un maestro.

All’inizio sappiamo solo che Adam ha perso l’amante di sua moglie, scomparso all’inizio dell’ultima guerra in Israele. L’amante veniva da Parigi, dove era stato più di dieci anni, ed era tornato a Haifa per una questione di eredità. Ma aveva trovato che la nonna non era realmente morta e si era trattenuto, in attesa. Così, allo scoppio della guerra, era stato convinto da Adam ad andare a chiarire la sua posizione con l’esercito, e da quel momento non era più tornato. Arruolato e morto in guerra? Fuggito? Chissà. È quello che Adam cerca di scoprire nel corso del romanzo.

Ma perché un marito tradito cerca di ritrovare l’amante di sua moglie? Perché non è la moglie stessa a cercarlo? E che cosa pensa la figlia adolescente in tutto questo?

Yehoshua risponde a queste e ad altre domande, in un libro bellissimo e poetico in cui oltretutto ci svela che fra gli israeliani e i palestinesi nessuno ha veramente ragione, che la guerra insanguina il paese da anni e non accenna a smettere, che ci può essere amicizia e non solo fra le due fazioni, e che in realtà non ci sono due fazioni, non veramente, ma solo due popoli.

Consigliato a tutti gli amanti di Yehoshua, della letteratura israeliana e non solo.

[Questa recensione è pubblicata anche sul blog delle letterature “altre”.]

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