Libri dall’Islanda

Auður Ava Ólafsdóttir, Rosa candida, Einaudi: Rosa candida riesce a fare quello che ogni lettore si aspetta da un libro: trasportarti in un luogo sicuro, al di fuori del tempo, in uno stato di perfetta innocenza e felicità. Un luogo non molto diverso, a pensarci bene, da quello che raggiunge il giovane Lobbi, giardiniere per vocazione e genitore per caso: il roseto incantato di uno sperduto monastero. Qui un monaco cinefilo si prenderà cura di lui, delle sue rose e delle sue paure. Ma la cosa più grande che imparerà il candido e stralunato Lobbi sarà l’essere padre.
Lobbi ha ventidue anni quando accetta di prendersi cura di un leggendario roseto in un monastero del Nord Europa. È stata la madre, morta da poco in un incidente d’auto, a trasmettergli l’amore per la natura, i fiori e l’arte di accudirli, il giardinaggio. Così Lobbi decide di lasciare l’Islanda, un anziano padre perso dietro al quaderno di ricette della moglie, e un fratello gemello autistico. Lascia anche qualcun altro: Flóra Sól, la figlia di sette mesi avuta dopo una sola notte d’amore (anzi, precisa lui, «un quinto di notte») con Anna.
Con sé Lobbi porta alcune piantine di una rara varietà di rose a otto petali, molto cara alla madre, la Rosa candida. Questi fiori saranno i silenziosi compagni di un viaggio avventuroso come solo i viaggi che ti cambiano la vita sanno essere. Ad accoglierlo al monastero c’è padre Thomas, un monaco cinefilo che con la sua saggezza e una sua personale «cineterapia » saprà diradare le ombre dal cuore di Lobbi. Ma sarà soprattutto l’arrivo di Anna e Flóra Sól in quell’angolo fatato di mondo a provocare i cambiamenti più profondi e imprevisti nell’animo del ragazzo. Perché, per la prima volta, Lobbi scopre in sé un desiderio nuovo, che non è solo amore per la figlia e attrazione per Anna: è il desiderio di una famiglia.
Rosa candida è una gemma piccola ma preziosa che in Francia è diventata un autentico caso letterario grazie al passaparola di lettori e librai affascinati dalla sua forza pacata e magnetica. I commenti dei critici e quelli dei lettori sono unanimi nel riconoscere a Rosa candida qualità che sconfinano nell’incanto: «A volte, – scrive una lettrice su internet, – hai l’impressione di sentire il profumo delle rose uscire da queste pagine. Un profumo che si mescola con quello del neonato che diventa lentamente un bambino». Oppure, un altro lettore: «Che splendida storia: pura e rinfrescante come una cascata!» Mentre «Le Point» scrive: «Quanto è dolce questo romanzo, e quanto è delicato e profondo! Di una purezza rara. Può darsi che i bambini non nascano tra le rose, ma una cosa è certa: in Islanda i romanzi sì». Insomma, un entusiasmo contagioso: «Invidio chi non ha ancora letto Rosa candida».
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880621013PCA.pdf

Auður Ava Ólafsdóttir, La donna è un’isola, Einaudi: Lei ha trentatre anni, traduce testi per riviste specialistiche dall’islandese in undici lingue straniere, e consegna a domicilio i suoi lavori. Porta i capelli cortissimi, ama correre, e per entrare in casa degli amici non passa mai dalla porta principale ma scavalca i recinti e attraversa i giardini. È sposata da quattro anni e non ha, e non desidera avere, figli. Per contro, ha un’amica, Auður, una musicista squinternata che vive in un regime di totale anarchia: ha avuto un figlio, Tumi, che è sordo e ha gravi problemi di vista, e ora aspetta una coppia di gemelle da un altro uomo che non frequenta piú.
Inizia la storia. Nella stessa serata la protagonista investe un’oca, la raccoglie per poi cucinarla; visita il suo amante promettendosi che è l’ultima volta; consulta una sorta di chiaroveggente che le predice alcuni eventi che poi si verificheranno, fra cui una fortunata vincita alla lotteria dei sordomuti; torna a casa e il marito le dichiara di punto in bianco che vuole separarsi e che ama un’altra che aspetta già un figlio da lui. Per la protagonista è evidentemente tempo di cambiamenti.
Decide cosí di prendersi una vacanza, anche se è novembre e piove ininterrottamente, e di fare un viaggio insieme a Tumi, che le è stato affidato da Auður prima per pochi giorni, poi per un tempo non ben determinato. I due iniziano un periplo di un’isola che assomiglia all’Islanda, in compagnia di alcuni peluche, una cassa di libri, tre pesci rossi e un gatto. Durante questo viaggio la donna e il bambino vivranno magiche avventure e incontreranno strani personaggi, ma soprattutto impareranno un modo tutto loro per comunicare, capirsi e volersi bene. Un possibile senso di maternità.
Chiude il libro una bizzarra appendice, quarantasette ricette di cucina raccontate in maniera romanzata: si va dalle polpette di pesce al pane con salmone affumicato, dal riso al latte al dolce di Natale, dalla bistecca di balena all’oca farcita, ma c’è anche la ricetta del caffè imbevibile, o quella di un dolce solo sognato. A chiudere, la spiegazione di come si fanno le calze di lana ai ferri.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880621541PCA.pdf
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/06/07/audur-ava-olafsdottir-butterflies-in-november-islanda/

Auður Ava Ólafsdóttir, L’eccezione, Einaudi: La notte di capodanno, mentre Reykjavík è in festa, Flóki confessa a María di essere innamorato di un altro uomo, un collega specialista, come lui, della teoria del caos. Dopo undici anni di matrimonio, e la nascita di due gemelli, la vuole lasciare per stare finalmente con lui. Per María è un fulmine a ciel sereno: Flóki si è sempre dimostrato un marito perfetto, pieno di attenzioni piccole e grandi, oltre che un padre premuroso e attento con i loro figli. Come ha potuto non capirlo prima? Come ha fatto a non vedere? Dopo un interrogatorio serrato Flóki le confessa di essere sempre stato attratto dagli uomini: l’amore per María, anche se sincero e pieno di tenerezza, è stato la vera eccezione della sua vita. Lì fuori al freddo, mentre saluta l’anno nuovo insieme al compagno che sta per abbandonarla, María non può ancora intuirlo, ma queste imprevedibili «eccezioni» stanno per diventare l’unica vera costante della sua esistenza.
A darle man forte, in questo nuovo futuro che non pensava di doversi costruire, arrivano l’amica Perla – una psicologa affetta da nanismo, consulente matrimoniale e ghostwriter per uno scrittore islandese di thriller -, un giovane e romantico vicino di casa esperto di ornitologia, e la madre. Madre che proprio in quel momento decide di rivelarle la verità sul suo passato e sui due uomini che ha amato per tutta la vita, affidandole un’impresa che la condurrà in una casa lontana, una casa sul mare che il suo cuore non pensava di poter ricordare.
Cosí, tra mucchi di neve da spalare, surreali sedute psicanalitiche con l’amica Perla, piatti sempre piú complicati da cucinare, viaggi avventurosi in un’isola di deserti di sabbia nera e campi di lava, vecchie fotografie e promesse da mantenere, Auður Ava Ólafsdóttir – con quella scrittura luminosa e avvolgente che abbiamo imparato ad amare – costruisce per noi un’incantevole teoria del caos applicata ai sentimenti.
Un estratto: http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/extra/978880621775PCA.pdf

Arnaldur Indriðason, Sotto la città, Guanda: Un giorno di un piovoso e freddo autunno islandese un uomo di settant’anni viene ritrovato cadavere nel suo appartamento, ucciso con un violento colpo alla testa. Accanto al corpo, un misterioso biglietto scritto a mano, all’apparenza incomprensibile. All’agente Erlendur e ai due colleghi che lo affiancano sembra un caso quasi banale, «il tipico omicidio islandese». Ma non appena cominciano a scavare un po’ più a fondo, scoprono che l’uomo, tale Holberg, ha un passato torbido alle spalle: negli anni Sessanta venne denunciato per stupro, ma non ci fu mai un processo. La donna che lo accusava ebbe una figlia, che morì a quattro anni di tumore al cervello.
Da qui in poi le indagini si fanno serrate: Erlendur decide di far riesumare il corpo della bambina per effettuare una nuova autopsia, alla ricerca di una prova che la legherebbe indissolubilmente a Holberg. E quest’intuizione lo porta alla scoperta di una città sconosciuta e segreta, una Reykjavík sommersa, un suo doppio sotterraneo chiamato Città dei barattoli: la sezione della facoltà di Medicina in cui una volta venivano conservati organi umani a scopi scientifici e didattici, una realtà inquietante che riflette l’ossessione di un Paese per le malattie e per l’autoconservazione…

Arnaldur Indriðason, La signora in verde, Guanda: Sulla collina di Grafarholt, alle porte di Reykjavík, viene rinvenuto un misterioso scheletro, una mano che spunta dal terreno in un’ultima, disperata richiesta d’aiuto. A chi appartiene quella mano? Erlendur e colleghi, con l’aiuto di una squadra di archeologi, si mettono al lavoro per estrarre i resti, ma le indagini procedono a rilento e sembrano non portare a nulla di concreto. Le piste che conducono alla collina sono numerose e col passare dei giorni l’enigma si infittisce.
Si risale agli anni della Seconda guerra mondiale, quando inglesi e americani inviarono contingenti in Islanda, costruendo caserme e fortificazioni, e cominciarono a stringere rapporti con la gente del posto. Poi, finalmente, un indizio. Lassù sulla collina, accanto ai cespugli di ribes, dove anni prima sorgeva una casa e abitava una famiglia, si aggira spesso una donna. Vestita di verde. Storta. È lei che bisogna cercare…. Una storia complessa e drammatica, che si tinge di giallo fin dalle prime pagine, in cui passato e presente si intrecciano. Le fa da sfondo un’Islanda fredda e inospitale, affascinante quanto minacciosa, naturalmente incline a misteri e sparizioni, che esercita l’irresistibile richiamo dell’ignoto ma non lascia scampo.

Tutti i libri di Arnaldur Indriðason: http://www.guanda.it/ricerca_semplice.asp?query=Arnaldur+Indri%F0ason&x=12&y=4&dove=tutto&editore=Guanda

Halldór Laxness, L’onore della casa, Iperborea: Le belle storie, dice Laxness, cominciano d’estate, quando gli uccelli cantano e il sole diffonde i suoi raggi su terra e mare. E così, in un idilliaco clima estivo in cui il fascino della natura d’Islanda agisce come un incantesimo, inizia, nei toni e nei modi della fiaba, il racconto dell’Onore della casa. C’erano una volta due sorelle, Thurithur e Rannveig, una bruna e una bionda, una volitiva e l’altra dolce, ma entrambe belle e ricche: il buon prevosto, loro padre, è anche il capo della società di pesca locale, raro esempio di un’ammirevole eccezione al detto evangelico sull’impossibilità di servire due padroni. Mandata all’estero per l’inevitabile viaggio di formazione a Copenaghen, Thurithur tornerà pronta per essere ben maritata, lussuosamente accasata, riverita, considerata il più perfetto esempio delle norme del vivere sociale, l’incarnazione stessa della Rispettabilità. Identica sorte dovrebbe toccare alla sorella, ma, ahimè, ben diverso sarà il risultato del soggiorno danese della buona Rannveig: tornerà incinta, portando un imperdonabile colpo all’onore della Casa, una scandalosa macchia che va camuffata e nascosta agli occhi degli altri. Comincia allora l’impari lotta di Thurithur contro i “si dice” della gente, la sua strenua difesa. E così la fiaba si capovolge: da rifugio degli affetti la casa si trasforma in prigione, la mite Cenerentola non trova il principe azzurro, ma le vengono appioppati i più svariati falliti per rimediare al suo errore, il lieto fine è una sinistra riconciliazione quando il frutto del peccato sarà finalmente tolto di mezzo. Sardonico e scanzonato, Laxness, col candore dello spettatore capace di riferire con dichiarata indulgenza agghiaccianti episodi di cinismo e di raccontare con l’occhio impassibile del vero umorista scene di grande comicità, dipinge ipocrisie e ingiustizie in uno spietato “ritratto di famiglia”, che non perde però mai la lievità dell’ironia.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000056/20120529110852_27_onore_della_casa.pdf

Halldór Laxness, Il concerto dei pesci, Iperborea: I pesci possono cantare? Si può restare fedeli alle radici quando la vocazione artistica spinge a varcare i propri confini? Alle soglie del xx secolo l’Islanda si affaccia alla modernità di un mondo globalizzato: Reykjavík si appresta a diventare una capitale dominata dai mercanti, ma ai suoi margini, nel borgo di Brekkukot, l’ipocrisia e l’arroganza della borghesia emergente restano fuori dalla casupola di torba del vecchio Björn, un pescatore stagionale che resiste alla logica mercantile con illuminata testardaggine. Fedele alla ruvida, ma generosa etica tradizionale, Björn offre ospitalità a un campionario di personaggi stravaganti nel suo sottotetto: qui vedrà la luce anche il piccolo Álfgrímur, abbandonato dalla madre e destinato a seguire sul mare il “nonno adottivo”. Ma è cantando ai funerali nel cimitero sotto casa, che il giovane deciderà di dedicarsi alla musica, alla ricerca “di un’unica nota pura”, un ideale unisono fra talento artistico e limpidezza di cuore. Avviato agli studi, Álfgrímur si troverà diviso tra l’idillico microcosmo della sua infanzia e il richiamo di un mondo complesso, ambiguo e attraente, incarnato dalla enigmatica figura di Garðar Hólm, il cantante lirico celebre in tutto il mondo che in patria nessuno ha mai sentito cantare: icona nazionale dai tratti sfuggenti, cela un mistero che solo specchiandosi nella coscienza limpida di Álfgrímur potrà essere sciolto. Laxness guarda con ironia e nostalgia al mondo della sua infanzia, consegnandoci il romanzo di formazione di un’artista e di un’intera nazione, sospesa fra tradizione e innovazione.
L’incipit: http://iperborea.com/media/files_intranet/libri/librocatalogo/estrattiPDFPerSito/000158/20100923131109_158_Concerto_pesci.pdf

Tutti i libri di Halldór Laxness: http://it.wikipedia.org/wiki/Halld%C3%B3r_Laxness#Opere_tradotte_in_italiano

Hallgrímur Helgason, Toxic, Isbn: Tom Boksic detto Toxic, un killer croato cresciuto nella guerra dei Balcani e emigrato a New York, ha un complesso di inferiorità nei confronti della mafia italiana ma sul lavoro non è secondo a nessuno. Fidanzato con Munita, una peruviana arrivata a New York giusto l’11/9, vive di omicidi e manda giudiziosamente i soldi a mamma e sorella rimaste in patria. Finchè incappa nella giornata sbagliata: ammazza un pezzo grosso del Fbi e dopo una rocambolesca fuga e il 67esimo omicidio si trova imbarcato su un volo per Rejkiavik con in mano il biglietto di un telepredicatore. Sbarcare nella «città più cool d’Europa», «dove Quentin Tarantino va quando è stanco di essere famoso», e trovarsi nello studio della tv evangelica della famiglia Goodmoonsdottir a reinventarsi uno zoppicante passato di perseguitato dal comunismo è il diabolico contrappasso escogitato da Hallgrimur Hellgason per questo romanzo slapstick che omaggia Tarantino e Kaurismaki, dileggia il provincialismo islandese, e si commuove fino alle lacrime alle canzoni dell’Eurofestival che fanno da colonna sonora.

Hallgrímur Helgason, 101 Reykjavík, Guanda: A smentire fior fiore di statistiche secondo le quali il trentenne italiano sarebbe il più mammone e restio ad abbandonare il nido familiare tra i suoi coetanei europei, arriva, in tutto il suo tragicomico splendore e senza un filo di complesso, Hlinur, il trentatreenne islandese protagonista di 101 Reykjavík. Quello di recidere il cordone ombelicale è proprio l’ultimo dei suoi pensieri. E perché dovrebbe, del resto? Vive spensieratamente con la madre separata che continua a nutrirlo, a lavargli i panni e a giustificarlo e, usufruendo di un nordico e dignitoso sussidio di disoccupazione, può permettersi di passare le giornate a letto a scanalare tra un film porno e un’altra porcheria in tivù oppure a navigare in rete alla ricerca di siti e chat hard. La notte poi vorrebbe forse scatenarsi, ma siccome la movida islandese non ha niente a che vedere con quella madrilena, oltre a fare l’alba e rincasare ubriaco e mezzo fatto rimedia ben poco. Tutt’al più qualche disgustoso trofeo – una cicca masticata, un bicchiere sporco di rossetto, un tappo a corona – sottratto a inconsapevoli e mancate prede femminili. Così, meglio la masturbazione in tutte le sue varianti, classica (Hlinur passa ore e ore in bagno ed è una sorta di teorico dell’onanismo), cerebrale (come l’abitudine di associare ogni donna che vede a un ipotetico compenso in corone islandesi che sarebbe disposto a pagare per farsela), o virtuale (la sua storia d’amore con Katarina, una ragazza ungherese con cui chatta quasi quotidianamente). Ma un giorno la sua piatta routine viene sconvolta dall’arrivo di Lolla, consulente degli Alcolisti Anonimi, affascinante ed emancipata fumatrice di canne, che mette piede nella casa di Hlinur come semplice amica della madre ma che poi vi si stabilisce definitivamente come amante della stessa…
Esilarante farsa grottesca ambientata nella lontana e a suo modo esotica «terra dei ghiacci», in una Reykjavík notturna e un po’ claustrofobica, con classiche situazioni da commedia degli equivoci rivisitate in chiave acido-lesbo, 101 Reykjavík è il disincantato romanzo rivelazione che, diventato un caso letterario in Islanda, sta per essere tradotto in tutto il mondo ed è già un film.

Hallgrímur Helgason, Il più grande scrittore d’Islanda, Guanda: Si dice che la scrittura sia divina, anche perché rende immortali i grandi autori. Ma quel che capita al «più grande scrittore d’Islanda» va oltre ogni ragionevole aspettativa di fama e posterità. Defunto alla soglia dei novant’anni, si risveglia nella «Valle dell’inferno» per tornare a vivere, protagonista e osservatore insieme, nei romanzi che ha composto in gioventù. Si ritrova così in compagnia di tutti i personaggi creati dalla sua penna: un timidissimo bambino, un burbero contadino indurito dal gelo islandese, un’ingenua ragazza di irresistibile fascino. E mentre le creature, sempre più numerose, trascinano il loro vecchio burattinaio in un caleidoscopio di ricordi privati e inconfessabili, in campo lungo sfila un secolo di storia: le avanguardie artistiche del Novecento, il sogno infranto del comunismo, l’insopportabile vacuità della fine delle ideologie.
Nel suo ultimo romanzo Hallgrímur Helgason ci consegna il ritratto di un grande scrittore, evocando la vicenda umana del conterraneo Halldòr Laxness, premio Nobel per la letteratura nel 1955. Ma nel contempo realizza un’opera corale che abbraccia l’intero cosmo islandese, col suo lascito di saghe e tradizioni, piegandolo alle ragioni di una scrittura estrema e irriverente.

Hallgrímur Helgason, La nonna a 1000°, Mondadori: “Fa bene a tutti perdere la facciata della propria casa, sentire lo stridore dei freni davanti al proprio figlio o vedere sparare alla schiena al proprio innamorato. Ho sempre detestato frequentare gente che non ha mai dovuto scavalcare un cadavere.” A Herra Björnsson tutto questo è capitato. Ma non solo.
Le è capitato anche di baciare il più famoso dei Beatles quando erano solo ignoti scarafaggi appena sbarcati ad Amburgo e di incrociare in una bettola di Parigi lo sguardo libidinoso di Sartre. Le è capitato di attraversare la guerra con un’unica ricchezza, due perle della collana di Casanova, peccato che un soldato tedesco alto e idiota le abbia viste e se le sia mangiate. Ha scaricato più di un uomo con la frase: «È arrivato il taxi», compreso, ancora in sala parto, il padre del suo primogenito.
Ha fatto tre figli con nove uomini, conoscendo le canaglie di mezzo mondo: italiani che venerano la fidanzata e poi la sposano per farne una sciattona, americani che ti porterebbero sulla luna ma hanno una crisi isterica se gli finisci il burro di noccioline, francesi galanti ma in grado di farti impazzire a colpi di sostantivi, orologiai svizzeri che sanno montare solo i meccanismi degli orologi. “Dopo aver vagato per il mondo e aver vissuto nel continente, ero ben stufa dei signori compìti e non flatulenti che aprivano la porta alle signore e pagavano il conto ma non avevano mai storie da raccontare, e che erano perlopiù asessuati oppure volevano essere coccolati fino all’alba.” Così Herra ha finito per preferire gli islandesi, perché sono mezzi matti, si lanciano nelle risse con passione e sanno raccontare un’infinità di storie.
Nipote titolata del primo presidente d’Islanda, ha attraversato il vecchio continente e si è spinta fino in Sudafrica e in Argentina, ha conosciuto le guerre e si è fatta nuovi amici (e spasimanti) su Facebook. È sopravvissuta ai figli privi di talento e a tutte le terribili nuore. Ma ora, chiusa in un garage nella sua amata Reykjavík, in compagnia di un computer portatile, due stecche di Pall Mall e una bomba a mano di fabbricazione tedesca, è decisa a battere sul tempo la propria malattia. Non senza aver preparato la sua ultima, grandiosa vendetta…

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