Edwidge Danticat, Breath, Eyes, Memory (Haiti)

Edwidge Danticat, Breath, Eyes, Memory, Abacus, London 1997. 234 pagine.

Questo è il primo romanzo scritto nel 1994 da una Danticat all’epoca appena venticinquenne, ed è sorprendentemente maturo per la giovanissima età dell’autrice.

È la storia, narrata in prima persona, di Sophie Caco e di sua madre Martine. Sophie all’inizio del romanzo è una bambina dodicenne che vive a Croix-des-Rosets, ad Haiti, con la zia Atie. Sua madre l’ha dovuta lasciare per andare a lavorare a New York quando Sophie era ancora una bambina piccola. Tanto che Sophie non la ricorda quasi per nulla, e se non fosse per la foto che Tante Atie tiene incorniciata in casa questa madre non avrebbe neppure un volto. Per Sophie la madre è Tante Atie, è a lei che scrive bigliettini d’auguri per la festa della mamma, è lei che vorrebbe la accompagnasse a scuola per partecipare alle lezioni di lettura. Così, è forte lo shock quando un giorno Martine manda a Tante Atie un biglietto aereo per la figlia: è stata troppo tempo senza di lei, e ora vuole recuperare il tempo perduto facendola andare a vivere con lei in America.

È dunque la storia straziante di una donna che è stata costretta a emigrare per mantenere la famiglia (una famiglia fatta di sole donne, perché il nonno è morto, Atie non è sposata e Sophie è senza padre). Ma è anche la storia di tradizioni antichissime come quella che prevede che le madri testino le ragazze per assicurarsi che siano ancora vergini, pratica umiliante che va avanti fino al giorno del matrimonio, e vissuta estremamente male da Sophie. Ed è anche la storia di violenze, stupri e le loro conseguenze.

È un romanzo estremamente poetico, ma anche molto violento in alcuni punti. Violento come può esserlo la realtà. È un romanzo bellissimo che si legge in un paio di sere, e che mi sento di consigliare a tutti. Una lettura intensa, nonostante la brevità.

Ne esiste anche una versione italiana, dal titolo Parla con la mia stessa voce, pubblicata dall’ormai defunta Baldini & Castoldi Dalai. Non so se ne esistano ancora copie in commercio, ma dovrebbe essere possibile reperire il libro in biblioteca, per chi non si senta di leggerlo in inglese. A proposito, è scritto in inglese perché l’autrice è emigrata in America all’età di 12 anni, e ha dunque adottato l’inglese come sua lingua di scrittura, sebbene le sue lingue madri siano il francese e il creolo parlato ad Haiti.

[Questa recensione è pubblicata anche sul blog delle letterature altre.]

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