Libri dal Guatemala

Tikal

Miguel Ángel Asturias, Il signor presidente, Fahrenheit 451: Quando nel 1946 fu pubblicato Il Signor Presidente, Asturias era già uno scrittore e un poeta ampiamente apprezzato, non solo nel suo paese ma anche in Europa. Il romanzo, che descrive le corruzioni, gli intrighi del potere e la miseria in cui un dittatore senza scrupolo costringeva a vivere il suo popolo, è stato scritto durante il soggiorno dello scrittore a Parigi. A causa delle implicazioni politiche, Asturias non poté portare il libro con sé quando ritornò nel 1933 in Guatemala dove era al potere il dittatore Jorge Ubico. La versione originale fu quindi pubblicata solo dopo tredici anni.

Augusto Monterroso, La parola magica, Fahrenheit 451: Il libro di Augusto Monterroso ci offre brevi racconti che come favole percorrono il magico mondo degli scrittori e dello scrivere. È la parola che ci guida in questo labirinto di storie, omaggi, elogi che Monterroso costruisce per il lettore con ironia pungente e senso dell’umorismo.

Augusto Monterroso, La pecora nera e altre favole, Sellerio: I favolisti e zoografi odierni, da Orwell a Gadda, sono, si sa, genia da fidarsene poco, vagamente demoniaca, né conviene sporgere il braccio tra le sbarre dei loro serragli, o aspettarsi, nelle pozioni che offrono, le innocenti tisane di Esopo, Fedro & Co. Non è questo (o almeno non sembra) il caso del guatemalteco Augusto Monterroso, ultima sorprendente voce della sommersa cultura ispano-americana, nelle fantasie del quale ogni ghiribizzo e umor nero pare stemperarsi in volatili bolle d’aria, in malleabili plastiline, in snodate strisce di comics soprareali. Opericciuole aperte, dunque, dove in perpetuo trascorre un agrodolce guizzo di gioco, in bilico fra disincanto e passione, smorfia e divertimento; ma dietro cui s’indovina, tanto più aguzza quanto più contraddetta e dissimulata, una ragione e tensione morale di assai poco frivola lega. Come se Monterroso fosse lui stesso uno di quei messia di cui discorre in una sua pagina: Cristi delusi, inutilmente profetici, che invecchiano a lungo, che nessuno crocifigge.

Augusto Monterroso, Opere complete e altri racconti, Omero: “Va bene leggere molto, studiare con impegno, si diceva frequentemente: ma a uno scrittore serve molto di più osservare le persone che leggere i migliori libri. L’autore che dimentica ciò è perduto. La taverna, la strada, gli uffici pubblici, abbondano di stimoli letterari. Si potrebbe, per esempio, scrivere un racconto sul modo che alcune persone hanno di entrare in biblioteca, o su come chiedono un libro, o su come si siedono alcune donne. Era convinto che si potesse scrivere un racconto su qualsiasi cosa. Aveva scoperto (e preso note precise sulla questione) che i racconti migliori, e persino i migliori romanzi, sono basati su fatti triviali, su eventi quotidiani e senza apparente importanza. Lo stile, una certa grazia per far risaltare i particolari, era tutto. L’opera superava la materia. Non c’era dubbio, il miglior scrittore era quello che trasformava un argomento senza importanza in un vero capolavoro, un oggetto d’arte eterno”. Vorrei mettere insieme una collezione di racconti d’una sola frase, o d’una sola riga, se possibile. Ma finora non ne ho trovato nessuno che superi quello di Monterroso: ‘Cuando despertó, el dinosaurio todavía estaba allí’. (Italo Calvino)

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