Libri dalla Grecia

Oia, Santorini

Sofocle, Edipo re – Edipo a Colono – Antigone, Garzanti: Nelle tragedie di Sofocle si contemperano la lucida consapevolezza dell’infelicità umana e il senso della dignità della sofferenza, la chiarezza dell’analisi razionale e la percezione delle oscure forze che le sfuggono. La sua rappresentazione di Edipo ha conosciuto nei secoli una fortuna che va al di là dei motivi puramente letterari ed è diventata una delle chiavi della scoperta delle forze inconsce della psiche.
La mia recensione: https://sonnenbarke.wordpress.com/2014/04/11/sofocle-edipo-re-edipo-a-colono-antigone-grecia/

Sofocle, Aiace – Elettra – Trachinie – Filottete, Garzanti: Comandano loro: pieghiamo la schiena. Non dovrei? Anche le forze del cosmo, sovrumane, s’inchinano ai reciproci gradi. Inverni lastricati di neve s’arrendono al rigoglio d’estate. Rotola, sfuma la notte, monotona sfera, al galoppo abbagliante, quando il giorno s’incendia di luce. Maestrali tremendi diventano brezza, e cullano il lamento del mare. E la nostra ragione, può ignorare la norma?

Euripide, Medea, Feltrinelli: Da Seneca a Corneille, dal melodramma di Cherubini fino a Grillparzer e Anouilh, la Medea di Euripide è stata un modello drammatico di incomparabile tragicità. La donna che, per punire l’uomo che l’ha tradita e abbandonata, giunge al punto di uccidere i propri figli, ci viene presentata da Euripide con tutti i connotati dell’eroe. La sua vendetta, la strage che compie prima di fuggire libera e trionfante, la rendono alla fine simile a una dea. La Medea barbara e crudele del mito diventa nell’opera del grande tragediografo una figura disperata, tormentata da un atroce conflitto. Guarda con straordinaria lucidità alla condizione propria e a quella della donna nella società greca ma, al tempo stesso, è capace di una determinazione pari soltanto a quella di Aiace o di Achille.

Euripide, Troiane, Feltrinelli: Macerie fumanti, cadaveri sanguinolenti, pianti e grida di dolore: Troia in fiamme come emblema della caduta di un regno, come luogo archetipico della distruzione e del saccheggio. A partire dal materiale mitico della tradizione arcaica, la drammaturgia di Euripide presenta al pubblico lo spettacolo dei crimini di guerra e la deriva di una popolazione devastata. L’orrore è focalizzato nella prospettiva delle vittime, dei corpi umiliati e spogliati delle loro identità, delle soggettività ridotte a voci sofferenti e inermi. Attraverso una complessa costruzione di genere, il destino dei vinti si articola in un defilé di figure femminili che rappresentano altrettanti ruoli e altrettante esperienze travolte dalla spirale della violenza. Ecuba, Andromaca, Cassandra: una regina privata del trono, una vedova cui viene ucciso l’unico figlio, una figlia ritenuta da tutti una povera pazza. Su tutte incombe il trauma della perdita e dello sradicamento: la partenza verso un altrove che significa schiavitù e miseria. Nella condizione di una totale impotenza restano solo il lamento, le grida di dolore, le imprecazioni rancorose, i paradossi di una ragione allucinata, l’urgenza emotiva di dirsi e di raccontare un’ultima volta la propria storia e il proprio diverso passato. Nessun tribunale di guerra potrà riparare la catastrofe e l’umiliazione di queste donne. Nessuna possibilità di denunciare colpe e responsabilità. La guerra è stata voluta dagli dei, ribadisce Elena protetta dalla sua inossidabile bellezza. La nuda tautologia del mito chiude ogni discorso e ogni rivalsa. Nelle fiamme del rogo finale, costruzioni teologiche e mediazioni politiche crollano insieme alle case e agli edifici della città.

Tutti i libri di Euripide: http://it.wikipedia.org/wiki/Euripide#Opere

Eschilo, Orestea, Garzanti: L’Orestea, scrive Ezio Savino nella sua nota storica, è «un indimenticabile pezzo di maestria teatrale». Il fasto architettonico della scena e la sua ricchezza di suggestioni; il saggio impiego dell’ambiguità, in un dramma di nascosti rancori e sospirate vendette; la lingua poetica che non parla, ma che scolpisce e dipinge, evoca spazi e solitudini immense, addensa emozioni e sentimenti contrastanti; la variazione sapiente del ritmo e l’uso della “suspense”, che inceppa l’azione sospesa sull’orlo del gesto, quadro plastico d’orrore teso: ecco gli elementi di questa «maestria». La volontà degli eroi di Eschilo è un rovello interiore, non più un dio che dall’esterno guida e sospinge. Il dovere di scegliere è il polo tragico del suo teatro: colpire o ritrarsi? Soffocare o sciogliere la guerra interiore che ci strazia?

Eschilo, Prometeo incatenato – I Persiani – I sette contro Tebe – Le Supplici, Garzanti: La straordinaria sensibilità e lo scavo psicologico di Eschilo non solo danno vita nel suo teatro a personaggi grandiosi e complessi, ricchi di risvolti, ma fanno irrompere sulla scena, e con la massima violenza, le grandi questioni politiche e sociali dell’epoca, incredibilmente attuali e moderne: il diritto d’asilo, il sorgere dello stato dalle ceneri delle lotte intestine, la necessità del voto e della democrazia. Il linguaggio è ricchissimo di risorse e accosta registri lirici ed epici, espressioni del parlar comune o dialettali, e quando si gonfia e tende al solenne ha sempre, come in Shakespeare, il crisma dell’autenticità.

Nikos Kazantzakis, Zorba il greco, Crocetti: Un cuore forte come la montagna, calze color melanzana, un vecchio arcangelo ribelle, un clefta, brigante profeta dai riccioli grigi che raschia l’osso dell’agnello alla brace per leggere il domani, che puntella la sua baracca e se la ride della tormenta del nord. Perché un uomo vero sta a fronte alta davanti alla necessità, e perfino a Dio: tutto questo è, e sempre sarà, Zorba il greco, mani e gambe che diventano ali nella danza leggendaria sulla spiaggia. Zorba l’operaio insegna al giovane amico, l’intellettuale, a vedere le cose con ardore, come se fosse sempre la prima volta. Un uomo si forma con il ritmo che batte nel cuore del vino, da agnello a leone, da leone a drago: così la pensa Zorba, sullo sfondo di una Creta pietrosa senza tempo. E la passione del vivere che gli fermenta dentro ci contagia, ci travolge con l’ottimismo. Scintillante come sotto le cure di un restauratore d’arte, questa nuova versione del più famoso romanzo greco ci lega fatalmente a Zorba e al suo mondo. Sarà storia d’amicizia senza ma e senza se, come deve essere, rude e vergine, simile ai gesti, ai sogni, al ragionare del fiabesco greco.
Prima traduzione integrale dal greco.

Nikos Kazantzakis, Francesco, Crocetti: “San Francesco è il modello dell’uomo militante che con una lotta incessante e durissima riesce a compiere il dovere supremo dell’uomo, quello che è superiore anche alla morale, alla verità e alla bellezza: trasformare la materia che Dio gli ha affidato rendendola spirito”.
Nel raccontare la vita del Santo di Assisi, Kazant­zakis compie il dovere dell’arte: nutrirsi della storia, assimilarla, e renderla favola. Scrive così un romanzo fiammeggiante, che usa l’invenzione e supera le fonti storiche per annidarsi nel cuore di Francesco: “Tutto è miracolo; che cosa sono l’acqua che beviamo, la terra che calpestiamo, il sole, la luna, la notte che scende tutte le sere con le sue stelle? Sono miracoli…”.
Una favola ancora più vera della verità.

Tutti i libri di Nikos Kazantzakis: http://it.wikipedia.org/wiki/Nikos_Kazantzakis#Bibliografia_in_italiano

Petros Markaris, La lunga estate calda del commissario Charitos, Bompiani: Quando un gruppo di nazionalisti greci si impossessa di un traghetto con trecento passeggeri a bordo, il commissario Charitos capisce subito che non sarà un caso come gli altri: su quella nave c’è sua figlia Katrina. Inizia così un’indagine che metterà con le spalle al muro il poliziotto che ama dire di sé “non sono un Rambo, ma un greco complessato”, ma questa volta dovrà stare a guardare impotente mentre l’indagine è affidata alla squadra antiterrorismo. Un intrigo di crimine, politica e mass media rivela un’Atene tentacolare e piena di insidie, in cui Charitos si muove con la consueta sagacia e ironia, ma alla ricerca del filo rosso che leghi tra loro i delitti che insanguinano le notti in città. Ancora una volta, le misteriose atmosfere noir della capitale greca fanno da sfondo a un giallo avvincente, dal ritmo serrato.

Petros Markaris, L’esattore, Bompiani: Il commissario Charitos è di nuovo alle prese con le conseguenze della grande crisi economica. Nell’ombra agisce un “Esattore”, un vendicatore che invia a noti evasori fiscali una lettera in cui li invita a saldare quanto devono al fisco; ma se non ottiene quanto chiede, l’Esattore uccide i malcapitati con una iniezione di cicuta. Kostas Charitos si immerge nel nuovo caso con un senso di smarrimento: gli omicidi si susseguono in un clima di tensione sociale estrema, in cui vittime e colpevoli si scambiano continuamente di ruolo. Anche Caterina, sua figlia, è sul punto di andarsene, accettando un posto offertole dall’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati. Intanto, l’“Esattore” riesce a far restituire alle casse dell’erario quasi otto milioni di euro in soli dieci giorni, e il popolo scende in piazza per inneggiare all’eroe, al santo, che è riuscito là dove il potere costituito ha colpevolmente fallito. Nel mezzo di questo dilemma etico si trova il commissario Charitos: smascherare il colpevole e consegnarlo alla giustizia oppure stare dalla parte della gente dimenticata da quella stessa giustizia? Petros Markaris non perde un colpo. Col tocco del grande romanziere, del giallista esperto, con la materia incandescente della situazione mondiale che stiamo vivendo, dà vita a un nuovo, magistrale noir.

Tutti i libri di Petros Markaris: http://it.wikipedia.org/wiki/Petros_Markaris

Soti Triantafillou, Scatole cinesi, Voland: È un anno nero per il detective privato Stuart Malone, ex poliziotto e fanatico di oroscopo e filosofia cinese. Oltre a fare i conti con i propri fallimenti sentimentali è chiamato dalla polizia di New York per risolvere una misteriosa serie di omicidi accomunati da un indecifrabile tatuaggio sui corpi delle vittime. Tra rimedi orientali, feng shui, biscotti della fortuna e coincidenze astrali, il pigro Malone tenta di venire a capo del difficile caso e della propria vita.

Vasilis Vasilikòs, Una storia d’amore, Crocetti: Dolorosamente ironico e inquietante, Una storia d’amore di Vasilis Vasilikòs, l’autore greco contemporaneo forse più noto all’estero, si presenta come una rassegna di nevrosi, di ambizioni frustrate e di sogni infranti, che segnano inesorabilmente il carattere e la vita dei protagonisti, lo studente Ghiannis e la moglie di un musicista, Magda. I due si amano e si odiano, s’incontrano e si scontrano, si prendono e si lasciano in un clima di assoluta incomunicabilità, di desolante autismo sentimentale. Spessore ed evidenza sembrano possedere esclusivamente le loro fissazioni maniacali, le loro fobie, che riempiono il vuoto di esistenze passive e irresolute. Il romanzo diventa così una sorta di rapporto psichiatrico, di cartella clinica in cui la malattia assurge a morale e si trasforma, paradossalmente, in pulsione vitale. La diagnosi finale è espressa lucidamente da Ghiannis: “In fondo siamo tanto complicati solo perché desideriamo esserlo, perché la nostra malattia è diventata la nostra anima, perché il dolore ha finito col diventare piacere”.

Vasilis Vasilikòs, K. L’orgia del denaro, Tullio Pironti: Nel suo romanzo K. L’orgia del denaro Vassilikos traccia un quadro a prima vista sconcertante della vita politica e finanziaria della Grecia degli anni Ottanta. Ma lo sconcerto lascia il passo all’amara constatazione che purtroppo non ci troviamo dinanzi a un racconto fantapolitico. Difatti molte delle vicende narrate dall’autore greco affondano le radici nelle vicende storiche dei nostri tempi, non solo greche ma oseremo dire europee. Giorgio K. giovanissimo riesce a diventare nel suo Paese, la Grecia per l’appunto, un potente finanziere. Da semplice impiegato di banca, infatti, diventa proprietario non solo dell’istituto di credito per il quale lavora, ma anche di diversi giornali e di una squadra di calcio. Finché, dopo dieci anni, viene scoperto e arrestato. Nello scandalo K. vengono coinvolti protagonisti del mondo politico e finanziario.
La vicenda arriva al lettore con un’immediatezza sorprendente, poiché l’espediente narrativo utilizzato è quello di un nonno che racconta al nipotino curioso la storia incredibile dell’ascesa e del declino della stella K. Un libro che non può non far riflettere, uno spaccato di realtà che purtroppo si continua a vivere anche oggi, quando gli anni Novanta sono ormai al giro di boa.

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